domenica 31 agosto 2008

Intercettatemi!



Non ha funzionato. Il piano sembra aver fatto acqua da qualche parte. Ma non sarebbe la prima volta. I piani strategici di Silvio molto spesso non danno i frutti sperati.
Come quando si dannò per fare qualche favore qua e là a senatori del PD per portarli dalla sua parte, quando invece, chissà, magari bastarono i finanziamenti dati all'Udeur di Mastella e a Rinnovamento Italiano di Dini per portarli dalla sua parte!
Come quando annunciò ad alta voce l'inevitabile spallata al governo Prodi, provocando null'altro che lo sfaldamento della sua coalizione.

Questa volta il piano pubblicitario ricalca la stessa falsa riga dei precedenti. E anche il risultato sembra essere lo stesso. Un buco nell'acqua. Magari l'obiettivo lo raggiungerà comunque, come ha sempre fatto, ma non come pensava lui.

Ma partiamo con calma.
La procura di Bolzano da tempo porta avanti un'inchiesta per corruzione e riciclaggio sulla vendita dell'Italtel (allora appartenente all'IRI, istituto presieduto da Romano Prodi) alla Siemens avvenuta negli anni '90. Si ipotizza una possibile tangente da 5 milioni versata dalla Siemens alla Goldman Sachs (società dove hanno lavorato tempo fa Prodi e alcuni suoi consulenti nel governo) per favorire tale vendita al colosso tedesco delle comunicazioni.
Ma come accade spesso nelle intercettazioni, da un'indagine si finisce per scoprire dell'altro. E' una caratteristica di molte indagini e andrebbe ricordato a Berlusconi e ai suoi fedeli quando ipotizzano di circoscrivere le intercettazioni ai soli reati di mafia e terrorismo.

In ogni caso, Panorama riesce ad ottenere stralci di queste intercettazioni.
Cosa si legge sulle trascrizioni pubblicate dal settimanale di Berlusconi? Che Romano Prodi era impegnato a valutare se fosse possibile dare fondi per attività di ricerca scientifica al suo consuocero Pier Maria Fornasari, primario del Rizzoli di Bologna, e a dare una mano in via del tutto privata per alcuni affari economici ed imprenditoriali del nipote Luca.
Rilevanza penale? Assolutamente no. Lo dice Panorama stesso.

Cosa significa tutto questo, allora?
Semplicemente, il settimanale di proprietà dei Berlusconi pubblica intercettazioni a carico di Romano Prodi come fossero rivelazioni sensazionali, salvo scoprire che, almeno per il momento, non dicono nulla. Però tutti i quotidiani entrano nel trappolone e pubblicano la notizia in prima pagina.
Berlusconi non perde un solo istante di tempo ed esprime la sua totale solidarietà a Romano Prodi, punta l'accento sulla magistratura che intercetta tutti e non solo lui e ribadisce l'impegno a rendere ancora più restrittiva la legge sulle intercettazioni appena proposta.

La palla adesso sta al PD. Berlusconi sta già pregustando il momento in cui si leverà l'alzata di scudi contro le intercettazioni, in difesa di Romano Prodi, l'attacco all'uso indiscriminato delle intercettazioni e la proposta di collaborare ad una nuova legge che ne restringa notevolmente l'utilizzo.
Purtroppo per lui questo non accade. Non accade perché prima che Veltroni o altri del PD possano aprire bocca, c'è lo stesso Prodi (sempre PD) ad anticiparli.
"Nessun problema, intercettatemi pure", dichiara. E aggiunge: "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l'inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama non vorrei che l'artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo, la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie".
"Da parte mia non c'è alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche".

Fine del piano. Per l'ennesima volta Prodi, senza alcun evidente ruolo politico attuale, ha fatto più opposizione a Berlusconi in una sola mossa di quanto ne abbia fatta Veltroni e l'intero PD negli ultimi mesi.
La dimostrazione? La dichiarazione di pieno sostegno a quanto detto da Berlusconi da parte di Antonio Polito, direttore del Riformista e senatore PD, e quella del ministro-ombra Lanfranco Tenaglia, in cui apre al confronto su norme più restrittive in tema di tutela della privacy, un modo politically correct di riferirsi a divieti di pubblicazione e arresti per gli autori.
Andrebbe spiegato a questi signori che quanto pubblicato da Panorama è già una violazione della legge, in quanto fanno riferimento a intercettazioni ancora secretate all'interno degli archivi della Procura di Roma e che, pertanto, costituisce reato da sempre.
Non c'è bisogno di nuove leggi. Basterebbe ricordarsi di quelle già esistenti.

venerdì 29 agosto 2008

Eroi a tempo


Foto: a sinistra Pio La Torre, a destra Vittorio Mangano. La collocazione sinistra/destra non era intenzionale, ma è involontariamente esplicativa.

Gli eroi cambiano con il tempo.
Ciò che poteva essere per i francesi la giovanissima Giovanna D'Arco nel 1400, Ernesto "Che" Guevara lo è stato per i giovani di tutto il mondo nello scorso secolo (e anche in quello attuale).
Siamo passati da Riccardo I d'Inghilterra a Mohandas Karamchand Gandhi.
2000 anni fa, una grande minoranza di questo pianeta portava avanti il messaggio di un rivoluzionario nato a Nazareth. Circa 2000 anni dopo, un'altra minoranza altrettanto grande vedeva nel dottor Martin Luther King un nuovo messia.
In Sicilia la figura dell'eroe popolare, nella lotta contro lo stato fascista, era incarnata dal bandito (e stragista) Salvatore Giuliano. 40 anni dopo gli eroi siciliani e nazionali erano diventati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (eroi non per tutti però...).
In tanti, volontariamente o involontariamente, hanno finito per ricoprire il ruolo di eroi civili nazionali. Nelle terre troppo spesso martoriate del sud d'Italia gli eroi non sono mancati.
E così, qualche anno fa, un politico, parlamentare comunista (figure quelle del "politico" e del "comunista" che ultimamente non godono di una eccessiva popolarità, figuriamoci unite in un sol uomo), finì per diventare un eroe nella lotta alla mafia.

Se oggi esiste un reato di "associazione per delinquere di stampo mafioso" (articolo 416 bis) lo dobbiamo quasi esclusivamente all'impegno di questo ostinato, idealista politico della sinistra che fu. Lo dobbiamo a Pio La Torre.
La sua battaglia per introdurre il reato di mafia e la sua proposta di confisca di tutti i beni dei condannati per mafia (che si tramuterà in legge solo dopo la sua morte grazie all'impegno dell'associazione Libera) furono sufficienti per decretare la sua condanna a morte.
La mafia non poteva permettere che politici così avessero la meglio. Una raffica di mitra fu sufficiente ad arginare il pericolo.

Il comune di Comiso nel 2007 (giunta di centrosinistra) decise di fare il minimo per quest'uomo, dedicando al suo nome l'aeroporto civile. Ciò che oggi può sembrare una scelta di buon senso, anche una pura formalità se proprio vogliamo dirla tutta, in verità non lo è.
E' una scelta pericolosa. Troppo faziosa. E così, un anno dopo, la nuova giunta di centrodestra ha preferito privarlo anche di questo onore. L'aeroporto non si chiamerà più "Aeroporto Pio La Torre", ma tornerà ad essere dedicato ad un eroe di guerra del governo fascista, morto nel 1936. Un comunista che lotta contro la mafia non ha diritto ad un aeroporto in Sicilia. Un eroe del fascismo sì.

Aspettiamo con ansia e trepidazione il giorno in cui decideranno di chiamarlo "Aeroporto Vittorio Mangano". L'eroe dei due mondi: Arcore e Sicilia.

Nella homepage di Megachip trovate un ottimo commento di Nadia Redoglia, su questo ennesimo scempio fatto alla già minima memoria storica del nostro paese.

mercoledì 27 agosto 2008

Angelucci, la famiglia azienda che unisce Fini e D'Alema


Nella foto Giampaolo Angelucci
Foto tratta da Pensiero Laterale



Riporto qui di seguito un'interessante articolo di Paolo Baroni, de La Stampa, sulla "onorevole" storia di questa "gloriosa" famiglia romana.


Angelucci, la famiglia azienda che unisce Fini e D'Alema

Un gruppo da 500 milioni di euro e l’ombra di un’inchiesta per tangenti in Puglia

Certo il capostipite, il dominus indiscusso del gruppo, è Antonino, ma a Roma tutti li chiamano al plurale: gli Angelucci. Ovvero l’onorevole Tonino, eletto la scorsa primavera in Lombardia tra le fila del Pdl, ed i suoi tre figli: Giampaolo, classe 1972, il più attivo nel gruppo, ed i gemelli Alessandro e Andrea di due anni più grandi. Loro sono i "re" della sanità romana, titolo che da anni si contendono con altri big del settore, da Ciarrapico ai Garofalo.
Oggi il gruppo, che fa capo ad una società domiciliata in Lussemburgo, la Tosinvest sa, vale 500 milioni di euro di fatturato di cui 200 arrivano dal settore della sanità, dalle cliniche alle residenze per anziani.

La storia di questa famiglia-azienda inizia all’incirca una trentina di anni fa quando Angelucci senior dismette i panni di portantino dell’ospedale San Camillo per rilevare assieme ad altri soci una casa di cura a Velletri. Di lì in avanti è tutto un crescendo. Sul fronte degli affari come delle amicizie politiche. Che spaziano da An (il fratello di Fini, Massimo, è da oltre 20 anni ai vertici di Tosinvest Sanità) agli ex Ds, a cominciare da Massimo D’Alema. Una relazione questa che risale ai tempi dell’ingresso nel capitale dell’"Unità" in tandem con Alfio Marchini e dell’operazione che portò la Tosinvest a rilevare debiti e palazzi dell’allora Pds salvando Botteghe oscure dal crack.

Al centro dell’impero c’è la cassaforte domiciliata nel Principato che mantiene la denominazione storica del gruppo, Tosinvest, sigla formata dalle prime due lettere (To e Si) dei nomi del fondatore Tonino e della sua prima moglie, Silvana Paolini. In Italia operano invece 5 sub-holding: una per le attività finanziarie, due società immobiliari, una nel settore editoria ed una per le attività sanitarie. Quest’ultimo, da sempre, è il core business del gruppo che in tutto conta su 25 strutture (13 nel Lazio, 11 in Puglia ed una in Abruzzo), 3000 posti letto, 2300 dipendenti (sui circa 4000 dell’intero gruppo) e 1000 medici. A guidarlo sono due manager esterni: Carlo Trivelli (presidente del Gruppo San Raffaele) e l’ad Antonio Vallone.

"La nostra idea - spiegava tempo addietro Gianpaolo Angelucci - è gestire le sanità come un’impresa". Cercando di crescere di dimensioni per aumentare le sinergie ed i margini di guadagno e partecipando "a tutte le gare per l’affidamento ai privati della conduzione dei centri di cura". Quella per una serie di residenze per anziani in Puglia, però, ad oggi si è rivelata un boomerang: Angelucci jr. è stato infatti accusato di aver versato una tangente da 500 mila euro («un contributo elettorale, è tutto in regola» spiegarono i legali del gruppo il giorno dell’arresto) all’allora presidente della Regione Raffaele Fitto. In più la magistratura, che ha da poco chiuso le indagini, ha disposto il sequestro di beni della Tosinvest per 55 milioni di euro, poi ridotti a sei.

Per crescere ed espandersi, decisivi sono stati gli investimenti finanziari. Una attività, questa, che è servita a cementare il rapporto con un banchiere del calibro di Cesare Geronzi, ma soprattutto a produrre ricche plusvalenze. Il primo passo è stato l’acquisto di Cofiri in tandem con Merloni, quindi l’ingresso nel capitale del Mediocredito centrale e poi, quando questo è stato assorbito da Capitalia, l’ingresso nel patto di sindacato della banca romana.

Ed infine l’ingresso nel capitale di Unicredit in seguito alla fusione Unicredit/Capitalia.
Al momento di liquidare la sua quota la Tosinvest si è così ritrovata con ben 430 milioni di euro di liquidità in più in cassa.I giornali sono un’altra grande passione di famiglia. "Per quanto mi riguarda - ha dichiarato nel 2003 Giampaolo a “Prima Comunicazione” - personalmente cerco i giornali perché mi piacciono, mi interessano". Come dire: chi ci accusa di usare la stampa per entrare nelle grazie dei politici si sbaglia di grosso.

Dopo una prima puntata nel capitale dell’Unità, da cui sono usciti nel 2000, sotto l’ombrello della Tosinvest oggi troviamo due testate: "Libero", il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, che ogni giorno vende in media 130 mila copie, ed il più piccolo, ma non meno dinamico, "Riformista". Risale allo scorso anno il ritorno di fiamma per il quotidiano dei Ds, per il quale Tosinvest aveva messo sul piatto ben 17 milioni di euro. Sfumata questa operazione, per l’ostilità manifesta della redazione e le tante pressioni politiche, gli Angelucci hanno deciso di puntare tutte le loro carte sul "Riformista" senza escludere però l'apertura di nuovi dossier. Dopo l’estate, intanto, partirà il rilancio del giornale diretto da Antonio Polito, che aumenterà foliazione ed organici e per il quale è previsto un investimento di circa 10 milioni di euro.

lunedì 25 agosto 2008

Qualcosa è cambiato


Foto: Rivoluzione liberale

20 aprile 2008, il giorno dopo lo stupro della studentessa del Lesotho avvenuto a Roma

"Rutelli mente sapendo di mentire. La responsabilità principale, se non assoluta, è del governo Prodi".

"Ci sono gli estremi per una denuncia per danni contro il Comune di Roma e le Ferrovie, perché proprio il Comune, rispetto agli impegni presi, non ha fatto nulla".

Fonte: Repubblica


Credo che Veltroni vada processato per il fatto accaduto alla studentessa alla stazione La Storta. E’ successa la stessa identica cosa della Reggiani. Tutti avevano denunciato l’insicurezza della stazione. Il Municipio, di centro destra, aveva segnalato al Comune, il 10 dicembre, che a La Storta c'erano gli stessi problemi di Tor di Quinto. Dopo Veltroni e i suoi assessori si sono impegnati per un piano di sicurezza delle stazioni. Ma li ci sono stato hanno messo solo 4 lampioni, non c'era nessuno, nessuno che lavorava, nessuno che sorvegliava”.

Fonte: Pupia.tv


23 aprile 2008

"E' stata una brutta pagina, queste cose non devono più accadere. Roma è una città in pericolo. Se non si può circolare tranquilli nelle strade, tutte le altre libertà sono in pericolo", per questo "c'è bisogno di una svolta".

Fonte: Alleanza Nazionale



24 agosto 2008, il giorno dopo l'aggressione (con stupro) ai danni dei due turisti olandesi

"Se due turisti vengono a Roma in bicicletta e si vanno ad accampare in un posto abbandonato da dio e dagli uomini dopo aver chiesto consiglio su dove mettere la tenda a un branco di pastori immigrati, ebbene è difficile garantire loro la sicurezza. La loro è stata una grave imprudenza".
"A parte il fatto che in Italia è vietato dalla legge fare campeggio libero nella periferia di una città, ma i due dovevano raggiungere un camping autorizzato a Ostia e lì non sarebbe successo loro nulla".

Fonte: Repubblica

domenica 24 agosto 2008

Stragi di pace


Foto: Falce-Martello

"Quella in Afghanistan è una missione di pace". Abbiamo sentito questa frase tantissime volte. E non solo dagli ambienti del governo. Da noi persino la sinistra cosiddetta "radicale", al tempo contraria all'invio di truppe presso Kabul, ha spesso tenuto a rimarcare le sottili piccole differenze che esistevano tra la missione in Iraq e quella in Afghanistan.
Una differenza effettivamente balza agli occhi di tutti: in Iraq ci sono i pozzi di estrazione di petrolio dell'ENI a Nassiriya da prima della guerra, in Afghanistan invece si parla solo di oleodotti da costruire.
Le differenze credo che più o meno finiscano qui.

In Iraq avevamo accordi commerciali con il governo di Saddam Hussein. L'inizio della missione era la cartina di tornasole: o si partecipa con la garanzia di tenerci stretti l'impianto dell'ENI, oppure fare una scelta di pace (quella di Francia e Germania o della Spagna poi), a costo di perdere i contratti di estrazione vigenti.
Quale scelta avrebbe mai potuto fare il governo Berlusconi?

In Afghanistan gli interessi invece erano tutti da costruire. Gli Stati Uniti da tempo premevano per costruire un oleodotto che passasse per il territorio afghano. Ma il governo dei talebani non avrebbe mai e poi mai permesso a compagnie estrattrici di petrolio occidentali di far passare un oleodotto sul proprio suolo patrio. E questo era un grosso problema per l'occidente e per gli USA in particolare. Un problema a cui bisognava porre fine quanto prima.

Non è un'interpretazione da dietrologi del conflitto afghano. Non è la solita critica di uno "sporco pacifista" alla politica estera degli Stati Uniti d'America. Non è un discorso fatto da qualche socialista spagnolo o da qualche esponente di sinistra italiano, tedesco o francese.
E' quanto dichiarato il 12 febbraio 1998 (ovverosia 3 anni prima dell'invasione dell'Afghanistan e quindi dell'11 settembre) da John J. Maresca, vicepresidente delle relazioni internazionali della Unocal corporation (una delle principali compagnie al mondo per le risorse energetiche e lo sviluppo di progetti), durante l'audizione davanti al sottocomitato per l'Asia e il Pacifico della Camera dei Rappresentanti USA.
Niente rovesciamento di regimi illiberali, nessuna caccia all'uomo per i terroristi di Al Qaeda, nessuna logica di esportazione della democrazia. Non sono questi i motivi dell'attacco. Questi sono gli alibi. Alibi anche poco consistenti. Ma una vera manna dal cielo per il governo statunitense e per le compagnie energetiche, petrolifere e non solo degli USA; dalla Halliburton (Dick Cheney) alla Carlyle (Bush), dalla Texaco (Condoleeza Rice) alla Unocal.

Il testo dell'audizione di John J. Maresca lo trovate qui, mentre il testo in lingua originale è reperibile presso quest'altro sito.

Alla luce di tutto questo, quanto è amaro il sapore dei 76 morti civili nei pressi di Herat a causa dei bombardamenti delle forze NATO? 76 morti civili per bombardamenti delle truppe occidentali è una notizia che fa male anche al più bieco e scellerato degli esseri umani. Ma sapere di migliaia e migliaia di civili afghani che muoiono ogni anno, di centinaia di soldati che perdono la vita in quelle terre, di centinaia di bambini dilaniati dalle mine antiuomo o dalle cluster bombs, il tutto in una logica di costruzione di oleodotti comodi per gli USA, fa ancora più male. E aggiunge una nota di disgusto alla già presente tragedia.

In ogni caso, i talebani stanno per rientrare alle porte di Kabul. Il governo filo-Usa di Ahmed Karzai si regge su un filo di lana. Il loro ritorno a Kabul significherebbe una vera e propria sciagura, soprattutto per il mondo occidentale. Ma sarebbe la dimostrazione di quanto sia stupido pensare che una guerra possa risolvere la piaga del terrorismo. E sarebbe anche la dimostrazione di quanto sia ignobile, e spesso controproducente, prepararsi a massacrare popoli interi per la pura rincorsa alle fonti energetiche.
Potrebbe essere una pessima, ma necessaria, lezione di umiltà per il nostro mondo.

venerdì 22 agosto 2008

E' il federalismo!


Foto liberamente tratta da Wikipedia: Italia nell'anno 1000

Riporto qui di seguito un articolo scritto dal giornalista britannico Peter Popham e pubblicato sull'Independent. Descrive una particolare situazione tutta italiana. La traduzione è a cura del sito Italia dall'estero.
L'articolo originale qui.


Attenti, turisti: se è divertente, l'Italia ha una legge che lo proibisce

Andate in una spiaggia o sulla panchina di un parco senza conoscere le regole, scrive Peter Popham, e potreste tornare a casa con una bella multa. Oltre ai normali pericoli quali scottature, attacchi di meduse e palpeggiamenti, i vacanzieri in Italia fronteggiano una nuova serie di minacce questa estate, il risultato della risposta frontale del governo Berlusconi a quello che definisce “emergenza sicurezza”.

I sindaci italiani hanno ottenuto carta bianca per emanare leggi per risolvere le proprie problematiche relative alla sicurezza. Il risultato è una tempesta di nuove leggi e regolamenti che minaccia di trasformare il bel paese nel più grande stato bambinaia di sempre.

Ignari stranieri rischiano multe salate per cose perfettamente legali in tutto il mondo esclusa la determinata città in cui si trovano.
A Genova, per esempio, adesso è reato andare in giro con in mano una bottiglia di vino o una lattina di birra. A Roma invece questo va bene, ma se vi stendete sotto un pino o sulle scale di piazza di Spagna per berle, o semplicemente per mangiare un sandwich, il vostro “indecoroso” comportamento potrebbe essere punito. Stesso discorso se il vostro spuntino al fresco è seguito da un pisolino.

Per i bagnanti sono previsti regolamenti severi: su una spiaggia di Olbia, in Sardegna, i fumatori rischiano una multa di 360€, mentre a livello nazionale, il ministro del welfare ha imposto il divieto dei massaggi offerti dagli immigrati, per i possibili effetti nocivi dei “servizi estetici o terapeutici” offerti da persone “che non possiedono adeguata formazione o competenza”.

A Eraclea, vicino a Venezia, i genitori devono controllare attentamente i propri bambini: i castelli di sabbia sono vietati perché “ostacolano il passaggio” lungo la battigia. I racchettoni ed altri giochi con palle sono proibiti in molte spiagge ed i nuotatori che si tuffano noncuranti in mare possono andare incontro a multe salate qualora non si trovino in “aree che lo permettano”. E attenti voi vacanzieri in località di mare che vi aggirate lontano dalla spiaggia indossando solo boxer o bikini: è contro la legge.

La caccia alla streghe nazionale contro i venditori di borse contraffatte è stata rafforzata a Ostia, la spiaggia più popolare di Roma, attraverso l’uso di elicotteri in pattugliamento, rendendo l’esperienza della spiaggia italiana persino più infernale del solito.

Lontano dall’acqua, le cose non migliorano. Due persone possono sedersi su una panchina di un parco nella città di Novara, ma se una terza si unisce a loro dopo le 11 di sera, i tre stanno infrangendo la legge. A Viareggio possono sedersi sulle panchine tutte le persone per cui c’è posto, ma se uno di loro ci appoggia i piedi rischia una multa. Spargete briciole di pane per i piccioni nella città di Lucca e potreste diventare più poveri di centinaia di euro.

La guerra all’accattonaggio è stata intrapresa da molte città - inclusa Assisi, la città di S. Francesco che proprio qui iniziò la sua vita religiosa come mendicante. Nella romantica città di Verona questa tendenza è stata portata fino alla sua logica conclusione: la confisca dei guadagni dei mendicanti. A Firenze adesso è illegale pulire i parabrezza delle automobili in coda ai semafori.


Il governo di Silvio Berlusconi potrebbe essere il primo al mondo ad avere introdotto un “Ministro della semplificazione” con il compito di identificare ed abolire le leggi superflue, ma nell’interesse di una maggiore democrazia e sicurezza a livello locale il suo Ministro degli interni, Roberto Maroni, ha permesso lo sbocciare di migliaia di leggi.

La maggior parte di esse con tutta probabilità non verrà mai applicata, ma sarà una magra consolazione per chi, dopo aver dato da mangiare ai piccioni, si ritroverà una multa salata tra i souvenir delle vacanze.


Signore e signori, vi presento il federalismo in un paese che (per fortuna) federale ancora non lo è. Oggi come oggi, un determinato comportamento può comportare l'apprezzamento in una città e una multa in una città limitrofa. Allora cosa potrebbe accadere se i comuni e le regioni si gestissero TUTTI gli affari propri in totale autonomia, come il caro vecchio Umberto richiede?

giovedì 21 agosto 2008

Comunismo, motorino e volontariato

Sono i tre grandi crimini del nuovo secolo. Sono alcune tra le ragioni che i servizi sociali hanno annoverato come esempi di pessima educazione familiare da parte di una madre nei confronti del figlio. Lasciare che il figlio diventi comunista, che vada a scuola col motorino e che vada con la madre alle giornate di volontariato della donazione sangue sono ragioni sufficienti a dimostrare la cattiva gestione familiare di un figlio.
Motivazioni che qualche giudice della prima sezione civile del Tribunale di Catania ha reputato ammissibili tra le tante per togliere l'affidamento di Mirko, il ragazzo sedicenne catanese, alla madre, con la quale vive da tempo.

Questa gente comunista non ha proprio il senso della misura. Atteggiamenti di questo genere dovrebbero essere perseguiti. E' proprio vero che siamo un paese troppo permissivo e tollerante! Per fortuna ci sono ancora impiegati dei servizi sociali e magistrati catanesi che ci tengono ancora all'immagine di questo paese.

Posto qui di seguito le interviste al legale della madre del ragazzo, Mario Giarrusso, e quella al ragazzo stesso. Trascrivo le dichiarazioni di seguito ai filmati. Buona visione e buona lettura.


L'avvocato della madre, Mario Giarrusso, racconta cosa ha letto nella relazione dei servizi sociali
(Intervista di Antonio Iovane, Radio Capital)

Video originale: Repubblica.it


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Guardi io sono rimasto allibito perché è stata predisposta dai servizi sociali una relazione in cui si usano quelle parole che sono virgolettate: "Ha la tessera di iscrizione a un gruppo di estremisti".
Io francamente leggevo per la prima volta - non era specificato - ho detto "Mah, si sarà iscritto a Forza Nuova, a Hezbollah, non lo so, sarà diventato musulmano integralista". Poi allegato alla relazione c'era la fotocopia della tessera di Rifondazione Comunista.
Ma lei si rende conto? Un atto pubblico, di una pubblica amministrazione! Ma che cosa dobbiamo pensare di tutto il resto?
"Usa il motorino per andare a scuola ed è un'attività pericolosa", c'è scritto nelle relazioni. Questo è un fatto grave! Delle cose che a raccontarle non ci si crede!
Sa cosa rimproverano alla signora? Rimproverano di essersi portata il figlio minore alle giornate di volontariato della donazione sangue. Tutti dicono "E' mai possibile?". Glielo giuro: è tutto scritto nero su bianco.


Le parole di Mirko, il ragazzo reclamato dal padre.



Dovrei stare con mio padre, a seguito dell'ordinanza del tribunale, ma dopo un'aggressione che ho subito, ho deciso di andare da mia madre. Mio padre ha preso spunto da questa tessera in modo da poter dire che mia madre non è in grado di badare a me, perché i comunisti sono un gruppo di persone che portano "a mala strada" i figli. Mio padre non fa che dire questo; associa "comunisti", detto in tono dispregiativo, sempre, con droga, spinelli, alcol, insomma una vita sbandata, sregolata. Mentre io mi trovo benissimo col mio gruppo.
A seguito comunque di questa affermazione di mio padre, mia madre mi ha portato in un centro in cui fanno le analisi al capello, alle urine, per il test anti-droga - il "drug test". Ho fatto questo test e ho dimostrato a mio padre che non ho mai fatto uso di droga. Anche con questo foglio davanti lui continua a dire che io faccio uso di droga, che questo foglio sarebbe falsificato...
Diciamo che è un punto fermo dove lui crede di potersi appoggiare per vincere a modo suo questa guerra.

Sono abbastanza impegnato con lo studio per recuperare le materie che mi sono state rimandate. Fino ad ora sono stato al mare, mi sono abbastanza divertito negli spiragli di tempo che ho trascorso al di fuori di questa brutta storia.

mercoledì 20 agosto 2008

Niente famiglia a chi è di sinistra


Foto: Thomas Kennington - Orfani

Rifondazione Comunista qualche mese fa era il partito del Presidente della Camera, la terza carica dello Stato. Al Senato oltre 7 italiani su 100 avevano dato la sua preferenza a questo partito. Un partito che è riuscito ad auto-annientarsi (come hanno fatto anche gli altri partitucoli della sinistra negli ultimi 2 anni) per la inesistente ed anacronistica linea politica degli ultimi tempi. Ma questa in fondo è un'altra storia. Una storia trita e ritrita, aggiungerei.
In ogni caso, parliamo di un partito con oltre 17 anni di storia che, comunque la si voglia pensare, è un partito che delle istituzioni è stato ed è tuttora parte integrante. Un partito la cui rinuncia ad ogni forma di violenza, formale o informale, è stata molto apprezzata dall'intero arco costituzionale.

Cos'è cambiato rispetto a qualche mese fa? Apparentemente nulla, a parte la scelta del nuovo segretario, che tra l'altro è un ex ministro del governo Prodi. Insomma, è un partito che nelle istituzioni c'entra anche fin troppo!

Da oggi non è più così. Quel partito politico è un covo di sovversivi, di ribelli, di persone che rifiutano il senso comune delle leggi. Quasi dei brigatisti. Lo dice la prima sezione civile del tribunale di Catania.

Posto qui di seguito lo shoccante articolo presentato oggi da Repubblica.

Gli dicono che somiglia a Scamarcio, l'attore. A sedici anni, fa piacere. Ma ha promesso che oggi si taglia i capelli arruffati e magari non lo bollano più come comunista. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all'ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all'educazione del ragazzo il quale ha "la tessera d'iscrizione a un gruppo di estremisti".

Quindi, M. P. - che preferisce non essere citato con il suo nome, visto che lui, ragazzo esuberante, lo conoscono un po' tutti a Catania - è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta "luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope", dove cioè c'è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli. Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono "estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all'iscrizione e all'attivismo altri ragazzi", tra cui l'amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita "senza regole". Non è l'unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull'affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. M. P. è stato tolto alla madre e ora assegnato al padre, insieme al fratello più piccolo.


Abbiamo cominciato con l'approvazioni di provvedimenti populistici che accontentassero il popolino (vedere ICI e leggi sull'immigrazione).
Si è poi proseguito con una marcia pubblica per le vie di Napoli con relativa scopa da spazzino in mano, scimmiottando per benino il nostro caro duce quando mieteva il grano o si impegnava da bravo manovale nella costruzione di case coloniche.
Quindi, abbiamo schierato l'esercito in città, tagliando al contempo i fondi alle regolari forze dell'ordine.
Ci siamo impegnati a schedare tutte le persone di etnia rom, con una certa propensione per i minori (come decenni fa si usava fare con gli ebrei, anche allora sfruttando ragioni che rendessero accettabile il provvedimento alla popolazione italiana).
Ora, invece, per mano di qualche magistrato catanese è partita la caccia alle streghe contro i comunisti e gli uomini di sinistra in generale. Una madre non può permettersi di avere la tutela di un minore iscritto ad un partito comunista. E' una violazione dei diritti del minore. E, pertanto, l'aver permesso una cosa del genere è un elemento sufficiente se non determinante per l'allontanamento dalla potestà materna.
Preparatevi al giorno in cui la connotazione politica di sinistra di una persona potrà essere un elemento sufficiente per essere privati di proprietà personali (automobili, case...), per essere schedati nei comuni di residenza, per essere trattenuti in carcere o per perdere l'affidamento dei figli. Ma a questo ultimo punto pare che ci siamo già arrivati.

Vi lascio con una celebre citazione di Bertolt Brecht, quantomai appropriata.

Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare.

lunedì 18 agosto 2008

Rivoluzioni ecologiche



Quante volte vi è capitato di ascoltare in un TG di un gruppo di ricercatori di Oxford o di qualche altro polo universitario stranierio che si è imbattuto in una scoperta sensazionale del tipo "le giraffe si accoppiano più frequentemente delle tigri", "esiste il gene del tradimento" o stronzate di questo tipo? Alcuni telegiornali in particolare tendono a costruirci un'intera edizione da oltre 20 minuti, ma da persona corretta quale sono non farò mai il nome di Studio Aperto o del TG2.

Di tanto in tanto però dei veri ricercatori, persone che fanno con passione il loro lavoro, riescono a realizzare scoperte scientifiche che definire rivoluzionarie può essere anche fin troppo limitativo.
Molti sappiamo, ad esempio, del grande vantaggio determinato dall'utilizzo di energie totalmente pulite quali, ad esempio, quella solare. Ovviamente la sua scarsa diffusione, oltre che per questioni di lenta evoluzione culturale, conservatorismo politico, questioni di politica internazionale sulle fonti energetiche eccetera, è causata in gran parte da un particolare problema strutturale connesso a questa metodologia di produzione energetica: l'impossibilità di immagazzinare energia per poterla utilizzare nei momenti in cui si è privi di luce solare, ovverosia la notte.
Riuscire a superare questo problema, potrebbe rendere il solare la principale fonte di energia del pianeta, se non anche l'unica. Una vera fonte inesauribile, continua, infinita di energia totalmente pulita.

Beh, vi informo che qualcuno pare ci sia riuscito. Alcuni ricercatori del Massachussets Institute of Technology (MIT) hanno trovato il modo di immagazzinare energia solare durante il giorno per poterla riutilizzare nelle fasi notturne. Ma sappiate che non vi è sfuggita affatto la notizia... le TV e i quotidiani del nostro bel paese non l'hanno proprio data!
La notizia è del primo agosto di quest'anno, 17 giorni fa. Probabilmente gli organi di informazione nostrani erano impegnati a mettere al pubblico ludibrio un qualche ladruncolo rumeno, oppure hanno privilegiato un qualche servizio giornalistico sulla dieta mediterranea o sulle code in autostrada. O magari dovevano parlare di Briatore e della Gregoraci.


Posto qui di seguito un articolo molto interessante sulla scoperta, tratto dal webmagazine genitronsviluppo.com

Un balzo rivoluzionario potrebbe trasformare l'utilizzo ora solo marginale dell'energia solare ad una delle principali fonti di energia rinnovabile e non. Così i ricercatori del MIT hanno superato un importante ostacolo nell'utilizzo dell'energia solare: l'immagazzinamento di energia durante l'uso anche quando il sole non brilla. Daniel Nocera ci descriverà il rivoluzionario nuovo processo per immagazzinare l'energia solare. Fino ad ora l'energia solare è stata un'ottima fonte energetica ma solo per i giorni di sole perché l'immagazzinamento di energia supplementare per suo utilizzo successivo è stata eccessivamente onerosa e gravemente insufficiente. Con l'annuncio fatto ieri dal MIT si è riusciti ad ottenere una raccolta estremamente efficiente e a basso costo di energia solare. Così questa scoperta potrebbe sbloccare la più potente fonte di energia non tossica, abbondante, illimitata e senza emissioni di CO2: il sole. "Questo è il Nirvana di ciò che abbiamo immaginato per anni" ha spiegato Daniel Nocera, professore, ricercatore del MIT e autore del documento che descrive l'esperimento e la ricerca compiuta. "L'utilizzo dell'energia solare è sempre stata limitata e lontana da essere una soluzione -totale-. Ora invece si può seriamente pensare ad un utilizzo dell'energia solare illimitato".







Come si realizza il processo

Ispirato dal processo di fotosintesi delle piante, Nocera e Matthew Kanan (borsista postdottorato nel laboratorio di Nocera), hanno sviluppato un processo senza precedenti che permetterà all'energia solare di essere utilizzata per dividere l'acqua in idrogeno e ossigeno e ricombinato all'interno di una cella a combustibile, producendo energia elettrica per casa o per auto senza creare emissioni di CO2 sia di giorno che di notte. La componente chiave per Nocera e Kanan del nuovo processo è un catalizzatore che produce ossigeno dall'acqua ed un altro prezioso catalizzatore che estrae idrogeno. Il nuovo catalizzatore consiste in metallo di cobalto, del fosfato ed un elettrodo posti in acqua.

Quando l'energia elettrica proveniente da una cella fotovoltaica, da una turbina eolica o da qualsiasi altra fonte di energia, sull'elettrodo si forma un sottile film producendo ossigeno sottoforma di gas. Combinato poi con un altro catalizzatore, come per esempio il platino, in grado di produrre idrogeno dall'acqua, il sistema è in grado di duplicare la divisione degli atomi che compongono la molecola dell'acqua come si verifica durante il processo di fotosintesi.

Il nuovo catalizzatore funziona a temperatura ambiente e pH dell'acqua neutro; "è facile da controllare", spiega Nocera. "Per questo nel momento in cui si va ad applicare per far lavorare il processo, è così facile da attuare. E' un passo gigante per l'energia pulita, la luce del sole infatti è quella che offre il maggiore potenziale rispetto a qualsiasi altra fonte di energia per risolvere i problemi di fabbisogno energetico.

1 ora di sole che colpisce l'intero globo offrirebbe abbastanza luce per ricoprire il fabbisogno di energia del pianeta per un anno. James Barber, leader nello studio della fotosintesi che non è stato coinvolto nella ricerca ammette che "Si tratta di una grande scoperta con enormi implicazione per la futura prosperità di tutta l'umanità." Ernst Chain, biochimico presso l'Imperial College di Londra "L'importanza della loro scoperta non può essere sopravvalutata, poiché apre la porta per lo sviluppo di nuove tecnologie per la produzione di energia, riducendo così la nostra dipendenza dai combustibili fossili e affrontando il problema globale del cambiamento climatico".

Ad oggi la tecnologia disponibile per dividere l'acqua e produrre energia elettrica è utilizzata solo a livello industriale ed è molto costosa ma spiega Nocera che è molto fiducioso per lo sviluppo dell'integrazione di tali sistemi agli impianti fotovoltaici. "Questo è solo l'inizio" ha detto Nocera, auspicando che entro 10 anni gli edifici potranno accumulare sempre più energia dal sole e attraverso quella eccedente utilizzarla per produrre idrogeno e così dalle celle a combustibile produrre nuova energia elettrica anche quando il sole non c'è.

Il progetto è parte del MIT Energy Initiative, un programma destinato a contribuire per la trasformazione del sistema energetico globale e per soddisfare le esigenze del futuro di contribuire alla realizzazione di un ponte fra gli odierni sistemi di fabbisogno energetico e quelli futuri. Così il successo di Nocera e del suo laboratorio mostra quanto sia importante lo studio e lo sviluppo delle diverse forme di approvvigionamento energetico come può essere quello solare e quello dell'idrogeno oltre ad un unione di diverse fonti di finanziamento da parte del governo, dalle associazioni e fondazioni filantropiche e dall'industria solare.

sabato 16 agosto 2008

I primi cento giorni di Re Silvio



Dei provvedimenti intrapresi dal nostro governo se n'è parlato abbastanza. Poco e male nei telegiornali, molto e nei modi più diversi nei quotidiani, moltissimo e con grande accuratezza e dovizia di informazioni sulla rete.
Il governo è ormai giunto ad un traguardo spesso significativo per le attività di un esecutivo: la fine dei primi 100 giorni di governo (anche se so che per molti sembra passato un decennio dalla nomina di questo esecutivo).
Qualcuno ha ben deciso di fare un riassunto di quanto fatto finora. Non si può certo dire che il governo di Re Silvio IV sia rimasto con le mani in mano. Ora si tratta solo di capire COME ha lavorato. Perché, sia chiaro, la quantità e la qualità sono due fattori di valutazione distinti. E molto spesso non coincidono tra loro.

Riporto stralci di un documento riepilogativo sull'attività dei primi 100 giorni del governo di Silvio Berlusconi, scritto da Alessia Grossi e Paola Zanca, con il contributo di Tullia Fabiani e reperibile sul sito dell'Unità in versione PDF cliccando qui.


FINANZIARIA

Promessa 1: Taglio dell'ICI.
Fatto 1: L’Ici è stata tagliata. Ma il governo Berlusconi ha tolto l’imposta comunale sugli immobili ai più ricchi. Ai meno abbienti, infatti, l’aveva già levata il governo Prodi. La scelta di Tremonti, dunque, rischia di privilegiare anche chi problemi economici non ne ha e di mettere in crisi le casse dei Comuni che vedono sparire una delle loro principali fonti di finanziamento. E va a finire che a pagarne le conseguenze saranno di nuovo i più disagiati che non avranno più tutti i servizi comunali che l’Ici garantiva.

Promessa 2: imposta per banche e petrolieri (la cosiddetta Robin Hood Tax).
Fatto 2: La Robin Hood Tax ricade sui consumatori. Malgrado il ministro che voleva rubare ai ricchi per dare ai poveri, non c’è stato un analista economico che abbia apprezzato la proposta del ministro: per i consumatori finali si determinerebbe un ulteriore aumento del prezzo dei carburanti. In sostanza, i petrolieri vessati dal fisco, avrebbero fatto ricadere la tassa sul prezzo al consumo: la trovata di Tremonti, infatti, non prevede sanzioni nel caso di rincari non “adeguatamente motivati”.

Promessa 3: più soldi per tutti.
Fatto 3: Il governo regala una una card prepagata – per un valore di circa 400 euro l’anno – che i pensionati potranno spendere per spesa e bollette. Una tantum, un’elemosina.

Promessa 4: nuove strutture ospedaliere.
Fatto 4: tagli alla spesa sanitaria e reintroduzione del ticket.

Promessa 5: meritocrazia nell'istruzione pubblica.
Fatto 5: Nella Manovra i tagli alla scuola ammontano ad 8 miliardi di euro oltre a 130 mila licenziamenti, tra insegnanti e personale non docente nelle scuole, altri 500 mila euro di tagli per le Università.


LAVORO

Promessa 2: stabilizzazione del lavoro precario.
Fatto 2: Il maxiemendamento approvato con la manovra economica butta all’aria buona parte delle tutele: l'emendamento annulla la possibilità per i lavoratori, una volta fatto ricorso al giudice e constatata la irregolarità del rapporto di lavoro, che il contratto a tempo determinato possa essere trasformato a tempo indeterminato. Si fa carta straccia anche della norma che tutelava i lavoratori precari dal ricatto delle dimissioni in bianco. L’azienda non ha più obbligo di assumere a tempo indeterminato nemmeno chi lavora da tre anni senza garanzie.

Promessa 6: freno della crisi economica e dell'inflazione.
Fatto 6: Il governo Berlusconi ha calcolato un’inflazione programmata molto più bassa di quella attuale: per l'anno in corso 1,7%, mentre si scende all'1,5% negli anni seguenti. Perché un così abnorme taglio rispetto al dato reale che ora viaggia oltre il 3,6%? La risposta è semplice: è su quella cifra che dal 1993 si basano gli aumenti salariali nei contratti di lavoro.


GIUSTIZIA

Promessa 2: aumento delle risorse per la giustizia.
Fatto 2: Il decreto legge della Manovra Finanziaria per "ridurre l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche" prevede nel prossimo triennio 2009/2011 e anche fino al 2013 tagli sulle risorse materiali e umane del settore Giustizia.


SICUREZZA

Promessa 1: Aumento progressivo delle risorse per la sicurezza.
Fatto 1: Con la manovra correttiva del bilancio dello Stato per il triennio 2009/2011, vengono tagliati oltre 3 miliardi di euro sui capitoli di spesa della Sicurezza e della Difesa delle amministrazioni dello Stato.


TELEVISIONE

Promessa: Completamento del processo di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni e diffusione della larga banda su tutto il territorio nazionale.
Fatto: Berlusconi è tornato al governo, e venti giorni dopo il suo insediamento ha pensato subito a salva Retequattro dal trasferimento sul satellite: nel decreto salva-infrazioni, è immediatamente spuntato un emendamento salva Retequattro. Intanto, l’Unione Europea tiene aperta una procedura di infrazione sul regime delle frequenze televisive in Italia.


Questo e molto altro nel PDF di 69 pagine redatto dalle 3 giornaliste dell'Unità. Consiglio a tutti voi di dare un'occhiata, per quanto l'uso sconsiderato dei commenti di esponenti PD ad ogni coppia Promessa/Fatto e le sperticate lodi al precedente governo Prodi tendono a rendere il documento un po' indigesto e anche un po' troppo sponsorizzante.

Buona lettura, e che sia critica come sempre!

giovedì 14 agosto 2008

Colpo di stato in famiglia... cristiana


Cambiate l'abito al bimbo e al soldato sullo sfondo. Rendeteli più moderni. E avrete di fronte ai vostri occhi una scena che presto rischia di diventare comune.

Famiglia Cristiana è un settimanale cripto-comunista. Anzi, no, è fascista. O forse no, è un organo di informazione fascio-comunista.
Era inimmaginabile, ma a quanto pare la redazione del noto settimanale cattolico centrista Famiglia Cristiana è stata oggetto di ben due colpi di stato nel giro di 48 ore. Nessun organo d'informazione lo vuole rivelare, perché la stampa è notoriamente in mano ai comunisti. Ma il governo non ha paura di dire la verità.

Dopo il "duro attacco" portato avanti da Beppe Del Colle contro le inesistenti politiche sociali e di redistribuzione della ricchezza del governo, accompagnate dagli inutili provvedimenti in tema di finta-sicurezza, il PDL aveva stabilito per bocca del suo capogruppo, Maurizio Gasparri, l'uomo che non conosce le leggi che firma, che il settimanale cattolico era diventato improvvisamente comunista. Il risultato di un sicuro colpo di stato in redazione.
Ma l'attacco delle truppe bolsceviche al giornale ha provocato una dura risposta. Delle truppe fasciste si sono impossessate del settimanale togliendolo alle truppe filosovietiche (questo almeno è quanto sembra di capire dalle accuse di altri esponenti del centrodestra, tra cui spiccano quelle del sottosegretario Carlo Giovanardi, l'uomo che è in grado di oscillare tra i vari partiti di centro e di centrodestra molto più velocemente di un pendolo di Foucault impazzito) e hanno pubblicato un nuovo articolo anti-governativo, sempre a firma, però, di Beppe Del Colle.

"Abbiamo definito 'indecente' la proposta del ministro Maroni sui bambini rom, perché da un lato basta censirli, aiutarli a integrarsi con la società civile in cui vivono marginalizzati, ma dall'altro bisogna evitargli la vergogna di vedersi marcati per tutta la vita come membri di un gruppo etnico considerato in potenza tutto esposto alla criminalità" è quanto scrive in questo secondo editoriale Del Colle. Che poi aggiunge: "Quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato". "Speriamo che non si riveli mai vero il sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo".

Pertanto, dopo questo seconda critica, il settimanale è stato bollato come fascista e non più come comunista. E il revisionismo fascista in questo attacco è così evidente d'altronde! Come negarlo...! Difendere i bambini rom dalle etichettature... se non è razzismo questo!

Non si è fatto in tempo nemmeno a rendere pubblica la critica, che il Vaticano, per mano di padre Federico Lombardi, non ha perso un solo istante per prendere le distanze da quanto detto dal direttore del settimanale: Famiglia Cristiana "è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana. Le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della sua direzione".
Complimenti, cari i miei alti prelati romani! Avete perso la migliore occasione che vi sia mai stata presentata per dimostrare che il messaggio di Cristo di cui tanto parlate poteva avere ancora un valore nella civiltà di oggi. Ma probabilmente a voi del messaggio cristiano ve ne frega ben poco. Meglio tutelare il buon rapporto con il governo italiano e via tutto il resto. Mi ricorda molto una scelta fatta alcuni decenni fa da un certo Papa Pio XI.

mercoledì 13 agosto 2008

Nuovi comunisti crescono



"Il governo smetta di giocare ai soldatini e risponda della grave situazione economica in cui versa il paese".
Non è una frase di Walter Veltroni. E' troppo dura per il suo stile. Lui probabilmente chiederebbe "permesso" e direbbe anche "chiedo scusa" prima di fare un accenno così critico al governo.
Non è nemmeno di Antonio Di Pietro. Di Pietro è un forte oppositore, nulla da dire, ma è indubbio che l'opposizione sui temi economici e sociali non gli venga in maniera così eccellente come lo è, invece, quella sui temi della giustizia e delle regole istituzionali. Non avrebbe elaborato la contestazione su questo piano.
E' invece una frase di un settimanale di chiara impronta bolscevica, con deviazioni tendenti al trotzkismo: "Famiglia Cristiana".

Sui militari per le strade afferma: "Neanche fossimo in Angola" e "La verità è che 'il Paese da marciapiede' i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l'attenzione con le immagini del 'Presidente spazzino', l'inutile 'gioco dei soldatini' nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone".

Ma non si limita a questo. La critica arriva a toccare anche i temi economici e sociali: "Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L'impresa cresce, l'Italia retrocede. Mentre c'è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni".
E, inoltre: "L'industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c'è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso".

Con una domanda finale: "E' troppo chiedere al governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?". Domanda che prevede una risposta quantomai retorica: sì, è troppo. Chiedete la luna. La sperequazione sociale nel mondo avviene anche nei paesi con le migliori destre, figurarsi con quella italiana.

Non mi metto qui ad elencare le reazioni dei diversi esponenti della maggioranza politica, anche perché tutte si basano sul concetto: "Ma noi abbiamo liberato Napoli dalla spazzatura". Ne cito, però, una in particolare; quella del capogruppo del PDL alla Camera, Maurizio Gasparri: "Famiglia Cristiana è cripto-comunista. Il settimanale è cristiano solo di nome". Non scherzavo prima quando parlavo di bolscevismo e di trotzkismo, peccato solo che io sia stato anticipato nel dire questa stronzata!

Comunque, possiamo rallegrarci. Pensavamo che una sinistra decente in Italia non potesse essere più a portata di mano, e invece quando meno te l'aspetti... Abbiamo fatto sembrare Famiglia Cristiana un organo di informazione comunista.
Ora si tratta di capire se è stata Famiglia Cristiana a buttarsi improvvisamente a sinistra o se è tutto il resto ad essersi spostato rapidamente dall'altra parte.

In ogni caso, caro Silvio, non ti preoccupare delle critiche dei tuoi ex-amici. Semmai la situazione dovesse peggiorare e dovessi perdere il tuo ruolo di capo supremo d'Italia, ti resta sempre il lavoro da spazzino. Saresti un netturbino eccellente, ne sono certo!

lunedì 11 agosto 2008

Morire per un pieno di benzina


Foto: Repubblica

Come in tutti i conflitti, siamo abituati a sentire più versioni. L'Afghanistan è il paese che dà rifugio ed ospitalità ai terroristi di Al Qaeda oppure l'Afghanistan è il paese presso il quale passa un oleodotto di importanza internazionale. L'Iraq ha armi di distruzione di massa ed ha rapporti con Osama Bin Laden oppure l'Iraq è un paese con grandi e ricchi giacimenti di petrolio e con una leadership baathista (Baath, il partito di Saddam Hussein) in progressivo declino.
Una cosa del genere dobbiamo aspettarcela anche adesso con il conflitto che sta riesplodendo in misura maggiore nell'Ossezia del sud. Peccato che qui gli aspetti surreali e talvolta anacronistici non mancano affatto. E tali elementi rendono più complessa l'analisi del caso.

Vi propongo la prima versione. Quella giornalistica ed ufficiale.
Le regioni dell'Ossezia e dell'Abkhazia, legalmente riconosciute come territorio georgiano, da anni chiedono una formale indipendenza dalla Georgia, al fine di ricongiungersi al suolo russo. L'escalation dei movimenti militari indipendentisti ha portato le truppe del governo nazionale georgiano ad occupare l'Ossezia e a compiere attacchi che hanno provocato probabilmente qualche migliaio di morti.
In risposta, l'esercito russo si è mosso contro la stessa regione, come contrappeso all'occupazione del governo georgiano ed ha messo in atto diversi raid aerei nel territorio, bombardando anche obiettivi militari della capitale Tbilisi. L'esercito georgiano si è ritirato dall'Ossezia. La Russia non ci crede e pone un ultimatum alla Georgia per la deposizione delle armi anche nell'Abkhazia. La Georgia rifiuta. Prepariamoci all'incrementarsi del conflitto.

Ora proviamo a dare una diversa esposizione dei fatti, che non sia un racconto di conflitti medievali tra signorotti dell'alta Italia.
Dall'indipendenza della Georgia da ciò che rimaneva dell'URSS, le due regioni dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud sono finite per essere parte integrante del territorio georgiano. Perché la richiesta di indipendenza? Sicuramente, come in tutti in conflitti, le ragioni di chi combatte sono "idealistiche": nazionalismo, salvaguardia della propria microetnia, preferire un paese alleato ad un altro, il rifiuto di chi comanda il territorio ribelle, etc.
Le motivazioni di chi riesce a scatenare il conflitto sono altre: controllo territoriale, dimostrazione di potenza, strategie di politica internazionale, vendita di armi e, soprattutto, controllo delle fonti di energia. Esatto, proprio così! Perché qui si parla di oleodotti. Petrolio, il materiale più pregiato e ricercato del 21° secolo.

Attraverso la Georgia passa l'oleodotto BTC ed è uno dei pochi che trasporta il petrolio dal Mar Caspio al Mediterraneo senza passare per il suolo russo. E' una vera miniera d'oro per l'Europa e gli Stati Uniti, che possono così controllare i rifornimenti di petrolio senza sottostare alle decisioni in tema di prezzi da parte della Russia.
Saakashvili, il presidente georgiano, ha dato il via al conflitto, forse perché in grosso calo di popolarità o forse intenzionato a fare un bluff verso la Russia. Un bluff decisamente poco riuscito. La Russia ora occupa Abkhazia e Ossezia del sud e, se il conflitto non dovesse arrestarsi, non si farebbe troppi scrupoli ad occupare anche il suolo georgiano. E allora l'occidente potrebbe dire addio al controllo sul loro caro oleodotto.
E' tutto qui l'interesse occidentale al rapido stop del conflitto: tutelare il funzionamento dell'oleodotto BTC!

Altro tema in ballo: i rifornimenti di armi. Le truppe ribelli ossete sono equipaggiate dall'esercito russo, e non è un mistero. Dall'altro lato però si tende ad oscurare di più la notizia. Non è per puro spirito da tifoso che gli Stati Uniti di George W. Bush difendano a spada tratta la Georgia. Da anni equipaggiano e addestrano le truppe georgiane in chiave anti-Russia. I rifornimenti di armi arrivano direttamente oppure indirettamente attraverso paesi terzi quali Ucraina, Kazakistan e altri.
Lo scopo è sempre quello: garantire un governo fedelmente filo-occidentale che detenga il controllo dell'oleodotto tanto caro a Mr. Bush e soci.

Si riduce soltanto a questo il conflitto in atto: il controllo di un maledetto oleodotto e un profitto politico dalla vendita di armi. E' solo un gioco in cui si sfidano due parti in campo: Russia e Usa, e dove Georgia e Ossezia sono Stati, regioni, popoli, nelle mani delle due grosse superpotenze che giocano a fare i burattinai del mondo.

Il ministro italiano Frattini ha già dichiarato la propria intenzione di schierare le truppe al fianco di quelle russe in Ossezia qualora ce ne fosse bisogno. Una mossa che ci metterebbe in cattiva luce con USA e Georgia però. Ma non è un problema: si dà il caso che la Russia sia tra i principali finanziatori di energia derivante da combustibili e gas per il nostro paese.

venerdì 8 agosto 2008

La Spagna processa il governo cinese


Foto: www.tourisme.it

In Italia si preferisce derogare agli atleti che parteciperanno alle olimpiadi eventuali gesti di protesta contro le continue violazioni dei diritti umani che avvengono quasi quotidianamente in Cina. Ma finché è la popolazione a chiedere agli atleti di fare un forte gesto di coscienza ha un senso, quando a chiederlo sono esponenti del governo, che avrebbero pertanto la possibilità di far valere le proprie contestazioni con mezzi più efficaci, la cosa diventa estremamente ridicola.
Ministri come Giorgia Meloni o leader politici come Maurizio Gasparri farebbero più bella figura a chiedere tali gesti all'interno del governo e a non far ricadere le responsabilità sugli atleti.

In tema di gesti di condanna verso la politica del governo cinese, presento qui di seguito un articolo scritto da Carla Reschia, de La Stampa, a proposito della decisione dell'Alta Corte spagnola di mettere sotto processo per crimini contro l'umanità ben 7 esponenti del governo cinese.


Affari interni cinesi? No. Secondo l’Alta Corte spagnola la sanguinosa repressione della rivolta in Tibet del marzo scorso è questione che riguarda tutta la comunità internazionale perché si tratta di crimini contro l'umanità. Il caso rientra infatti nella "competenza universale" adottata dal diritto spagnolo nel 2005, secondo cui, in base all’ articolo 607 bis del codice penale, il tribunale iberico può giudicare cause di genocidio e crimini contro l’umanità ovunque avvengano e qualunque sia la nazionalità delle parti in causa. Per questo, con una decisione destinata quanto meno a far discutere, mentre in Italia si cavilla sui gesti dimostrativi, a tre giorni dall'inizio delle Olimpiadi di Pechino il più alto tribunale spagnolo si è dichiarato competente a giudicare sulle accuse di genocidio mosse delle organizzazioni per i diritti del Tibet contro sette leader cinesi. La denuncia era stata presentata il 9 luglio dal Comitato per il Tibet e da altri gruppi tibetani, contro i massimi esponenti delgoverno cinese, tra cui il ministro della Difesa Liang Guanglie.

Com' è noto la vicenda è assai oscura. I moti scoppiati a Lhasa il 10 marzo scorso per poi dilagare in diverse regiorni, che avevano portato alla dichiarazione dello stato di emergenza e all'intervento dell'esercito - oltre che a centinaia di arresti - sono stati minimizzati da Pechino, che fornisce un bilancio ufficiale di una ventina di morti (tutti cinesi). Al contrario le associazioni tibetane e i testimoni, denunciano una repressione selvaggia con sparatorie dalle auto in corsa contro manifestanti e semplici tibetani di passaggio, cariche della polizia e centinaia di morti. Difficile accertare in loco: da allora il Tibet, malgrado le promesse di Pechino per la riapertura delle frontiere, è off limits per gli stranieri.

Il materiale presentato ha convinto il giudice Santiago Pedraz, magistrato della Audiencia nacional, il più alto tribunale penale spagnolo, ad accogliere la denuncia che accusa Pechino di "attacchi generali e sistematici" contro la popolazione tibetana. L’indagine riguarda il ministro cinese della Difesa, Lian Guanglie, il ministro per la Sicurezza di Stato, Geng Huichang, il segretario del partito comunista in Tibet, Zhang Qingli, l’esponente del Politburo Wang Lequan, il leader della Commissione per gli Affari etnici, Li Dezhu, il comandante dell’esercito a Lhasa, Tong Guishan, e il commissario politico del comando militare di Chengdu, Zhan Guihua. Pedraz ha chiamato a testimoniare, tra gli altri, diversi esponenti del governo tibetano in esilio e l’autore di un rapporto di Amnesty International sul Tibet. Secondo la denuncia presentata da associazioni come Comitato di appoggio al Tibet, Casa del Tibet e Tubten Wahghen Sherpa, la repressione ha portato a 203 morti, 6mila persone scomparse e mille feriti. Secondo la preocedura, il magistrato spagnolo ha invitato gli accusati a presentare i loro contro-argomenti alla Audiencia Nacional. Dovrebbero, anche se è assai improbabile che vogliano farlo rispondendo di "uccisioni sistematiche e generalizzate di tibetani, lesioni gravi, torture e scomparse forzate". L’istruttoria inizierà in settembre con l’audizione nella veste di testimoni del ministro alla Sicurezza e del direttore del centro per i diritti umani del governo tibetano in esilio del Dalai Lama e del responsabile del recente rapporto di Amnesty International sulla repressione cinese in Tibet.


Rinnovo a tutti voi l'invito a disertare televisivamente le Olimpiadi di Pechino 2008 in tutte le sue forme (diretta delle discipline, riassunti, trasmissioni a tema, etc) e ad effettuare un boicottaggio "a tempo" dei prodotti sponsor ufficiali dei giochi olimpici, che potete facilmente trovare nel sito ufficiale.

Approfitto per segnalare un articolo che invita ad un analogo gesto di protesta a quanto proposto dal sottoscritto. L'articolo è scritto da Marcello Foa, del (udite udite!!) Giornale. Chi l'avrebbe mai detto che mi sarei trovato ad elogiare (anche se non al 100%) un articolo di un giornalista del Giornale! Il senso di colpa mi divora, ma da bravo informatore obiettivo preferisco non esimermi.

Segnalo inoltre un articolo molto interessante sulla Cina e le sue olimpiadi "maschera di bellezza" nel blog Mentecritica.
A presto! E buon boicottaggio!

giovedì 7 agosto 2008

L'Italia, Repubblica fondata sui morti sul lavoro


Foto: Daniele Cavalera

Posto qui di seguito un articolo scritto dal solito eccellente giornalista Maso Notarianni, di Peace Reporter.

Lo dice il Censis: è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro. Sono 918 casi in Italia in un anno. Un morto ogni 23 mila lavoratori, a fronte di 678 in Germania (un morto ogni 53 mila lavoratori), 662 in Spagna (un morto ogni 24 mila lavoratori), 593 in Francia (un morto ogni 50 mila lavoratori). Senza contare che in Italia sono decine di migliaia gli incidenti sul lavoro non denunciati. E che sono decine, o forse più, i morti sul lavoro fatti passare per incidenti stradali o incidenti domestici. Ma per il nostro governo (e pure per l'opposizione che sullo stesso tema ha incentrato la campagna elettorale) l'emergenza in Italia è la sicurezza. Non sanno i nostri "politici" che in Italia si è molto più sicuri che altrove in Europa? Molto attenti ai numeri per quanto riguarda i sondaggi, la nostra casta politica è distratta quando si tratta di guardare alla vita reale del Paese. A Roma, lo dicono le statistiche, si è più sicuri che ad Amsterdam e a Londra. In Italia ci sono 3.750 ispettori del lavoro. La stragrande maggioranza dei quali non mette piede fuori dagli uffici, essendo incaricata di lavori amministrativi. A fronte di centinaia di migliaia di luoghi di lavoro, a fronte di decine di migliaia di cantieri aperti. Eppure, i giornalisti e i politici continuano ad alimentare un inesistente allarme sicurezza. E a fare abilmente aumentare l'insicurezza "percepita", che è un po' come il caldo di questi giorni: sembra molto più di quanto non lo sia realmente. Ma quello della temperatura percepita è un fenomeno del tutto naturale, mentre quello dell'insicurezza è costruito ad arte per distogliere l'attenzione dai veri problemi delle persone. Da media e politici, ancora una volta complici di una gestione privata delle cose pubbliche. E poi ci si stupisce delle pattuglie di militari in città. Perché non affiancare i militari agli ispettori del lavoro, caro ministro La Russa? Anche questa è una idea da sessantottini?


Sempre molto tempestiva la risposta del sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti, Roberto Castelli (Lega Nord). Le statistiche sulle morti bianche? Sono fasulle. Manipolate per fare ottenere risarcimenti assicurativi anche alle famiglie di quei lavoratori che perdono la vita sulla strada mentre vanno o tornano dal lavoro. Questo è quanto dichiara in risposta all'indagine pubblicata dal Censis che ha rielaborato i dati ufficiali (1.170 decessi nel 2007, a fronte dei 663 omicidi).

Non importa che in Italia siano più i morti sul lavoro che i morti per omicidio. L'emergenza è la sicurezza. 3000 soldati servono per chiedere i documenti ai turisti a spasso per Piazza Navona. Soprattutto se questi turisti sono stranieri ed hanno delle fattezze che li rendono "poco italiani" e quindi più inclini ai reati violenti, magari.
E se si dimostra che in Italia il lavoro fa più morti dell'omicidio? Cifre gonfiate. Fine della discussione e dell'emergenza.
Grazie Castelli!

martedì 5 agosto 2008

I giochi di Pechino


Foto: Amnesty International

E' ritornato in auge il tema di dibattito "Cina". Alla vigilia dell'inizio dei giochi olimpici, torna alla ribalta il tema dei diritti umani, o meglio, della loro violazione che avviene sistematicamente proprio nel paese che ospiterà i giochi.
Il controsenso di far ospitare le olimpiadi, simbolo di unità e fratellanza tra i popoli nel rispetto delle diversità, proprio ad un paese che primeggia nel numero di condanne a morte, nella frequente repressione armata dei moti di contestazione al governo nazionale e alla sua politica circa i diritti civili e nella gestione monopartitica del potere, è evidente da tempo. Ma il Comitato Olimpico Internazionale ha fatto la sua scelta, alquanto discutibile, tanto tempo fa.

Da parte dei vari governi nazionali del mondo non si è vista alcuna particolare forma di dissenso. Si accetta tutto, nel buon nome del "ritorno economico". Ed è alquanto ridicolo ricordarsi della Cina e del regime dittatoriale che la governa giusto in occasione delle olimpiadi.
Un gesto di dissenso in questo senso, fatto per l'occasione, rischierebbe di essere anche più ipocrita del non fare nulla. Tanto più se il dissenso partisse da un governo o da una maggioranza come la nostra, carica di esponenti politici che spesso e volentieri non hanno disdegnato di proporre qualche aiutino al povero governo cinese.
Ricordo a tal proposito la sortita dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, quando propose di eliminare l'embargo delle armi alla Cina, proposta che trovò un largo consenso tra i vari esponenti politici: da Romano Prodi a Gianfranco Fini, passando per diversi esponenti degli attuali PD/PDL. Gli strenui totali oppositori di allora: Rifondazione, Radicali e Lega Nord. Le solite teste calde...

Ora si chiede agli atleti di rinunciare alle Olimpiadi e di boicottare i giochi. I governi non fanno il loro lavoro di esercizio di pressione internazionale su governi come quello cinese, però chiedono agli atleti italiani di disertare i giochi olimpici.
E' facile chiedere ad atleti che magari per la prima volta in vita loro possono partecipare ad un avvenimento del genere di accollarsi le responsabilità di intere nazioni. Troppo facile!

Però da bravo cittadino, io farò il mio dovere, visto che il mio governo si limita a chiacchierare di protesta e a scaricare i gesti di contestazione sulle spalle altrui: personalmente non guarderò neanche un minuto delle olimpiadi, nella speranza che molti altri miei connazionali facciano lo stesso. Così le aziende che hanno deciso di reclamizzare i loro prodotti in RAI in occasione dei giochi, avranno per certo uno spettatore in meno che guarderà i loro spot!

Buona non visione!

PS: segnalo due notizie interessanti pubblicate da Repubblica a proposito della censura informatica cinese:
Pechino, i giochi censurati
Sei cancelli e le parole vietate

lunedì 4 agosto 2008

Vietato fischiare


Foto: La Stampa

E' un gesto istintivo. Viene naturale applaudire a qualcuno che sta dicendo qualcosa di particolarmente condiviso, mentre parla da sopra un palco, con un megafono o un microfono.
E quando invece si sta ascoltando qualcosa di non condiviso? Qualcosa che irrita profondamente? Cosa viene naturale fare? Ascoltare in silenzio, rapiti dal flusso di parole? Direi proprio di no...
Una volta si diceva che fischiare, per quanto possa sembrare un gesto irrispettoso, è un chiaro segno identificativo di democrazia. Ora pare non esserlo più. Qualche giornalista comincia a ravvedere nell'atto di fischiare quasi un crimine che dovrebbe rientrare nel codice penale.
Ma allora come fa un cittadino ad esprimere il dissenso da ciò che qualcuno sta dicendo? Come fa un cittadino che non siede in Parlamento, che non è ospite da Vespa o da Floris, che non possiede 6 televisioni o che non è uno di questi giornalisti che ha l'occasione di esprimere i propri pensieri su un pezzo di carta anche quando questi pensieri non ci sono, ma li fa uscire a comando, ad esprimere la propria indignazione, il proprio pensiero contrario?
Se non hai un microfono, un megafono o non c'è una telecamera a riprenderti, non ti resta che l'arma del fischio.

A tale proposito, vi presento stralci di un editoriale scritto dal vicedirettore del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, dal titolo "L'arma della minaccia" nel quale critica l'uso dei fischi alla manifestazione di Bologna in ricordo della strage della stazione, il giorno prima della manifestazione. Abbiamo dei giornalisti che fanno le fattucchiere!
In realtà tutto l'editoriale è basato sui fischi preannunciati dagli esponenti bolognesi di Rifondazione Comunista al ministro Alfano nel caso fosse stato lui a parlare dal palco il giorno della ricorrenza della strage. La risposta migliore è stata data da Marco Travaglio nel suo blog Voglioscendere:
"E dove sarebbe la notizia? A parte il fatto che uno come Alfano va contestato ogni volta che apre bocca, viste le corbellerie che ne escono a getto continuo, ci sarebbe da meravigliarsi se la sinistra radicale annunciasse per lui applausi e festeggiamenti."

La cosa più divertente è stata comunque vedere i manifestanti abbandonare la piazza della stazione non appena ha preso la parola il ministro Rotondi (che è venuto a fare le veci del ministro Alfano, terrorizzato all'idea di ricevere fischi). E i fischi organizzati sono andati a farsi benedire. Alla faccia del terrorismo mediatico di Battista.


L'arma della minaccia

Una minoranza prepotente e chiassosa decide per tutti chi debba essere abilitato o meno alla commemorazione delle vittime della strage di Bologna.
(Chi ha stabilito che sia una minoranza? E nessuno decide chi abbia l'abilitazione, ma si riserva semplicemente il diritto di contestare chi va a parlare a sproposito in una manifestazione di questo tipo).

Ed è bastato l’annuncio del ministro Alfano di rappresentare il governo nella manifestazione del 2 agosto per far esplodere il coro minaccioso di chi ha promesso fischi e contestazioni contro la «provocazione». Il governo ha deciso così di chiedere ad Alfano «il sacrificio di rinunciare per tagliare alla radice le polemiche che avrebbero finito per mancare di rispetto alle vittime». Non è stata sufficiente l’aperta e coraggiosa dissociazione del Pd dalle minacce di contestazione.
(Mamma mia che coraggio! Ormai "coraggio" e "PD" sono sinonimi anche sullo Zingarelli. Ne avessero un po' di più quando si parla di Berlusconi e non della sinistra...).

[...]

Hanno vinto i professionisti della minaccia, le minoranze guastatrici incapaci di rinunciare a un rito violento che con il ricordo di quella carneficina non ha oramai più nessun rapporto.
(Professionisti della "minaccia"?? Rito violento?? Battista, ma le vogliamo pesare le parole? E poi "hanno vinto i professionisti della minaccia" lo decide prima ancora che ci sia la manifestazione? Ha già visto i fischi a Rotondi nella sua palla di cristallo?).

Sulla strage del 2 agosto 1980 la giustizia ha pronunciato il suo verdetto, riconoscendo come colpevoli esponenti chiave del terrorismo neofascista come Francesca Mambro e Giusva Fioravanti.
Questo è un punto fermo, che rende ancora più assurdo lo scatenamento della piazza alla vigilia di ogni cerimonia. E’ un punto fermo, perché le sentenze dei tribunali italiani vanno rispettate sempre. Anche se è lecito avanzare più di un dubbio sulle conclusioni tracciate dai giudici.
(Ci risiamo: quando un esponente politico o dirigenziale viene prosciolto, tutti ad urlare contro la scelleratezza dei giudici che lo hanno accusato. Quando un giudice stabilisce in 3 gradi di giudizio la matrice fascista della strage, tutti ad esprimere i dubbi sulle sentenze. Alla faccia di chi è morto da antifascista, ammazzato da un mitragliatore made in nazistolandia).

Ma per la cultura liberale, anche tra dubbi ancora irrisolti, una sentenza emessa nel nome del popolo italiano non può essere delegittimata e derisa solo perché non condivisa. Un principio troppo spesso disatteso e sacrificato sull’altare della faziosità politica. Ma è l’unico capace di impedire l’inabissarsi nella barbarie del diritto e della giustizia ideologica. Un principio sconosciuto a chi del fischio in piazza ha fatto un mestiere mediaticamente remunerativo.
(Battista, i contestatori sono quelli che difendono la sentenza! Ma lei sa almeno di cosa sta parlando? Quelli che vanno a parlare sul palco sono quelli che invece chiedono di indagare di nuovo e trovare responsabili diversi da quelli già condannati, reputando del tutto erronea la ricostruzione della strage. Credo che abbia fatto un po' di confusione, signor giornalista!).

E che si arroga il diritto di pronunciare un’altra, illegittima sentenza, secondo la quale la parte politica «nemica» è per definizione esclusa dal ricordo pubblico di un evento che ha ferito tutti gli italiani.
(Sì. E' plausibile non volere che parlino in memoria delle vittime coloro che vogliono addossare la responsabilità della strage a militanti di sinistra o agli arabi, come ha fatto ultimamente Mario Borghezio della Lega Nord, non volendo riconoscere le responsabilità dei movimenti fascisti di allora).


Caro Battista, da umile ed ignorante piccolo informatore, le consiglio di ripassare per bene gli eventi del 2 agosto 1980, di capire chi nel panorama politico difende le sentenze e chi le contesta, e, infine, comprendere che i fischi, tutto sommato, che piaccia o no, sono un gesto democratico.