Foto: www.pressante.com Tra le varie critiche che spesso vengono mosse alla tv italiana (non le elenco tutte per ragioni di tempo, spazio, voglia e sopportazione dei lettori) c'è sovente quella sull'essere "
autoreferenziale". In altre parole, siamo tempestati da programmi televisivi che disquisiscono, o meglio sproloquiano, di altri programmi televisivi.
Nonostante questo pessimo esempio, anche la politica italiana sta diventando
autoreferenziale, grazie soprattutto allo straordinario giornalismo pungente ed incalzante che regna sovrano nel nostro paese. Nel corso degli anni, difatti, abbiamo sostituito progressivamente la figura del giornalista che fa domande scomode con quella del "
megafono televisivo". In altre parole, il giornalista (soprattutto il TELEgiornalista) non è diventato altro che un amplificatore nazionale di ciò che è un comizio politico fatto in piazza in presenza di qualche migliaio di sostenitori.
E così, in questi giorni, eccezion fatta per i candidati cosiddetti "minori", i candidati premier a cui temo dovremmo affidare le sorti di questo malandato paese non fanno altro che parlare di sé stessi. Non parlano di temi politici (volesse il cielo!!), ma straparlano, bensì, di quant'è il
distacco tra i due principali partiti, le
probabilità di vittoria date dai bookmakers, se va fatto il
dibattito televisivo tra "
Re Silvio" e "
Ma Anche", in quale rete televisiva farlo, su chi deve fare il ministro, e così via. Gli unici argomenti politici di reale interesse per la popolazione vengono tirati fuori solo nei comizi quando si tratta di cacciare una frase ad effetto o quando si desidera coniare un nuovo slogan.
E in tutto questo bailamme di dichiarazioni politiche del tutto inutili tra
colui che se andrà al governo farà un casino che Dio ce ne scampi e liberi e
colui che se andrà al governo non toccherà le leggi fatte da colui che Dio ce ne scampi e liberi, iniziano ad ottenere una risonanza decisamente minore le altre notizie.
Ad esempio il rifiuto dei primi sportivi di partecipare alla cerimonia di apertura delle olimpiadi in Cina, l'ipotesi di
boicottaggio ventilata dalla Francia, subito seguita da altri stati, oppure quella che dà una minima ventata di ottimismo in Italia: il rinvio a giudizio dell'ex Capo della Polizia
Gianni De Gennaro per i tragici fatti di Genova, luglio 2001. Ovviamente questo grande "
professionista della sicurezza nazionale" farà difficoltà a trovare il tempo per affrontare questo processo, dal momento che ora è occupato, grazie alla nomina fatta da Romano Prodi e dal ministro Giuliano Amato, ad adempiere all'incarico di Commissario Speciale per il Governo, relativamente al problema dei rifiuti in Campania.
Alcune settimane fa, invece, in piena campagna elettorale (pertanto la notizia è passata sotto silenzio perché i tg erano impegnati a parlare della marca di carta igienica usata da Silvio e Walter) sono stati richiesti dai pubblici ministeri che si occupano del processo sulle torture alla caserma di Bolzaneto complessivamente
76 anni di carcere per i 44 imputati coinvolti. Nella caserma di Bolzaneto, secondo i pm, furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte europea sui diritti dell'uomo, configurano "
trattamenti inumani e degradanti". I reati contestati sono a vario titolo abuso d'ufficio, abuso di autorità contro detenuti o arrestati, falso ideologico, violenza privata, violazione dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
In altre parole, gli imputati sono accusati di reati che identificano complessivamente quello della
tortura.
Peccato che in Italia non ci sia una legislazione che identifichi tale reato e, di conseguenza, non è possibile prevedere una pena per tale violazione dei diritti dell'uomo. Siamo uno dei pochi paesi a non aver ancora ratificato "nei fatti" le direttive internazionali sulla tortura.
E così dobbiamo accontentarci di limitare le accuse al reato principale, che consiste nel falso ideologico.
Nessuno degli imputati, tra ufficiali, funzionari, medici poliziotti, carabinieri, agenti di polizia penitenziaria, però passerà un solo giorno in carcere in quanto la maggior parte dei reati, tranne il falso ideologico, saranno tutti prescritti nel 2009. In caso di condanna inoltre interverrà anche l'indulto che estinguerà le pene fino a tre anni.
Il tutto in barba all'articolo 13 della
Costituzione Italiana (non il codice civile o penale, che comunque hanno la loro enorme importanza, ma proprio la carta fondamentale della Repubblica) che afferma: "
La libertà personale è inviolabile. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà".
Viva la Costituzione, finché rimane in un cassetto...
PS: Colgo l'occasione per richiamare il tema della coerenza dei politici italiani, su cui ho basato il precedente post, per adattarlo ad un altro leader di partito:
Antonio Di Pietro. Voglio ricordare il voto contrario dell'Italia dei Valori espresso in Commissione Affari Costituzionali della Camera sull'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti di Genova, nonostante il programma di governo di riferimento affermava: "
basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l'Unione propone, per la prossima legislatura, l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta".
Il 22 marzo 2008, sul suo blog, Antonio Di Pietro ha lasciato una dichiarazione in cui chiede che vengano accertate quanto prima le
responsabilità politiche sui disastrosi eventi di quei giorni a Genova.
Se qualcuno sa spiegarmi (anche solo per sommi capi) le modalità con cui operano le sinapsi nel cervello del ministro si faccia avanti. Sono prontissimo ad ascoltare!
PPS: Per chi fosse interessato, consiglio il seguente mini-riassunto sulle testimonianze acquisite agli atti della procura sulle violenze di Bolzaneto:
L'inferno di Bolzaneto - Repubblica.it e consiglio altresì di dare un'occhiata all'interminabile materiale reperibile in rete su quegli eventi e allo speciale "Blu Notte" sui fatti di Genova.