martedì 30 settembre 2008
Il genio di Arcore
Quest'uomo è un genio. Inutile girarci attorno.
Possiamo far finta di non crederlo. Possiamo ritenerlo un cretino (e spesso è lui stesso a darci l'occasione di pensarlo), ma in tal caso ci sbaglieremmo.
La sua linea politica è fondata su un unico principio cardine: l'immagine, completamente scorrelata dal contenuto. Non importa ciò che si intende fare o ciò che si realizza, ma quello che conta è la mera facciata delle cose.
La ricetta per far accettare qualsiasi nefandezza in un paese come il nostro è quella di proporla; un'idea, una proposta per quanto apparentemente e realmente folle, sconsiderata e dannosa, prima o poi verrà accolta.
Basta che se ne parli. Che se ne discuta.
Nella prossima puntata di Porta a Porta Re Silvio potrebbe dire che gli scienziati hanno dimostrato che il comunismo è una malattia genetica e, quindi, ereditaria. Il contraddittorio prevedrebbe la presenza di uno scienziato che, naturalmente, smentirebbe questa baggianata.
Il giorno dopo le TV e i giornali parlerebbero della stravolgente dichiarazione di Berlusconi, con tanto di critiche da parte dell'opposizione, che arriverebbe a dissentire su quanto da lui detto, tenendo a precisare, però, di non essere in nessun modo comunisti.
Qualche giornalista, allora, ritornerà sull'argomento, invitando Berlusconi, che rimarcherà nuovamente quanto detto, parola per parola. Anche questa seconda volta magari dovrà fare i conti con il contraddittorio, ma la cosa non presenta grossi problemi. Perché se non saranno i suoi oppositori a contestarlo in base a quanto detto, ci penserà lui stesso a ricacciare l'argomento, ribadendo il suo pensiero.
E non importa che quanto da lui dichiarato possa essere una palese follia, nel gioco dell'informazione televisiva diventerebbe la sua opinione contro quella dei suo oppositori. E acquisterebbe legittimità. E' questa la magia del contraddittorio: due opinioni che si confrontano, e che diventano entrambe rispettabili e da accettare.
Quando si crea un dibattito duraturo e continuo su un tema (qualunque esso sia), alla fin fine inevitabilmente si finisce per legittimarne la discussione in merito. Perché la questione, per quanto idiota, agli occhi del cittadino comune diventa una questione seria, e non più una semplice barzelletta.
Lo dice la TV, lo dice il telegiornale! La nostra nuova Bibbia.
In questo modo, il caro Re Silvio avrà ottenuto che il tema da lui cacciato diventi l'argomento di discussione principale, che le opposizioni passino il tempo a contraddirlo, giustificando involontariamente il dibattito in questione, che il comunismo venga visto da tutti come un male tremendo per i nostri tempi e che la si smetta definitivamente di parlare di ciò che prima era un vero problema nazionale.
E il tranello, signore e signori, è già scattato. Ed è un meccanismo inevitabile. E' quasi impossibile rimanerne fuori.
In campagna elettorale si parlava di salari, di casa, di diritti civili, di sicurezza economica e sicurezza sociale. Di servizi.
Ora si parla di rom, di Alitalia, di soldati nei centri storici, di immigrazione e di magistrati.
E, badate bene, ogni volta è lui a ricacciare argomenti come il "Lodo Alfano", non Di Pietro. Prima con le minacce alla Corte Costituzionale, poi con quelle al giudice Nicoletta Gandus.
Le opposizioni scattano inevitabilmente sull'attenti, avversando quanto da lui detto.
Conseguenza? Per un mese si parlerà solo di questo.
E le madri e i padri di questo paese smetteranno di porsi il problema del perché fanno fatica a comprare da mangiare per la loro famiglia. Perché a quanto pare ci sono problemi maggiori, in fondo...
lunedì 29 settembre 2008
L'indagato non si tocca!

Traduzione: "La mafia fa schifo" ... ma neanche Totò Cuffaro scherza!
Alla fin fine si tratta anche di una questione di tutela dei diritti dell'individuo. Nulla vieta ad un partito di candidare un politico indagato. Un cittadino indagato per un qualsivoglia reato ha tutto il diritto di prendere parte ad una competizione elettorale.
C'è da dire che in questo nostro paese anche i pluri-condannati e gli ex-galeotti possono godere di questo diritto, ma questa in fondo è un'altra storia.
Insomma, c'è una grossa distinzione da fare tra chi è un semplice indagato e chi è stato condannato in via definitiva per chissà quali reati.
Questo discorso però ha un suo senso logico finché si rimane fuori dalla regione Abruzzo.
Nel resto d'Italia si fa finta che ciò che è accaduto qua sia un caso sporadico. Lo chiamano persino "Caso Del Turco", come se l'unico accusato di qualcosa fosse lui. Un povero ladruncolo che si è fatto beccare.
Beh, le cose non stanno affatto così!
Ciò che si evita sempre di rimarcare è che quasi un'intera classe politica del PD e del PDL è sotto processo per i più disparati reati. L'ex governatore del PDL Giovanni Pace è accusato degli stesse tipologie di reati contestati a Ottaviano Del Turco (PD), ma ad ascoltare ciò che si dice e si scrive sui mezzi di informazione, sembra che le cose stiano diversamente.
Nei TG e nei quotidiani nazionali nemmeno si fa il nome degli altri indagati (35!).
E in una situazione come questa, dove quasi metà dei rappresentanti in un consiglio regionale sono sotto processo, sarebbe un gesto di buon senso e di dimostrazione di buona volontà dare un segnale di discontinuità con il passato. Sarebbe logico creare una rottura netta con quanto accaduto finora e decidere di ripartire da zero. Con una classe politica nuova. Un nuovo gruppo di candidati. E tutti con un passato cristallino.
E' stato questo l'appello rivolto da alcuni partiti abruzzesi (dall'Italia dei Valori a Rifondazione Comunista, passando per Verdi, Comunisti Italiani e Sinistra Democratica) ai colossi della politica italiana: il PD e il PDL. Un appello che però è caduto miseramente nel vuoto.
Il PD ha già deliberato. Tutti gli indagati potranno prendere tranquillamente parte alle elezioni, sia concorrendo per il ruolo di consigliere, sia per quello di Presidente di Regione. Sembra surreale, ma questo darebbe la possibilità, qualora egli volesse, anche a Ottaviano Del Turco di ricandidarsi.
La decisione è stata fortemente voluta dal segretario regionale del PD e sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso (indagato per corruzione, concussione, truffa aggravata e falso ideologico). L'ha chiamata "una svolta per la democrazia abruzzese".
E con questa mossa pare che il Pd si sia definitivamente giocato la possibilità di alleanze con l'Italia dei Valori (che non vuole indagati e ha già scelto il suo candidato presidente) e Rifondazione Comunista (che ha già dichiarato dal principio l'intenzione di presentare liste pulite e che pensa ad una coalizione con gli altri partiti della sinistra e l'Italia dei Valori).
Ma se nel PD le cose stanno così, dall'altra parte non sono poi differenti. Lì il dibattito sulle liste pulite non è stato nemmeno preso in considerazione. Il PDL candiderà chi vuole, conscio di avere la vittoria già in mano.
E tra i due partiti le cose diventano ancora più spassose. Perché se l'UDC continua a vagare, indecisa con quale dei due colossi in picchiata allearsi, c'è qualcuno che le idee pare averle ben chiare: Clemente Mastella!
Ebbene sì. L'uomo che incarna le "migliori" caratteristiche della prima e della seconda repubblica ha già annunciato la sua candidatura. E spera in un supporto dell'UDC, lontana da PD e PDL.
Non so voi, ma le elezioni politiche nazionali con la lotta "fratricida" tra Berlusconi e Veltroni mi sembra un vero paradiso al confronto!
PS: ringrazio Roberto Brambilla della Rete Lilliput per essere passato ed aver lasciato il suo commento nel post dedicato all'Earth Overshoot Day.
sabato 27 settembre 2008
A bassa quota

L'accordo con i sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL), l'UGL e i sindacati di categoria (piloti e personale di terra) è andato a buon fine. Ora si attende il possibile accordo con quelli rappresentanti degli assistenti di volo ed il gioco è fatto.
Una grande conquista! Un risultato straordinario per il paese! La salvaguardia dell'italianità! O forse no?
Berlusconi e Veltroni, non appena la CGIL ha terminato di siglare l'accordo (seppur con qualche remora), hanno fatto partire la gara per accaparrarsi i meriti. Berlusconi ha tenuto a precisare il suo ruolo di autore dello scellerato piano "Fenice" e dell'istituzione della cordata CAI. Veltroni si è fregiato di aver ricucito l'accordo tra Colaninno ed Epifani.
In conclusione, entrambi si stanno prendendo i "meriti" di una delle peggiori manovre commerciali del millennio.
In questo bailamme di accordi, cifre, esuberi e sigle sindacali, in pochi si sono degnati di mettere in evidenza che la soluzione CAI è una soluzione temporanea. Nel piano con il quale si istituisce la cordata, è chiaro che l'obiettivo è quello di tenere in piedi Alitalia per ancora qualche mese o qualche anno, in attesa di venderla ad una compagnia aerea come si deve.
E che si trattasse di una soluzione temporanea è evidente; basti pensare alle grandi competenze dei "capitani coraggiosi" che hanno messo su la compagnia: palazzinari, armatori con finanziarie off-shore, finanzieri... Tutti espertoni di trasporti aerei!
Inoltre non si è fatta nemmeno chiarezza sulle cifre. Tra Alitalia ed Air One i lavori a tempo indeterminato sono 21500. La nuova società che nasce dalle ceneri della Fenice ne utilizzerà 12500. Dei restanti, 3250 sono destinati alla cassa integrazione. E i rimanenti 5750? Desaparecidos.
Per non parlare dei 3000 precari che si ritrovano improvvisamente col culo per terra.
Pinochet avrebbe preso uno stadio in una giornata infrasettimanale e avrebbe risolto il problema di questi esuberi senza paracadute nel giro di qualche ora.
Tra le porcherie che ricorderemo c'è anche il ruolo ricoperto da Banca Intesa, soggetto scelto dal governo Berlusconi di trovare la cordata che avrebbe rilevato Alitalia (il cosiddetto advisor) e che invece finisce per farne parte. Come accade spesso in questo paese: il giocatore fa anche l'arbitro e viceversa. Devono aver imparato questo modo di fare da qualcuno molto basso ma che sta molto in alto...
Da alcuni giorni, inoltre, arrivano a raffica dichiarazioni ufficiali da parte di AirFrance-KLM e Lufthansa che chiedono, gridano, implorano di entrare nella trattativa. Lufthansa sarebbe pronta a rilevare il 51% della compagnia in un istante. Ed ha già il pieno consenso di tutte le sigle sindacali.
Con un ingresso del genere si potrebbe far fronte ai numerosi problemi derivanti dall'accordo esclusivo con CAI. Ma no! Alitalia deve rimanere italiana. E non importa se le più grandi compagnie aeree di bandiera (AirFrance, Lufthansa etc) non siano nazionali. Noi dobbiamo esserlo. A costo di sparire nel giro di qualche mese!
Ma se non altro, anche se non dovesse andare in porto nulla, ci togliamo la soddisfazione di aver sbugiardato ancora una volta il nostro premier monarca, ricordando la sua dichiarazione ripetuta a cascata: "Non esistono compagnie estere interessate. Esiste solo la CAI".
In ogni caso, che la partita Alitalia fosse partita già col piede sbagliato era chiaro sin dall'inizio, quando il governo anziché bandire una pubblica gara d'acquisto (come è stato fatto in tutte le occasioni precedenti) ha preferito organizzare per vie indirette una cordata di imprenditori che nemmeno sanno come è fatto un aereo di linea, escludendo tutti i possibili altri interessati.
E arrivare a bandire una gara d'asta, come ha fatto il commissario Fantozzi, alla fine dei giochi, è la degna ridicola conclusione.
In ogni caso voglio lasciarvi con un'altra straordinaria notizia: il progetto sanitario del nostro premier. La sanità pubblica italiana è caratterizzata da spese sanitarie eccessive, da tanto tempo oramai.
La soluzione? Semplice. Privatizzare la sanità italiana e spezzettarla in tante piccole sanità regionali attraverso il federalismo fiscale. Parola del nostro premier.
Benvenuti in Italia!
giovedì 25 settembre 2008
Missione militare italiana in Georgia

E' innegabile quanto la questione Alitalia abbia finito per capitalizzare l'attenzione e l'interesse di quasi tutto il paese. Ed è anche giusto che sia così.
Non solo si tratta di una celebre, anche se di certo non affermata, azienda italiana, ma è in gioco il futuro di migliaia di lavoratori. E anche il prestigio italiano all'estero in questi giorni sta scemando sempre più. Non che le argomentazioni fornite dal nostro premier negli ultimi mesi non fossero state già sufficienti a farci declassare come "paese da evitare".
Purtroppo la forte presenza mediatica del tema "Crisi Alitalia" e della crisi finanziaria che sta colpendo gli Stati Uniti (ma non solo) permette l'oscuramento di notizie che invece meriterebbero una certa rilevanza.
Chi di voi non ricorda i duri dibattiti che si sono protratti fino ad inizio anno sull'opportunità o meno di mantenere le nostre truppe in Afghanistan? I primi acciacchi del governo Prodi sono avvenuti proprio su queste tematiche (Afghanistan, base Dal Molin, scudo spaziale).
Il Parlamento attuale, invece, è composto al 100% da gruppi politici che sostengono in pieno la missione ISAF in Afghanistan e la costruzione della base Dal Molin, sebbene questo consenso unanime non corrisponda esattamente alle preferenze della popolazione.
In questo momento ci troviamo di fronte a due camere parlamentari fortemente filo-occidentali. E i temi che prima tenevano banco nelle discussioni in Camera o in Senato, ora finiscono per diventare temi consolidati, indiscutibili.
La mancanza di forze politiche anti-interventiste e non smaccatamente filo-americane inizia a farsi sentire. E ciò che è avvenuto nelle cosiddette "stanze del potere" alcuni giorni fa ha dell'incredibile.
Il governo italiano ha approvato l'invio di truppe italiane in Georgia. Costo iniziale della missione, fino al 31 dicembre: quasi 4 milioni di euro. Nulla di segreto o coperto da massima segretezza.
Parlo del Decreto Legge numero 147 approvato 3 giorni fa, il 22 settembre 2008, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 223 del giorno successivo. Ora il Parlamento è impegnato a confermare tale provvedimento (disegno legge numero 1038), ma il decreto è già di fatto operativo.
Signore e signori, il nostro governo ha approvato un ennesimo invio di truppe per una missione militare all'estero. Si è deciso un invio di soldati nel silenzio più totale dei media e dell'opposizione.
Qualcuno di voi ha ascoltato la notizia in uno dei Tg nazionali o l'ha letta in uno dei principali quotidiani?
Qualcuno di voi ha ascoltato un esponente dell'Italia dei Valori o del Partito Democratico mettere in luce questa decisione?
Nessuno ha detto nulla! Nessuno ha scritto nulla!!
Non voglio entrare nel merito della questione. Probabilmente l'invio di truppe può essere anche una scelta giustificabile, così com'è stato per la missione Unifil in Libano. Qui però cominciano a mancare le basi principali di un paese democratico: discussione, opposizione, informazione.
Il governo ora invia truppe all'estero nel silenzio generale. Siamo sicuri di poter parlare ancora di "democrazia"?
martedì 23 settembre 2008
Earth Overshoot Day 2008

Riporto questo articolo dal sito della Rete Lilliput.
Il 23 settembre è l’Earth Overshoot day: il giorno in cui il nostro consumo di risorse naturali sorpassa la produzione naturale annua della Terra.
Il 23 settembre – secondo i calcoli del Global Footprint Network, una associazione di ricerca che misura quante risorse naturali abbiamo, quante ne usiamo, e chi le usa – l’umanità avrà completamente utilizzato tutte le risorse rinnovabili che la natura ci può fornire nel 2008.
Proprio come ogni azienda, il nostro Pianeta ha un bilancio annuale secondo il quale produce un certo quantitativo di risorse ed è in grado di assorbire un certo quantitativo di rifiuti. Il problema è che la richiesta di risorse e servizi da parte dell’umanità eccede le capacità della Terra. Fin dal 1980, l’umanità è nella condizione di sovraconsumo (Overshoot), poiché usa le risorse naturali più velocemente di quanto possano essere rigenerate e immette carbonio nell’atmosfera più velocemente di quanto possa essere riassorbito.
Secondo il Global Footprint Network stiamo impiegando a livello globale la capacità biologica di 1,4 pianeti, ma, ovviamente, ne abbiamo solo uno a disposizione. Il risultato è che le nostre riserve – come gli alberi e i pesci – continuano ad assottigliarsi e i nostri rifiuti – in primis l’anidride carbonica – continuano ad accumularsi.
In un paese densamente popolato come l’Italia – dice Roberto Brambilla del Gruppo impronta di Rete Lilliput - l’impronta ecologica dovrebbe far capire quanto è importante rilanciare una agricoltura a basso impatto grazie alle filiere corte e ai metodi biologici e quanto sia urgente incentivare il risparmio energetico, il riciclaggio dei rifiuti e l’uso delle energie rinnovabili per far diminuire la dipendenza dall’energia fossile inquinante e in via di esaurimento. Tutte iniziative che si tradurrebbero in enormi risparmi per le famiglie italiane.
Ogni anno, il Global Footprint Network calcola l’Impronta Ecologica dell’umanità (ovvero la sua necessità di campi, pascoli, foreste, aree di pesca e spazio per infrastrutture), e la confronta con la biocapacità globale (ovvero la capacità degli ecosistemi appena citati di produrre risorse e assorbire rifiuti). L’Impronta Ecologica può quindi essere utilizzata per determinare la data esatta in cui la comunità globale inizia a vivere oltre i mezzi che il pianeta produce ogni anno.
“Da adesso fino alla fine dell’anno noi attingeremo dalle nostre riserve ecologiche, chiedendo un prestito al futuro” dice Mathis Wackernagel, Direttore Esecutivo del Global Footprint Network. “Questo può andare avanti per un breve periodo, ma fondamentalmente tutto ciò porta ad un accumulo di rifiuti e all’esaurimento delle reali risorse da cui dipende l’economia umana”.
Il sovraccarico ecologico è alla radice di molti dei più urgenti problemi ambientali che dobbiamo fronteggiare oggi: il cambiamento climatico, la diminuzione di biodiversità, la riduzione delle foreste, il collasso della pesca e l’attuale crisi alimentare globale.
L’ Earth Overshoot Day ogni anno arriva sempre più presto a causa della crescita dei consumi umani.
Il Primo Earth Overshoot Day fu il 31 dicembre 1986. Dieci anni più tardi, a causa di un consumo annuale maggiore del 15% rispetto alla capacità di produzione del pianeta, L’ Earth Overshoot Day cadeva in novembre. Quest’anno, a più di due decenni dal primo Overshoot la fatidica giornata cade il 23 settembre e il nostro livello di sovraconsumo è maggiore del 40% di quanto la Terra riesce a produrre annualmente.
Il Global Footprint Network e i suoi partners internazionali sono concentrati sulla soluzione di questo problema, lavorando con i leader dei governi e delle aziende affinché nei processi decisionali tengano nella massima considerazione i limiti ecologici.
I cittadini possono determinare la loro impronta ecologica e imparare come ridurla su www.footprintnetwork.org. Essi potrebbero avere un impatto molto maggiore se cercassero di spingere i governi e i leader a creare comunità a basso impatto grazie ad una intelligente pianificazione delle infrastrutture e alle migliori tecnologie verdi a disposizione.
Grazie ad un forte impegno internazionale per scongiurare queste dinamiche, l’Earth Overshoot Day potrebbe diventare storia e non più una notizia.
Gruppo impronta ecologica della Rete di Lilliput
Per maggiori informazioni Roberto Brambilla – Gruppo impronta ecologica 338 88 03 715 r.brambilla@mclink.it
Qui di seguito i documenti elaborati dal Gruppo Impronta Ecologica
Comunicato Stampa Overshoot Day 2008
Dossier Global Footprint Network Overshoot Day 2008
Modello Volantino per la diffusione (da completare con i riferimenti dei nodi)
lunedì 22 settembre 2008
Castel Volturno, provincia di Gomorra. Italia.

Foto: Michele Zagaria (fonte Ministero dell'interno)
Una volta tanto una strage di camorra resta alla ribalta sui vari organi d'informazione per diversi giorni. Non è certo la prima volta che qualche camorrista ammazza qualcuno. Ma questa volta ciò che è accaduto, forse proprio per la particolare cruenza della strage, ha destato maggiore scalpore.
Anche se parlare di "scalpore" forse è anche troppo, in un paese come il nostro dove oltre 120 vittime della camorra ogni anno passano praticamente sotto silenzio.
L'agguato del 18 settembre, dove hanno perso la vita 6 persone, è l'ultimo di una lunga serie di atti di guerra; atti di guerra che rientrano in pieno nella nuova strategia militare del clan dei casalesi.
L'intera provincia di Caserta è in mano loro. Lo Stato non è in grado quasi nemmeno di mettere piede in quelle zone. E spesso non ha neanche la voglia di farlo. E quando entra in quelle zone, forte del suo potere politico, lo fa solo grazie ai forti accordi che sussistono ancora oggi tra lo Stato e l'Anti-stato camorristico.
Tutti i quotidiani hanno raccontato abbastanza dettagliatamente ciò che è successo. I nomi delle vittime non sono stati riportati da tutti, le loro etnie di origine invece sì. Si è parlato di ritorsioni per spaccio di droga non autorizzato nel territorio del clan. Ed è molto probabile.
Ma chi ci dice che le vittime fossero i veri colpevoli dell'affronto al clan di Casal di Principe? Chi ci dice che, nella buona mentalità italiana, non abbiamo voluto colpire nel mucchio, tanto per dare un segnale? Colpire il responsabile forse non è così importante per costoro. E spesso non lo è nemmeno per gli italiani incensurati. Basta colpire nel mucchio. Attaccare la categoria.
I responsabili della strage? I quotidiani e i TG l'hanno lasciato intendere.
Ma in questi casi non serve a nulla lasciare intendere gruppi e persone e aspettare che siano gli inquirenti ad attribuire la paternità certa. La firma è evidente. Splende raggiante nel cielo cupo di Castel Volturno.
C'è scritto Michele Zagaria.
E siccome riportiamo il nome dell'autore, forse è il caso di fare lo stesso per le vittime del massacro. Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi. E' ricoverato, invece, con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana.
Non mi interessa sapere se realmente spacciassero droga. Chi di loro lo facesse e chi è solo un "morto per sbaglio". Avrebbe poco senso. Sono morti in un massacro indiscriminato per una dimostrazione di potere, una ritorsione o una generica "caccia al negro", che tanto piace a lorsignori di Casal di Principe. Poco importa, oramai.
Consiglio a tutti di leggere questa lettera eccellente, come tutto ciò che finora ha scritto o detto, di Roberto Saviano, pubblicata da Repubblica.
E vi lascio con le parole che il geniale Fabrizio De André scrisse 14 anni fa, nella canzone Don Raffaé, che non a caso parla di Stato e Camorra.
Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità...
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità...
venerdì 19 settembre 2008
Ali-taglia
Foto: Corriere
L'eutanasia è un argomento molto spinoso. E' un tema in cui, tra l'altro, il potere mediatico della Chiesa si fa sentire in maniera preponderante. In ogni caso, nel nostro paese è illegale. E non è riconosciuto nemmeno il cosiddetto "testamento biologico".
Abbiamo già conosciuto tanti casi di persone "costrette" a vivere contro la volontà collettiva, onde evitare di irritare la comune morale cristiana.
Ma come funziona la legge e la morale cattolica quando si parla della morte di un'azienda?
La storia di Alitalia e dei tentativi di salvataggio è molto meno complessa di quanto si voglia far credere.
Alitalia nasce nel 1947. Negli anni '70 è la 7° compagnia di trasporto aereo a livello internazionale.
Negli anni '90 cominciano le prime flessioni. Gli investimenti cominciano ad essere deludenti. Si perdono le prime quote di mercato.
Nel 2001 Alitalia entra a far parte di un'alleanza cui partecipano alcune tra le più grandi compagnie aeree di tutto il mondo, Sky Team. Nello stesso anno si instaura un buon rapporto tra Alitalia ad AirFrance. Iniziano i primi scambi azionari, finché gli amministratori delle due compagnie si accordano per un piano di crescita reciproca: fusione.
Alitalia si sarebbe fusa con il gruppo AirFrance-KLM, detenendo il 35% del pacchetto azionario complessivo finale. L'allora governo Berlusconi bypassò il piano dell'amministratore Alitalia Mengozzi e disse no alla fusione.
Il passare del tempo ha determinato un progressivo calo del valore patrimoniale Alitalia, nonché la relativa crescita dell'indebitamento. Basti pensare che nel 2001, prima del possibile piano di fusione, un'azione Alitalia valeva circa 10 euro. Nel 2006, alla fine dell'amministrazione voluta da Berlusconi, un'azione si attestava sul valore di 1.57 euro.
Dalla fine del 2006 il governo di allora, presieduto da Romano Prodi, avvia il piano per la vendita della compagnia. Gli interessati sono AirFrance-KLM (ancora una volta), Lufthansa, Air One tramite AP Holding e una cordata italiana.
Alitalia privilegia il rapporto con AirFrance-KLM e nel marzo del 2008 si arriva alla proposta finale di AirFrance: acquisto del 100% delle azioni, offerta pari a 1.7 miliardi di euro, con copertura dei debiti e ricapitalizzazione. Controindicazione: numero di esuberi pari a 2100 unità. Ricordate questo numero perché farà comodo tenerlo a mente tra qualche minuto.
Tutto sembra andare come previsto, ma quando meno te l'aspetti entra in gioco il pluri-resuscitato d'Italia, l'uomo che ogni volta che rischia di morire (politicamente parlando), riceve sempre il provvidenziale aiuto in extremis di qualche santino: una volta San Massimo da Gallipoli, questa volta da San Walter da Cinecittà.
Silvio Berlusconi, da leader dell'opposizione, lancia la sua campagna per la difesa dell'italianità, annunciando una fantomatica cordata di imprenditori pronti a rilevare Alitalia, caricandosi tutti i debiti, senza licenziare nessuno e potenziando la compagnia.
L'uomo guida del gruppo? Piersilvio Berlusconi.
Vista la promessa di Berlusconi che afferma che, una volta eletto, chiuderà il dialogo con AirFrance per favorire la cordata, la compagnia franco-olandese leva le tende.
Il governo Prodi si ritrova, pertanto, a dover concedere 300 milioni a fondo perduto per il sostentamento a tempo di Alitalia, in attesa della soluzione promessa da Berlusconi.
Intanto il governo, come previsto, cambia. E il primo settembre arriva la proposta della Compagnia Aerea Italiana, la cordata tanto attesa.
Il punto chiave del cosiddetto "Piano Fenice" voluto da Silvio Berlusconi: divisione della compagnia in 2 parti; la parte con gli utili in vendita alla CAI, quella con i debiti verrà coperta dai cari contribuenti/elettori.
Ma il capolavoro non finisce qui. Nell'accordo gli esuberi passano ad oltre 6000. E pare che nelle cifre non siano stati computati i vari lavoratori precari.
Un netto miglioramento, vero?
La colpa della CGIL, della sinistra, del PD e dei lavoratori è evidente, non è così?
giovedì 18 settembre 2008
Dov'è finita la casta?

Vignetta: Vauro
Per due anni non si è praticamente discusso di altro. Sembrava la battaglia principe di tutte le battaglie. Quella del rinnovo radicale della classe politica.
C'era chi proponeva come primo passo il ripristino delle preferenze e l'allargamento all'uso delle elezioni primarie per scegliere anche i singoli candidati parlamentari e i rappresentanti locali. Si discuteva di impedire l'accesso alle funzioni pubbliche a chi avesse avuto una condanna anche non definitiva. Si ipotizzava di porre un limite alle legislature per ogni deputato (cosa che alcuni partiti, i soliti piccoli ovviamente, fanno da anni ed anni senza clamori).
Da un altro settore della battaglia c'era chi affermava che il punto cardine di tutto fosse l'eccessivo legame di molti partiti con i poteri forti. Berlusconi da una parte e gli interessi di Fassino, D'Alema, Latorre ed altri a scalate bancarie e rilevamenti azionari.
C'era chi invece puntava l'indice sui costi eccessivi della politica. Ricordo ancora i servizi in prima pagina di grandi quotidiani nazionali come "Repubblica" o "Il Corriere", che riepilogavano euro dopo euro gli sprechi della pubblica amministrazione.
Dov'è finito tutto questo? Anche i grandi sostenitori delle battaglie per la ri-pulizia della classe politica stanno parlando d'altro.
Forse è vero che le ultime proposte governative non lasciano spazio a questo genere di temi. Le priorità politiche stanno cambiando. O forse tutta la questione vale esclusivamente in funzione di chi governa?
Beppe Grillo parlava (e parla tuttora) di elezioni illegittime. Quelle del 2006 e quelle del 2008. La mancanza delle preferenze alle elezioni parlamentari va a cancellare del tutto il principio costituzionale di rappresentanza. La scelta limitata ad una X su un simbolo toglie la possibilità al cittadino di scegliere il proprio rappresentante.
Una delle principali critiche che venivano mosse al vecchio governo Prodi era la lentezza (evidente) con la quale si stava muovendo per prendere provvedimenti modificativi sulla legge elettorale. E i mezzi di informazione cavalcavano le proteste.
Ora il nostro premier "ordina" che si cambi la legge elettorale delle elezioni europee. C'è ancora troppa democrazia in questo tipo di votazione: tutti i partiti possono concorrere liberamente alla conquista dei seggi, non ci sono logiche tipo "premi di maggioranza" (sarebbero insensati) e i cittadini possono ancora scrivere i nomi desiderati. Addirittura fino a 3.
Quindi, via tutto: sbarramento al 5% e così portiamo il bipartitismo anche in Europa. Ma soprattutto, eliminazione delle preferenze! Basta scegliere i rappresentanti! Devono essere i partiti a nominarli.
Il PDL è schierato in blocco per la eliminazione di questo strumento democratico. Hanno già deciso a tavolino che la rappresentanza dev'essere data a 3/4 agli ex-Forza Italia e per 1/4 agli ex-AN. Le preferenze rovinerebbero il patto. I cittadini e la loro ricerca di democrazia rovinerebbe gli accordi politici fatti a porte chiuse.
Dove sono i fautori delle preferenze? Non mi dite che sono rimasti solo l'UDC, Di Pietro e i partitini della sinistra a chiederli, minacciando manifestazioni e proteste di ogni genere!
Ricordate lo scandalo "Mastella" sull'uso degli aerei di Stato per motivi personali?
Prodi si occupò immediatamente della questione, vietando espressamente l'uso se non autorizzato e comunque sempre all'interno dei motivi di lavoro.
Berlusconi ha eliminato questo vincolo in un secondo, nel silenzio assoluto. I nostri ministri potranno viaggiare qua e là a nostre spese, anche solo per farsi un giretto alle Maldive.
Dov'è finito lo scandalo generale?
In Abruzzo mezza classe politica è sotto processo. In TV e nei quotidiani si fa solo il nome di Del Turco, come fosse una questione personale.
Per le elezioni regionali abruzzesi i partiti della sinistra e l'Italia dei Valori stanno chiedendo a tutti (soprattutto all'alleato PD) di presentare liste pulite. Lo chiedono come se fosse una cosa rivoluzionaria e non un principio di base. E il PD e i partiti di centrodestra persino tacciono. Non rispondono.
Ma la popolazione abruzzese dite che si farà influenzare da tutto questo, come invece sembrava accadere mesi e mesi fa?
PS: A tale proposito, presento una curiosa situazione che si sta preconfigurando proprio in questa regione: una corsa a 3. Sinistra e Italia dei Valori da una parte che puntano ad un distacco netto con le precedenti amministrazioni. Il PD da un'altra, impegnato al corteggiamento forse fruttuoso dell'UDC. E PDL dall'altra ancora.
Curioso davvero, no?
PPS: Delle attente riflessioni sul tema "casta" sono state fatte anche da Marco Travaglio sul blog Voglioscendere e da Federico Geremicca per "La Stampa".
mercoledì 17 settembre 2008
Una Bolzaneto rom a Bussolengo (VR)

Foto: Carta.org
Tanto per non cambiare argomento...
Riporto qui di seguito l'articolo scritto da Gianluca Carmosino e pubblicato dal settimanale Carta, unico organo d'informazione ad aver riportato allora la notizia.
Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza.
Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo (Verona). Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli (quattro minorenni), dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Christian Hudorovich con la sua compagna e i loro tre bambini.
Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.
Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno (Arezzo). Cristian vive a Busto Arsizio (Varese) ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen (Nuova vita) di Brescia, che aderisce alla rete nazionale "Federazione rom e sinti insieme".
"Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi".
La voce si incrina per l’emozione: "Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti... Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri".
"Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte".
Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: "Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’".
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano (Brescia).
Sabato mattina (il 13 settembre, nda) la prima udienza per direttissima contro i tre "accusati", che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. "Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni". Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucar Drom. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.
Dal momento che non voglio far sentire la voce di una parte soltanto (cosa a cui in fondo siamo anche abituati a fare grazie a personaggi come Bruno Vespa) riporto qui di seguito la strepitosa dichiarazione del sindaco di Verona, Flavio Tosi:
"Mi auguro che la magistratura concluda il più rapidamente possibile gli accertamenti su quanto accaduto nei giorni scorsi a Bussolengo nel corso di un'operazione di sgombero, effettuata dai carabinieri, di un accampamento abusivo di alcuni Rom, ma e' anche necessario che i disonesti capiscano che non si può reagire con violenza alle forze dell'ordine solo perché fanno il loro dovere".
Per dovizia di informazioni, riporto anche il link presso il quale è possibile leggere il verbale dei carabinieri sull'arresto (alquanto discordante dalla versione rilasciata dal gruppo rom) e quella di un esplicativo commento rilasciato sul blog Sucar Drom:
"C'è da sbellicarsi dalle risa!! Una razza indegna dedita in modo sistematico a stupri, razzie di bambini, furti e violenze di ogni tipo che denuncia l'AGGRESSIONE delle forze dell'ordine ?!?!?!?! SIETE VOI CHE SIETE ALLERGICI ALLA LEGALITA'!! CE L'AVETE SCRITTO NEL DNA CHE SIETE UNA RAZZA DI PARASSITI E ASSASSINI!! CANCELLATE QUESTO BLOG INDEGNO E RISPARMIATECI LE VOSTRE CIALTRONATE!".
Date pure libero sfogo ai vostri commenti...
lunedì 15 settembre 2008
Cambio di realtà
Video Corriere.it - Titolo: "La rabbia del quartiere"

Come stravolgere la realtà dei fatti.
Non so voi, ma la percezione che ho avuto di questa sottospecie di servizio giornalistico non è molto buona. Ho come l'impressione che sia cominciata subito la solita routine che parte in questi casi: lo spirito giustificazionista per l'omicida (il bianco) e la criminalizzazione della vittima (il nero) e di "quelli come lui".
Un servizio basato sul fatto che la zona ormai non è per nulla sicura. Sicura per chi?
Spero che la preoccupazione fosse per il fatto che un nero non può più sentirsi sicuro perché basta fare una marachella che finisci con la testa spaccata per colpa di un commerciante bianco... Ma dubito che si stessero riferendo a lui in questo senso.
Come stravolgere la realtà dei fatti.
Non so voi, ma la percezione che ho avuto di questa sottospecie di servizio giornalistico non è molto buona. Ho come l'impressione che sia cominciata subito la solita routine che parte in questi casi: lo spirito giustificazionista per l'omicida (il bianco) e la criminalizzazione della vittima (il nero) e di "quelli come lui".
Un servizio basato sul fatto che la zona ormai non è per nulla sicura. Sicura per chi?
Spero che la preoccupazione fosse per il fatto che un nero non può più sentirsi sicuro perché basta fare una marachella che finisci con la testa spaccata per colpa di un commerciante bianco... Ma dubito che si stessero riferendo a lui in questo senso.
Non solo Roma

La capitale ci ha abituato a diversi episodi di intolleranza e di violenza negli ultimi mesi. La visione di "Roma città sicura" del neo-sindaco Gianni Alemanno tarda a tradursi in realtà. E così, oltre alle solite numerose aggressioni di stampo "comune", si stanno aggiungendo quelle a sfondo razzista.
Ma Roma non è certo un bronx circondato da un resto di nazione idilliaco. E per la gioia del sindaco dalla croce celtica, questa volta la sua città non ha nulla a che fare con il barbaro omicidio che si è consumato ieri. Ora ci troviamo a Milano. Il teatro cambia, i fatti no.
Se qualcuno avesse pensato che l'Italia è ormai un paese moderno, in cui non si giudicano più le persone in base alla propria etnia, il paese di provenienza o il colore della pelle, questa persona si è sbagliata di grosso.
Il colore della pelle è un motivo sufficiente per essere condannati a morte.
Si chiama Abdul William Guibre. E' il diciannovenne ammazzato a colpi di spranga alle 6 di mattina di domenica in Via Zuretti, a Milano. L'aggressione, accompagnata da insulti razzisti ("Sporchi negri vi ammazziamo" e "Negri di merda"), è avenuta quando Abdul era accompagnato da due amici.
L'accusa è quella di aver rubato dei biscotti da un bar. E così i titolari del bar, Fausto Cristofoli di 51 anni e il figlio Daniele di 31 anni, si sono lanciati al loro inseguimento con il furgone. L'hanno inseguito e raggiunto. Avevano le spranghe. Hanno lasciato sull'asfalto lo "sporco negro" che sanguina dalla testa. Lo vedono là rannicchiato sull'asfalto e girano le spalle. Chiudono la saracinesca. E se ne vanno a casa.
La missione è compiuta.
Chiunque conoscesse Abdul sta strillando a gran voce che non è vero nulla. Che non è un ladro. Che certamente non ha rubato nulla. E che è solo un'attenuante che si sono procurati i due assassini.
Come se il furto cambiasse davvero qualcosa. Come se bastasse subire il furto di una scatola di biscotti per giustificare un omicidio. Sempre che il ladro sia un rumeno, un albanese o un ragazzo italiano originario del Burkina Faso che ha avuto la "sfortuna" di nascere con la pelle nera.
Abba (il nome con cui veniva chiamato dagli amici) non sopportava il razzismo. Odiava sentirsi chiamare "negro". E la rabbia scattava come una molla in quelle situazioni.
Il padre lo rassicurava ricordandogli di essere italiano. Come se bastasse, in un paese come il nostro, a garantire una sorta di uguaglianza sociale. Come se l'origine e il colore della pelle non contassero. Che grande ingenuità!
Il Sudafrica si è lasciato alle spalle l'apartheid e un uomo straordinario come Nelson Mandela è stato Presidente. Gli Stati Uniti d'America, sebbene stiano subendo ancora qualche strascico, hanno abbandonato il razzismo nella storia del loro paese. E un politico come Obama può diventare il primo candidato presidente afroamericano.
Noi il razzismo lo stiamo iniziando a conoscere come si deve solo adesso. Conoscendo i tempi storici, potremo abbandonarlo come retaggio storico tra 100, 200 anni.
Cliccando qui potrete vedere la mappa delle aggressioni fasciste avvenute in Italia dal 2006 a oggi, generata dal sito Antifascismo militante. Non so se questa aggressione verrà considerata tale. In ogni caso, chissà quante bandierine dovremo veder comparire ancora e ancora su questa maledettissima mappa a forma di stivale...
venerdì 12 settembre 2008
Maiali e rossetti

E' la solita regola: quando non puoi attaccare le idee di una persona, attacca la persona stessa.
E' una norma spesso usata nel nostro paese, ma è una mossa ancora più vincente oltreoceano. Negli Stati Uniti è un classico di ogni campagna elettorale. In un paese in cui le differenze tra i due maxi-partiti, quello democratico e quello repubblicano, si erano fatte sempre più invisibili col passare del tempo, non potendo più attaccare i programmi (sono diventati col tempo quasi identici) non restava altro che attaccare l'avversario e la sua persona.
Barack Obama ha però violato in maniera prorompente questo status-quo. Che piaccia o no, ha ridato al suo partito una chiara connotazione progressista. Una connotazione che non aveva dai tempi di John e Robert Kennedy. O forse neanche allora l'aveva.
Ha reso il Partito Democratico realmente differente da quello Repubblicano.
Ha cominciato a proporre idee, riforme, cambiamenti negli affari interni ed esterni americani del tutto inediti. Ha iniziato ad usare termini come "classe lavoratrice", "ritiro dall'Iraq", "uguaglianza". Vere e proprie bestemmie per un paese come quello degli Stati Uniti d'America.
Il Partito Repubblicano è invece rimasto ancorato alla vecchia logica della politica. E resta spiazzato da questo modo di condurre la campagna elettorale. E ad un partito come questo non resta che appigliarsi ad ogni scusa che consenta di infliggere un colpo.
Quanto segue è ciò che ha dichiarato Barack Obama a proposito dell'uso spregiudicato della parola "cambiamento" da parte di McCain. "Non è un cambiamento. Significa solo chiamare la stessa cosa con un nome diverso. Puoi mettere il rossetto ad un maiale, ma resta un maiale. Puoi avvolgere un vecchio pesce in un pezzo di carta con scritto sopra cambiamento, ma dopo otto anni puzza lo stesso".
La frase sul maiale è un’espressione tipica dello slang americano, molto comune, che lo stesso McCain ha usato qualche mese fa descrivendo la riforma sanitaria voluta da Hillary Clinton.
Ma ciò non ha avuto alcuna importanza per la stampa statunitense e per quella italiana, che hanno subito cavalcato l'onda dello scandalo parlando di "insulti" di Obama alla candidata vicepresidente repubblicana Sarah Palin, rilevando nella parola maiale un riferimento proprio alla Palin.
Mi chiedo quale contorto nesso logico possa portare un giornalista a ravvedere nella frase di Obama un riferimento personale alla candidata vicepresidente repubblicana. Un legame di questo genere può saltare in mente solo a chi pensa già una cosa del genere di suo.
Questo è invece quanto dichiarato ieri proprio da Sarah Palin a proposito del nuovo gelo creatosi tra Stati Uniti e Russia.
"Ucraina e Georgia meritano di entrare nella Nato". Pertanto se Tbilisi fosse stata già parte dell'Alleanza o se la Russia invadesse uno stato membro, aggiunge, gli Usa potrebbero entrare in guerra con Mosca, "perché questo è l'accordo che prendi quando sei un alleato della Nato: se un altro paese viene attaccato, devi aspettarti di venir chiamato in aiuto".
Quello di Obama per motivi strani viene titolato da tutte le testate giornalistiche come: "Attacco/insulto di Obama a Sarah Palin". Com'è stato intitolato il delirio mentale di Sarah "Hitler" Palin che ho appena riportato? "Debutto tv da donna forte". Almeno questo è il titolo scelto da Repubblica.
Davvero un bel modo di interpretare le dichiarazioni.
Non oso pensare a come avrà titolato Libero.
giovedì 11 settembre 2008
A volte ritornano...

Un certo spirito nostalgico sta avvolgendo il nostro paese. Alcuni rigurgiti fascisti tornano a fare capolino. Ma badate, non aspettatevi il fascismo nel senso classico del termine.
Se vi aspettate di vedere gente vestita di nero fare la ronda giorno e notte col manganello in mano, soldati fare il passo dell'oca sotto casa, subire il razionamento del pane, assistere allo scoppio di una guerra contro l'Etiopia o contro un asse anglo-francese, state solo perdendo tempo.
I tempi cambiano, e con essi anche l'aspetto esteriore dei regimi tirannici. Ma se cambia la forma di un totalitarismo, non necessariamente questo riguarda anche il contenuto.
Talvolta anche la forma tende ad avere qualche consonanza con il passato.
Spesso una serie di eventi, presi scorrelati l'uno dall'altro, sono semplici eventi sporadici. Saltuari. Che non rientrano in uno schema preciso. E che nemmeno danno l'idea di ciò a cui si sta andando incontro.
Se però questi eventi apparentemente indipendenti tra loro li si fanno rientrare in un unico grande schema, possono nascere conclusioni e timori inaspettati.
Il 7 settembre Berlusconi scrive al sindaco di vicenza chiedendo di non effettuare il referendum cittadino sulla scelta di ampliare la base americana di Camp Ederle. Si tratta di impegni presi tra potenti che la democrazia non deve violare.
Il 7 settembre, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in visita a Gerusalemme, dichiara a proposito del fascismo: "Mi sembrava sbrigativo definirlo il male assoluto". Aggiungendo: "Il fascismo fu un fenomeno più complesso. Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale".
L'8 settembre, anniversario dell'armistizio con gli alleati e della nascita della lotta di resistenza al regime nazifascista di Salò, il ministro della difesa, Ignazio La Russa, dichiara a proposito della lotta tra le forze della Resistenza e quelle nazifasciste della Repubblica di Salò: "Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia".
La notte tra l'8 e il 9 settembre, una coppia omosessuale è stata aggredita a Roma da una decina di giovani mentre, mano nella mano, stava passeggiando nel pressi del Colosseo. Dopo aver trascorso una serata alla Gay Street (ovverosia Via San Giovanni in Laterano), si dirigevano verso i Fori Imperiali, quando sono stati aggrediti da un gruppo di 8-10 ragazzini che li ha insultati pesantemente e lanciato sputi, pietre e bottiglie.
L'aggressione si aggiunge alle numerose ultime aggressioni avvenute nella capitale ai danni di gay e lesbiche.
- Notte tra il 31 ottobre e il primo novembre 2007: tre ragazzi gay aggrediti e pestati.
- Notte tra il 18 e il 19 febbraio 2008: dato alle fiamme il locale gay "Coming Out".
- Notte tra il 17 e il 18 aprile 2008: aggressione e devastazione del circolo di cultura omosessuale "Mario Mieli" a Roma.
- 24 maggio 2008: aggredito e minacciato Cristian Floris, conduttore della radio Deegay.
- Notte tra il 19 e il 20 luglio 2008: aggredita e presa a calci e pugni una ragazza lesbica.
Il 10 settembre 2008, il ministro Gelmini viene contestato dai presenti in sala durante il suo intervento per la presentazione del nuovo libro di Giovanni Floris. Anziché provvedere a calmare i contestatori ed eventualmente invitarli ad abbandonare la stanza, è stato invocato l'aiuto della polizia che ha provvidenzialmente provveduto ad identificare i contestatori, raccogliendo le generalità dei pericolosi sovversivi.
Siamo a questo: la schedatura dei contestatori.
Abbiamo provveduto a schedare i rom, a tollerare le aggressioni verso gay, nomadi e "sinistroidi", ad eliminare le preferenze nelle varie elezioni, a giustificare fascismi e totalitarismi di destra, ad emarginare i magistrati.
Quanti anni ancora così ci aspettano?
PS: segnalo per chi fosse interessato l'articolo "Più del fascismo", di Alberto Asor Rosa, scritto per Il Manifesto e pubblicato su Megachip.
PPS: approfitto per ricordare le due tragedie che la data di oggi cela in sé: quella da tutti nota avvenuta 7 anni fa in cui morirono migliaia di persone e quella avvenuta molto più tempo fa, esattamente in Cile nel 1973, e molto meno nota, in cui morirono meno persone, ma che segnò profondamente il Cile e che portò alla morte di decine di migliaia di persone negli anni a seguire.
martedì 9 settembre 2008
La verità sulle energie rinnovabili

Foto: Vomedia
Tricastin, sud della Francia.
Un luogo che rappresenta un pessimo spot per l'energia nucleare. Soltanto negli ultimi due mesi in questo piccolo comune distante qualche chilometro da Avignone si sono avuti ben 4 incidenti nucleari, con relative fuoriuscite fortunatamente contenute all'interno della struttura.
Di "fortuna" non possono parlare i poveri cristi che vi lavorano dentro, contaminati in una delle perdite avvenuta il 30 luglio scorso.
L'elenco di guasti, malfunzionamenti e problemi in generali all'interno delle centrali nucleari di quest'anno è infinita: Krsko (Slovenia), Ul-Jin (Corea del sud), Vandellos e Cofrentes (Spagna), Ringhals (Svezia), Romans-sur-Isere, Tricastin (Francia) e tante altre ancora. Solo in questi primi 8 mesi del 2008.
Ma i dati reali rischiano di essere decisamente maggiori. Basti pensare che l'Autorité de Sureté Nationale (ASN) francese dichiara che di incidenti "minori" di gravità 0 o 1 della scala INES ne capitano all'anno solo nel territorio francese oltre un centinaio.
Alcune settimane fa ho pubblicato il resoconto sull'andamento dell'energia nucleare nei vari paesi europei, dimostrando come nella gran parte dei casi si erano già avviati piani per la dismissione totale dell'energia nucleare (Spagna, Olanda, Belgio e Germania tra i principali).
Nei paesi fedeli al nucleare, invece, non ci sono comunque progetti in atto per la costruzione di nuove centrali. I continui incidenti e il progressivo esponenziale aumento del costo dell'uranio 235 scoraggiano decisamente un incremento dell'energia prodotta tramite fissione nucleare.
L'Italia, come sempre d'altronde, deve andare controcorrente rispetto al resto del mondo, con lo scopo preciso di rituffarsi indietro negli anni '70. La quantità di energia elettrica massima che si stima di produrre con l'installazione delle nuove centrali proposta dal ministro Scajola? Un misero 15%. Considerando poi come tendiamo a fare le cose noialtri del "bel paese" dobbiamo aspettarci anche qualcosa in meno.
A questo punto diventa lecito e automatico chiedersi se davvero ne valga la pena.
Un motivo spesso citato dai grandi fans del nucleare è che le energie cosiddette rinnovabili non consentono una copertura sufficiente dei bisogni energetici. E' diventato quasi un assioma indiscutibile. Peccato che le cose non stiano affatto così.
La produzione nazionale è caratterizzata da un 73.8% di energia prodotta tramite combustione di combustibili fossili e il 13.4% da fonti rinnovabili. Il restante 12.8% corrisponde alle importazioni di energia dall'estero.
Dell'energia rinnovabile, l'eolico costituisce l'1.1% della produzione nazionale, mentre il solare resta fermo a quote sotto lo 0.01%.
Il rinnovabile consente una copertura limitata della domanda di energia? Falso!
In danimarca solo l'eolico costituisce il 20% di energia prodotta, il 9% in Spagna e il 7% in germania.
In Spagna regioni come Castiglia e Leòn, la Galizia, l'Aragona e la Navarra producono fino al 71% di energia elettrica solo da fonti rinnovabili (idroelettrica, eolica, solare, biomasse, etc). In media la Spagna produce il 20% dell'energia da fonti rinnovabili e il piano energetico prevede di raggiungere il 30% nel 2010, anno in cui la Navarra, secondo i programmi, produrrà il 100%.
In Italia siamo fermi al 13%.
Siamo sicuri che sia davvero il nucleare la soluzione?
Il nucleare, il petrolio, il carbone sono le soluzioni attuali, perché consentono la conservazione di tanti poteri economici sulla gestione delle fonti di energia.
L'acqua, il sole, il vento non sono controllabili. Sono liberi e accessibili a tutti. Non sono soggetti a poteri e a oligopoli. Non producono potere, né profitti. Sono il futuro. Ora dobbiamo solo capire se vogliamo aspettare che il futuro ci venga a sbattere in faccia.
PS: I documenti ufficiali del sito della Red Electrica d'Espana li trovate qui di seguito.
Dati nazionali [PDF]
Dati regionali [PDF]
lunedì 8 settembre 2008
Parole in libertà

Foto: Egolalìa
Joseph Ratzinger, also known as Papa Benedetto XVI: "In Italia serve una nuova generazione di politici cattolici".
Evidentemente quelli che già girano da decenni non sono più sufficienti. La salute dei vari Andreotti, Cossiga, Formigoni, Casini, Pera, Binetti inizia a destare preoccupazioni anche presso la Santa Sede.
La risposta di Berlusconi (ora fa anche le recensioni ai discorsi del Papa): "Nessun esponente del nostro schieramento politico si è mai sognato di mettere in discussione la libertà di espressione sui fatti politici da parte dei rappresentanti della Chiesa. Né mai lo farà."
Fare il nome di Daniele Capezzone, neo-portavoce di Forza Italia, dite che possa servire a qualcosa?
E ha aggiunto: "Anzi, siamo profondamente grati al Pontefice e ai vescovi per i suggerimenti e le parole di incoraggiamento che ci hanno riservato in questa prima fase del nostro mandato di Governo". Quelli che "volevano la Chiesa nel silenzio", ha detto ancora Berlusconi, "si sono sempre ispirati a principi opposti ai nostri, alle teorie marxiste-leniniste, in parole semplici al comunismo".
A sentire Berlusconi, questo paese pullula di pericolosi comunisti, di marxisti-leninisti e di bolscevichi nostalgici. Si può sapere dove si nasconde questa spaventosa massa rivoluzionaria il giorno delle elezioni?
Calderoli, commentando la nuova tassa locale sui servizi che andrà a prendere il posto dell'appena abrogata ICI: "La Service Tax? Vedrete, vi stupirà".
A me stupisce già che lui sia ministro. E che riescano ad abolire una tassa sostituendola con un'altra dando anche l'impressione di aver fatto una figata. Figuriamoci ora che vedremo i dettagli della nuova imposta!
Alemanno, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera: "Il fascismo non fu il male assoluto e non mi sento di condannarlo". "Le leggi razziali sono state il vero male assoluto".
Chissà cosa ne penserebbero Gramsci, Matteotti e le migliaia di antifascisti morti in quegli anni.
Insomma, un weekend molto fruttuoso per chi avesse voluto ascoltare stronzate in libertà.
sabato 6 settembre 2008
Berlusconi is unfit

Chi non ricorda questo articolo dell'Economist? Non capita a tutti di ricevere un servizio come si deve con relativa copertina in un settimanale così celebre. Sono passati più di 7 anni, ma questo servizio giornalistico è ancora impresso nella memoria collettiva.
Certo, non è rimasto impresso nella mente di tutti. Molti magari non ne avranno nemmeno saputo niente allora. Ma chi l'ha saputo, difficilmente avrà dimenticato.
Era il 26 aprile 2001. Il 13 maggio ci sarebbero state le elezioni politiche italiane, vinte da Silvio Berlusconi.
Il titolo dell'Economist era alquanto chiaro: "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy". Perché Silvio Berlusconi è inadatto a guidare l'Italia.
Immagino che in quella uscita il giornalista responsabile dell'articolo abbia dovuto effettuare una durissima e stringente sintesi dei motivi, in modo da evitare di riempire 800/900 pagine del settimanale con le diverse, possibili, evidenti motivazioni.
Una cosa che in molti non sanno (e devo dire che in sincerità non sapevo neanch'io) è che Silvio Berlusconi decise, immediatamente dopo l'uscita dell'articolo, di querelare il settimanale Economist per quanto scritto (le battutine del tipo "Ecommunist" nacquerò allora).
La corte di Milano si è espressa sulla questione, nel modo più logico possibile. E' stato lo stesso Economist un paio di giorni fa a darne l'annuncio.
"Siamo lieti di annunciare che una Corte milanese ha emesso un giudizio che rigetta tutte le accuse di Mr.Berlusconi, obbligando lui ad assumersi tutti i costi legali sostenuti dall'Economist. Il giudizio in forma integrale è disponibile sul nostro sito Internet, http://www.economist.com. The Economist - conclude la nota - non rilascerà altri commenti al riguardo".
Naturalmente! Ogni commento aggiuntivo potrebbe essere una valida ragione per Mr. Berlusconi per lanciare una nuova querela. Un uomo che, nel bene o nel male, inconsciamente gode nel vedere i propri legali passare la loro vita nelle aule di tribunale.
Ciò che rende ancora più gustosa tutta la faccenda è il commento di Fabio Lepri, il legale di Silvio Berlusconi (uno dei tanti; ha più legali Berlusconi che impiegati McDonald's).
"La sentenza è ingiusta e ne sarà chiesta subito la riforma in appello". Aggiungendo: "Il tribunale di Milano, infatti ha sbagliato nel ritenere lecito uno scritto che, in realtà, era da valutare come offensivo nei confronti dell'onorevole Berlusconi, anche perchè costellato di asserzioni infondate. Non a caso le parole del periodico "The Economist", diffuse poco prima delle elezioni del 2001, sono state smentite più volte dal giudizio degli italiani".
E' tutta qui la questione: non è possibile esprimere una libera opinione giornalistica sull'operato di un politico. Diventa una questione offensiva e infondata. E pertanto necessita una condanna civile.
Berlusconi è troppo abituato ai troppi giornalisti "uso e consumo" che campeggiano tra i vari quotidiani e tg e che lui ha contribuito a generare. Non è più abituato ai giornalisti liberi che esprimono opinioni e che le argomentano. Un giornalista che indaga, scrive, elabora non dev'essere chiamato tale. Perché non si è rivolto a lui chiedendo "Presidente, lei ha molto a cuore il problema xxx. Come intende risolverlo, dato che i precedenti governi non hanno fatto nulla a riguardo?".
Da notare la motivazione determinante, infine. "Smentite più volte dal giudizio degli italiani". In sintesi, non si può criticare una persona nemmeno argomentando correttamente e con criterio le motivazioni, se poi questa persona viene "democraticamente" eletta a guidare il paese. La maggioranza ha sovranità. E chi non la pensa come essa, dev'essere punito.
God save the Queen. God hide the King.
PS: è possibile visualizzare la sentenza sul sito dell'economist, cliccando qui [PDF].
PPS: approfitto per segnalare un interessante progetto denominato Dal Molin 2.0 sulla riconversione del progetto che prevede l'allargamento della base militare USA in "zona per pannelli solari".
Tutte le info nell'ultimo post di Beppe Grillo e nel relativo documento.
Altre informazioni utili nel sito No Dal Molin.
giovedì 4 settembre 2008
Notizie a valanga

Foto: Pensieri e Parole
Salve a tutti!
Perdonate la duratura assenza, ma alcune questioni universitarie (leggasi "esame") mi hanno messo fuori gioco per qualche giorno!
Il blog è rimasto a riposo per soli 3 giorni, è vero... ma in un paese come il nostro assentarsi anche solo 72 ore significa perdersi una mole infinita di notizie fondamentali... e quanto mai surreali.
La decisione sulla scelta del tema da trattare in questo post, dopo anche solo 3 giorni di assenza non è comunque facile. Sono realmente indeciso tra le tante chicche esplose negli ultimi giorni.
Potrei parlare degli oltre 3000 esuberi previsti nel nuovo piano di massacro e resurrezione di Alitalia (il massacro è alle porte, per la risurrezione staremo a vedere). Potrei farlo ricordando il piano Air France che ne prevedeva non più di 2000, ma che allora a Berlusconi e Bossi sembrava un affronto senza precedenti. Potrei ricordare della posizione pseudo-sindacalista della Lega Nord che allora bocciò in blocco tale piano, finendo però per accettare, ora che comanda Silvio, il ridimensionamento degli hub aeroportuali del nord, come già previsto in precedenza, e la riduzione di un numero maggiore di dipendenti senza battere ciglio.
Potrei parlare della scoppiettante politica estera del nostro premier, impegnato da un lato a fare, quando può, le veci di Barney, il cane di razza scottish terrier di George W. Bush, e dall'altro a garantire assoluta fedeltà militare alla Libia di Gheddafi, garantendo da ora in poi un perenne impegno a non usare mai e poi mai le nostre basi contro di lui (con 5 miliardi di euro in allegato alla promessa).
Potrei parlare del congresso del Partito Democratico USA a Denver. Potrei disquisire della sempre maggiore somiglianza di Obama con i fratelli Kennedy; non solo per la straordinaria capacità di far sognare la gente o per il chiaro spirito progressista, ma adesso anche per i tentativi di alcuni pericolosi craniolesi di garantirgli la stessa loro storia personale.
Potrei parlare dell'ennesimo nuovo uso strumentale del tema "immigrati". Potrei dire della proposta di Walter Veltroni di approvare una legge che consenta a chi risiede da un certo numero di anni in Italia di votare alle elezioni amministrative (proposte di legge vacanti in parlamento da decenni ormai, con buona pace degli allora promotori Bertinotti, D'Alema & co.), con l'evidente furbo scopo di mettere in contraddizione la maggioranza di centrodestra, che, a differenza di quanto fatto da Prodi con Berlusconi, ci è caduta in pieno.
Potrei parlare dell'uragano Gustav e della enorme tensione che si è creata nel nostro paese mentre la catastrofe naturale raggiungeva a tutta velocità New Orleans, mentre la Cuba già disastrata dal suo passaggio veniva dimenticata da tutti. Con la scusa, probabilmente, che le vittime lì erano tutte dovute al cannibalismo dei minorenni ancora in voga nei paesi comunisti.
Potrei parlare dei 3 indagati ad Udine per sfruttamento della prostituzione, un giro di affari e donne di facili costumi per soddisfare gli appetiti di un ignoto esponente nazionale di Forza Italia.
Tanto per chiarire che la politica a puttane ci va spesso e volentieri.
Potrei parlare dell'abolizione delle restrizioni all'uso degli aerei di Stato da parte dei ministri per motivi personali. La decisione di vietare l'uso dei mezzi di stato per motivi non esclusivamente di lavoro venne presa da Prodi dopo lo scandalo dei viaggi a sbafo dell'ex-ministro Mastella (ogni volta che scrivo il suo nome continuo ad avere una fitta al cuore!). Con qualche centesimo di euro di scolorina, il governo di Re Silvio ha riportato tutto in ordine.
Potrei parlare delle critiche mosse da vari esponenti del governo al questore di Napoli per il caso "trasferte". Che sommate ai tagli alle forza dell'ordine mettono su proprio un bel quadretto in tema di sicurezza.
Avrei potuto parlare di tutto questo. E facendo due somme, tutto sommato, l'ho appena fatto. Posso dire di essermi rimesso a pari. E vista la consistente mole di "buone notizie", devo dire che non è stato nemmeno un lavoro tanto piacevole. Una triste visione d'insieme...
Ma è il compito che mi sono posto qualche mese fa. E con umiltà, tiro dritto evitando di fare troppe curve.
Alla prossima!
lunedì 1 settembre 2008
Nuovi comunisti crescono - parte seconda

I comunisti si annidano in posti sempre più insospettabili.
Famiglia Cristiana è diventata un covo di bolscevichi dopo la dura critica alle politiche del governo Berlusconi.
Di Pietro e Travaglio usano lo scudo della loro origine politica liberale per mascherare un leninismo giustizialista più che evidente.
La sinistra ha volontariamente abbandonato la politica parlamentare. Ma solo perché sta preparando un attacco dall'esterno di tipo sovversivo di massa contro le istituzioni liberali presiedute dal nostro premier e i suoi fedeli compagni di brigata.
La Ryan Air sfrutta il suo ruolo di compagnia internazionale di voli low-cost per accogliere le menti anarco-insurrezionaliste più pericolose del pianeta in ruoli dirigenziali. Sempre pronti a ironizzare sulle politiche nazionali del governo di Re Silvio.
Persino il Papa si sta lasciando trascinare da questa ondata, diventando un eminente no-global filo-islamico; atteggiamento, questo, evidente più che mai dalle sue dichiarazioni sui pericoli derivanti da consumismo e neoliberismo, nonché da quelle sulla richiesta di apertura e accoglienza nei confronti dello straniero.
Ora è giunto il momento di aggiungere un nuovo pericoloso oppositore marxista al governo delle libertà. La lista nera può caricarsi di un nuovo elemento di spicco: il Financial Times.
Questo organo d'informazione trotskista statunitense della finanza internazionale ha rilasciato, per mano del suo giornalista Paul Bompard, dichiarazioni poco lusinghiere nei confronti del governo Berlusconi e, prevalentemente, di un partito membro della coalizione.
Riporto l'articolo tratto dal sito Italia dall'Estero. L'originale potete trovarlo cliccando qui (previa registrazione gratuita).
La Lega Nord, movimento populista, xenofobo, a tratti separatista e componente chiave della coalizione governativa di Berlusconi, ha proposto una nuova legge con cui intende bloccare di fatto la costruzione di nuove moschee in Italia.
Il progetto di legge che il capogruppo dei deputati della Lega, Roberto Cota, si prepara a sottoporre al parlamento la settimana prossima, prevede l’approvazione regionale per la costruzione di moschee. L’emendamento richiede inoltre che venga tenuto un referendum a livello locale, che non ci siano minareti o altoparlanti per chiamare i fedeli alla preghiera e che i sermoni vengano fatti in italiano, non in arabo.
Le probabilità che questa legge venga approvata così com’è sono poche, poiché contraddice alcuni diritti costituzionali e non gode dell’immediato appoggio né del partito di Berlusconi, Forza Italia, né di quello post-fascista, Alleanza Nazionale.
Tuttavia si è registrato un cauto supporto da parte del piccolo ed ultra-cattolico partito dell’UDC, perché senza dubbio questa legge anti-moschee riflette una convinzione diffusa tra gli italiani che ritengono necessarie delle misure difensive contro la rapida crescita della presenza islamica. Attualmente la popolazione di religione islamica in Italia si aggira intorno al milione, con 258 moschee registrate.
La Lega Nord, che teoricamente propone la secessione dell’Italia settentrionale dal centro e dal sud, ha conquistato più dell’8% dei voti alle elezioni di aprile, e ha sempre fatto proclami in difesa dei valori nazionali della “razza” italiana del nord così come del prodotto naturale della sua terra.
Senza fornire spiegazioni, Roberto Maroni, il ministro degli interni di destra della Lega, in aprile aveva anche dichiarato che i “nomadi” - termine con cui gli italiani chiamano gli zingari, nonostante la maggior parte di essi sia sedentaria - che non sono cittadini italiani e non hanno i requisiti per restare sarebbero stati rimandati nei rispettivi “paesi d’origine”.
La Lega ha tratto forti vantaggi da un’ondata di xenofobia, di paura dei crimini commessi da stranieri e di preoccupazione per i clandestini e degli immigrati irregolari, che è stata fondamentale per il successo elettorale della coalizione di Berlusconi.
Negli Stati Uniti, utilizzano questi aggettivi per parlare di Alleanza Nazionale, UDC e Lega Nord. Ma è normale. Cosa volete che capiscano quei tizi, che permettono persino ad un nero di candidarsi?
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