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In Italia si preferisce derogare agli atleti che parteciperanno alle olimpiadi eventuali gesti di protesta contro le continue violazioni dei diritti umani che avvengono quasi quotidianamente in Cina. Ma finché è la popolazione a chiedere agli atleti di fare un forte gesto di coscienza ha un senso, quando a chiederlo sono esponenti del governo, che avrebbero pertanto la possibilità di far valere le proprie contestazioni con mezzi più efficaci, la cosa diventa estremamente ridicola.
Ministri come Giorgia Meloni o leader politici come Maurizio Gasparri farebbero più bella figura a chiedere tali gesti all'interno del governo e a non far ricadere le responsabilità sugli atleti.
In tema di gesti di condanna verso la politica del governo cinese, presento qui di seguito un articolo scritto da Carla Reschia, de La Stampa, a proposito della decisione dell'Alta Corte spagnola di mettere sotto processo per crimini contro l'umanità ben 7 esponenti del governo cinese.
Affari interni cinesi? No. Secondo l’Alta Corte spagnola la sanguinosa repressione della rivolta in Tibet del marzo scorso è questione che riguarda tutta la comunità internazionale perché si tratta di crimini contro l'umanità. Il caso rientra infatti nella "competenza universale" adottata dal diritto spagnolo nel 2005, secondo cui, in base all’ articolo 607 bis del codice penale, il tribunale iberico può giudicare cause di genocidio e crimini contro l’umanità ovunque avvengano e qualunque sia la nazionalità delle parti in causa. Per questo, con una decisione destinata quanto meno a far discutere, mentre in Italia si cavilla sui gesti dimostrativi, a tre giorni dall'inizio delle Olimpiadi di Pechino il più alto tribunale spagnolo si è dichiarato competente a giudicare sulle accuse di genocidio mosse delle organizzazioni per i diritti del Tibet contro sette leader cinesi. La denuncia era stata presentata il 9 luglio dal Comitato per il Tibet e da altri gruppi tibetani, contro i massimi esponenti delgoverno cinese, tra cui il ministro della Difesa Liang Guanglie.
Com' è noto la vicenda è assai oscura. I moti scoppiati a Lhasa il 10 marzo scorso per poi dilagare in diverse regiorni, che avevano portato alla dichiarazione dello stato di emergenza e all'intervento dell'esercito - oltre che a centinaia di arresti - sono stati minimizzati da Pechino, che fornisce un bilancio ufficiale di una ventina di morti (tutti cinesi). Al contrario le associazioni tibetane e i testimoni, denunciano una repressione selvaggia con sparatorie dalle auto in corsa contro manifestanti e semplici tibetani di passaggio, cariche della polizia e centinaia di morti. Difficile accertare in loco: da allora il Tibet, malgrado le promesse di Pechino per la riapertura delle frontiere, è off limits per gli stranieri.
Il materiale presentato ha convinto il giudice Santiago Pedraz, magistrato della Audiencia nacional, il più alto tribunale penale spagnolo, ad accogliere la denuncia che accusa Pechino di "attacchi generali e sistematici" contro la popolazione tibetana. L’indagine riguarda il ministro cinese della Difesa, Lian Guanglie, il ministro per la Sicurezza di Stato, Geng Huichang, il segretario del partito comunista in Tibet, Zhang Qingli, l’esponente del Politburo Wang Lequan, il leader della Commissione per gli Affari etnici, Li Dezhu, il comandante dell’esercito a Lhasa, Tong Guishan, e il commissario politico del comando militare di Chengdu, Zhan Guihua. Pedraz ha chiamato a testimoniare, tra gli altri, diversi esponenti del governo tibetano in esilio e l’autore di un rapporto di Amnesty International sul Tibet. Secondo la denuncia presentata da associazioni come Comitato di appoggio al Tibet, Casa del Tibet e Tubten Wahghen Sherpa, la repressione ha portato a 203 morti, 6mila persone scomparse e mille feriti. Secondo la preocedura, il magistrato spagnolo ha invitato gli accusati a presentare i loro contro-argomenti alla Audiencia Nacional. Dovrebbero, anche se è assai improbabile che vogliano farlo rispondendo di "uccisioni sistematiche e generalizzate di tibetani, lesioni gravi, torture e scomparse forzate". L’istruttoria inizierà in settembre con l’audizione nella veste di testimoni del ministro alla Sicurezza e del direttore del centro per i diritti umani del governo tibetano in esilio del Dalai Lama e del responsabile del recente rapporto di Amnesty International sulla repressione cinese in Tibet.
Rinnovo a tutti voi l'invito a disertare televisivamente le Olimpiadi di Pechino 2008 in tutte le sue forme (diretta delle discipline, riassunti, trasmissioni a tema, etc) e ad effettuare un boicottaggio "a tempo" dei prodotti sponsor ufficiali dei giochi olimpici, che potete facilmente trovare nel sito ufficiale.
Approfitto per segnalare un articolo che invita ad un analogo gesto di protesta a quanto proposto dal sottoscritto. L'articolo è scritto da Marcello Foa, del (udite udite!!) Giornale. Chi l'avrebbe mai detto che mi sarei trovato ad elogiare (anche se non al 100%) un articolo di un giornalista del Giornale! Il senso di colpa mi divora, ma da bravo informatore obiettivo preferisco non esimermi.
Segnalo inoltre un articolo molto interessante sulla Cina e le sue olimpiadi "maschera di bellezza" nel blog Mentecritica.
A presto! E buon boicottaggio!
Boum, Boum...o la moda del dialogo...
53 minuti fa











5 commenti:
La Spagna ci da lezioni a 360 gradi
Non sapevo nulla di questi "provvedimenti" dell'Alta Corte spagnola.
Come al solito, a differenza dell'Italia, la Spagna non delude...
Chiedere agli atleti di boicottare le Olimpiadi quando non lo si chiede alle aziende è ridicolo!
Per quanto riguarda la situazione cinese bisognerebbe approfondire molto la questione. Io credo che siano veramente pochi a conoscerla...
Per quanto riguarda il tibet altrettanto...
Noi tutti siamo quasi sempre prontissimi a lamentarci sdegnosamente della qualità della nostra informazione, eppure in determinate occasioni non abbiamo il minimo dubbio su quello che ci propina.
Premettendo che io sono per l'indipendenza del Tibet, lascio come contributo alla discussione alcuni passaggi di un articolo di Sara Flounders, pubblicato qualche anno fa sulla rivista statunitense Workers World, in cui si faceva una disamina della situazione:
“(…) Il Tibet pre-rivoluzionario era totalmente sottosviluppato… senza sistema viario… una teocrazia feudale basata sull’agricoltura, con il 90% della popolazione in servitù o schiavitù… non vi erano scuole, eccetto i monasteri riservati a pochi… l’educazione delle donne era sconosciuta. Non vi era alcuna forma di assistenza sanitaria e ospedali. (…) Un centinaio di famiglie nobili e gli abati dei monasteri (di famiglie nobili anch’essi) possedevano tutto. Il Dalai Lama viveva nel palazzo di 1.000 stanze di Potala… per il contadino la vita era breve e misera. Il Tibet aveva il più alto tasso di tubercolosi e mortalità infantile nel mondo…”
Tra l’altro, in quanti sanno che il Dalai Lama non è tibetano?
Egli non è nato nel Tibet storico, ma in territorio incontestabilmente cinese, per l’esattezza nella provincia di Amdo che, nel 1935, l’anno della nascita, era amministrata dal Kuomintang. In famiglia si parlava un dialetto regionale cinese, sicché egli impara il tibetano come una lingua straniera a partire dall’età di tre anni, e cioè dal momento in cui, riconosciuto come l’incarnazione del 13° Dalai Lama, viene sottratto alla sua famiglia e segregato in un convento per essere sottoposto all’influenza esclusiva dei monaci che gli insegnano a sentirsi, a pensare, a scrivere, a parlare e a comportarsi come il Dio-Re dei tibetani ovvero come Sua Santità...
Ottima la lista degli sponsors... ma ti deve andare di culo eh, se vuoi boicottare efficacemente! Di Coca Cola e McDonald's già ne facevo a meno per altri motivi (comunque non dissimili), la Volkswagen mi ha deluso (ma tanto ho una Citroën) e per fortuna la mia carta di credito non è Visa, sennò ero abbastanza nella cacca. Lo stesso dicasi per il mio cellulare che non è Samsung né Panasonic e per il fatto che non uso orologi, per cui della Omega me ne posso allegramente sbattere i maroni! Altrimenti sarei andato in giro ostentando prodotti che avrei dovuto boicottare, casso!
Diventa sempre più difficile, comunque... :-/
@ franca
Hai fatto un intervento decisamente opportuno. Molti ignorano effettivamente la situazione socio-politica del tibet pre-rivoluzionario. Difatti proprio per questo sono poco incline ad accettare la dicotomia: difesa del regime cinese / difesa del Tibet pre-rivoluzionario.
Sinceramente non spalleggio nessuna delle due ipotesi, senza il minimo sussulto.
Del Dalai Lama non sapevo neanch'io il fatto che non fosse effettivamente tibetano! Notizia curiosa quanto importante...
@ alessandro
Il boicottaggio è una pratica molto complessa e difficilmente raggiungibile al 100%. Il fatto che ogni azienda tenda ad avere grossi scheletri nell'armadio non agevola il compito. A volta sembra quasi di dover rinunciare a tutto.
Proprio per questo ho immaginato di proporre e far proporre un boicottaggio "a tempo" dei prodotti, magari correlati da qualche e-mail alle relative aziende che spiega la nostra scelta! (anche barando un po', fingendo di voler comprare una Volkswagen che invece magari non volevamo comunque comprare) ;)
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