lunedì 7 settembre 2009

L'oro blu della Puglia



La storia che state per leggere è una storia che lega tra loro sanità, risorse naturali, amministrazioni pubbliche, il mondo della politica, ipotesi giudiziarie, vittime inconsapevoli e navigati carnefici.
E' una storia che parla di interessi economici, di giochi al limite del political-thriller, di alleanze trasversali, di mondo imprenditoriale e di celebri uomini politici costretti a ricoprire il ruolo della pedina inconsapevole in una scacchiera sconosciuta.

Se vi dicessi che esiste un unico filo conduttore che unisce nello stesso interesse Massimo D'Alema, Gianni Alemanno, Francesco Gaetano Caltagirone, Antonio Di Pietro, Pierferdinando Casini, Cesare Geronzi, Raffaele Fitto, Francesco Boccia mi credereste?
La storia che segue è la risposta a questa domanda. Se si tratta di fantapolitica o di gigantesche microscopiche realtà non sarà il sottoscritto a dirlo.

Tutto ha inizio 13 anni fa, nel settembre del 1996, quando Antonio Di Pietro, allora ministro dei Lavori Pubblici, redige la prima bozza di decreto che ordina la privatizzazione dell'acquedotto pugliese. Una privatizzazione che, nel corso degli anni, non è mai praticamente avvenuta.
Così nasce questa storia, con l'attuale ferreo sostenitore del principio "acqua bene pubblico" primo ideatore della sua privatizzazione. Un ruolo, questo del privatizzatore dell'oro blu, che è utile tenere bene a mente.

Per un intero anno, dal 2000 al 2001, i governi D'alema e Amato tentano un accordo di vendita della Acquedotto Pugliese SpA (allora nelle mani del Tesoro) all'Enel, un accordo che fallirà miseramente per l'ostruzione continua operata dal Presidente pugliese Raffaele Fitto, che, nel tentativo di incrementare la posizione della Regione Puglia nel futuro asset societario della SpA, finirà per distruggere l'unica possibilità di privatizzazione dell'acquedotto regionale.
Un involontario eroe socialista in salsa pugliese.

Nel dicembre 2001 il nuovo governo Berlusconi consegna l'acquedotto pugliese nelle mani di Fitto, alla sola condizione di procedere regionalmente alla privatizzazione entro 6 mesi.
Numerosi gli interessati. Tra tutti una cordata dall'enorme potenziale: ACEA (società municipalizzata di Roma controllata dall'allora sindaco Walter Veltroni), Roberto Colaninno (futuro anello di congiunzione tra PD e PDL) e Francesco Caltagirone (capo di un impero che va dall'editoria all'edilizia, dalle banche ai trasporti), una cordata ben vista e sostenuta da D'Alema e Letta da una parte (un binomio che ritroviamo ancora oggi nell'endorsement a Pierluigi Bersani) e da Alemanno dall'altra.

La privatizzazione si fa attendere e la duratura attesa esporrà Fitto e la sua regione a numerose critiche del centrosinistra, in un gioco della parti completamente rovesciato: con l'Ulivo e Di Pietro "convinti privatizzatori" da una parte e la destra "anomala statalista" dall'altra.
Tra i più convinti privatizzatori il lettiano Francesco Boccia e il dalemiano Sandro Frisullo.

Ogni ipotesi di privatizzazione fallisce miseramente nel gennaio 2005 quando le primarie del centrosinistra vengono vinte inaspettatamente dal "rivoluzionario gentile" Nichi Vendola, proprio a danno di Boccia, fervido sostenitore della "bozza di privatizzazione D'Alema" del 2000.
La vittoria nelle regionali contro il governatore uscente Fitto metterà per sempre la parola fine ad ogni velleità liberista, vista la profonda convinzione del neo-eletto Vendola a mantenere la gestione dell'acqua pugliese nelle mani della collettività.

L'evidente acredine preesistente tra Ulivo e Vendola cresce sempre più durante il governo di quest'ultimo, impegnato a nominare ai vertici dell'AQP amministratori contrari ad ogni privatizzazione (Petrella prima e Monteforte poi) e ad ostruire ogni interesse gestionale del duo DS-Margherita.

Nel luglio 2008 le prime dichiarazioni di reciproco interesse in Puglia tra PD e UDC. La condizione una sola: l'allontamento definitivo di Nichi Vendola e dei partiti della "sinistra" (Italia dei Valori, Rifondazione e Sinistra e Libertà).
La china presa da Vendola diventa preoccupante. A febbraio, lo scandalo che colpisce l'assessore Tedesco, socialista dalemiano, allontanato dalla giunta Vendola prima dell'avviso di garanzia, immediatamente riciclato in Senato al posto del prodiano De Castro, dirottato in Europa, su "richiesta" di D'Alema ed avallo di Franceschini.

Lo scontro tra Vendola e D'Alema diventa pubblico e sfocia nelle critiche dell'ex segretario PDS al leader di Sinistra e Libertà per la candidatura di bandiera alle europee, che D'Alema e Latorre contesteranno profondamente ("Mi auguro che abbia considerato e soppesato le conseguenze politiche che la sua scelta di candidarsi alle europee potrebbe avere" fu la dichiarazione molto esplicita del secondo).
E poi, nel luglio scorso, l'indagine della DDA barese capitanata dal PM Digeronimo sulla giunta regionale e la cacciata di 5 esponenti, tra cui ben 3 dalemiani.

Uno schiaffo al leader-massimo che se compiuto dall'esponente di un partitino come Sinistra e Libertà può significare una cosa sola: abiura o morte.
Inizia così l'attacco da più fronti a Vendola, alla sua giunta e al suo sponsor, l'ex dalemiano ed ora scheggia impazzita Michele Emiliano, sindaco di Bari. Gli attacchi vedono i dalemiani colpiti nel cuore da un lato e dalla parte opposta l'Italia dei Valori alla ricerca di un'altra leadership "più opportuna". Un gioco di potere, quello del leader morale dei DS, che salta agli occhi anche dell'attento Giannini, su Repubblica, che parla di "Patto della crostata in casa ACEA". Un patto che sembra riaprire l'ipotesi della privatizzazione, con un solo prezzo da pagare: l'allontanamento dei sostenitori della gestione pubblica.
Un gioco di potere ancora meglio calibrato se a lanciare l'attacco contribuisce anche "Il riformista", vicino alla corrente di D'Alema e di proprietà della famiglia Angelucci, indagata (nelle persone di Antonio, deputato PDL, e Giampaolo) assieme a Raffaele Fitto per lo scandalo della sanità pugliese.

Una storia che sembra consegnare il corpo morente del governatore Vendola sull'altare del patto PD-UDC. Il "patto della crostata". Sancito con l'entrata in ACEA del consigliere dalemiano Andrea Peruzy al posto del prescelto dal PD romano Angelo Rughetti, un ingresso che conferma l'ottimo rapporto tra D'Alema e Caltagirone (suocero di Pierferdinando Casini e socio Acea), che affonda le radici negli interessi comuni su Monte dei Paschi di Siena, scalata BNL e, adesso, ACEA, come conferma lo stesso Marco Palombo (PD) dalle pagine del Foglio.
Un patto però, questo tra D'Alema e Casini, insufficiente, elettoralmente e numericamente parlando. Serve almeno un altro alleato, anche non fidato, ma in grado di apportare un certo contributo per la vittoria.
E chi meglio di un Di Pietro e un IDV così critici verso Vendola? Ma come fare?

Semplicemente lasciando che gli eventi corrano da sé. E lasciare che a mezzo stampa trapeli il recondito interesse dell'IDV nella candidatura di un certo Francesco Boccia, lo stesso che negli anni (forse all'insaputa di un distratto Di Pietro) si è fatto portavoce dell'istanza privatizzatrice per nome del duo Letta-D'Alema.
Lo stesso che negli ultimi anni ha ribadito la fedeltà al progetto di privatizzazione targato D'Alema e che ora vede Caltagirone, Colaninno, l'ACEA di Alemanno e la Mediobanca di Geronzi al posto dell'ENEL.
Quel progetto nato dall'ex ministro Antonio Di Pietro.

Un cerchio che si chiude.


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14 commenti:

  1. E' proprio la nostra politica che non va ...

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  2. Accidenti Ale, che indagine e che inchiesta
    Realpolitik allo stato puro
    Che facciamo, bruciamo tutto e iniziamo daccapo? io non vedo luce...

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  3. Ottimo, davvero ottimo post. E allora quando tutti noi di "sinistra" cominciamo a riflettere sulla reale pericolosità del PD e UDC insieme?

    Grazie Alessandro, perchè ho appreso elementi che non avevo colto.

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  4. E' l'ennesima riprova dl fatto che ciascuno pensa ai propri interessi solo che il Cav lo fa in modo più plateale quasi cercando paradossalmente consensi nel farlo, dall'altra parte invece tentano di farlo in modo più nascosto e meno appariscente (sono di sinistra diamine!) ma il risultato spesso non cambia...

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  5. Caltagirone-Casini? Non l'avrei mai detto...
    In più c'è una cosa che non mi torna: Sorgi stamane su la Stampa da quasi per acquisito il definitivo rientro dell'UDC in casa PDL, sicuri sicuri che vada in porto l'alleanza PD-UDC in Puglia? Mmmmhhh, stiamo a vedere.
    La ricostruzione è comunque ben fatta, il buon Nichy però qualche pasticcetto (nella migliore ipotesi nella scelta dei suoi uomini o quantomeno nella mancata vigilanza) l'ha fatto eccome.
    A sinistra si può dire o dobbiamo essere tutti dogmatici, coperti e allineati? Un eretico Russo che vede la Puglia sempre più lontana dal restare da questa parte nelle regionali del 2010...

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  6. Grazie a tutti per l'apprezzamento del lavoro.

    @ Russo
    Assolutamente sì. Si può e si deve dire. E' ciò che differenzia una coscienza critica da un soldatino di partito (o di coalizione).
    E i soldatini di partito non stanno, come il luogo comune vuole, soltanto a destra.
    La coscienza critica non ha appartenenze politiche.

    Sulla questione del rientro dell'UDC nel centrodestra, la vedo come te. Ribadisco che quella presentata nel post è una ricostruzione fedele ed attenta della realtà, ma il bello della realtà è proprio che anche se infinitamente espressiva, non può presentare con certezza un determinato futuro.

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  7. X Alessandro
    ottimo post e ottima indagine!
    quoto Giancarlo e ribadisco:che schifo!!
    X Inka
    la "sinistra" è da rifare!! è da ricostruire prima di tutto nei valori, dirsi di sinistra oggi (anche il post di Alessandro ce lo fa notare) è rivoltante tanto quanto dirsi di destra!! Anzi come dice Daniele il Rockpoeta, almeno il Cavaliere te lo dice in faccia, la Sinistra non ha neanche questo coraggio!!! Poi farò un post che la dice lunga, ma molto lunga sul giornale "l'Unità" ( l'ho letta su un libro....) e sinceramente se dovessi scegliere io AMO CHI LE COSE LE DICE CHIARAMENTE (o per carità non amo il Cav sia ben chiaro!!!! Ma neanche l'altra parte fatta di falsi giustizionalisti e false ideologie che nulla piu' hanno della sinistra!!!)

    Ti abbraccio Alessandro, sei davvero OK

    Ornella

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  8. Davvvero grande articolo. Una summa che sintetizza in maniera oculata l'etica berlusconiana e il suo terreno. Da vomito!
    Marco, leningrad cowboys

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  9. Fratello Maggiore10 settembre 2009 10:54

    Ciao Fratè...come sempre SEI il numero UNO!! inizi ad essere conosciuto anche qui a Milano!! Continua così!!

    il Fratello Maggiore

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  10. Complimenti vivissimi per l'articolo.
    Alessio.

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  11. non ti faccio i complimenti, dato che non spieghi perchè Vendola vuole allargare la coalizione a UDC IoSud e IDV

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  12. Caro mao,
    se è per questo non spiego nemmeno perché l'Italia dei Valori nutre questo grande interesse per la candidatura di Francesco Boccia, perché D'Alema e la sua "corrente" in Puglia sembrerebbero così inclini alla privatizzazione dell'Acquedotto, non spiego perché D'Alema ha tentato una privatizzazione che Fitto non ha nemmeno avviato e non spiego tante altre cose.

    Non le spiego perché non posso essere io a dare questo genere di risposte. Io tento di informare e fare domande. Insinuare dubbi.

    Ciò che riporto sono dati di fatto, che qualcuno può reputare interessanti e qualcun altro meno..

    Sulla tua domanda su Vendola le risposte possono andare da "tentativo di avviare un finto-dialogo con i centristi per bypassare i tentativi di allontanamento desiderati da parte del PD" a "Tentativo disperato di mantenere il governo". O può significare anche tanto altro.

    Ma, ti ripeto, io riferisco i dettagli di una vicenda che palesa alcuni legami politici a partire da evidenti dati di fatto. Ciò a cui si arriva con congetture ed impressioni soggettive (chiamiamole anche sensazioni o sesto senso), non è di mia competenza.

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  13. Complimenti per l'articolo

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