mercoledì 15 luglio 2009

Niki Aprile Gatti... e i perché???



Riporto questo estratto dall'ultimo post scritto da Ornella, mamma-coraggio di Niki Aprile Gatti, dal blog "Un angelo chiamato Niki".



IO VOGLIO SAPERE:

  • Perché e come Niki è Morto.
  • Perché Niki incensurato, primo ingresso in un carcere, viene tradotto in un Istituto di massima sicurezza , Solliciano (Firenze) definito come uno dei carceri più duri d'Europa (con un Direttore definito "granitico-d'acciaio")
  • Perché a Niki non viene concesso di fare la telefonata di rito alla famiglia (loro sostengono che Niki l'ha fatta, voglio vedere i tabulati telefonici, in quanto io non l'ho ricevuta, tant'è vero, che io sapevo che lui era nel carcere di Rimini e invece è stato subito portato a Sollicciano, ed io non l'ho mai più sentito dal giorno prima dell'arresto).
  • Perché a Niki è stato cambiato l'Avvocato contrariamente alla mia volontà.
  • Chi ha effettuato il telegramma a Niki dalla sua abitazione di San Marino in data 20 Giugno mentre lui era in carcere.
  • Perché a Niki è stato dato nel carcere il telegramma visto che lui era in isolamento.
  • Perché a Niki, essendo stato messo in cella con due detenuti ad "alta sorveglianza" che non potevano detenere i lacci perchéviolenti, invece i lacci sono stati lasciati (è cosa ovvia che gli altri due potessero usare quelli di Niki).
  • Perché Niki, avendo chiesto di essere messo in cella con persone "non violente" viene invece inserito proprio con due persone violente e ad "alta sorveglianza".
  • Perché Niki, non viene tutelato essendo un primo ingresso in un carcere...
  • Perché sin dall'inizio si è sostenuto che Niki fosse andato ai "passeggi" ora dei passeggi 10.00/11.00 e quando è rientrato si è chiuso in bagno circa le 11,00 ed ha commesso il gesto (secondo la loro versione), e che alle 10.00 discuteva serenamente con un agente (verbale firmato dall'agente), ora di chiamata al 118 ore 11.20 e poi invece si scopre dall'autopsia che il decesso c'è stato alle ore 10.00???? con chi e dove ha parlato questo agente??? e dalle ore 10.00 alle 11.20 potevate salvare una vita umana???????

    NIKI ERA IN PIGIAMA NELLE FOTO.... NIKI NON E' MAI USCITO DA QUELLA CELLA!!!!
  • Perché sono completamenti incongruenti i verbali rilasciati dai due detenuti in cella con Niki.
  • Perché nella cella non ci sarebbe neanche l'altezza necessaria per quello che voi sostenete essere accaduto?
  • Perché non si sono seguite le procedure e sono stata avvisata sul mio telefono cellulare da un'agente con voce metallica che mi dice:"Signora è il carcere di Sollicciano, brutta notizia, suo figlio si è suicidato". Non mi è scoppiato il cuore Dio solo sa perchè....Perché non sono state seguite le procedure??? Me lo ha ribadito anche l'Ispettore Capo della Polizia di Avezzano,dovevano avvisare loro e loro si sarebbero fatti carico insieme ad una psicologa e assicurandosi che io avessi accanto la famiglia,di darmi la notizia. E invece...Perché??? e se avessi avuto una valvola cardiaca??? E se fossi stata in macchina????
  • Perché e chi ha "ripulito completamente" l'appartamento di Niki a San Marino dopo appena 15 giorni dal decesso??? Chi aveva l'interesse a far sparire TUTTO?
  • Perché nessuno risponde alle mie denunce fatte in ben 3 Tribunali 2 Italiani e 1 di San Marino??
  • Perché il Presidente Onorevole Giorgio Napolitano non mi risponde??
  • Perché gli Eccellentissimi Capitani Reggenti di San Marino non mi rispondono?
  • Perché i nostri Parlamentari non rispondono all'Interrogazione Parlamentare?
  • Perché il Tribunale di Firenze non risponde per l'Opposizione all'Archiviazione?
  • Perché sul sito di "Informacarceri" che presumo essere quello ufficiale, la morte di Niki, nonostante un procedimento di opposizione aperto presso il Tribunale di Firenze, viene (e da sempre) definita come "suicidio" e non "da accertare"???? C'è un procedimento legale in atto....

    E allora quanti "casi" ci sono come il mio in quell'elenco che noi leggiamo come "suicidio" e che non sono tali o comunque sono ancora in Tribunale per l'accertamento della reale causa di morte????

Mio figlio è stato ucciso,
voglio chiarezza e voglio risposte, è un anno e 18 giorni, voglio che qualcuno indaghi in quel carcere e fuori....voglio sapere perché e come è morto mio figlio, ho sempre rispettato lo Stato ed esigo lo stesso identico rispetto!

Ho pianto, ho pregato, ho urlato, non c'è cosa che non abbia fatto, ora esigo "rispetto" per mio figlio, per me e per la mia famiglia. Oggi mio marito in preda allo sconforto mi ha fatto una e-mail e mi ha scritto: "lo Stato è stato...e ora non è più" mi sono fermata a riflettere, mi ha fatto davvero riflettere... poi mi sono detta: "e no, non può essere, non mi arrendo a questo, io ho educato due figli nel rispetto delle Leggi, dello Stato, famiglia onesta, lavorato,pagato le tasse, e no, NO, lo STATO non può prendermi un figlio e ridarmelo dopo 4 giorni fatto a pezzi e NON RISPONDERMI, QUESTO E' TROPPO PER TUTTI!!!"

Con la mia lettera all'Onorevole Presidente Giorgio Napolitano avevo anche invitato a sollecitare il Ministro Alfano a disporre un’ispezione presso l’Istituto Penitenziario di Sollicciano per capire cosa è successo a Niki e ora, a maggior ragione si dovrebbe fare visto che in quel posto si continua a morire....
Sento sempre l'Onorevole Giorgio Napolitano invitare "al colloquio delle parti..."
e il Suo colloquio Onorevole con le parti, con me, cittadina del suo Stato Italiano, di cui Lei è Presidente?????

Leggo ancora sul Blog del "Sole 24 ore": ".....sono presenti in Parlamento 20 condannati in via definitiva e 70 dei nostri rappresentanti sono stati indagati e/o condannati......". Mi domando: "Ma queste persone lo conoscono lo stato delle carceri italiane? Sono a conoscenza, anche solo per ...sentito nominare il carcere di Sollicciano? Ma non si preoccupano???"
Loro siedono con aria condizionata e con lauti stipendi..... mentre mio figlio è lì...sotto 3 metri di terra con....una ipotesi di reato!!!

E che fine hanno fatto:

Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

In quale oscuro meandro o cassetto sono finiti questi Articoli della nostra Costituzione Italiana? Italiani svegliamoci, non possiamo più vivere senza Diritto... e qui non si tratta solo di "Lodo Alfano" ma di un ampliamento e di una interpretazione massificata ed allargata dello stesso.

NIKI AVEVA SOLO 26 ANNI INCENSURATO, MAI AVUTO PROBLEMI CON LA GIUSTIZIA

A Niki

martedì 14 luglio 2009

Sciopero. Per la libera informazione.



Per tutta la giornata di oggi, martedì 14 luglio, questo blog resterà chiuso in segno di sciopero contro il DDL Alfano che imbavaglia la rete internet italiana.

Questo blog esprime la propria totale contrarietà a tale proposta di legge in relazione agli sconsiderati provvedimenti penali e civili previsti nella suddetta legge, istituiti al solo scopo di colpire i lavoratori dell'informazione che decidessero di pubblicare intercettazioni telefoniche o ambientali pubbliche e agli atti ma non ancora utilizzate in fase di dibattimento processuale.
Questo blog esprime inoltre la più accesa contrarietà nei confronti del provvedimento ai danni dei blog nazionali ai sensi dell'articolo 1, comma 28, della suddetta legge, che obbliga tutti i blogger a pubblicare eventuali smentite ad articoli scritti precedentemente entro le 48 ore dalla richiesta di smentita, pena il pagamento di una somma che va dalle 8 mila alle 13 mila euro, obbligo che vale indiscriminatamente per tutti i siti d'informazione in rete, anche se aggiornati senza alcuna regolarità o del tutto in disuso.
I blogger, in qualità di cittadini della Repubblica, sono già perseguibili per eventuali accuse di diffamazione; questo strumento non è altro che un penoso tentativo di impedire una libera informazione e una patetica dimostrazione di terrorismo psicologico.

Pertanto il blog ed il suo autore, Alessandro Tauro, si asterranno da ogni forma di pubblicazione di contenuti nella giornata odierna e segnalano il sit-in che si terrà a Piazza Navona a Roma, alle ore 19, come manifestazione di protesta legata allo sciopero.

Hanno dichiarato la propria adesione alla protesta: Sinistra e Libertà, Per il Bene Comune, Partito Liberale Italiano, Articolo 21, Amici di Beppe Grillo (Roma, Calabria e Taranto), Altroconsumo.
Adesioni individuali: Marco Travaglio, Claudio Messora, Pietro Folena (Sinistra Europea), Antonio Di Pietro (Italia dei Valori), Ignazio Marino (PD), Vincenzo Vita (PD), Mario Adinolfi (PD), Francesco Verducci (PD), Giuseppe Civati (PD), Ivan Scalfarotto (PD), Sergio Ferrentino, Massimo Mantellini, Alessandro Robecchi, Claudio Sabelli Fioretti, Luca Sofri, Vittorio Zambardino.
Promotori: Alessandro Gilioli, Guido Scorza, Enzo Di Frenna.

E' il primo sciopero nazionale dei blogger. Rendiamolo memorabile.



Altre informazioni su Diritto alla Rete.

domenica 12 luglio 2009

Beppe Grillo non potrà candidarsi alle primarie del PD



L'annuncio lo ha fatto sul suo blog poche ore fa. Beppe Grillo ha deciso di candidarsi alle primarie per l'elezione del Segretario del Partito Democratico.
La notizia è comparsa nella homepage del blog del popolare comico/informatore/politico/referendario alle 14:42.
Nel giro di pochi minuti la notizia è balzata da un capo all'altro della rete. Dopo pochissime ore tutte le grandi testate nazionale collocavano in prima posizione (o comunque tra le prime) la provocatoria dichiarazione d'intenti del blogger più famoso d'Italia.

Le testate hanno immediatamente riportato la notizia, tracciando i vari passi del post dell'ottimo Beppe e presentando come "quarta candidatura di fatto" quella di Grillo contro i già noti avversari Franceschini, Bersani e Marino (Grillo e anche i tanti organi di informazione hanno dimenticato il vero "quarto candidato": Mario Adinolfi), in un clamore davvero senza precedenti.

Basta fare un salto sul blog di Grillo per leggere la valanga di commenti di lettori entusiasti, alcuni anche in lacrime, alla notizia. Una prateria sterminata di cuori illuminati dalla scelta del "grande informatore" di squarciare lo status quo della politica italiana.

Esclusi i commenti dei tanti provocatori, risaltano però come lucciole nella notte i commenti di alcuni lettori perplessi. Chi critico verso la scelta in sé, quella di candidarsi a guidare un partito che fino a poche ore prima veniva trattato alla stessa stregua del Popolo delle Libertà, chi per una questione prettamente "istituzionale".

E' delle 17:15 il primo commento che rompe l'idillio, seppure logicamente ignorato dall'immensa comunità entusiasta. E porta la firma di Alessandro Tauro.
Delle 18:06 una e-mail con un contenuto simile viene inviata alla redazione di Repubblica.it dal solito rompi-scatole Alessandro Tauro. Pochi minuti coincidenza ha voluto che Repubblica si sia resa conto per altre vie del contenuto della e-mail, pubblicando una importante precisazione sulla notizia.

Il contenuto del commento e della mail è di fondamentale importanza, ma che non trova spazio nello spazio delle "reazioni a caldo". Il titolo è lo stesso: "Beppe Grillo non potrà candidarsi alle primarie del PD".

La motivazione, per il sommo dispiacere degli internauti convinti della ufficialità della notizia, è fornita dallo Statuto del Partito Democratico. Per l'esattezza è l'articolo 9, comma 3 a parlare:

"Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni".

Il 26 giugno, per l'esattezza, è stata la data in cui la Direzione Nazionale del PD ha indetto le elezioni.
I casi che si presentano di fronte ai nostri occhi sono essenzialmente 3:

1. Beppe Grillo è iscritto al PD da almeno due settimane (ovvero prima del 26 giugno). La notizia, per quanto sconcertante, non è stata riportata da nessuno e tutti i membri del Partito Democratico non hanno lasciato trapelare nulla.
Inoltre Beppe Grillo, in questo caso, avrebbe sottoscritto Statuto, Manifesto dei Valori e Codice Etico del PD, che però avrebbe di fatto ripetutamente violato in questi giorni comportandosi come non-militante e come autore critico verso il partito nel suo complesso.

2. Beppe Grillo non è iscritto al PD, ma è cosciente dell'impossibilità in questo caso di candidarsi. Per cui il suo post, per quanto estremamente "serioso" nel suo stile, è una mera provocazione, che provocherà svariati attacchi di coronarie e feroci delusioni, stando agli attuali trepidanti commenti dei lettori.

3. Beppe Grillo non è iscritto al PD e non ha la più pallida idea di quali siano le regole per cui presentarsi alle primarie del PD. Però ha annunciato comunque la candidatura. Male che va tornerà tutto come 6 ore fa. E se qualcuno del PD lo criticherà per la superficialità della dichiarazione di candidatura, potrà sempre ribaltare il tutto con la sempreverde (e spesso giustificabile) etichetta del "Pdmenoelle".

Se ci ritroviamo nel caso delle ultime due possibilità (le più probabili), ricordo che per la stessa ragione formale le candidature alle scorse primarie (2008) di Antonio Di Pietro, Furio Colombo e Marco Pannella vennero cestinate dagli organi dirigenti.
C'è da dubitare che per Beppe Grillo la "nomenclatura" avrà un occhio di riguardo.

Si accettano scommesse.

PS: Io punto tutto sull'ipotesi che la dirigenza del PD applicherà alla lettera lo Statuto e ci rovinerà tutto il divertimento. Attendiamo la mossa del croupier...

sabato 11 luglio 2009

Il vertice dell'inutilità


Una particolare ed inedita forma di contestazione ai servizi giornalistici targati TG1. Ci sono telegiornali che mostrano fieri i dati auditel il giorno del terremoto e qualcuno che "ricambia la cortesia" e mostra fiero qualcos'altro...

Il passaggio del G8 dalla terra di Lussu, Gramsci e Berlinguer a quella di Croce, Flaiano e Silone era stato presentato come un'ineguagliabile occasione di benefici per il popolo aquilano.
Se si esclude la promessa di ricostruzione degli edifici di interesse culturale fatta dai leader internazionali ospiti al summit (una promessa che al momento resta solo una promessa e che tale era anche 3 mesi fa), viene naturale chiedersi in che misura questo vertice abbia aiutato la popolazione locale.
O forse, meglio ancora chiedersi, cui prodest?

A chi è servito questo ennesimo vertice?
Non certo al popolo dell'Aquila che nulla ha ottenuto da questa riunione tanto dispendiosa quanto retorica, se non il disagio di non potersi muovere liberamente al di fuori delle tendopoli, di dover chiudere tutte le attività commerciali (un grande aiuto alla ripresa economica, vero?), di essere dirottati da un albergo all'altro per fare posto alle più importanti delegazioni del G8.
Qualche giornalista ha avuto anche la vergognosa sfacciataggine di imputare ai cortei anti-G8 la serrata delle attività. Lo scaricabarile tipico dei "potenti d'Italia".

Allo stesso modo non è servito ai popoli che abitano nel povero cuore di questo pianeta, l'Africa, costretti ad assistere alle solite vacue promesse fatte dalla porzione di mondo che vive, anche in tempi di crisi, con la pancia piena, dedita agli impegni caritatevoli che paesi come il nostro, dominati da Mr. 3% ("l'uomo che rispetta il 3% delle promesse fatte", parola di Bob Geldof), potranno rinnegare a cuor leggero.

Non è servito all'umanità e alla sua affannosa ricerca di uno sviluppo sostenibile, grazie all'ennesimo piano ambientale rigettato da Cina, India e Brasile; un piano che intendeva imporre una riduzione delle emissioni per il 2050 dell'80% per i paesi industrializzati e ben del 50% per tutti i paesi "non industrializzati", ignorando il fatto che questi ultimi complessivamente hanno emissioni di CO2 inferiori a quelle emesse dai soli Stati Uniti d'America.
Una logica perversa che dimostra l'acutezza di questi "grandi 8".

E' servito però ai tanti politici mondiali in cerca di un aumento di consensi e notorietà, in particolar modo al "padrone di casa", impegnato a mostrare a tutto il popolo italiano il grande successo di questo vertice.
Un successo innegabile se si esamina la forma. Un disastro, come tutti gli altri vertici, se si bada al contenuto.

Perché un vertice che si chiude con la pubblicazione di documenti che sembrano brutti temi da scuola elementare ("guerra brutta", "no alla fame del mondo", "ecologia bella", "bisogna aiutare") e che demanda le decisioni pratiche e reali ai singoli paesi, senza alcun vincolo, non solo è inutile, ma pensando ai costi per il suo mantenimento è quantomai dannoso.

Basta guardare al passato e pensare a quali battaglie abbia mai vinto il G8 nella sua storia, per capire che questo vertice è stato fallimentare tanto quanto gli altri.

Oppure ha ragione il nostro premier, è stato un successo! Ma solo se l'obiettivo era mostrare "a reti unificate" i libri d'arte regalati da Re Silvio ai capi di stato e di governo, i menù dei pranzi e delle cene ufficiali, i gelati delle graziose Malia e Sasha Obama, la camicia di Obama senza giacca, il look colorato di Michelle e quello sobrio di Carlà, le simpatiche gag tra la Presidentessa Stefania Pezzopane, George Clooney, Barack Obama e Bill Murray, i 3 canestri da 3 punti dell'ottimo cestista Barack, la passeggiata delle ministre Gelmini e Carfagna con le First Ladies (con le pericolosissime Last Ladies aquilane relegate a qualche chilometro di distanza, dietro le transenne) e la maxi-cazzata del pericolo "invasioni dei manifestanti al cantiere C.A.S.E. di Bazzano".

Si è parlato persino di un fantomatico piano USA per la rinascita dell'Università dell'Aquila, con fondi e tempistiche ancora da stabilire con certezza, mentre si è lasciata morire nel vuoto la proposta ancora in vita lanciata alcuni giorni fa alle 5 grandi forze politiche italiane di rinunciare alla quota di rimborso elettorale auto-aggiunta da lorsignori un mese prima delle elezioni europee "a danno" delle forze "minori" per destinarla istantaneamente alla ricostruzione dell'ateneo aquilano, primissima fonte di sostentamento della città.
Ma c'era da immaginarsi quale potesse essere la reazione dei "grandi gruppi di interesse" alla richiesta di rinunciare a parte delle proprie ricchezze per aiutare una città come l'Aquila...

E se i 5 partiti non escono certo bene da questa faccenda abilmente sottaciuta, non escono certamente meglio gli straordinari "pseudo-giornalisti" italiani, protagonisti di insulti, spintoni e risse nella sede del G8, durante la fila per la distribuzione dei gadget del G8 da parte del governo.
Una scena che ricorda molto bene gli occhi umidi e festosi dello schiavo il giorno in cui dal padrone al posto della solita frustata riceve un cioccolatino.

Gli unici ad uscire realmente bene dalle insulse e pietose 3 giornate aquilane sono proprio gli aquilani stessi, con la loro indignazione imperitura, forti della consapevolezza di meritare qualcosa di meglio e che se per avere l'attenzione che meritano sarà necessario lottare per altri 50 anni, loro saranno lì a farlo.
Contro la classe politica di questo paese ma anche contro quella giornalistica.
La stessa che ha raccontato, attraverso la voce dell'inviato del Tg1 Pino Scaccia, la protesta del maxi-striscione "Yes We Camp!" come un gesto simpatico per attirare l'attenzione dei "grandi della terra", una simpatica provocazione.

Eppure bastava andare sul sito del Comitato 3e32, autori dell'iniziativa, per leggere che lo striscione era "il grido di denuncia della gestione scellerata dell'emergenza post-sisma".

Una sottilissima differenza terminologica.

Lascio chiudere il mio post allo straordinario scrittore abruzzese Ignazio Silone e alle sue stupende parole scritte nel 1949 in memoria del terremoto che colpì la città di Avezzano nel 1915, nella speranza che fungano da monito per coloro da cui dipendono le sorti del popolo terremotato:

"Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie. Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l’origine della convinzione popolare che, se l’umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra".

venerdì 10 luglio 2009

L'Italia nucleare



"Il nucleare potranno imporcelo solo con l'esercito. Siamo pronti a costruire una ribellione popolare nei confronti di una ipotesi che è semplicemente offensiva e demenziale".

Era la "dichiarazione di guerra" con cui il governatore della regione Puglia, Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), commentava le indiscrezioni che volevano la sua regione, assieme a Sardegna e Piemonte, nuova cavia del nucleare in salsa italica.

E aggiungeva: "Non basteranno gli eserciti multinazionali. Ci vorrà forse la Nato, forse. No, non siamo disposti neanche a cominciarla".

Una dichiarazione battagliera non destinata a rimanere isolata nel solito reality politico del silenzio-assenso, seguita difatti immediatamente da quella della Presidentessa della regione Piemonte, Mercedes Bresso (Partito Democratico), che annunciava:
"Andremo al conflitto costituzionale, troveremo ogni possibile strada per opporci".

Anche il Presidente sardo Ugo Cappellacci (Popolo della Libertà) ha lasciato trasparire la sua dichiarazione di intenti, molto fiduciosa però a differenza degli altri due nell'operato del premier: "State certi che dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile. E comunque nessuna centrale in Sardegna: il presidente Berlusconi manterrà la promessa fatta".

Dopo il voto di ieri al Senato che, approvando il DDL per lo "sviluppo", dà il via libera all'energia nucleare in Italia, dopo uno stop durato oltre 20 anni, per i presidenti Bresso e Vendola la chiamata alle armi si fa sempre più vicina.

Una cosa è certa: la dichiarazione di Cappellacci è senz'altro molto veritiera. Non quella in cui si riferisce al proprio ipotetico cadavere, bensì quella sull'occhio di riguardo per la sua regione.
Il premier Berlusconi e il ministro Scajola ci penseranno due volte prima di condannare a morte politicamente i propri viceré. Eccezion fatta per i sempre protagonisti Formigoni (Lombardia) e Galan (Veneto) che da sempre non escludono la presenza di centrali nucleari nelle proprie regioni.

La neo-legge, agli articoli 25 e 26, obbliga il governo ed il CIPE ad adottare rispettivamente decreti legislativi ed apposite delibere entro 6 mesi, al fine di dare il via effettivo alla costruzione di tali centrali.
Nei prossimi mesi avremo quindi i nomi dei "fortunati" comuni neo-nucleari, il numero definitivo di centrali e reattori (4 centrali da 1,6 GW l'una), le scadenze e le imprese a cui verranno assegnate appalti di costruzione e gestione degli impianti, le tipologie di centrali (EPR, brevetto Areva, ente energetico nucleare francese) e i comuni che ospiteranno le nuove scorie.

Curioso il comma 2, nei punti f, o e q.
Nel primo punto si rimarca la facoltà del governo di imporre una centrale nucleare anche di fronte alla contrarietà netta degli enti locali coinvolti, nel secondo e nel terzo si annuncia la predisposizione di fondi pubblici per una massiccia campagna pubblicitaria a favore del nucleare nelle reti televisive e nei mezzi di comunicazione di massa, "con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità".
Due aggettivi che come abbiamo visto chiaramente a tante cose fanno riferimento, ma certamente non al nucleare.

Il voto di ieri si è mostrato essere una beffa per le opposizioni, che avevano tentato fino all'ultimo di far mancare il numero legale (la necessaria presenza di almeno metà aula più un senatore per rendere appunto "legale" la votazione).
153 senatori presenti e il voto sarebbe saltato. Ieri erano presenti in 156. La decisione di Adriana Poli Bortone di votare NO e quella di Thaler Ausserhofer del SVP di astenersi hanno contribuito al raggiungimento, ma ciò nonostante non sono stati determinanti.

L'inefficienza energetica italiana ha generato questo nuovo vecchio mostro. Anziché dar vita alla mentalità del risparmio energetico, della lotta all'obsolescenza della rete di distribuzione dell'energia elettrica che in Italia comporta perdite impressionanti e della ricerca dell'energia pulita, si è preferito puntare sulla risposta più semplice, inutile e pericolosa ad un problema molto complesso ed articolato.

L'avvicinamento ad un'energia pericolosa, antiquata, costosissima e inefficiente diviene ogni giorno sempre più rapido. E quella sorta di "ottimismo ragionevole" per cui "alla fin fine non si farà nulla di tutto questo" sta perdendo il suo senso.
La determinazione del nuclearismo in Italia non conosce barriere. Forse sta giungendo l'ora di mostrarle.

Letture correlate:
Un paese in controtendenza
La chiamavano "volontà popolare"
La menzogna nucleare

mercoledì 8 luglio 2009

Semi-giustizia è fatta: la sentenza del processo sulla morte di Federico Aldrovandi



La storia della morte di Federico Aldrovandi è giunta alla sua prima parziale conclusione. Di 2 giorni fa la sentenza di primo grado: condannati a 3 anni e 6 mesi i quattro agenti di polizia responsabili della sua morte, avvenuta il 25 settembre del 2005.
Paolo Forlani (classe 1961), Enzo Pontani (1965), Luca Pollastri (1970) e Monica Segatto (1964) i nomi dei quattro assassini "involontari".

Ci sono voluti quasi quattro anni da quella data per arrivare ad una sentenza che accertasse cause e responsabilità della scomparsa di un ragazzo di 18 anni. Meglio non immaginare quale data dovremo attendere per poter considerare "chiusa" per sempre questa terribile vicenda che assume i contorni dell'assurdo.

Questa vicenda, che gira intorno ad uno sconsiderato, folle e malato abuso di potere, di quelli del tipo peggiore, che portano alla morte di qualche innocente, ha goduto di ciò che tante altre vicende simili non hanno potuto vedere nemmeno da lontano: il raggiungimento della giustizia.

Certo! E' una giustizia che può sembrare parziale. E difatti lo è. Perché una pena di 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo causato da una violenza fisica volontaria, senza un movente logico, ai danni di un ragazzo disarmato, sembra una beffa.
Aggredire a calci, manganellate, pugni e spintoni un ragazzo di 18 anni, fino a procurarne la morte, è un atto che entra a pieno titolo nell'omicidio preterintenzionale, ben più grave di una condanna per "eccesso colposo in omicidio".

Ma consideriamo quello che era il reato d'accusa (l'omicidio colposo), il ruolo degli imputati alla sbarra (agenti di polizia), le omissioni e le prove nascoste (i manganelli usati per l'omicidio, le telefonate ai centralini del 113, i video della Polizia Scientifica); una condanna di questo tipo di fronte ad una richiesta del PM di 3 anni e 8 mesi non è giustizia, è un miracolo.
Un miracolo legale. Insufficiente, certo (e lo dico senza alcuno spirito di vendetta o giustizialismo), ma pur sempre un miracolo.

I quattro agenti dall'omicidio facile sono stati condannati. Ma giustizia non è stata ancora fatta. Non del tutto.
I quattro carnefici resteranno in servizio, non verranno sospesi dalla Polizia di Stato, né tanto meno espulsi. Continueranno a ricoprire il ruolo di "tutori dell'ordine a difesa del cittadino" con una sentenza per omicidio colposo sulle spalle.
I responsabili della Questura di Ferrara che hanno ripetutamente mentito, incolpando Federico stesso della sua morte ("era drogato", "era impazzito", "si stava colpendo da solo"), e che hanno occultato per quanto possibile prove come i manganelli spezzatisi contro il corpo del morente Federico o i video della Polizia Scientifica intervenuta immediatamente sul posto prima ancora dell'ambulanza, resteranno lì dove sono. Non dovranno rendere conto a nessuno di questo comportamento disgustoso.

Ci rendiamo conto ancora di più della parzialità di questa giustizia nel compiere un confronto con un altro processo, quello ai danni dei manifestanti al G8 di Genova, anno 2001.
Massimiliano Monai è stato condannato a 5 anni per danneggiamenti. Marina Cugnaschi a 11 anni per devastazione e saccheggio, così come Francesco Puglisi, Luca Finotti, Carlo Cuccomarino, Antonio Valguarnera, Carlo Arculeo, Dario Ursino e Ines Morasca, tutti condannati a pene tra i 6 e gli 11 anni.
Per aver rotto vetrine o incendiato cassonetti. Anche automobili, ma pur sempre reati contro la proprietà. 11 anni.

Per aver procurato la morte ad un giovane di 18 anni invece la pena è di 3 anni e mezzo.

La lezione che un manifestante dalla testa calda può trarre da queste conclusioni è una sola: indossare una divisa e spaccare teste. Sarà sempre meglio che andare a sfasciare vetrine.

Del comportamento della stampa sulla vicenda meglio non parlare. Come ricorda lo stesso Roberto Natale, Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, su Articolo 21, facendo una ricerca sulle agenzia di stampa degli ultimi 30 giorni, per il caso "Meredith" spuntano fuori 156 lanci. Per Federico Aldrovandi 6. Sentenza inclusa.

Una sentenza che però bene o male è arrivata. Ora aspettiamo quest'altra. Anzi, qui aspettiamo ancora di avere i nomi dei responsabili.

PS: Lettura consigliata di oggi, senza ombra di dubbio, il blog su Federico Aldrovandi gestito dalla madre di Federico, Patrizia Moretti Aldrovandi, un'altra "madre-coraggio".

lunedì 6 luglio 2009

Il regalo avvelenato del G8 a L'Aquila


Vignetta di Sergio Staino.

"E' un fatto morale, ma anche un fatto di orgoglio nazionale, perché tutti potranno vedere che a tre mesi dal terremoto l'Italia è riuscita a fare quello che nessun altro Paese al mondo è mai riuscito a fare in circostanza simili a queste. Con il piano di ricostruzione che stiamo mettendo a punto entro il 30 ottobre avremo costruito alloggi per 700 milioni di euro: nessuno al mondo è riuscito in un miracolo così".

Era questa la frase con cui il Dio in terra (che la Divina Provvidenza ha deciso di donare all'Italia e non nuovamente alla Palestina) motivava il 23 aprile scorso la proposta di spostare il G8 dall'isola della Maddalena al martoriato capoluogo abruzzese: L'Aquila.
E se il nostro miracoloso Silvio di Arcore non ha nulla da invidiare alle moltiplicazioni alimentari, alle guarigioni oculistiche e alle restituzioni di vita del suo predecessore di Nazareth, deve quantomeno fornirci qualche spiegazione se i miracoli annunciati non riescono.

Se non si trattasse di un uomo miracoloso, ma di un semplice prestigiatore, a quest'ora avremmo il pieno diritto di chiedere il rimborso del biglietto.

Lo scopo principe del G8 a L'Aquila era mostrare la grande opera di ricostruzione avviata, il piano C.A.S.E. da terminare il 30 ottobre e l'orgoglio nazionale.
Invece ciò che avranno di fronte ai loro occhi i 7 "grandi" ospiti nel nostro paese sarà una splendida cittadella costruita appositamente per il summit a Coppito, un modernissimo aeroporto a Preturo, una nuova superstrada tra l'aeroporto e il capoluogo, aiuole e cespugli iper-curati.
Ma se solo volteranno lo sguardo al di là degli affabili e sfavillanti occhi del premier, troveranno attorno a questo Eden fortificato la stessa città di 3 mesi fa, stracolma delle sue rovine e delle sue tende.

Avranno di fronte ai loro occhi il miracolo mancato.
Quasi sicuramente nessuno avrebbe potuto fare di meglio. E la rapidità delle soluzioni intraprese non è certo in discussione. Ma mostrare una cittadina creata quasi ex-novo, un'intera superstrada e un aeroporto creato praticamente dal nulla quando attorno niente è cambiato rispetto al 6 aprile è forse il peggiore affronto da fare ad un popolo martoriato.
Peggiore anche della scelta di non fare nulla nemmeno per il G8.

All'annuncio del premier dello spostamento di destinazione le reazioni furono dapprima di sconcerto, poi di irrefrenabile entusiasmo. Soprattutto tra il PD e la CGIL.

Entusiasti furono il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente (PD) e la Presidentessa della Provincia Stefania Pezzopane (PD) ("una grandissima occasione"), oltre a Guglielmo Epifani (CGIL) ("un segno di attenzione"), Luigi Angeletti (UIL) ("un'idea meritevole"), Dario Franceschini, Pierferdinando Casini, Antonio Razzi (IDV) ("una scelta magnifica, ne sono felicissimo").

Perplessi David Sassoli (PD), Antonio Di Pietro (IDV) ed Emma Marcegaglia (Confindustria).

Del tutto contrari (e contrariati) Fabio Evangelisti (IDV), Paolo Cento (SL), Daniela Santroni (SL), Vittorio Agnoletto (PRC), Arturo Parisi (PD), Ignazio Marino (PD).
Delle voci spaurite nel grande gioco del consenso.

Curiosa la posizione di Margherita Boniver (PDL) che prima dichiarava "Credo che uno spostamento del G8 non possa essere immaginabile" e dopo appena pochi minuti affermava "Il Presidente Berlusconi ha voluto un luogo simbolo. Questo farà molto bene all'economia abruzzese in questo momento in ginocchio".
Così come quella dei ministri Frattini e Sacconi, irremovibilmente contrari all'ipotesi dello spostamento fino all'annuncio ufficiale di Re Silvio, divenendo dei veri fans dell'idea. I giullari di corte.

L'onorevole Boniver (ma non solo) parlava di una scelta che avrebbe fatto bene all'Abruzzo.
Ha fatto bene questa scelta? Chiedetelo ai cittadini dell'Aquila.
Chiedetelo agli sfollati di Coppito, che in questi giorni al disagio di vivere nelle tende aggiungeranno quello di non potersi spostare dalle tendopoli.
Chiedetelo agli aquilani costretti a vivere in una gigantesca caserma senza mura, senza nemmeno la possibilità di contattare telefonicamente un altro essere umano.
Chiedetelo agli aquilani più fortunati che vivono negli alberghi, sbattuti da un albergo all'altro perché nelle loro stanze bisogna ospitare le delegazioni provenienti dall'estero, che meritano, quindi, sistemazioni più comode di quelle a cui hanno diritto degli imprevisti senza tetto!

Sarebbe stata certamente un'occasione migliore se questo G8 non si fosse tenuto affatto. Sicuramente non a L'Aquila, ma nemmeno in Sardegna. E i soldi spesi per infrastrutture inutilizzate sarebbero potuti servire per questioni di maggiore priorità.

In questi giorni è stato reso pubblico il piano di sicurezza per il rischio terremoti. In caso di sisma superiore a 4 gradi Richter tutti i partecipanti al summit dovranno abbandonare la Scuola della GdF presso cui si terrà il vertice, che verrà interrotto all'istante.

Ma se questa situazione è così rischiosa per i capi di Stato e di governo che parteciperanno all'incontro, non lo è altrettanto per la popolazione civile dell'Aquila che da diversi giorni è obbligata ad abbandonare le tendopoli e a tornare nelle proprie case, se catalogate come classe A (nessun danno o danni lievi).

Per il governo italiano la scuola sottufficiali della Guardia di Finanza, antisismica, non è sicura in caso di terremoto sopra al 4° grado Richter. Le case dell'Aquila, per i suoi cittadini, lo sono.