
Le tre motovedette italiane per il controllo del mediterraneo secondo Pellescura.
E' difficile cominciare a parlare di una vicenda come questa con 5 giorni di ritardo.
La lontananza del sottoscritto da pc e reti internet ha mantenuto in una sorta di congelamento temporale questo blog. Eppure, assieme ad esso, sembra essersi arrestata anche la realtà che lo circonda.
Una realtà fatta di politica nazionale e chiesa cattolica, di bombe in Iraq e di bombe in Afghanistan, di unità nazionale e di patetici forzati regionalismi, di violenta omofobia a Roma e soprattutto di 73 esseri umani vittime dell'esasperazione di concetti come i confini nazionali e dell'irresponsabilità criminale dei tanti governi.
Ci troviamo di fronte al quinto giorno dopo il ritrovamento nelle acque nei pressi di Lampedusa di un gommone carico di 5 cittadini eritrei, superstiti di un viaggio infernale durato 23 giorni in balia delle acque del Mediterraneo, una traversata surreale che ha portato alla morte altre 73 persone.
Ci troviamo al quinto giorno e al momento una sola sembra essere la realtà: fatto salvo il fortunoso diritto d'asilo (un dirittucolo da quattro soldi che un governo serio e deciso fino in fondo avrebbe spazzato via assieme a quelli di soccorso e di accoglienza, recentemente annientati), finora gli unici responsabili in termini penali di questa strage sono i 5 compagni di viaggio miracolosamente sopravvissuti.
Perché i cinque, in base alla recentissima legge sull'immigrazione, oltre ad essere vittime, sono anche i carnefici di sé stessi, e quindi dovranno rispondere (salvo concessione dell'asilo) del reato di "ingresso irregolare in territorio italiano".
Delle 73 morti non ci sono ancora responsabili. La procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per reato contro ignoti. Che rimarrà tale fino alla sua archiviazione tra qualche settimana.
295 chilometri la distanza tra Tripoli e Lampedusa, una porzione di mare pattugliata da decine di mezzi belgi, francesi, tedeschi, italiani, lussemburghesi, maltesi, portoghesi, britannici, rumeni, spagnoli, libici e tunisini, teatro di ben 2 missioni di ricognizione europee (EPN e Poseidon) e di una missione NATO (Active Endeavour) che impiega tra gli altri 460 soldati italiani alla ricerca da 8 anni di fantomatiche armi di distruzioni di massa.
In questo spazio un gommone carico di 78 cittadini africani riesce a passare inosservato e a vagare indisturbato per quasi un mese nel triangolo di mare compreso tra Tripoli, La Valletta e Lampedusa.
Questo secondo le nostre autorità, quelle maltesi e quelle europee che negano ogni possibilità di contatto. Contatto avvenuto almeno 10 volte secondo quanto riferiscono i 5 migranti. Compreso quello controverso con la Marina Militare maltese (che ribadisce ancora oggi di aver incontrato solo 5 passeggeri che "scoppiavano di salute" e infetti da inspiegabile "Malta-fobia", desiderosi di arrivare a Lampedusa anche morti piuttosto che sbarcare a La Valletta vivi).
Scrivere con qualche giorno di ritardo permette, in compenso, qualche agevolazione, come quella di avere un quadro più chiaro dei fatti. E consente di vedere dettagli che si perderebbero nella presentazione di notizie a raffica.
Come la sintonia tra la posizione del governo italiano e quello maltese negli istanti successivi al ritrovamento del gommone, entrambe incentrate sulla messa in dubbio del racconto dei superstiti, a causa della mancanza dei cadaveri dichiarati e delle "buone condizioni" fisiche dei superstiti.
O come i resoconti giornalistici sulle indagine della Procura di Agrigento, che inizialmente rafforzavano la posizione del governo italiano, parlando di assenza dei salvagenti che i migranti dichiaravano aver ricevuto dalla marina maltese, per poi invece riportare l'esatto contrario, ovvero la nascita delle indagini sull'omissione di soccorso proprio grazie al ritrovamento delle misteriose ciambelle di salvataggio.
Mai come in questa vicenda risulta ineccepibile la posizione del governo italiano: le colpe e le responsabilità di vere stragi come queste sono da attribuire quasi esclusivamente all'Unione Europea e alla sua politica sull'immigrazione, una politica mirata alla non risoluzione del problema centrale dei flussi migratori, una politica finalizzata al semplice respingimento in acqua dei migranti, ignorando questioni come i diritti umani e le sorti dei richiedenti asilo.
Niente di più e niente di meno di ciò che il nostro paese fa giorno dopo giorno.
Rispecchiando una volta tanto alla perfezione lo "spirito europeo".
Uno spirito tanto europeo quanto italiano, fondato sulla malsana idea che ignorare la presenza nel mondo di migliaia e migliaia di migranti e volgere lo sguardo dall'altra parte risolva magicamente il problema.
Un problema che fantomatiche agenzie europee come la Frontex, curiosi patti di alleanza italo-libici (da celebrare con tanto di feste in loco e frecce tricolori) e nuove leggi sull'immigrazione non sembrano in grado di risolvere.
Viviamo in un paese in cui si approvano direttive che impongono i respingimenti forzati dei barconi irregolari e che vengono eseguiti spesso e volentieri anche nelle acque territoriali maltesi (quelle che possiamo pattugliare quando bisogna respingere e che evitiamo invece quando dovremmo soccorrere); lo stesso paese in cui dei soldati diciannovenni della Marina o della Guardia di Finanza si devono tramutare magicamente in medici, esperti in diritto internazionale e navigati geografi, allo scopo di valutare stato di salute, rischi connessi al viaggio e studio delle probabilità di richieste d'asilo.
E' questo il nostro paese. Quello per cui la morte in acqua di 73 civili diventa un avvenimento come un altro.
D'altronde siamo un popolo con la memoria corta: il popolo che dimentica i 13 morti di Capo Passero, i 25 morti di Lampedusa del luglio 2008, i 40 di Roccella Jonica e le lacrime da coccodrillo del nostro premier nell'aprile 1997, allora leader dell'opposizione.
Un popolo così dimenticherà questa ennesima strage del mare tempo una settimana. Il tempo di buttare di nuovo in prima pagina il prossimo criminale straniero.







Bell'editoriale. Ineccepibile. Bentornato ^^
RispondiEliminaCaro Alessandro, ti consiglio l'articolo di ieri di Ezio Mauro su la Repubblica, era dai tempi di Bilal di Gatti che non mi vergognavo così tanto di far parte di questo Stato...
RispondiEliminaE' vero dobbiamo vergognarci di appartenere a questo paese che non fa altro che produrre leggi che provocano disastri umani!
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