giovedì 8 gennaio 2009

Quello che non sapete su Gaza


In questa vignetta, dal titolo "Le scuse di Israele", possiamo vedere un perfetto militante di Hamas pronto al lancio di un razzo verso Tel Aviv. Sono quasi tutte così le vittime dei bombardamenti, pertanto immaginiamo che siano così anche i terroristi...

Riporto qui di seguito un interessantissimo articolo di Rashid Khalidi, professore di studi arabi presso la Columbia University di New York, autore di diverse opere tra cui l'ultima "Sowing Crisis: The Cold War and American dominance in the middle east", pubblicato dal New York Times nell'edizione di ieri, 7 gennaio.

Traggo l'articolo e la relativa traduzione dal blog di Daniele Luttazzi, che ringrazio per queste vere e proprie "perle" di informazione.


Quello che non sapete su Gaza
, di Rashid Khalidi

Quasi tutto quello che siete stati portati a credere su Gaza è sbagliato. Alcuni punti essenziali sembrano mancare dal discorso, svoltosi per lo più sulla stampa, circa l’attacco di Israele alla striscia di Gaza.

Il popolo di Gaza
La maggioranza di chi vive a Gaza non è lì per scelta. Un milione e cinquecentomila persone stipate nelle 140 miglia quadrate della striscia di Gaza fanno parte per lo più di famiglie provenienti dai paesi e dai villaggi attorno a Gaza come Ashkelon e Beersheba. Vi furono condotte a Gaza dall’esercito israeliano nel 1948.

L’occupazione
Gli abitanti di Gaza vivono sotto l’occupazione israeliana dall’epoca della Guerra dei sei giorni (1967). Israele è tuttora considerata una forza di occupazione, anche se ha tolto le sue truppe e i suoi coloni dalla striscia nel 2005. Israele controlla ancora l’accesso all’area, l’import e l’export, e i movimenti di persone in ingresso e in uscita. Israele controlla lo spazio aereo e le coste di Gaza, e i suoi militari entrano nell’area a piacere. Come forza di occupazione, Israele ha la responsabilità di garantire il benessere della popolazione civile della striscia di Gaza (Quarta Convenzione di Ginevra).

Il blocco
Il blocco della striscia da parte di Israele, con l’appoggio degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, si è fatto sempre più serrato da quando Hamas ha vinto le elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese nel gennaio 2006. Carburante, elettricità, importazioni, esportazioni e movimento di persone in ingresso e in uscita dalla striscia sono stati lentamente strozzati, causando problemi che minacciano la sopravvivenza (igiene, assistenza medica, approvvigionamento d’acqua e trasporti).

Il blocco ha costretto molti alla disoccupazione, alla povertà e alla malnutrizione. Questo equivale alla punizione collettiva - col tacito appoggio degli Stati Uniti - di una popolazione civile che esercita i suoi diritti democratici.

Il cessate-il-fuoco
Togliere il blocco, insieme con la cessazione del lancio dei razzi, era uno dei punti chiave del cessate-il-fuoco fra Israele e Hamas nel giugno scorso. L’accordo portò a una riduzione dei razzi lanciati dalla striscia: dalle centinaia di maggio e giugno a meno di venti nei quattro mesi successivi (secondo stime del governo israeliano). Il cessate-il-fuoco venne interrotto quando le forze israeliane lanciarono un imponente attacco aereo e terrestre ai primi di novembre; sei soldati di Hamas vennero uccisi.

Crimini di guerra
Colpire civili, sia da parte di Hamas che di Israele, è potenzialmente un crimine di guerra. Ogni vita umana è preziosa. Ma i numeri parlano da soli: circa 700 palestinesi, per la maggior parte civili, sono stati uccisi da quando è esploso il conflitto alla fine dello scorso anno. Per contro, sono stati uccisi 12 israeliani, per la maggior parte soldati. Il negoziato è un modo molto più efficace per affrontare razzi e altre forme di violenza. Questo sarebbe successo se Israele avesse rispettato i termini del cessate-il-fuoco di giugno e tolto il suo blocco dalla striscia di Gaza.

Questa guerra contro la popolazione di Gaza non riguarda in realtà i razzi. Né riguarda il “ristabilire la deterrenza di Israele”, come la stampa israeliana vorrebbe farvi credere. Molto più rivelatrici le parole dette nel 2002 da Moshe Yaalon, allora capo delle Forze di Difesa israeliane:”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.”

PS: Segnalo a tutti quanti l'iniziativa "Linea diretta Genova-Gaza", nata affinché Genova, città insignita della medaglia d'oro alla Resistenza, si gemelli con Gaza, un'iniziativa ricca di significato nazionale ed internazionale, più che locale.
Maggiori informazioni sono reperibili presso il gruppo Facebook "Genova si gemelli con Gaza per una pace immediata" e presso i blog "A sinistra" (blog di Loris, promotore dell'iniziativa), Il Russo, Schiavi o Liberi e In Circolo.

9 commenti:

  1. Tutto questo è chiarissimo.
    Non vede solo chi non vuol vedere...

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  2. Ciao Alex! é da un paio di giorni che pubblico post simili,cercando di divulgare la verità! spero che serva a far capire realmente la situazione anche ai più capoccioni,anche se i pochi commenti ricevuti,(vabbe a parte il tuo), non credono a queste cose e hanno solo la loro versione di verità !La solita!
    Siccome ne sto linkando molti altri per non doverli copiaincollare tutti ,aggiungo anche il tuo(via luttazzi) che è molto chiarificatore!
    Ciao e a presto!
    Speriamo che il mondo si svegli presto!

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  3. Peccato che queste notizie non siano riportate o dette dai nostri politici.

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  4. questo è decisamente il pezzo più grottesco :

    Come forza di occupazione, Israele ha la responsabilità di garantire il benessere della popolazione civile della striscia di Gaza (Quarta Convenzione di Ginevra).

    Se non ce l'aveva quella responsabilità, ci facevano i panini del mcdonald coi palestinesi?

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  5. Mi hai fatto aprire gli occhi..

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  6. E' un articolo interessante che descrive una realtà via via sempre più catastrofica.
    Grazie per la citazione al blog.
    Complimenti per l'articolo.
    Un saluto.

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  7. "le parole dette nel 2002 da Moshe Yaalon, allora capo delle Forze di Difesa israeliane:”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.”

    E mi sembra evidente che abbiano scelto deliberatamente di annientarli per impertire questa loro superba lezione.
    Per il resto quoto Franca...

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  8. Cosa succederebbe se l’Arabia Saudita lanciasse missili oltre il Golfo Persico verso l’Iran? Cosa accadrebbe se la Georgia facesse lo stesso puntando i territori russi? Come reagirebbe la Siria se la Giordania attentasse alla sua sovranità nazionale lanciando missili nel suo territorio? E la Francia di Sarkozy come reagirebbe ad un continuo piovere di razzi Kassam giornalieri provenienti dal Belgio?
    Noi tutti, persone irragionevoli comprese, sappiamo bene cosa accadrebbe. Soprattutto sappiamo bene che la maggior parte dei paesi elencati non si preoccuperebbero di evitare effetti collaterali come sta tentando di fare Israele in questi giorni di guerra. Non lo farebbe la teocrazia iraniana che 30 anni fa mandava a morire adolescenti disarmati drogati e plagiati di Jihad contro i cannoni iracheni, un Iran che sminava i campi facendo correre i bimbi sopra le mine. Non si metterebbe problemi di questo genere la Russia che viene da una guerra lanciata alla Georgia rea di non essere più schiava di un giogo post-sovietico, una Russia che ha massacrato milioni di Ceceni e che negli anni 80 sterminava bambini afghani con i “giocattoli bomba” per costringere i padri a non combattere l’invasione. Forse non lo farebbe nemmeno una Francia che fino a pochi decenni fa manteneva in piedi un anacronistico regime coloniale in Algeria.
    Addirittura il Papa si è prontamente mosso per condannare la guerra a Gaza, consolidando in questo modo una politica vaticana che non dice una parola quando muore un Ebreo mentre dedica un intero angelus quando a morire sono i palestinesi. Ma cosa si può pretendere da un papa che vorrebbe beatificare Pio XII? Ciò che si denota è solamente la presenza di una sottile linea antisemita che collega la storia millenaria del Vaticano a Pio XII e alla politica di Ratzinger passando per Isabella di Castiglia ed i proclami di Pio XI su Mussolini “uomo della provvidenza” in un periodo di concordati con l’Italia fascista e la Germania di Hitler. Quindi certamente non sorprendono le parole vergognose del Cardinale Martino che sbeffeggia il genocidio ebraico paragonando Gaza ad un lager, come del resto non poteva sorprendere la reazione dell’Osservatore Romano nei confronti del Presidente Fini sulle responsabilità vaticane sulle leggi razziali. Negazionismo sulle proprie responsabilità storiche, doppiopesismo sul conflitto in M.O., beatificazione di Pio XII, sono solo alcune delle prove che certificano l’arietta antisemita che si respira tra le burocrazie d’oltre Tevere.
    Ma tornando al conflitto, in 10 giorni di guerra a Gaza (che è uno dei territori più densamente popolati del mondo) sono morti 200 civili e sarebbe difficile dimostrare che attacchi “maggiormente mirati ed intelligenti” avrebbero potuto causare meno deprecabili vittime. Inoltre nessuna di quelle anime belle che condannano Israele sembra tener conto che Hamas nasconde milizie ed arsenali sotto scuole ed ospedali mentre usa la popolazione civile come scudo umano, senza contare che tra le fila di Hamas è pratica consolidata la ricerca sistematica del più alto numero di vittime civili, funzionale ad alimentare l’odio interno ed esterno contro i “sionisti”(non ci sarebbe da sorprendersi nello scoprire che il sospetto che Hamas spari lei stessa sui civili palestinesi a questo scopo possa rivelarsi realtà). Hamas non è un governo, non è una istituzione pubblica, è solo un gruppo terroristico alla pari di Al-Qaeda, Hezbollah e compagnia Jihadista. Per intenderci meglio su ciò che rappresenta Hamas abbiamo il dovere di ricordare cosa ha fatto e cosa si pone come obbiettivo statutario Hamas. Hamas è quel gruppo che stringe addosso ai bambini down cinture esplosive che provocano stragi di civili, è quel gruppo che fa dell’attentato terroristico pratica di lotta e non si pone remore ad utilizzare e plagiare a questo scopo donne, bambini e malati di mente. Ma cosa ancora più importante è che Hamas si pone come fine politico-militare non la creazione di due stati per due popoli, ma la cancellazione di Israele, buttare a mare gli Ebrei ed eliminarli dal proprio stato.
    Hamas inoltre, come del resto Hezbollah, sono direttamente finanziati dall’Iran di Ahmadinejad che “stipendia” i capi di questi due movimenti per adottare le politiche più massimaliste possibili in modo da chiudere Israele in una morsa di paura e terrore da Nord e da Sud. Esiste un pericoloso disegno iraniano nella regione, mirato a distruggere Israele, un disegno che si serve di Libano e Palestina (e chissà magari pure della bomba atomica o di più semplici “bombe sporche”). Del resto sono provati i traffici di miliziani di Hamas ed Hezbollah verso l’Iran dove vengono addestrati alla Jihad e all’utilizzo di armi sempre più sofisticate.
    Se da Gaza (e purtroppo anche dal Libano) sono partiti razzi verso Israele, la mano che sta dietro è quella di Ahmadinejad e della Siria di Assad, oltre che del fanatismo malato degli invasati di Hamas.
    Israele reagisce a questa situazione, reagisce ad un attacco deliberato contro la sua popolazione lanciato in un periodo di tregua. Ma nessuno parla di questo, tutti enfatizzano all’eccesso ogni “presunto” bambino (che quando è palestinese diventa bimbo) musulmano morto, tutti evidenziano quanto sono cattivi gli ebrei che addirittura colpiscono scuole ONU. In pochi però si prendono la briga di spiegare che da tale scuola i miliziani di Hamas sparavano contro i tank, nessuno si pone la domanda di come mai un solo proiettile abbia creato più esplosioni dentro l’edificio (forse perché all’interno era presente un arsenale militare?). Nessuno parla di questo, come nessuno ha spiegato che gli Israeliani lanciano volantini sulla popolazione spiegando come e dove colpiranno (come è successo a Rafah dove sono stati localizzati i tunnel sotterranei che permettono ai trafficanti di inviare armi ad Hamas dal Sinai).
    Tutti questi elementi non importano a certi giornalisti, certi religiosi e a certi politici occidentali che si tramutano in TV e sui giornali in novelli portavoce di Hamas. Le ragioni del popolo israeliano per loro non contano, conta solo alimentare la melassa sulle vittime civili: se negli ultimi decenni certe persone avessero dedicato alle vittime della Cecenia, del Darfur, del Tibet, dei dissidenti delle tirannie, delle guerre in Congo, Somalia, Haiti, Sierra Leone, Liberia la stessa copertura mediatica data ai “bimbi” palestinesi le reti televisive avrebbero dovuto trasmettere TG 24 ore su 24 full time and no stop (e non sarebbe bastato a coprirne nemmeno un decimo). Ma questo elemento rientra nella logica di certo pacifismo che stringe le mani a terroristi e dittatori e se ne frega delle vittime delle tirannie da un lato, mentre dall’altro lato mostra gli occhi lucidi per ogni gattino ferito nei conflitti di USA e Israele. La forte ostilità di certa sinistra occidentale contro Israele è la stessa che si è sviluppata contro la Turchia e contro tutti gli altri alleati degli americani cattivi colpevoli di aver sconfitto l’utopia marxista. Il problema è che questa ostilità si lega al rigurgito antisemita di certi cattolici, alla xenofobia di certi razzisti e al razzismo coranico di buona parte dell’Islam creando un mix micidiale, il quale risultato è che Israele si sente sempre più solo. Si sa che la solitudine crea paura, paura che non è una buona consigliera quando si ha a che fare con un nemico che mira a cancellarti.
    RIFLETTI INVECE DI ALIMENTARE LA PROPAGANDA DI HAMAS

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