
In Italia, ogni qualvolta si approva una legge all'avanguardia rispetto al resto del mondo, ci mettiamo sempre poco, da buoni italiani, a fare marcia indietro. "Forse questa legge è un pò troppo in avanti", "va bene il progressismo, ma bisogna essere realistici", "Non possiamo metterci contro le super-potenze", "Con l'idealismo non si va da nessuna parte", "In fondo si tratta di soldi", etc.
Sto parlando della futuristica legislazione italiana relativa alla esportazione di materiale bellico in altri paesi e della sua medioevale applicazione.
Per cominciare, intendo mostrare l'articolo-chiave della legge 185/90, ovvero la legge che disciplina la
vendita di armi alle altre nazioni. L'articolo è il numero 6 e dichiara quanto segue:
6. L’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati:a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i princìpi dell’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere;b) verso Paesi la cui politica contrasti con i princìpi dell’art. 11 della Costituzione;c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l’ embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite;d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell’uomo;e) verso i Paesi che, ricevendo dall’Italia aiuti ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali.Puntiamo l'attenzione sui punti
a.,
b. e
d.In sintesi, l'Italia non può vendere alcun materiale bellico a paesi:
- In conflitto armato
- Che non ripudiano la guerra (come sancito nell'articolo 11 della nostra costituzione)
- Responsabili di violazioni dei diritti umani.
A questo punto, molti di voi saranno già stupiti nel sapere che in Italia vige una legge di questo tipo. Eravate convinti che ci fosse permesso tutto, vero? Beh, invece è in vigore una tale legge che definire progressista è riduttivo. Vediamo come il nostro paese applica questa legge... (temete già la risposta, dite la verità!!)
BIRMANIAIl caso più eclatante è quello relativo alla Birmania. In Birmania vige una rigidissima
dittatura militare da ben 17 anni. Nel 1991, in seguito alla caduta del regime filo-cinese, vennero tenute libere elezioni, vinte in grandissima misura dalla Lega Nazionale per la Democrazia. Ma il partito unico dei militari allora al governo contestò il risultato, sciolse l'Assemblea Popolare così eletta, incarcerò la leader della LND,
Aung San Suu Kyi, premio nobel per la pace, e, con un colpo di stato in piena regola, riprese il potere, tuttora detenuto. Molti ricorderanno la celebre manifestazione dei monaci buddisti contro il regime avvenuta alcune settimane fa, repressa brutalmente nel sangue ancora una volta da parte delle forze armate.
Se vogliamo rendere l'idea di quanto sia "rigido" questo regime, basti pensare che, da quando gli
U2 scrissero "Walk On" dedicata per l'appunto ad Aung San Suu Kyi e alla sua lotta per la liberazione del popolo di Myanmar (il nuovo nome della Birmania dall'inizio del regime), il governo proibì la vendita e il possesso di qualsiasi materiale musicale della band, pena il
carcere.
Pertanto, se io andassi in Birmania finirei nella migliore delle ipotesi a fare compagnia ad Aung San Suu Kyi nei suoi arresti domiciliari. Però intanto continuerei ad ascoltare Walk On!
In ogni caso, è evidente la palese violazione del criterio di ripudio della guerra nonché quello sulla violazione dei diritti umani di questo paese. Ma non per l'ex governo italiano. Dal 2001 al 2003 il governo
Berlusconi autorizzò la vendita di armi al regime di Myanmar per un totale di 9 milioni di dollari americani. Un peccato perdersi questo malloppo, no?
Chi sono gli altri finanziatori militari del regime birmano? Russia, Cina, Serbia e Montenegro. Aggiungiamo l'Italia e abbiamo definito il quintetto dei Re della Democrazia nel mondo.
CINAA proposito di Cina, credo sia inutile parlare delle centinaia di
esecuzioni che si svolgono ogni anno in Cina, in seguito a condanne derivate da processi tutt'altro che equi ed imparziali. E' altrettanto inutile parlare del regime a partito unico che vige in quel paese, della sistematica violazione dei fondamentali diritti umani e della mancata ratifica da parte del governo cinese delle varie "carte" ONU in tema di riconoscimento e salvaguardia dei diritti umani. Naturalmente la Cina è
membro permanente con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, quindi sarebbe anche stupido aspettarsi un documento formale dell'ONU che determini una minima condanna ufficiale.
In ogni caso l'Unione Europea vieta in ogni caso la vendita di materiale bellico al regime di Pechino. Peccato che l'Italia faccia parte dell'Europa solo quando le conviene... Stesso discorso per altri paesi europei.
L'Italia ha esportato armi in Cina dal 1986 al 2001, per un valore commerciale pari a 62 milioni di dollari. Nulla in confronto, ovviamente, ai 329 intascati dalla Germania o ai 1154 finiti dritti dritti nelle tasche francesi. Piccola nota di colore: la
neutralissima Svizzera dal 1997 ad oggi vende 8 milioni di dollari di materiale bellico ogni anno. Non interveniamo militarmente, lasciamo che gli altri si scannino tra di loro!
CHILESempre restando in tema di Svizzera, viene fuori che questo paese non è noto solo per il latte, la cioccolata e gli orologi, ma anche per una produzione bellica di una certa qualità, invidiata da ogni spietato
dittatore del pianeta. La Cina è un affare redditizio recente, ma in passato la confederazione elvetica ha raggiunto picchi di splendore militare ben maggiori.
In seguito al terribile colpo di stato operato dal generale
Augusto Pinochet (che mai pagherà dazio per aver avuto il privilegio di aver vissuto 91 anni, 91 di troppo!) nel 1973 ai danni del governo democratico di Salvador Allende, la Svizzera ben pensò di farsi amico il nuovo "
campione della democrazia sudamericana", iniziando un'esportazione di armi che iniziò nel 1980 e che dura tutt'oggi.
Gli altri paesi che finanziarono militarmente il Cile di Pinochet? Stati Uniti (scusate l'ovvietà), Regno Unito e Israele (come se quelle utilizzate nella guerra contro il popolo palestinese avanzassero!).
RUSSIAIl paese però militarmente più curioso resta senz'altro la Russia. Storicamente l'Unione Sovietica adottava la politica di foraggiare militarmente i paesi "politicamente vicini". In seguito alla dissoluzione dell'URSS, la Russia, da Eltsin a Putin, ha assunto una visione molto più
pragmatica (in questo caso parola gentile per indicare affarista, senza scrupoli, dittatoriale e criminale): vendita di armi senza limiti! E senza un minimo criterio, se non quello dell'intascare più denaro possibile.
Un esempio su tutti: nel periodo cruciale della guerra d'indipendenza in
Jugoslavia, la Russia vendeva armi al governo federale serbo (dal 1992 al 2000) e alla
Croazia (dal 1992 al 1993). Finanzia tuttora il governo
etiope e quello
eritreo, ancora oggi in guerra tra loro. Finanzia l'Iraq dalla caduta di Saddam Hussein e anche i vicini "nemici" Iran e Siria. Fornisce materiale bellico alla
Corea del Nord, ma non disdegna un cospicuo finanziamento militare a quella del
Sud, e così via...
HAITILa Russia non ha però assunto questa politica così, come se ne fossero gli artefici. In questo senso la grande
scuola USA non ha eguali. Si pensi, ad esempio, all'approvvigionamento bellico che diedero ad Haiti nel 1969 per 2 milioni di dollari e ai ribelli dello stesso paese per 6 milioni di dollari. Oppure ai rifornimenti militari per l'Iraq di Saddam Hussein fino al 1988, per poi scatenargli una guerra contro nel 1990.
Il maestro è pur sempre il maestro!
MESSICOE' un caso che le esportazioni di armi USA in Messico abbiano avuto il picco massimo nel periodo tra il 1996 e il 2001, casualmente coincidente con il periodo di maggior repressione da parte del governo messicano del movimento di opposizione
EZLN. Dal 2001 gli Stati Uniti hanno preferito invece mandare avanti Israele, che è diventato il principale partner militare.
PAKISTANE' di questi giorni la crescente ondata di violenze e di repressione delle opposizioni in Pakistan. Un vento di cambiamento però pare soffiare in quel paese, in cui il Presidente uscente
Musharraf, principale alleato USA della zona, parrebbe uscire sconfitto dalle ultimissime consultazioni elettorali. In ogni caso, il governo di Musharraf è stato a lungo criticato dalla comunità internazionale, per la mancanza di regole democratiche interne e per la sovente violazione dei diritti umani nel paese. Ma non essendoci alcuna sanzione ufficiale, l'Italia ha ben pensato di fornire materiale bellico al Pakistan dal 2000 al 2005.
SUDAFRICAIl regime sudafricano che per decenni soggiogò la popolazione nera con la folle regola dell'Apartheid, ebbe come principale partner per la fornitura di armi, indovinate chi...? L'
ITALIA! Siamo stati il partner più duraturo (dal 1966 al 1986), anche del Regno Unito che finanziò militarmente il governo
all-white sudafricano dal '77 all'87. Curioso vedere come sono cessati i finanziamenti militari da parte di tutti i paesi dopo la democratica presa del potere da parte dell'African National Congress, di
Nelson Mandela.
TURCHIAPer la Turchia, oltre che un privilegiato partner economico, siamo anche un grande partner militare. Numerose sono state le forniture militari messe a disposizione dall'Italia in questi anni. Che poi la Turchia le usi quasi esclusivamente per la repressione nel sangue della ribellione del
popolo curdo, non ci riguarda!
I dati forniti finora riguardano le esportazioni di materiale bellico pubblicamente riconosciute da documenti nazionali, europei e delle Nazioni Unite. Inutile precisare che la legge italiana che TEORICAMENTE vieterebbe le armi ai sopracitati paesi, non stabilisce nemmeno dei criteri per il controllo del destinatario finale di tali esportazioni. Ad esempio, l'Italia potrebbe vendere armi agli USA che le vendono ad Israele per invadere il Libano, in cui l'Italia opera attraverso la missione di pace dell'Onu
Unifil. Ovviamente, questo è un problema secondario, visto che non abbiamo problemi nel violare la legge, vendendo armi direttamente alla Cina, alla Birmania, etc.
Siamo fatti così, cosa ci vogliamo fare...
Per una lettura più approfondita sulla questione, consiglio i seguenti link:
Stockholm International Peace Research InstitutePeacelink
Peace Reporter
Amnesty Italia