Il problema non è solo, fatto di per sé già gravissimo, che le politiche del governo italiano in materia di immigrazione "violano i diritti umani e i principi umanitari internazionali". Il punto è che le stesse politiche rischiano di fomentare ulteriori atti xenofobi.
È l'accusa, durissima, lanciata ieri dal Consiglio d'Europa contro Roma, dopo la missione compiuta nel nostro paese dal Commissario speciale per i diritti umani Thomas Hammerberg il 19 e il 20 giugno. Una lunga serie di preoccupazioni vengono presentate all'interno di un rapporto di 20 pagine, a firma proprio del commissario Hammerberg.
In cima, ci sono proprio le misure recenti adottate dall'esecutivo in materia di immigrazione e minoranze: pacchetto sicurezza, estensione dello stato d'emergenza su tutto il territorio nazionale, trattamento (fortemente discriminatorio) di rom e sinti.
E sotto accusa sono proprio le modalità scelte dall'Italia per affrontare i problemi: "La preoccupazione per la sicurezza - si legge - non può essere l'unica base per la politica di immigrazione". E "la frequente adozione di misure legislative d'emergenza da parte di uno Stato membro del Consiglio indica la grave debolezza del meccanismo statale che sembra non essere in grado di trattare con i problemi sociali". Si nota "una incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo" che dovrebbe quindi essere gestito attraverso leggi ordinarie e altre misure. Atteggiamento che apre pericolosamente la strada al razzismo. Quasi mai condannate pubblicamente le discriminazioni, fa notare Hammarberg, né dagli esponenti del governo né dai media - si rischia di legare indebitamente l'insicurezza a specifici gruppi o popolazioni e generare confusione tra criminali e stranieri.
Preoccupazioni analoghe a quelle espresse dalla delegazione dell'Osce guidata da Andrzej Mirga, in visita in Italia la scorsa settimana, in particolare quella relativa al prelievo di impronte digitali ai piccoli rom.
A settembre si attende la relazione finale.
In un comunicato lo stesso Hammarberg nota che il pacchetto sicurezza sembra prendere di mira gli immigranti rom, protagonisti di gravi episodi di violenza nei mesi scorsi, senza che vi fosse una effettiva protezione da parte delle forze dell'ordine che a loro volta hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti di questi gruppi.
Il Commissario ha visitato tra gli altri siti Ponticelli a Napoli e il Casilino '900 a Roma: in quest'ultimo rileva "standard di vita inaccettabili", specie in materia di educazione e sanità e riguardo ai minori.
Sotto la lente ci sono anche le politiche su Immigrazione e diritto d'asilo. "La decisione di criminalizzare ingresso e soggiorno di migranti irregolari" considerandoli reato penale indica "un preoccupante allontanamento dai principi della legge internazionale vigente". Inoltre, "la decisione di rendere la presenza illegale in Italia una aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione". Ma il punto più dolente sono i rimpatri e le espulsioni forzate. Che spesso non tengono conto della situazione dei diritti umani nei paesi di destinazione: paesi in cui spesso "è provato l'uso della tortura". È il caso di Tunisia, Libia e Algeria con cui l'Italia ha stipulato accordi speciali (bilaterali) di riammissione. Anche le espulsioni di cittadini Ue condotte sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza potrebbero sollevare, secondo il commissario, "seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani", su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo.
Liberamente tratto dall'articolo di Lucia Sgueglia, per Il Manifesto (30-07-08)
Non credo che si debba aggiungere altro.
Il testo della relazione, in inglese (PDF)
giovedì 31 luglio 2008
Europa vs Italia
martedì 29 luglio 2008
Il Presidente soldato

Uno degli spauracchi delle democrazie meno affermate è la possibilità di un colpo di stato militare in piena regola, come quelli che hanno per diversi anni messo a dura prova paesi come il Cile, l'Argentina, il Brasile o le tante repubbliche africane ancora oggi sottoposte a tali regimi.
In Europa l'ultimo golpe militare risale a quello attuato da Franco in Spagna nel 1939, anno in cui sconfisse definitivamente il governo repubblicano di sinistra. Sono queste le occasioni in cui mi piacerebbe credere fermamente nell'aldilà, e sapere di un tiranno come Franco che debba assistere alla celebrazione politica internazionale di Zapatero circondato dalle fiamme dell'inferno.
Da allora nessun altro colpo di stato dell'esercito si è mai verificato in territorio europeo (ad eccezione del Portogallo, quando nel 1974 l'esercito fece crollare la dittatura di Antonio de Oliveira Salazar e consentì il ritorno alla democrazia).
In Italia questo pericolo si fa sempre meno probabile. Il governo italiano ha scelto un'altra strada: quella di consentire maggiori poteri all'esercito in Italia per via parlamentare. Nessuna necessità di golpe o di attacchi alla democrazia: basta avere un Presidente del Consiglio che faccia il lavoro al posto loro.
E così dal 4 agosto prossimo 3000 soldati pattuglieranno le vostre città. La scelta, fortemente voluta da Maroni e La Russa, e condivisa dall'intero gabinetto di governo, porterà ad un continuo e progressivo presidio delle strade fino al 2009 compreso (salvo ulteriori rinnovi) da parte delle nostre forze armate.
E c'era chi si lamentava talvolta dello stato di polizia. Ora avremo direttamente lo stato militare! Pensate che bello sarebbe essere fermati ad un posto di blocco fatto da carrarmati, fornire documenti al sergente in cima alla torretta del cingolato o assistere ad un inseguimento di un'auto pirata a colpi di cannonate in pieno centro! Altro che tv!
A questo punto, non mi resta altro che augurarmi che tutti i soldati di pattuglia siano come i due soldati rimpatriati di forza dall'Afghanistan per essersi rifiutati, a quanto pare, di fare fuoco in una zona di battaglia in cui erano presenti dei civili.
E' evidente che la priorità del nostro rampante governo risiede tutta nel far sembrare di stare risolvendo il problema "sicurezza". L'economia ed il sociale non rientrano tra le emergenze.
Pertanto, ottocentomila persone a basso reddito rischieranno di perdere la pensione sociale dello Stato, a causa della manovra targata Tremonti. Casalinghe, pensionati, famiglie indigenti da gennaio 2009 rischieranno di vedersi sparire da sotto le mani gli assegni mensili forniti dal governo. Riducendo così la loro situazione a quella di veri e propri nullatenenti. E anche riuscire a mangiare potrà divenire un'impresa. Il tutto grazie ad un emendamento alla manovra da parte della Lega Nord, il partito che "difenderebbe" i lavoratori al posto della sinistra.
Ma non finisce qui. Il governo in manovra ha voluto inserire un altro elemento niente male: da adesso in poi, un giudice non potrà più obbligare le imprese, nei casi in cui siano state accertate irregolarità, ad assumere i lavoratori precari. Finora il magistrato che riscontrava irregolarità, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Se passerà la nuova norma, il giudice dovrà limitarsi ad applicare all'azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità.
E il lavoratore potrà restare precario a vita, anche qualora avesse avuto il diritto di essere assunto a tempo indeterminato.
Anche il precariato non è un problema per questo governo. Ma una risorsa per il paese. Una risorsa per lo sfruttamento perenne.
Confindustria è favorevole, ma sappiamo bene che lo sarebbe anche di più se una legge obbligasse i lavori a lavorare in catene per 20 ore al giorno. Chiamerebbero "conservatori" chi vi si opponesse. Ah, il progresso!
Consiglio a tutti, come letture correlate:
L'emergenza in Italia è la politica, di Maso Notarianni (Peace Reporter)
Tremonti Social Club, di Francesco Bonazzi (L'Espresso)
lunedì 28 luglio 2008
Requiem ad sinistras (Requiem alle sinistre)

Foto: Repubblica
Era nell'aria. Si era capito da tanto tempo oramai. Diciamo che mancava l'ufficialità. In questi giorni però si è provveduto a scrivere una volta per tutte la parola fine.
E' venuta a mancare la Sinistra.
Ne danno il triste annuncio i figli, i nipoti, i parenti e gli amici tutti. E sono tanti, anche se ultimamente non sembrerebbe proprio! Diciamo che ultimamente sono molti i figli che sono andati via di casa. Senza più una vera casa, difficilmente potranno tornare tutti sotto lo stesso tetto. Si sparpaglieranno qua e là, come già sono abituati a fare da anni ed anni: qualcuno andrà abitare in case dal tetto rosso (e anche qui bisogna distinguere tra le centinaia di diverse case dal tetto rosso), qualcun'altro in case dal tetto verde, qualcun'altro in casa di un ex-magistrato, qualcun'altro in case "democratiche", qualcun'altro invece preferirà non avere più una casa.
E' stato un processo di separazione molto consensuale. Ha preso il via diversi anni fa. Qualche anno fa un omino dalla parlata soporifera, dall'accento emiliano romagnolizzante e dall'attività di governo ancora più lenta della sua parlata, assieme al contributo di un altro omino calvo, dalla grande dialettica e dal forte carisma, icona radical-chic, ha provato a riportarli tutti insieme, sotto uno stesso tetto. Erano convinti di avercela fatta. Ma non avevano fatto i conti con i vari inquilini. E nemmeno tra loro due.
I funerali si svolgeranno progressivamente nei prossimi giorni, tassativamente in forma laica. Niente fiori (tanto più perché sono stati già tutti presi dai vari partiti centristi italiani) ma opere di bene; possibilmente qualche gesto a favore della redistribuzione del reddito.
Omelia funebre
Dal giorno delle elezioni ad oggi, molte persone (me compreso) hanno trovato in Veltroni l'autore del colpo di grazia inferto alla sinistra tutta. E ne sono sempre convinto (i fatti degli ultimi mesi sono lì a palese dimostrazione). Ma a suo discapito è giusto dire la verità: i "gruppi dirigenti" dei partiti della "fu sinistra" hanno dimostrato che anche se non fosse stato per Veltroni e la sua scellerata linea politica, la Sinistra si sarebbe annientata con le proprie mani come ha, effettivamente, fatto ora!
E' partita la rincorsa a sventolare le etichette, è tornato il periodo dell'utilizzo spregiudicato di tutti gli aggettivi possibili (comunista, socialista, ambientalista, pacifista, marxista, leninista, trotzkista, giustizialista, garantista, radicale, alternativa, ...). Siamo tornati a quel linguaggio ottocentesco che il 99% dell'elettorato italiano non capisce o non vuole capire. E che ha tutte le ragioni per farlo!
In questo paese, ormai sempre più lontano da ciò che si tende ad identificare con la parola Europa, si è deciso il futuro della sinistra in base a connotazioni politiche nate oltre un secolo fa. Il popolo che vota oggi non ha voglia di stare a disquisire sul "centralismo democratico" di Diliberto o sul "centralismo di rifondazione come àncora di una forza comunista" di Ferrero.
Il popolo di sinistra italiano credo voglia semplicemente una forza di sinistra. Niente di più. Che faccia la sinistra e che non dia occasione al politico più di destra che abbia mai governato l'Italia dopo Mussolini di dire che lui fa una "politica di sinistra". Una sinistra che operi da sinistra. Che governi come una sinistra.
Ma questo è chiedere troppo. In un paese con una classe politica come questa. Un paese dove la propria identità storica vale molto più dei reali problemi del paese. Un paese in cui c'è un popolo che condivide una comune visione politica, un popolo che si ritrova unito in una particolare uniformità di pensiero, ma in cui c'è una classe politica che predilige il proprio orgoglio e la propria leadership al bene comune del paese e che non perde occasione per scannarsi con i propri compagni d'avventure, anziché opporsi all'avversario.
Un paese in cui il popolo, l'elettorato attivo, è unito nella volontà di cambiamento e nelle sue idee politiche e che è però diviso tra etichette, simboli, nomi, leaders, aggettivi. Che non vorrebbe esserlo, ma che, grazie ai suoi referenti politici, lo è.
sabato 26 luglio 2008
La deriva

Foto: Agoramagazine
Un barcone di migranti nella disperata ricerca di un approdo in un paese migliore, verso una terra che possa dare migliori opportunità. Un barcone però ormai senza carburante, né remi, né vele. Una nave alla deriva, mossa da mari incontrollabili.
E' forse il paragone che meglio descrive l'andamento del nostro paese. Soprattutto se immaginate che, oltre ad andare alla deriva, uno dei comandanti della nave si sta divertendo a fare buchi nello scafo per imbarcare acqua.
Il paragone oggi è ancora più calzante.
E' di ieri pomeriggio la decisione del governo di dichiarare lo "stato di emergenza nazionale". Nessuna invasione di truppe nemiche. Nessuna incontrollabile protesta di piazza (volesse il cielo!). Niente attacchi terroristici né tentate occupazioni dei palazzi del potere.
Il problema sono i clandestini. C'è un'invasione in atto, secondo il nostro governo, e questo richiede la necessità di estendere le condizioni di "emergenza" nei luoghi in cui avvengono più frequentemente gli sbarchi a tutto il territorio nazionale. E parte, così, la caccia al clandestino! L'ennesima emergenza secondo il governo Berlusconi.
Varrebbe la pena far notare che l'aumento dei flussi di immigrati clandestini è una variabile endogena da considerare a causa della politica nazionale italiana sull'immigrazione. E' possibile entrare regolarmente in Italia solo se si possiede già un posto di lavoro. Hai tutti i documenti in regola e vuoi cercare un lavoro per un periodo di tempo limitato? Non puoi. Devi entrare da clandestino. Sei entrato da clandestino, hai trovato il lavoro come pensavi, lavori da 5 anni in Italia e desideri metterti in regola? Non puoi farlo. Devi restare clandestino. Puoi farti beccare e, nella migliore delle ipotesi, venire cacciato dal paese oppure restare clandestino a vita.
Una politica del genere scoraggia per caso l'immigrazione clandestina? Forse sto ponendo questioni troppo complesse per un esponente politico come Maroni.
A proposito Ministro, quante impronte di bambini rom abbiamo raccolto? Come procede la schedatura? Dobbiamo trovare un simbolo da appiccicare alle loro vesti, mi raccomando! La stella di David l'abbiamo già usata e mi dicono che in questo caso non c'entra niente...
Le dure risposte non hanno tardato ad arrivare.
Antonio Di Pietro: "Per questo governo l'ordinario diventa sempre emergenza. Così l'esecutivo si concede maggiore discrezionalità e libertà di manovra. Tutto ciò con il solo fine di esautorare il ruolo e le funzioni del Parlamento".
Ancora più duro Nichi Vendola: "Stiamo scivolando passo dopo passo fuori dalla democrazia. Questo è un pezzo di fascismo. Io da presidente della Regione proporrò alla conferenza dei presidenti di impugnare questa decisione davanti alla Corte Costituzionale".
Walter Veltroni è dato per disperso. Il PD invece chiede spiegazioni. Si limita alla presa d'atto.
In tema di politica interna, invece, è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a darci l'ennesima gioia. Non bastavano le proposte di limitare il diritto allo sciopero e di alleggerire le normative sulla sicurezza sul lavoro (queste non sono emergenze secondo il governo!). Ora si parla di aumentare l'età pensionabile. Dal 2013 si rischierà di non andare in pensione nemmeno a 62 anni con 35 anni di contributi. Più che un rischio è una certezza: è la promessa di Maurizio Sacconi. Una nuova spinta di ottimismo per i lavoratori italiani.
Presto le bare e le cerimonie funebri sarà il caso di organizzarle direttamente sul posto di lavoro. Volete mettere la soddisfazione di morire di vecchiaia davanti ad una pressa? O ad una macchina tornitrice?
Aspettiamo con ansia le "riforme" nero su bianco.
Infine, una curiosa forma di opposizione al governo Berlusconi, salita alla ribalta negli ultimi giorni. Da qualche giorno l'opposizione al governo Berlusconi non la fanno solo Di Pietro, Vendola e Ferrero (quando non sono troppo occupati a scannarsi tra loro per dimezzare quel che rimane della sinistra). Da poco è nato un nuovo oppositore, e nemmeno tanto morbido, al nostro premier e al suo ministro di spicco Umberto Bossi.
Difatti, quella che segue è la curiosa forma di protesta visibile ogni istante sulla homepage del sito Ryanair.
E poi non dite che in questo paese manca l'opposizione. E' solo che avete votato le opposizioni sbagliate!
venerdì 25 luglio 2008
Nessun crimine

Foto: www.calipari.it
Ieri la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha depositato la sentenza che mette la parola fine al caso dell'omicidio Calipari. La decisione finale della corte è stata chiara: il militare americano Mario Lozano non può essere giudicato da un tribunale italiano.
L'uccisione del funzionario del Sismi Nicola Calipari, avvenuta la sera del 4 marzo 2005, "non è configurabile come crimine di guerra". La spiegazione di tale decisione è la seguente:
L'atto non è configurabile come crimine di guerra, "nonostante l'indubbia tragicità degli eventi lesivi in danno di persone estranee al conflitto armato iracheno, la concreta dimensione storica dell'episodio (l'approssimarsi del veicolo, con a bordo i due funzionari italiani e la giornalista liberata, in avvicinamento veloce al posto di blocco per raggiungere l'aeroporto militare di Baghdad; la localizzazione del check point, all'intersezione fra due strade di accesso all'aeroporto, già oggetto di ripetuti attacchi terroristici; la situazione di massima allerta dei soldati in servizio, in attesa del corteo dell'ambasciatore Usa in Iraq) e il carattere isolato e individuale dell'atto".
I giudici sono stati quantomai determinati nell'appurare che non ci fu una esplicita volontà di fare fuoco contro l'auto su cui viaggiavano Giuliana Sgrena, Nicola Calipari e l'autista. Pertanto non può classificarsi come esplicito crimine di guerra.
Non ci fu volontà di operare un vero e proprio crimine di guerra. Cosa accadde allora quel giorno? Perché almeno un soldato del posto di blocco fece fuoco contro una Toyota Corolla con civili a bordo?
La Toyota viaggiava a oltre 100 km/h affermano gli americani, aveva i fari spenti e fu colpita solo una volta giunta al posto di blocco. Peccato che il video contenente le prime immagini successive alla sparatoria e le ricostruzioni della dinamica dell'incidente dimostrano chiaramente che la macchina non poteva viaggiare a velocità così elevate, bensì si attestava sui 50 km/h circa. Le luce erano accese (sono ancora accese nel filmato) e fu colpita almeno 50-60 metri prima del posto di blocco.
E non c'è voluto un giudice o Sherlock Holmes per determinare tutto questo. Era tutto in un video e nel buonsenso con cui si è ricostruita la vicenda.
Nonostante le menzogne del governo americano, la volontà di coprire chissà cosa, e la dimostrazione della correttezza delle manovre della Toyota Corolla, qualcuno (tra cui sicuramente il soldato Lozano) fece ingiustificatamente fuoco contro la Corolla.
La giustizia italiana dice che non fu un crimine di guerra. Cosa è stato allora? Il regolamento di conti per una partita a poker finita male? Un mitra ha sparato di propria iniziativa? Come classificare l'omicidio senza pretesti di un agente dei servizi segreti italiani in un territorio di guerra? Uno scazzo tra amici?
E' questo il trattamento che un tribunale della giustizia italiana ha riservato ad un uomo che ha sacrificato la propria vita per proteggere quella di una valente giornalista, facendo scudo con il proprio corpo dalle raffiche di mitra di soldati americani.
Se il "caso Calipari" dovesse finire qui, quest'oggi, con questa sentenza, significherà che Nicola Calipari è stato ucciso di nuovo. E resteranno uomini pacifici come me, che spesso vedono malvolentieri l'operato dei servizi segreti, a celebrare il coraggio e il senso umano di un eroe.
mercoledì 23 luglio 2008
Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Ma quattro sono più uguali.
Il Senato della Repubblica sta lavorando a più non posso! Non ha finito di approvare il Lodo Alfano, che questa mattina ha dato l'ok definito al pacchetto sicurezza. Per il momento tralasciamo quest'ultimo provvedimento: è una legge alquanto discutibile, ma è nulla in confronto a quanto approvato ieri sera.
Storicamente, la disciplina dell'immunità, a partire quanto meno dal Bill of rights votato dal parlamento inglese nel 1689, è dettata per tutelare i deputati contro le possibili persecuzioni da parte del potere esecutivo che all'epoca si identificava col sovrano.
Pertanto, l'immunità nasce come tutela dei soli parlamentari dalle possibili persecuzioni di chi esercita il potere esecutivo. In base allo stesso principio, i nostri padri costituenti quando nel 1948 introducono nella carta costituzionale l'istituto dell'immunità, lo fanno sotto la spinta antifascista per mettere al riparo il giovane parlamento repubblicano da una magistratura fino a qual momento totalmente sotto il regime, nonché per la volontà di tutelare minoranze parlamentari (come ad esempio i partiti social-comunisti) dal governo monocolore democristiano.
Ma mai e poi mai si sarebbe potuto pensare di riuscire a far passare il principio di dover tutelare i rappresentanti del governo e della maggioranza parlamentare dagli attacchi messi in atto da presunte minoranze. In Italia chi detiene il potere si tutela dagli attacchi di chi non lo ha.
I sostenitori dell'immunità alle 4 cariche (anche note come "La banda dei 4"), ovvero Berlusconi e i suoi discepoli, hanno continuamente tirato in ballo l'idea secondo cui si tratterebbe di una norma comune nei paesi europei. Vediamo se è vero o no.
PARLAMENTO EUROPEO
Può venire bloccato un processo a carico di un europarlamentare solo nel caso in cui il Parlamento Europeo ne fa esplicita richiesta dopo aver ravvisato la palese intenzione di un governo nazionale di voler colpire un suo europarlamentare per mezzo di indagine giudiziaria.
FRANCIA
Dal 1995 non è più prevista la necessità dell'autorizzazione a procedere verso i parlamentari.
I ministri in Francia non possono essere parlamentari, pertanto non possiedono da sempre alcuna tutela e possono, pertanto, essere indagati o arrestati in qualunque momento.
L'unico che gode di tutela è il Presidente della Repubblica.
SPAGNA
In Spagna la Costituzione "istituisce una riserva di foro speciale (sezione penale del Tribunale supremo) a garanzia del membro del governo posto in stato di accusa". I membri del governo sono comunque passibili di procedimenti giudiziari.
Per i parlamentari è richiesta l'autorizzazione per il rinvio a giudizio, ma in 30 anni il Parlamento spagnolo ha negato l'autorizzazione in un solo caso (più che giustificato aggiungerei).
PORTOGALLO
Il parlamentare è sempre soggetto a procedimenti giudiziari per reati che prevedono pene sopra i 3 anni. C'è bisogno dell'autorizzazione del Parlamento per reati minori.
Non esiste nessuna tutela per ministri o per il capo del governo. E' tutelato solo il Presidente della Repubblica.
GRAN BRETAGNA
Non esiste alcuna tutela particolare, nè per i parlamentari, nè per i membri del governo. L'unica ad essere tutelata è la regina.
GERMANIA
La Repubblica federale di Germania (art.1, legge 1953) "considera il Cancelliere e i ministri dell'esecutivo titolari di una funzione pubblica e applica ad essi la disciplina generale dei funzionari del pubblico impiego".
Cioè sono processabili sempre e comunque se commettono qualche reato.
I membri della Bundestag (la camera bassa) godono dell'immunità parlamentare, cioè la non perseguibilità ma solo per opinioni e voti espressi nel Bundestag (tutela prevista in quasi tutti i paesi).
BELGIO
Autorizzazione a procedere per i parlamentari abrogata nel 1997. Non sono attualmente previste tutele particolari né per i parlamentari, né tantomeno per i membri del governo.
SVEZIA
Autorizzazione a procedere prevista solo per reati la cui pena è inferiore a 2 anni.
OLANDA
Nessuna immunità.
STATI UNITI D'AMERICA
Nessuna immunità.
Le dichiarazioni politiche a tale proposito? Ve ne segnalo alcune.
Iniziamo con quella del ministro relatore del provvedimento, Angelino Alfano:
"E' un testo sobrio e ben calibrato rispetto ai principi ed ai valori costituzionali che risultano coinvolti, nonché in linea con le norme di altri ordinamenti occidentali". Per la prima parte della frase, è sufficiente citare l'articolo 3 della nostra Costituzione, che lo smentisce seduta stante. Per la seconda parte, sono questo post stesso e la realtà dei fatti a smentirlo.
Inoltre, "Oggi la linea di confine tra riformisti e conservatori è segnata dalla giustizia". Come dire: introdurre la pena di morte è riformismo, tutelare i diritti acquisiti è conservatorismo, introdurre l'obbligo di sacrifici umani il 31 dicembre è riformismo, difendere l'articolo 11 della Costituzione è conservatorismo.
Proseguiamo con la dichiarazione della capogruppo PD Anna Finocchiaro, che una volta tanto mi dà l'occasione di citarla come esempio positivo: "Altro che possibilità di governare, questo è un presidenzialismo di fatto. Siamo alla dittatura della maggioranza che cancella l'autonomia del Parlamento".
Quindi quella ancora più veemente dell'esponente dell'IDV Felice Belisario: "Caro signor presidente del Consiglio, lei non passerà mai alla storia come statista ma per l'abilità con cui ha saputo dribblare tutti i suoi processi. Oppure preferisce essere chiamato signor n.1816 della loggia P2... Il disegno del suo ispiratore si sta realizzando: impunità a vita, magistratura insultata e chiamata 'fogna', informazione al suo servizio e con il bavaglio, immunità parlamentare, limiti alle intercettazioni. Questo è oscurantismo, nebbia che cerca di far deviare le nostre coscienze. Più in generale il lodo è un aborto giuridico a cui diciamo convintamente no".
Per chi volesse visionare gli 8 commi del provvedimento, consiglio di visitare la pagina associata del Sole 24 Ore.
martedì 22 luglio 2008
Due partiti, una sola anima - parte seconda

Ho paura che non sarà questo il mio ultimo post su quello che è ormai generalmente definito come "Caso Del Turco". So già che Del Turco & co. mi daranno spunti a non finire.
Il modo in cui gran parte della stampa nazionale ha trattato il caso in questione in questi giorni è alquanto squallido. Le notizie riportate finora hanno fatto riferimento quasi esclusivamente al fatto che la giunta regionale del PD è stata falcidiata dall'accusa mossa dal procuratore di Pescara sul presunto "scandalo sanità" e che Del Turco si sta dedicando alla pittura in carcere, che preferisce ritratti e paesaggi rurali e che predilige i toni caldi al posto di quelli freddi. Come se ce ne fregasse davvero qualcosa!
Credo sia più giusto invece ribadire con calma e chiarezza come stanno realmente le cose, dal momento che l'informazione nazionale non lo fa.
Il procuratore di Pescara ha ritenuto di aver portato a galla un sistema di corruzione generalizzato in cui i responsabili del governo regionale sovrastimavano i rimborsi che la regione doveva operare annualmente a favore delle cliniche private abruzzesi, così da ottenere da queste ultime un ritorno economico personale. In altre parole: tangenti.
Questo sistema, a detta degli inquirenti, è stato creato dal precedente Presidente di regione Giovanni Pace (PDL). Non è stato distrutto al momento del cambio politico al vertice, bensì il PD ha preferito approfittare della situazione (era un peccato non approfittarne, una volta che il centrodestra l'aveva preparato così bene). Ecco qui il primo segnale di continuità politica tra due interi partiti.
I partiti politici abruzzesi rimasti puliti in tutta questa storia sono rimasti solo ed esclusivamente l'Italia dei Valori, i Verdi (entrambi non hanno esponenti in giunta) e Rifondazione Comunista, partito promotore delle accuse allo stesso Del Turco. Proprio questi 3 partiti ritengono improbabile una candidatura in coalizione con il PD nelle prossime elezioni.
Al momento dell'annuncio degli arrestati (del PD) e degli indagati (del PDL), le reazioni politiche di solidarietà si sono susseguite come un vero fiume in piena; da Capezzone a Boselli, da Pannella a Berlusconi. Ovviamente, le reazioni di solidarietà a Del Turco si sono accompagnate agli attacchi all'operato del procuratore Trifuoggi, sebbene nessuno dei "mestieranti di chiacchiere" sappia nulla della faccenda in questione!
La risposta di Trifuoggi è stata accuratamente tralasciata da gran parte dei quotidiani e TG. Io, da bravo rompiballe quale sono, la riporto per intero:
"Mi sembra che alle più che legittime critiche sui provvedimenti giudiziari si stiano sostituendo gli insulti, le denigrazioni, calunnie fantasiose, da parte di personaggi che... sto cercando una frase che non mi faccia prendere una querela... che apparentemente non attraversano un buon periodo di salute mentale. Ma la salute mentale ce l'hanno i giornalisti che li intervistano e che aizzano, li stimolano e li provocano. Il confronto ci sarà con questi signori, ci tengo a dirlo, non nei dibattiti radio televisivi ai quali non andrò, sempre ammesso che mi invitino, non dalle colonne dei giornali, ma nell'unico luogo possibile per un magistrato: un'aula di giustizia nelle quali questi signori dovranno rendere conto delle affermazioni che stanno facendo, così come dovranno rendere conto quegli altri signori, che già a novembre scorso, sempre per motivi chiarissimi e ben individuati hanno tentato di infangarmi".
In vista delle prossime elezioni regionali, che si terranno presumibilmente il 30 novembre, parte l'attacco del PD alla norma "anti-sindaci" (quella che vieta ai sindaci o ai Presidenti di provincia in carica di candidarsi come Presidente di Regione senza rassegnare le dimissioni). Questo perché l'asso nella manica che il PD desidera mettere in campo è il sindaco di Pescara Luciano D'alfonso, indagato per corruzione, abuso ed illecito finanziario, per questioni di appalti di opere pubbliche. Il punto di convergenza col PDL sulla norma anti-sindaci? C'è anche in questo caso, visto che il PDL desidererebbe candidare l'attuale sindaco di Teramo, Gianni Chiodi.
Come se una poltrona a testa non fosse ancora sufficiente!
Infine, il tempo di essere portati in carcere, tutti gli arrestati si sono scoperti essere affetti da cardiopatia, asma, insufficienza polmonare cronica, lebbra, malaria, fuoco di Sant'Antonio, ulcera duodenale, claustrofobia, insomma, un'intero manuale enciclopedico di malattie. Curioso che persone accusate di aver annientato la sanità pubblica in favore di quella privata, per ottenere in cambio tangenti, ora richiedano cure mediche adeguate.
La clinica Villa Pini del caro signor corrotto Angelini è lieta di ospitarli...
Potete trovare l'elenco di TUTTI gli indagati del caso "Del Turco-Pace" cliccando qui.
PS: ringrazio ancora una volta Prima da noi per il grande lavoro giornalistico che stanno portando avanti, in generale ma in special modo sul caso "Del Turco". Siete una valanga continua di informazioni!
lunedì 21 luglio 2008
Governo e propaganda
Nei giorni scorsi l'ennesima dichiarazione senza arte né parte del nostro premier campeggiava orgogliosa su tutte le prime pagine. I TG l'hanno riportata quasi tutti come prima notizia. Nelle pagine web dei siti di informazione staccava prominente su tutte le altre.
Una dichiarazione di chiaro impatto mediatico. Colpisce una frase così semplice, ma al tempo stesso tanto ricca di significato.
"In cinque anni pressione fiscale sotto il 40%". Un impegno difficilmente equivocabile. E' chiaro ciò che il governo si prefigge di ottenere.
Intanto va ricordato che di norma nel periodo tra giugno e luglio (prima della pausa estiva del parlamento), il governo approva in sede di Consiglio dei Ministri, la cosiddetta manovra finanziaria: quello che sarà il principale tema di dibattito in Parlamento nella sessione autunnale. Tra i documenti che la compongono, fondamentale risulta il cosiddetto Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (DPEF), il testo che sta alla base della manovra. Tale documento ha lo scopo di definire le previsioni a livello di macroeconomia per gli anni a venire. In base a tali stime da fattucchiere, si determinano quindi i vari provvedimenti economici da intraprendere.
Cosa avrà scritto allora il governo per quanto riguarda la pressione fiscale nel 2013? Semplice. Nel 2008 e nel 2009 la pressione fiscale rimarrà costante sul 43% (colpa di Prodi e dei comunisti). Oscillerà di qualche decimale di punto percentuale nei prossimi anni fino ad assestarsi, nel 2013, grazie ai vari provvedimenti rivoluzionari di Berlusconi, a quota... 43%.
Questo è quanto riportato nel DPEF scritto da Tremonti.
Non lo dice l'Eurispes. Non lo dice l'Europa bolscevica e nemmeno qualche quotidiano internazionale "manovrato ad arte dalla sinistra italiana". A dirlo è il governo stesso. Queste sono le reali previsioni del governo, scritte nero su bianco. Il 40% è invece quanto dichiara Berlusconi davanti alle tv.
Ma quale dei due dati credete sia stato percepito dall'opinione pubblica? Quale dato è stato riportato dagli organi di informazione come fosse una realtà e quale è stato praticamente sottaciuto?
Ah, la libera informazione...
sabato 19 luglio 2008
Dialogo a tratti

"Ricomporre i contrasti". Era la battuta clou con la quale Corrado Guzzanti nel 1998, ben 10 anni fa, ironizzava sul nuovo segretario dei DS: Walter Veltroni. Veltroni non ha capito che era una ironia satirica e l'ha preso come modello reale. E così da mesi e mesi non fa altro che parlare di dialogo.
Ultimamente si è notata una minima correzione di rotta, ma non temete: riguarda solo le leggi sulla giustizia (ormai quasi tutte approvate). Per tutto il resto (liste bloccate alle europee, sbarramento al 4-5%, missioni militari all'estero, impronte digitali, nucleare, ...) il dialogo non si tocca!
Ma ciò che rende più curiosa (e talvolta patetica) questa ossessiva ricerca del dialogo è che le interruzioni del bel rapporto amoroso tra Walter e Silvio non dipendono da prese di coscienza o sussulti di dignità da parte dell'oppositore (sempre che esista davvero un oppositore tra i due!), ma dalle esternazioni o dalle scelte politiche di Berlusconi che hanno una certa dose di follia e spudoratezza che non renderebbero più possibile il dialogo nemmeno con Madre Teresa di Calcutta.
Ciò nonostante, Veltroni tira dritto. Ci crede ancora. Ci spera. Non si sa con quale scopo, ma è il suo obiettivo.
Proprio ieri, però, un'altra battuta d'arresto. L'idillio amoroso tra i due piccioncini si è di nuovo rotto, ma questa volta non è stato il maschio della coppia ad avere un'uscita sconsiderata. Questa volta è stato un terzo elemento del gruppo a creare la nuova crisi, diciamo il "cugino scemo" del maschio, quello noto per avere un QI talmente elevato da aver capito nel giro di soli pochi mesi la legge scritta da Berlusconi e Confalonieri che porta però il suo nome: la legge "Gasparri"!
"La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani". "La magistratura seria e laboriosa composta dalla maggioranza dei magistrati è la prima vittima di quattro guitti che usano le toghe per un'azione di militanza politica, che occupano militarmente il Csm".
Queste le ultime dichiarazioni del grande esperto in materia di giurisprudenza: il capogruppo al senato del PDL Maurizio Gasparri.
Sarebbe un atto di cortesia, nonché di correttezza e rispetto istituzionale, fare i nomi quando si vuole accusare qualcuno. Quando io faccio una battuta satirica su un politico, ne faccio sempre il nome. Dal momento che anche quelle di Gasparri erano palesemente delle battute di spirito (non mi si dica che "correntizzato, partitizzato e parcellizzato" è una frase da inserire in un discorso serio!!), sarebbe più divertente se avesse fatto i nomi di questi presunti "quattro guitti" del CSM "che usano le toghe per un'azione di militanza politica".
Caro Maurizio, fai per favore questi benedettissimi nomi dei magistrati politicizzati. Allora prometterò di ridere alla battuta. Se non fai questi nomi, la battuta satirica è incompleta. E non mi viene da ridere. Rimango solo interdetto. Sconcertato. E anche un po' alterato.
A far ridere, però, se non basta lui, c'è sempre qualcun'altro dall'altra parte; in questo caso la simpaticissima evergreen Anna Finocchiaro, la Veltroni in tailleur, che risponde per le rime a Gasparri: "Offensive e gravissime le parole venute da Gasparri contro il Csm, presieduto, lo ricordo, dal Capo dello Stato".
Come volevasi dimostrare. Di nuovo il solito problema: non bisogna criticare nemmeno indirettamente il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ecco il perché dell'indignazione: non l'attacco ad un organo indipendente, sovrano nei suoi compiti, bensì l'attacco ad un organo il cui presidente è Giorgio Napolitano.
Cara Finocchiaro, un umile consiglio: la prossima volta, serenamente... pacatamente, eviti queste dichiarazioni. Eviterete di continuare a farvi male con le mani vostre...
venerdì 18 luglio 2008
Se un regime ti permette di giocare
"Se un regime ti permette di giocare è perché sicuramente ci guadagna qualcosa". "Evito di fare "satira politica": se mi limito a dire che Andreotti è gobbo e Fanfani è corto finisco per fare il loro gioco".
Prigioniero della "comicità ufficiale, di stato" cui sapeva di appartenere, si sarebbe vergognato di sfruttare la propria privilegiata posizione di visibilità, in maniera così banale, senza ottenere alcuno scopo se non quello di far guadagnare alla politica quell'immagine di democraticità che in fondo era il vero motivo per cui si permetteva un certo innocuo sfottò.
Questo è quanto dichiarava Massimo Troisi, pochissimo tempo prima di iniziare a lavorare nel suo ultimo straordinario capolavoro, Il Postino.
Ringrazio Bispensiero per aver pubblicato questo rarissimo video, quanto mai illuminante e quanto mai attuale.
giovedì 17 luglio 2008
Indietro tutta!

Foto: MacityNet
Era solo l'antipasto.
In molti pensavano (e pensavamo) invece che fosse una questione discriminante. Accettare un provvedimento del genere avrebbe segnato la fine dei principi di giustizia e di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Quale provvedimento? Uno dei tanti...
La legge sulle intercettazioni. Una follia giuridica, con il solo scopo di evitare un processo per Berlusconi per la corruzione dei senatori del centrosinistra.
La legge blocca-processi. Una manovrina per prendere tempo ed evitare la sentenza del Caso Mills prevista per quest'autunno.
E, infine, il Lodo Alfano. La legge che congela i processi per le 4 più alte cariche dello Stato, tra cui, sopresa sorpresa!, il Presidente del Consiglio dei Ministri (sempre lui) Silvio Berlusconi. E il Caso Mills diventa così una saga tipo Star Wars!
Avete votato per la sicurezza? Eccovi accontentati! Lui la sua sicurezza se l'è garantita...
Ma la corsa in marcia indietro a 200 chilometri all'ora avviata dal nostro comandante in capo non finisce qui! Congelarsi da solo i processi per anni e anni evidentemente non è sufficiente. C'è bisogno di qualcos'altro. Bisogna fare in modo che lui e quelli come lui non debbano più rischiare di finire sotto processo. Perché poi i soliti comunisti, arcobaleni, dipietristi, grillini etc non perdono occasione per dargli contro!
"Il primo punto della riforma della giustizia sarà l'immunità parlamentare". A seguire poi la riforma del Csm, la separazione delle carriere tra giudici e pm e la riforma dei codici penali e di procedura. Questo è quanto ha dichiarato il premier Berlusconi alla presenza dei giornalisti in un albergo di Roma, assieme agli eurodeputati del PDL.
Insomma, le regole cambieranno tutte. Ciò che finora era reato magari presto non lo sarà più e ben presto ciò che era lecito, legittimo, costituzionalmente ineccepibile, magari tra qualche mese sarà vietato. Chissà con quali pene...
Per non smentire il suo alto senso dello stato e l'attenzione alle pratiche democratiche, ecco che ribadisce anche la sua proposta per la legge elettorale europea: sbarramento al 5% e liste bloccate! E il PD come risponde? Bisogna dialogare... "Il 3% sarebbe meglio".
PS: Martedì il caro Imagine, del blog Dal letame nascono i fiori, ha degnato me e il mio blog del Premio Brillante Weblog! In tutta sincerità, non trovo le parole adatte per esprimergli tutta la mia gratitudine (e anche quel briciolo di orgoglio) per la scelta. E pertanto mi limito ad un sentitissimo grazie di cuore!!
Ho perso un sacco di tempo nel cercare di fare una lista dei blog che anch'io avrei voluto premiare a mia volta, ma dopo ore e ore di amletiche scelte ho rinunciato. Non mi è stato proprio possibile. Avrei finito per includere tutti gli straordinari "compagni di blogging" che mi ritrovo ad avere, ed il premio avrebbe un po' perso il suo significato.
In compenso, approfitto per invitare, ancora una volta, tutti i miei lettori a fare un salto sui tanti blog presenti nella mia lista, che con determinazione e con molta passione portano avanti una piccola grande battaglia per una vera informazione in questo paese.
PPS: Un consiglio "giornalistico". Date un'occhiata all'articolo di "El Pais" sul revanscismo fascista in Italia. Accuratamente tradotto dai cari compagni di blogging di Che dicono di noi
mercoledì 16 luglio 2008
Ingiustizia è fatta!

Foto: Verdi
E' difficile trovare le parole per commentare una sentenza come quella dell'altro ieri. Forse è impossibile. Soprattutto considerando che quello sulle torture alla caserma di Bolzaneto doveva essere il processo più semplice per l'accusa.
Di certo è inutile commentare ancora quanto accadde in quei terribili giorni a Genova. Di quella mattanza si è detto e si è scritto tanto. E chi finora non ha voluto vedere la realtà dei fatti, di certo non la vedrà oggi con un mio post riepilogativo.
Posso magari consigliare di fare un salto sul sito di Indymedia, la vera rete di informazione di quei giorni, senza la quale numerosi pestaggi, attacchi, massacri perpetrati da forze dell'ordine, manovrate ad arte da diosolosachi (possiamo però immaginarlo), non sarebbero forse mai venuti alla luce.
Altrimenti potete dare uno sguardo, se non l'avete già fatto, ai numerosi documentari video che girano liberamente in rete o ai tanti e tanti libri scritti sulla sospensione della democrazia che avvenne in quel mese di luglio del 2001.
Quel giorno la democrazia non aveva diritto d'asilo. La legge del più forte e del più potente era l'unica a comandare. Il diritto umano era un concetto da comunisti, da no global, uno slogan per sporchi pacifisti. Non era più un caposaldo giuridico.
Quanto avvenuto il 19, 20, 21 e 22 luglio a Genova fu un vero e proprio colpo di stato.
Quel giorno il governo e le istituzioni di questo paese diedero il via alla legittimazione della violenza contro il suo popolo.
Quel giorno centinaia e centinaia di persone furono costrette a pagare un prezzo per colpe che non avevano. Quelle persone, in quei momenti, avrebbero preferito essere degli animali bastonati. Qualcuno, forse solo per un attimo, desiderò anche di essere morto.
Quel giorno Gianfranco Fini assisteva divertito ai tragici avvenimenti, comodamente seduto nel quartier generale delle forze dell'ordine, istituito per l'occasione in città.
Quel giorno una quantità impressionante di poliziotti e carabinieri sfogavano le loro frustrazioni su gente inerme ed indifesa, guardandosi bene dall'andare a fermare chi si stava macchiando di reati contro il patrimonio pubblico.
Quel giorno diverse bestie, animali, scarafaggi con gambe e braccia e divise tono su tono in blu o in nero, decidevano che era giusto torturare fino allo stremo persone inermi, che era giusto ingiuriare, offendere ed insultare ragazze e ragazzi di 18-20 anni, che era giusto far sì che decine di persone fossero costrette a farsi i bisogni addosso, che era medicalmente corretto strappare piercing a mani nude.
Quel giorno la tortura era ammessa e lo è tuttora. Perché quella strage avvenne in un paese che non prevede il reato di tortura e che spesso lascia le sentenze in mano a giudici che decidono che l'abuso d'ufficio doloso non c'è stato!
Quel giorno morì una persona.
Oggi di persone, invece, ne sono morte a migliaia. Oggi hanno privato di un pezzo di vita tutti coloro che in quei giorni scesero in piazza pacificamente per contestare i capi di stato e di governo riunitisi a spartire il mondo. E anche coloro che fisicamente non c'erano, ma che erano lì col cuore.
C'è una fetta di nazione a cui oggi è stato tolto il diritto alla giustizia.
Qui di seguito presento l'elenco dei macellai che la giustizia ha riconosciuto essere persone degne di non essere definite tali. A tale elenco andrebbe aggiunto ad honorem, prima ancora di ogni sentenza, l'allora capo della polizia Gianni De Gennaro, tuttora rinviato a giudizio per istigazione alla falsa testimonianza. Assieme a lui, dovrebbero essere inseriti tutti i vari responsabili delle reti di comando, soprattutto quella politica, una rete che grazie al rifiuto di istituire una commissione d'inchiesta, non si svelerà mai.
Nessuno dei seguenti massacratori farà un solo giorno di carcere. Molti di loro in questi anni hanno avuto anche diverse promozioni.
- Barbara Amadei (poliziotto/agente di polizia penitenziaria): 9 mesi
- Aldo Amenta (medico): 10 mesi
- Gaetano Antonello (poliziotto/agente di polizia penitenziaria): 1 anno e 3 mesi
- Matilde Arecco (ispettore/sovrintendente della Polizia di Stato): 1 anno
- Antonio Biagio Gugliotta (ispettore di polizia penitenziaria): 5 anni di reclusione
- Alfredo Incoronato (poliziotto/agente di polizia penitenziaria): 1 anno
- Daniela Maida (ispettore superiore della polizia di Stato): 1 anno e 6 mesi
- Natale Parisi (ispettore/sovrintendente della Polizia di Stato): 1 anno
- Giuliano Patrizi (poliziotto/agente di polizia penitenziaria): 5 mesi
- Alessandro Perugini (vicedirigente Digos questura di Genova): 2 anni e 4 mesi
- Massimo Luigi Pigozzi (assistente capo della Polizia di Stato): 3 anni e 2 mesi
- Anna Poggi (commissario capo della polizia di Stato): 2 anni e 4 mesi
- Giacomo Toccafondi (medico): 1 anno e 2 mesi
- Mario Turco (ispettore/sovrintendente della Polizia di Stato): 1 anno
- Paolo Ubaldi (ispettore/sovrintendente della Polizia di Stato): 1 anno
lunedì 14 luglio 2008
Il nemico alle porte

Credo che Del Turco mai e poi mai avrebbe potuto immaginare chi sia stato l'artefice della denuncia e l'arresto a suo carico. A volte un uomo politico vede nemici ovunque, la paranoia spesso può prendere il sopravvento, ma in tutta sincerità mai e poi mai il Presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco avrebbe potuto immaginare chi è stato a portare alla luce tutto quanto.
La Procura di Pescara ha ribadito che le accuse sono praticamente palesi, inconfutabili. "Ci sono le prove. Stavano distruggendo la sanità in Abruzzo" è quanto dichiara il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi.
Ma chi ha fornito alla procura queste prove?
Oggi i quotidiani facevano il nome di Vincenzo Angelini, un imprenditore del settore della sanità che possiede diverse cliniche nella Regione, arrestato in precedenza per lo scandalo "sanità" in Abruzzo. A quanto pare però lui non avrebbe fornito prove, ma solo testimonianze utili per le ricostruzioni.
Allora chi?
Qualcuno di insospettabile. A quanto pare, a fornire documenti schiaccianti contro il Presidente Del Turco è stato un partito della sua maggioranza: il Partito della Rifondazione Comunista! Furono gli unici a contestare allora i dubbi pagamenti che la regione avrebbe dovuto saldare verso le cliniche private abruzzesi in virtù di inesistenti crediti detenuti da tali cliniche.
Dopo le interrogazioni presentate a Del Turco, che mai ottennero risposta, Rifondazione firmò esposti che hanno dato il via (o accelerato) le indagini sui ricoveri nelle cliniche private. Tali esposti sfociarono il 29 giugno del 2007 in una denuncia presentata dal segretario regionale di Rifondazione, Marco Gelmini, alle 4 procure abruzzesi.
A quanto pare, il documento presentato alle procure, ricco di dati e elementi importanti, avrebbe aiutato gli inquirenti a districarsi nel mare magnum di dati.
Nei seguenti link potete trovare un'attenta e dettagliata ricostruzione dei fatti, nonché i vari dati ed esposti presentati da Rifondazione Comunista. Il tutto, raccolto dal sito di cronaca abruzzese Prima da noi
Arresto Del Turco, dalla cena di capretto alle denunce di Rifondazione
Il documento contestato del 2004 che dà il via alla prima cartolarizzazione
Tutti i dati e gli esposti di Rifondazione
Colgo l'occasione per porre l'attenzione sullo squallido esempio di giornalismo presentato oggi dal quotidiano L'Unità, che sempre più cerca di diventare "Il Giornale" del PD. Vi prego di guardare la collocazione della notizia sull'arresto di Del Turco nella homepage, a dispetto di quanto fatto da tutti gli altri quotidiani che le hanno naturalmente dedicato l'apertura. Signore e signori... QUARTA NOTIZIA!
Due partiti, una sola anima

Foto: Corriere
Questo post è dedicato a coloro che pensano che, in fondo, esistono ancora delle differenze tra i due grandi partiti di questo paese. Che magari il PD non ha la forza di fare opposizione, ma quantomeno non è il partito dei corrotti e dei corruttori.
Il tema di oggi mi tocca anche molto da vicino, in quanto stiamo parlando della mia regione, l'Abruzzo.
Proprio questa mattina, il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco (PD) è stato arrestato dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'inchiesta sulla sanità condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere, truffa, corruzione e concussione per gestione privata nella sanità.
Assieme a lui sono stati condotti in carcere:
- il segretario generale della presidenza, Lamberto Quarta (PD)
- l'assessore alle attività produttive Antonio Boschetti (PD)
- l'amministratore delegato di Humangest Gianluca Zelli
- il capogruppo del PD al Consiglio Regionale Camillo Cesarone
- l'ex direttore ASL di Chieti Luigi Conga
Agli arresti domiciliari sono invece finiti:
- l'ex presidente della finanziaria regionale Giancarlo Masciarelli
- l'ex assessore alla Sanità Vito Domenici (PDL)
- l'assessore alla Sanità, Bernardo Mazzocca (PD)
- il capo segreteria per l'assessorato alla sanità Angelo Bucciarelli (PD)
A Francesco Di Stanislao, direttore dell'Agenzia Regionale Sanitaria, è stata applicata la misura del divieto di dimora a Pescara. Nel complesso, sono trentacinque le persone sottoposte ad indagine. Durante gli arresti, eseguiti durante la notte, è stata anche perquisita la casa del governatore.
Le somme della presunta concussione e corruzione arriverebbero a cinque milioni e ottocentomila euro, vi sarebbero stati movimenti di denaro per circa 14 milioni di euro, di cui 12,8 già consegnati
Tra i reati contestati ci sono l'associazione per delinquere (Masciarelli, Donenici, Conga, Boschetti, Del Turco, Quarta, Cesarone, Mazzocca, Bucciarelli Di Stanislao), il riciclaggio (Zelli), la concussione (Domenici, Masciarelli, Del Turco, Cesarone, Quarta, Bucciarelli, Boschetti, Conga) in danno dell'imprenditore della sanità Vincenzo Maria Angelini anche egli indagato ma nei confronti del quale il Gip non ha ritenuto, per la importante collaborazione di disporre la misura cautelare richiesta, la corruzione (Del Turco, Cesarone), oltre alla truffa aggravata, falso, abuso d'ufficio ed altro.
Vi abbiamo presentato, signore e signori, l'Italia del partito unico PD(L).
Onde evitare critiche, accuse ed oscuramenti che tanto vanno di moda in questo periodo, tengo a precisare che quanto detto finora avrà un resoconto definitivo solo nel momento in cui verrà letta la sentenza finale. Detto questo, un Presidente di Regione dietro le sbarre, il suo significato intrinseco, comunque, ce l'ha.
sabato 12 luglio 2008
Distraction

Foto: La Stampa
Torno dopo una piccola pausa di 3 giorni fuori città e lontano da internet. Devo ammettere che contavo di tornare e di commentare qualche notizia nuova nuova, qualcosa che non avesse nulla a che fare con quanto accaduto negli ultimi giorni. Confidavo nel fatto che potesse venir su qualche avvenimento carico di ottimismo.
Ma come temevo, in effetti, non è così!
E mi ritrovo a leggere la solita valanga di pessime notizie.
Torno per scoprire che i miei timori erano fondati: il sito di Sabina Guzzanti è stato oggetto di attacco telematico da parte di ignoti. Qualcuno che evidentemente ha molto a cuore il diritto alla libertà di espressione. Torno per vedere che un altro sito è diventato improvvisamente chiuso: quello del fratello di Sabina, l'altrettanto noto comico satirico Corrado Guzzanti. Anche lui, sostenitore della manifestazione dell'8 luglio.
Torno per scoprire l'ennesimo scontro diplomatico tra Italia e Spagna. Ora è sufficiente un delitto dei più classici, per creare uno scontro politico. In questi giorni la copertura mediatica data dalla stampa italiana all'efferato delitto compiuto in terra spagnola e le continue critiche all'operato della polizia spagnola e i tanti dubbi posti sono stati senza precedenti! Un conflitto mondiale l'avrebbero trattato con meno interesse...
Alla domanda di un giornalista sull'operato della polizia catalana e sulle critiche dall'Italia, il ministro degli interni della Catalogna, Joan Boada ha risposto "La polizia funziona e ha funzionato. I risultati sono stati ottenuti e sono là, a riprova del suo efficace e rapido funzionamento. Suppongo che in questo modo la stampa italiana si è liberata dal compito di criticare il signor Berlusconi per la "animaladas" che ha in questo momento con la politica interna nel suo Paese. E, al tempo stesso, i media che gravitano nell'orbita di Berlusconi preferiscono affrontare altri argomenti, piuttosto che quello che succede alla politica interna italiana e dedicarsi piuttosto a criticare la polizia catalana. È stato utilizzato questo caso truculento".
La risposta più bella? Quella del ministro per la gioventù Giorgia Meloni: "Evidentemente Boada non sa che la stampa italiana non è assolutamente nelle mani del presidente del Consiglio. Anzi, spesso gli è fortemente ostile".
A chi dareste ragione, così di primo acchito?
Torno per scoprire che il governo ha deciso di mettere praticamente da parte la blocca processi, snaturandola totalmente e facendola diventare un provvedimento quasi sensato. Il che sarebbe una buona notizia, se non l'avessero fatto mezzo minuto dopo aver approvato alla Camera il lodo Schifezza, pardon Schifani bis, altrimenti noto come Alfano, che sospende i processi, per tutta la durata del mandato, alle 4 più alte cariche dello Stato.
Tanto per rimarcare che non sono provvedimenti scelti ad arte per il signorino Berlusconi!
Torno per leggere dei nuovi provvedimenti in Finanziaria by Tremonti.
Torno per vedere che oltre ai licenziamenti previsti nella pubblica istruzione, oltre all'aver previsto un aumento della pressione fiscale nei prossimi 3 anni, oltre ad aver cancellato la normativa che impediva di far firmare lettere di pre-licenziamento ai lavoratori assunti così da tenerli sotto ricatto per tutto il periodo lavorativo, ora sono previsti tagli impressionanti nell'ambito della sanità: ticket sanitari anche a carico delle categorie ora esenti (anziani con patologie invalidanti, malati oncologici, etc, a prescindere dal reddito), riduzione dei posti letto ospedalieri, taglio del personale sanitario, medici, infermieri e tecnici, e tanto altro ancora.
Torno per scoprire che l'Europarlamento ha censurato l'Italia per l'intenzione di voler prevedere la raccolta e la registrazione delle impronte digitali ai bambini rom. L'Europa teme una deriva pseudo-nazista nel voler approvare provvedimenti "ad generem" (razziali o razzisti, interpretate come volete). Qualcuno minaccia anche di prendere provvedimenti, in caso di approvazione del provvedimento, che potrebbe sfociare un giorno anche nell'espulsione dalla Comunità Europea.
Torno per sentire l'ennesima dichiarazione "ad minchiam" del leader dell'opposizione Walter Veltroni (so che fate ancora difficoltà a metabolizzare l'idea, ma Veltroni è il leader...) sulla manifestazione dell'8 luglio: "Obama non avrebbe partecipato".
Obama non avrebbe lasciato che Berlusconi facesse ogni porcata partorita dalla sua mente, completamente indisturbato. Obama non avrebbe contribuito a buttare giù il governo cui partecipava il suo partito. Obama non avrebbe fatto fuori i partiti della sinistra, se li avesse avuti come alleati. Obama avrebbe fatto una battaglia interminabile per le questioni di giustizia. Obama probabilmente non sarebbe sceso in piazza, è vero, perché negli Stati Uniti d'America un Berlusconi, un uomo con quel potere mediatico e finanziario, pluri-indagato e pregiudicato, in politica non avrebbe potuto mettere piede nemmeno per sbaglio!
mercoledì 9 luglio 2008
La pagliuzza e la trave

Foto: Repubblica
Ci risiamo.
L'armata brancaleone dei giornalisti nazional-istituzionali si è rimessa in moto. C'era da aspettarselo, d'altronde. Sono bastate un paio di frasi dette da Sabina Guzzanti e da Beppe Grillo, per creare una polemica che non finirà mai.
Non voglio entrare nel solito bailamme del balletto di cifre sulla manifestazione (100 mila per gli organizzatori, 15 mila per la questura, 1000 per Berlusconi, 4 per Emilio Fede). E' del tutto irrilevante. Si sono istituite manifestazioni parallele in altre piazze d'Italia e su internet molti siti internet hanno trasmesso la diretta integrale. Mettersi a contare le persone in piazza è un impegno che lascia il tempo che trova.
In ogni caso la manifestazione è un successo. Se non altro perché la cronaca della giornata ha occupato le prime pagine di tutti i quotidiani e l'apertura dei vari TG. Probabilmente se non ci fossero stati input sufficienti per montare una polemica, l'avrebbero facilmente ignorata o relegate nelle notizie di coda.
I vari ospiti che si sono succeduti sul palco hanno fornito il loro prezioso contributo alla manifestazione. Ma quest'oggi, come d'altra parte era logico aspettarsi dai media italiani, non si parla d'altro che degli "insulti di Sabina Guzzanti al Papa e al ministro Mara Carfagna" e "gli attacchi di Grillo a Napolitano". E i temi della manifestazione non contano più niente...
Partiamo con ordine. Gli insulti di Sabina Guzzanti.
Sabina ha attaccato con un certo ardore sia il ministro Carfagna che il Papa. Non sia una giustificazione (perché proprio non ce ne sarebbe bisogno!), ma prima di gridare alla sovversione, sarebbe utile ricordare che Sabina Guzzanti è una comica, un'autrice satirica.
"A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t'ha succhiato l'uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio"
E inoltre: "Ma tra vent'anni Ratzinger sarà morto, sarà dove deve stare, all'inferno tormentato da diavoloni frocioni attivissimi".
Toni forti? Sicuramente. Frasi evitabili? Senza dubbio. Ma non spetta a noi stabilirlo. Fuori luogo? Abbastanza. Il senso della manifestazione era un altro. Ingenuità? Possiamo anche dire di sì, soprattutto conoscendo le scontate reazioni della stampa.
Ora però immaginate che la battuta sulla Carfagna fosse stata fatta sulla Lewinsky e quella sul Papa fatta su Giuliano Ferrara. Pensate anche voi che le reazioni sarebbero state diverse? Forse anche per la comicità non c'è uguaglianza tra i cittadini. Ci sono persone su cui si può fare ironia e altre su cui si può fare meno.
"Non si dileggia così il Papa!". Parola di coloro che difesero strenuamente la libertà di satira a proposito delle vignette su Maometto!
Ma ciò che rende il tutto ancora più comico è che negli ambienti politici, i malumori maggiori non sono nati per ciò che ha detto Sabina Guzzanti. Dobbiamo passare, infatti, ai cosiddetti "insulti ed attacchi di Grillo a Napolitano e a Veltroni".
La prima frase contestata a Grillo è la seguente: "Io Morfeo non l'ho mai offeso, lui sonnecchia. Però firma delle cose... Per esempio, un provvedimento per la banda dei quattro. Ve lo immaginate Pertini che firma una cosa per rendersi immune dalla giustizia? Io non lo immagino, così come non immagino Ciampi e Scalfaro. Chi è quest'uomo qua? Quando c'era la gente in piazza a Chiaiano, lui dov'era? A Capri, a sentire musica con due inquisiti, Bassolino e la moglie di Mastella".
Dove sono gli insulti? Attacchi? Ha riferito un suo giudizio sull'operato del Presidente della Repubblica, riferendosi a dati di fatti noti e stranoti. Che poi li si voglia sottoscrivere o condividere è un'altra questione. Ma dov'è il crimine in tutto questo?
La seconda, su Veltroni: "'Topo Gigio' in tre mesi ha fatto cadere il governo Prodi, ha perso Roma e ha disintegrato i partiti della sinistra. È il più grande alleato dello psiconano".
Le reazioni.
Anna Finocchiaro (PD): "Manifestare contro i provvedimenti del governo è legittimo, attaccare il Presidente della Repubblica è inaccettabile".
Walter Veltroni (PD): "Quello che è per me intollerabile è ascoltare gli attacchi al capo dello Stato. Giorgio Napolitano sta garantendo, in un momento difficile, il rispetto della Costituzione con rigore e determinazione. Le sue scelte sono e saranno da noi condivise".
Giovanni Bachelet (PD): "Ho abbandonato piazza Navona quando Grillo ha attaccato Napolitano e, a ruota, gli immigrati rumeni. Leggo che dopo è andata anche peggio. Peccato". Approfitto per chiedere a Bachelet quale attacco di Grillo agli immigrati ha ascoltato? La critica al provvedimento sulle impronte digitali ai bambini rom forse?
Leoluca Orlando (IDV): "Non si può che condannare e prendere le distanze da chi puerilmente ha corroso un'espressione di democratico dissenso offendendo il capo dello Stato".
Signore e signori. L'operato del Presidente della Repubblica è fuori discussione. Non si critica. E' un attacco. E' vilipendio. E' un reato! Siete abituati a criticare l'operato dei politici? Beh, quello del Presidente non si può toccare.
Una maschera di perbenismo che copre il reale volto della censura.
Un consiglio. Quando vorrete di nuovo esprimere il vostro voto barrando un cerchietto su una scheda elettorale, ricordatevi delle dichiarazioni di questi quattro signori. Poi leggete l'articolo 21 della Costituzione ("Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero") e l'articolo 3 ("Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale"). Pensate che il Presidente della Repubblica è un comune cittadino. Ricordate di nuovo ciò che hanno detto questi signori. E poi votate!
PS: da circa 30 minuti dopo il suo intervento sul palco di Piazza Navona, il sito di Sabina Guzzanti risulta irraggiungibile. Spero non si tratti di oscuramento. Urgono spiegazioni!
martedì 8 luglio 2008
Diretta TV
Diretta TV della manifestazione di oggi a Piazza Navona!
La sezione commenti è libera a tutti coloro che vogliono lasciare un pensiero sulla manifestazione.
Commentate in LIBERTA'!
lunedì 7 luglio 2008
Selezione all'ingresso

Questo locale si riserva il diritto di effettuare la selezione all'ingresso.
Quante volte vi è capitato di ascoltare o leggere questa frase? E' una politica tipica di diversi locali (soprattutto quelli più "in"), molto odiosa a dire il vero. Spesso chi si occupa di questo compito, lo fa anche in maniera del tutto scriteriata. Ma da un locale privato te lo aspetti. Lo tolleri.
E se una cosa del genere venisse fatta in un luogo pubblico? Ad esempio una piazza?
Che ne direste se un tizio (o qualche tizio) decidesse, tanto per fare un esempio... domani, in una piazza di una città che ipotizziamo essere Roma, di allestire un palco per una manifestazione e di decidere chi può salire e chi no?
Anche in questo caso non c'è nulla di male, in fondo. Non possono mica prendere la parola tutti i presenti in piazza!
Presento, quindi, qui di seguito l'elenco degli "iscritti a parlare" alla manifestazione di domani.
- Gli organizzatori: Francesco "Pancho" Pardi (senatore IDV), Giuseppe Giulietti (deputato IDV), Paolo Flores D'Arcais (direttore della rivista Micromega, l'organizzatrice ufficiale della manifestazione), Furio Colombo (senatore PD).
- Esponenti della cosiddetta "società civile": Andrea Camilleri, Lidia Ravera, Rita Borsellino, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Moni Ovadia, Ascanio Celestini e Beppe Grillo (in video-conferenza).
E' stata espressamente chiesto ai vari esponenti politici che intendessero aderire di rinunciare alle bandiere di partito. Dev'essere una manifestazione della società, non dei partiti. Queste sono le intenzioni.
Ciò nonostante, le adesioni dei politici sono state numerose: Antonio Di Pietro (IDV), Oliviero Diliberto e Katia Belillo (PDCI), Paolo Ferrero, Pietro Folena e Antonello Falomi (PRC), Giorgio Cremaschi (FIOM), Claudio Fava (SD), Salvatore Cannavò (SC), Arturo Parisi (PD) (quest'ultimo contravvenendo alle indicazioni date dal suo partito), Marco Ferrando (PCL), Angelo Bonelli (Verdi).
Non vorrei utilizzare una frase vergognosamente impregnata di qualunquismo, ma tutti conosciamo le manie di protagonismo che in genere caratterizzano gli uomini politici del nostro paese. Qualcuno magari vorrebbe parlare.
Però si è chiarito che la manifestazione non vuole essere politica (sebbene i 3 organizzatori siano tutti e 3 dei parlamentari). Anche perché, se si decide di far parlare qualcuno, poi giustamente vorranno parlare dal palco un po' tutti.
Quindi non parla nessuno? Certo che no! Qualcuno parlerà!
Parlerà Antonio Di Pietro. Ma, senza dubbio, è uno strappo alla regola più che giustificato. In fondo, anche se non risulta tra gli organizzatori, è stato il più strenuo sostenitore della manifestazione, dal giorno dell'annuncio. Ci può stare. E' una sorta di organizzatore "ad honorem". Non credo che qualcuno possa obiettare se per l'onorevole Di Pietro si fa un'eccezione.
Però non finisce qui! Gli organizzatori ci hanno riservato una sorpresa niente male! Parlerà dal palco anche Arturo Parisi, ex-ministro della difesa del governo Prodi e tra gli esponenti di spicco del malridotto Partito Democratico.
Lungi da me mettere in dubbio l'onestà intellettuale di Arturo Parisi. E' evidente la sua volontà di aderire alla manifestazione, dal momento che così facendo contrasta la decisione presa dal PD. Ed inoltre è stato anche tra i meno teneri con Veltroni in questo periodo, all'interno del suo partito.
Pertanto, senza alcun intento pretestuosamente critico, qualcuno mi saprebbe spiegare il significato della presenza sul palco di Arturo Parisi? Non nego l'utilità della sua importante presenza nella manifestazione, ma in base a quale criterio si è deciso che egli parlerà sul palco assieme a Travaglio, Guzzanti, etc e non, ad esempio, un Ferrero, un Cremaschi o un Bonelli, che hanno aderito alla manifestazione anche loro dal primo momento, senza neanche avere riserve? Riserve che invece Parisi in parte ha tuttora, ma che comunque usufruirà di questo "privilegio".
E così, di fatto, sul palco, degli esponenti politici, parleranno solo quelli che siedono in Parlamento. Non vorrei che anche in manifestazioni di questo tipo, il peso politico del partito che si ha alle spalle possa avere una certa importanza. Spero proprio che non sia così. Lo spero per le milioni di persone che in questo momento stanno sostenendo questa manifestazione ed il suo profondo significato al 100%.
In ogni caso, un dettaglio di questo genere, per quanto poco piacevole o non condivisibile, resta comunque tale. Un dettaglio. E poco va a cambiare dell'importante significato della manifestazione di domani. Pertanto, auguro un buon 8 luglio a tutti coloro che parteciperanno, a coloro che vorrebbero ma per qualche motivo non possono andare, ma soprattutto a coloro che non vogliono andarci. Con la speranza che per coloro che ancora non avvertono i pericolosi passi indietro che da tempo il nostro paese percorre, questa manifestazione possa essere un primo passo per una sorta di presa di coscienza.
E che possano un giorno capire che la contestazione, la protesta, quando avvengono civilmente, sono l'anima della democrazia.
sabato 5 luglio 2008
Uno strano concetto di sicurezza

007.
Non è il numero di matricola di un agente segreto dell'MI6. Non è nemmeno un codice segreto. Anzi, è un codice decisamente "pubblico". E' il numero che contrassegna all'interno della manovra di bilancio del governo, il capitolo di spesa relativo ad "Ordine pubblico e sicurezza". Non si può certo dire che al governo manchi la voglia di scherzare...!
Ma nessuno si è degnato di riferire il contenuto di questo capitoletto della manovra targata Tremonti.
Il governo che ha lottato a spron battuto in campagna elettorale sul tema della sicurezza, riempiendo intere dichiarazioni sulla lotta alla criminalità, che ha lanciato una lotta senza quartiere ai criminali (preferibilmente stranieri), ha fatto un dietro-front clamoroso per quanto riguarda i fondi da destinare alle forze di pubblica sicurezza del paese.
Oltre 500 milioni di euro di tagli, che andranno a ridurre drasticamente le disponibilità economiche delle forze di polizia. Con quali conseguenze? E' presto detto: taglio del turn-over (ogni 10 pensionati, una nuova assunzione) e riduzione netta degli organici, sforbiciata alle risorse finanziarie, dai carburanti alla manutenzione delle auto di servizio, stretta sugli straordinari.
Quali sono le previsioni secondo il sindacato SILP degli agenti di polizia? 1611 agenti in meno nel prossimo anno.
Nel 2012 le forze in servizio subiranno un calo rispetto ad oggi pari a 6689 unità. Se si considera, inoltre, che secondo le stime dei rappresentati degli agenti di polizia, le carenze di organico solo oggi ammontano a circa 9000 elementi, il quadro diventa ancora meno piacevole. E tutto questo senza parlare di taglio di commissariati, posti di polizia, autovetture. Alla faccia della lotta alla criminalità!
Ora mettete in relazione questo provvedimento economico con quello sulla sospensione dei processi per un anno. Aggiungete la cancellazione delle intercettazioni come metodo d'indagine giudiziario e come entità probatoria nei processi. Sommate il provvedimento che prevede il carcere per gli immigrati irregolari anziché l'espulsione, assieme all'impossibilità di poter cercare lavoro regolarmente in Italia e al conseguente favoreggiamento dell'accesso nel "bel paese" in maniera irregolare.
Riflettete su tutto questo. Vi sentiti più sicuri adesso, vero?
PS: Il commissario dell'UE alla concorrenza, Neelie Kroes, ha ritenuto incomplete le risposte fornite dal governo italiano alle 20 domande poste sul problema della concorrenza televisiva in Italia. Tra i quesiti, spiccava il seguente: "Qualora si dovesse ritenere che sia ancora in vigore l'autorizzazione a proseguire le trasmissioni in tecnica analogica per gli operatori che non sono titolari di una concessione analogica (ossia Rete4, nda), si prega di indicare quali eventuali misure le autorità italiane intendono adottare per porre fine a tale autorizzazione".
Misure che il governo dovrà adottare per risolvere il problema Rete 4! Sono proprio dei burloni questi europei. Con che sfrontatezza ci chiedono queste cose!!
Intanto, in virtù della mancanza di risposte e di provvedimenti del governo sulla annosa questione delle frequenze televisive e dell'abusivismo di Rete 4, si prevede un accorciamento dei tempi per l'avvio della procedura d'infrazione per l'Italia, con relative multe!
Ma non vi preoccupate, i soldi ci sono. Il governo ha previsto un aumento della pressione fiscale di oltre un punto percentuale nel corso dei prossimi 4 anni! Viva viva!





















