lunedì 29 giugno 2009

L'Honduras e il "colpo di stato troglodita"



Articolo 3 della Costituzione della Republica dell'Honduras: "Nessuno deve obbedienza ad un governo usurpatore né a coloro che assumono funzioni o ruoli pubblici con la forza delle armi o usando mezzi o procedimenti che violino o disconoscano ciò che questa Costituzione e le leggi stabiliscono. Gli atti verificatisi per tali autorità sono nulli. Il popolo ha diritto a ricorrere all'insurrezione in difesa dell'ordine costituzionale".

Mai articolo costituzionale fu più utile per comprendere la realtà di ciò che sta avvenendo nel piccolo paese dell'Honduras.

Leggendo i quotidiani italiani la situazione non sembra poi troppo complessa; sembra di essere di fronte al più banale scontro tra poteri politici. Il Presidente in carica, Manuel Zelaya, avrebbe proposto per la giornata di ieri un referendum costituzionale che, in caso di approvazione, gli avrebbe garantito la possibilità di ricandidarsi per un secondo mandato.
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il referendum (la Costituzione vieta espressamente la rieleggibilità del Presidente e impone la decadenza politica per chiunque la proponga), ha mobilitato l'esercito contro la tornata elettorale anticostituzionale e ha deposto il Presidente Zelaya, deportato in Costa Rica.
I paesi sudamericani, l'Europa e gli USA hanno condannato il golpe perché in ogni caso il colpo di stato non è mai un evento troppo carino.

Una quantità di inesattezze, superficialità e semplificazioni degne della Pravda sovietica nel 1952. O del TG1 nel 2009. Fate voi.

Manuel Zelaya è stato eletto con voto popolare Presidente della Repubblica dell'Honduras nel novembre del 2006, anno in cui il suo partito, il Partido Liberal (centro conservatore), ha conquistato la maggioranza dei seggi al Congreso Nacional, battendo i rivali del Partido Nacional (destra liberal-nazionalista).

Ma nel corso dei mesi Zelaya ha commesso il più grave crimine della storia politica hondureña, il "peccato originale": ha dato vita alla vera democrazia. Ha trasformato un sistema politico dominato da 2 partiti di centrodestra in un nuovo sistema fondato sull'alternativa politica. Ha trasformato il Partito Liberale in un partito di sinistra, sullo stampo dei partiti socialisti europei e sudamericani.

E' stato il prologo della sua fine. Una fine culminata nella proposta del famoso referendum. Le testate giornalistiche e le agenzie di stampa parlano di "referendum costituzionale" per la rielezione.

Tanto per fare un esempio l'agenzia giornalistica AGI scrive: "Alla già grave crisi istituzionale tra i vertici dello Stato, si era aggiunta la richiesta di un referendum costituzionale voluto espressamente da Zelaya per ottenere la possibilità di un secondo mandato presidenziale di quattro anni".

Una palese menzogna. Che si ripropaga da un'agenzia di stampa a tutti i quotidiani d'Italia come una verità inconfutabile, dal momento che molti nostri eccellenti giornalisti riducono il proprio lavoro alla lettura delle agenzie e ad un copia e incolla corredato di termini aulici e intervista al politico di turno.

Non si tratta di referendum costituzionale. Gli elettori honduregni erano chiamati alle urne per un referendum consultivo, non-vincolante, sulla possibilità di eleggere durante le prossime elezioni generali di novembre un'Assemblea Costituente per redigere eventuali modifiche al testo costituzionale.

Stando ai sondaggi l'85% degli elettori avrebbe detto sì ad una riforma della Costituzione, nata dalle ceneri del vecchio regime militare.
Modifiche costituzionali invise però alle élite economiche tradizionali, all'esercito, alle gerarchie cattoliche, ai media e alla classe politica di entrambi i partiti, sempre vicini e indistinguibili di fronte alla possibilità di un reale cambiamento.

Immaginate cosa avrebbe potuto significare una riforma costituzionale progressista in un paese dove le multinazionali eludono legalmente il sistema fiscale e dove 3/4 della popolazione vive in povertà.
Immaginate che in questo paese una riforma costituzionale dichiarasse bene pubblico le risorse del sottosuolo e beni primari come l'acqua, che istituisse una progressività delle imposte, così da permettere processi di redistribuzione del reddito mai affrontati e che vietasse il lavoro minorile, accettato invece dalla Costituzione in vigore.

Ed ecco che per evitare un reale ammodernamento di un paese immerso nel più assurdo conservatorismo si agita lo spauracchio del regime. Un regime fondato sulla paura della possibilità di ricandidatura per un secondo mandato.
Cosa dovremmo dire noi, popolo italiano, che abbiamo avuto praticamente due soli capi di governo negli ultimi 15 anni?

Uno spauracchio inutile, dal momento che per novembre il Partido Liberal avrà comunque un nuovo candidato diverso da Zelaya e molto più ben accetto dalle gerarchie del PL.

La sequenza di eventi reali è molto più esplicativa di quella fittizia riportata dalla stampa nazionale: il governo Zelaya propone un referendum consultivo, il parlamento approva a larga maggioranza una legge ad hoc che vieta di tenere consultazioni referendarie 6 mesi prima delle elezioni, il governo mantiene in vigore la consultazione referendaria, l'esercito rifiuta di organizzare il voto (per la legge l'esercito è obbligato a gestire le tornate elettorali), il Presidente fa dimettere il Capo di Stato Maggiore e questi, spinto dalla Corte Costituzionale, dai 2 partiti e dai colossi economici e finanziari del paese, blocca il voto nelle città e destituisce con la forza il presidente, arrestando e deportando lui ed altri membri del governo.

Come se questo non bastasse opera il blocco di tutti i mezzi di informazione e lascia accesa la sola radio HRN, della destra filo-golpista.
Testimoni parlano inoltre di almeno un morto e di gravissime violenze indiscriminate contro cubani e venezuelani.
Il Presidente del parlamento, Roberto Micheletti, dell'ala conservatrice dei "liberali", viene eletto con il beneplacito dell'opposizione e della componente centrista del PL, dopo la lettura di una falsa lettera di dimissioni di Zelaya, terminando in via politica la destituzione armata del legittimo presidente "Mel" Zelaya.

Nonostante il feroce golpe, il popolo dell'Honduras pare non sottostare piacevolmente alle prove di forza dittatoriali, e sta manifestando ad oltranza nelle strade di Tegucigalpa, violando il coprifuoco militare, a rischio della vita.
Tutto per rispetto al Presidente democraticamente eletto e all'articolo 3 della Costituzione. Una prova di forza e dignità che molti popoli, il nostro in primis, dovrebbero imparare. O quantomeno comprendere.

Concentrazione dei media nelle mani di pochi grandi imprenditori, collusioni tra media e forze politiche di centrodestra, vicinanza e similitudine sempre maggiore tra i due più grandi partiti politici del paese, fronte comune tra Chiesa, esercito, imprenditoria, partiti e media contro il possibile cambiamento.
Vi ricorda qualcosa?

18 commenti:

  1. eccellente articolo come al solito, ne trarrò spunto per il prossimo Scaricabile (non questo in cui ho scritto sull'Iran)

    per altre cose che tu sai... siamo pronti per l'account

    mi serve l'indirizzo e-mail che vuoi usare

    se hai skype o msn sarebbe carino perché è più semplice discutere delle varie cose (i miei account li trovi sul mio blog)

    altrimenti mandami una mail con l'indirizzo e-mail ed entro poche ore avrai il tuo account...

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  2. una cosa che dovremmo fare è inondare i giornali italiani (nello spazio commenti e nelle lettere) con smentite e correzioni sulle notizie palesemente false che forniscono

    sono convinto che potremmo cambiare qualcosa, ma ci vorrebbe un lavoro costante e capillare che al momento non ho il tempo di fare

    forse in futuro mi prodigherò in tal senso, appena sarà in porto un certo progettino

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  3. Ciao Ale, ti ho linkato su facebook. Spero non ti dispiaccia...
    Grazie per avermi permesso di capire meglio la situazione.

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  4. Io ti ringrazio. Mi hai fatto capire molto bene cosa sta succedendo. Davvero. Mi salvo l'articolo per leggerlo anche in futuro. Grazie.

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  5. ottimo post, come sempre. ti ho citato nel mio (un po' piu' umile) sul tema (ed anche nella blogroll, naturalmente :)). sempre vigili!!
    saluti

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  6. aggiungo una nota personale

    se la matematica non mi inganna, anche se fosse passata una nuova assemblea costituente Zelaya non si sarebbe potuto ricandidare perché le elezioni presidenziali sarebbero state prima di una eventuale ratifica di nuova costituzione

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  7. Anche gli USA parlano di colpo di Stato e di illegittimità del governo dei golpisti, finiti i tempi dell'amico Bush che avallava qualunque porcata: almeno la forma stavolta si salva, per la sostanza staremo a vedere....

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  8. Un bell'articolo chiarificatore!!
    Complimmenti!
    Un saluto
    Ornella

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  9. Il tuo post fornisce nuovi elementi d'informazione su un evento che richiederebbe molta più attenzione dalla cosiddetta opinione pubblica anche italiana.
    Concordo con te sulla colpevole trascuratezza con cui la nostra stampa nazionale tratta l'argomento, come un po' tutta la politica internazionale. Soltanto, volevo aggiungere che non credo si tratti in questo caso solo di trascuratezza (quello che tu definisci il "copia-incolla" dalle agenzie), ma ci sia anche un giudizio interessato al solito a difendere i grossi gruppi economici e i loro enormi interessi in loco.

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  10. gran bel post..

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  11. http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_28/melone_presidente_honduras_06522dc4-fca3-11dc-baaf-00144f486ba6.shtml?fr=correlati

    Eh eeeehhhhcccciiiùùùùù
    ehm scusate, allergia agli embarghi ed ai complotti.

    @Vincenzo Cucinotta
    Concordo, altro che copia e incolla, ho letto un articolo ieri sul corriere che descriveva anche se sinteticamente, la reale situazione, anche riguardo al referendum.
    Oggi l'articolo E' CAMBIATO. O non trovo più quello di ieri. Sta di fatto che la data è rimasta la stessa.

    Avrei dovuto postarlo quell'articolo...che ingenuo.

    Comunque, da ciò si evince che nella stampa c'è un'evidente falla.

    Le prime notizie, fresche fresche, tendono a raccontare la verità, finchè dai piani alti non arriva l'obbligo di prendere una posizione ben precisa. Allora cambiano articoli ed autori. Sarebbe bello far notare come sistematicamente un giornale riesca a contraddirsi.
    Saluti
    gigi

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  12. @ la volep, hai ragione, zelaya non potra' ricandidarsi a novembre, infatti il candidato ufficiale era cesar ham. dico era perche' e' stato assassinato.

    pero' ho detto anche "non potra' ricandidarsi", futuro indicativo; sono fiducioso che si faranno, quelle elezioni.

    infatti ho appena letto una straordinaria news da selvas.blog, che ho riportato qui.

    saluti a tutti.

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  13. E' fantastico vedere il coraggio e la solidarietà dei paesi sudamericani verso l'Honduras.
    Hanno costretto gli Usa alla condanna del golpe. Grandi!
    Certo, ci sono interessi in gioco.
    Ma finchè vanno in direzione dei più deboli, è un speranza per tutti.

    Comunque grazie per le preziose informazioni.
    gigi

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  14. Innanzitutto grazie come sempre a tutti per le ECCESSIVE lodi!
    E grazie mille Franco per il link! Altro che dispiacere... :)

    L'osservazione di Volpe sulla non-ricandidabilità di Zelaya è difatti un punto chiave volutamente ignorato in tutta questa vicenda.
    Zelaya ha richiesto un referendum consultivo per convocare un'Assemblea Costituente assieme alle prossime elezioni generali (presidente e parlamento) di novembre. Per cui mai e poi mai avrebbe potuto farsi rieleggere per un secondo mandato.

    Ed inoltre l'eventuale modifica della ricandidabilità comunque sarebbe stata una scelta del Parlamento, non avrebbe potuto imporla in alcun modo.
    Ed avrebbe dovuto attendere, in caso favorevole, il 2013 per ricandidarsi nuovamente.

    La possibilità di introdurre concetti come il "bene primario pubblico" e la "redistribuzione della ricchezza" era molto più ampia. Ma grazie a questo vergognoso golpe è stato gettato tutto al macero.

    E sul continuo cambio di "linea" dei quotidiani italiani stendo un velo pietoso. E' stato un continuo cambiamento di versioni. Prima il referendum costituzionale per i due mandati e per l'istituzione di un semi-regime, poi la cosa si è trasformata in un golpe contro la democrazia ed ora è tornato ad essere un particolare scontro di poteri che vorrebbero presentarci troppo complicato da poter comprendere.

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  15. Complimenti per l'articolo. Come al solito la stampa occidentale è riuscita a edulcorare anche una notizia simile.
    Ma come? nel caso dell'Iran, dove un presidente è stato rieletto regolarmente si scatena il finimondo, e sull'Honduras non si fanno altro che blande e ambige condanne, facendo peraltro passare Zelaya come uno che se l'è in fondo cercata?
    Ma dove sono i zelanti paladini delle libertà civili che si sono scagliati contro il governo iraniano?

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  16. anche sull'Iran c'è molto da discutere, comunque sia eh... ne scrivevo sullo "scaricabile" uscito oggi, tra un paio di giorni riporterò l'articolo sul mio blog

    poi è ovvio, i manifestanti in Iran sono più "manifestanti" di quelli in Honduras, per ovvie ragioni...

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  17. E pensare che c'è gente che viene pagata per fare informazione e non la fa, e bisogna rincorere blog per avere un po' di chiarificazioni

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  18. @pietro: beh, per questo li vogliono chiudere :)
    ps: mi e' stato segnalato l'articolo scandaloso di rocco cotroneo sul corriere di oggi. forse alcuni di voi sanno che non e' la prima volta, gia' alcuni mesi fa sulla faccenda della droga andina ecc. mi girarono parecchio le balle.. vabbe'

    @volpe: si si iran da trattare. marea di articoli di (vera) informazione pronti :)

    saluti a tutti

    e chi puo'. il 4 luglio a vicenza. info nel sito dei no dal molin

    RispondiElimina

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