martedì 15 settembre 2009

TerremoTosto


Foto di Alessandro Tauro.

E' richiesta una certa faccia tosta per poter dire che la questione "L'Aquila" sia un aspetto di interesse locale. Probabilmente nessuno avrebbe la sfacciataggine di dire un'idiozia del genere. Per i danni provocati, per alcuni aspetti surreali (la conoscenza degli edifici a rischio sin dal 2001, ospedali abusivi di cartapesta e criminali rassicurazioni istituzionali) e per le responsabilità imprenditoriali, ma ancora di più politiche, che già emergono in questi giorni, il Terremoto Abruzzese rappresenta uno dei disastri drammaticamente più importanti nella storia del nostro paese.

Eppure stando alla cronaca nazionale, il terremoto assume sempre più i connotati di una vicenda circoscritta all'ambito locale. Fatta eccezione per un modesto interesse dimostrato da Il Messaggero, Il Manifesto e La Repubblica (nei giorni in cui si libera lo spazio dalle vicende "Noemi" e "Festini"), i blog e gli organi di informazione locale (Abruzzo24Ore in primis) sono gli unici ad occuparsi delle tante questioni che caratterizzano questa "prima fase" post-sisma.

Qualcuno, aprendo un qualsiasi quotidiano e notando spesso l'assenza di ogni riferimento alla ricostruzione in quel dell'Aquila e nei paesini limitrofi, può lasciarsi andare all'idea giustificata per cui tutto si sta evolvendo come normalità richiede.
Eppure non è così. Basta pensare alle malsane strategie di "rinascita" elaborate dall'accoppiata B.B. (Berlusconi-Bertolaso, non Banda Bassotti).

Entro fine mese verranno chiuse tutte le tendopoli allestite nel capoluogo abruzzese (realmente pericolose nella fredda L'Aquila in un mese come ottobre). Ma il destino per i suoi occupanti diventa peggiore del freddo glaciale invernale: per molti di loro è previsto infatti uno spostamento forzato, come fossero dei deportati, in alberghi distanti talvolta 70/80 chilometri; immaginate cosa significhi questo per padri di famiglia con figli annessi al seguito, con un lavoro a L'Aquila e privi di mezzi di spostamento che in conseguenza di questo allontanamento si ritroverebbero a perdere il lavoro, unico vero legame con quella "normalità" quasi completamente assente.

Qualcuno, a legittima difesa delle autorità dello Stato, prova ad affermare che in situazioni di emergenza come questa non è possibile fare di meglio.
E' possibile, invece. E' possibile e necessario fare di meglio. Soprattutto se a gestire tutto come paterne SS sono gli stessi che si sono affaccendati a rassicurare la popolazione dell'Aquila e a rifiutare le richieste di Stato d'Emergenza fino al giorno prima del terribile sisma.

Si poteva evitare, innanzitutto, di dare il via frettoloso al Piano "Ghetti in cemento armato" sin dal 7 aprile e studiare immediatamente la reale situazione del dramma collettivo in termini numerici (anziché elaborare statistiche mesi e mesi dopo la tragedia) e porre in alternativa la sistemazione autonoma, l'utilizzo di moduli abitativi in legno e le "case mobili", tutte alternative altrettanto valide, senza alcuna necessità di raggruppamenti stile "ghetto", con costi pari ad un quarto di quelli attuali e con la possibilità si sbaraccare tutto una volta riavuta la città di sempre.

Impatto ambientale zero. Sicurezza massima. Costo minimo. Libertà di scelta e zero imposizioni dall'alto.

Si sarebbe risparmiato tempo e denaro (soprattutto considerando il blocco di ogni attività a causa del G8 nel mese di luglio) e si sarebbero potuti destinare molti più fondi per la vera ricostruzione della città da subito, senza altri palliativi.

Avrebbero potuto distribuire le nuove case mobili e in legno in maniera omogenea nella città. Questo avrebbe però distrutto ogni possibilità di inaugurare il primo blocco di case in diretta tv ed in prima serata su Raiuno, in un programma speciale condotto dallo storico maggiordomo di governo della rete ammiraglia, tra immaginifiche strette di mano e lacrime di gioia dei "fortunati aquilani".
Ed un governo come si deve non può lasciarsi sfuggire un'occasione del genere.

Bertolaso intanto annuncia la costruzione di altri ghetti dal nome C.A.S.E. da sistemare nelle altre aree periferiche della città. E così, tra 25 anni, quando i nostri figli ed i figli dei figli potranno assaporare la ricostruzione "definitiva" della città, ci godremo quello sfavillante panorama fatto di infinite colate di cemento e calcestruzzo, edifici abbandonati a sé stessi, a memoria della più stupida idea di ricostruzione di una città.

Nel lunotto posteriore di alcune automobili a L'Aquila iniziano a comparire adesivi con la scritta TerremoTosto. Siete l'ultima speranza di un'Italia rassegnata.

10 commenti:

  1. Stanno cercando di aumentare la pressione mediatica per far credere quanto prima che tutto a l'Aquila va bene e procede secondo i piani.Questo perchè da Repubblica che ha a volte tentato di occuparsene ai blogger che cmq nel loro "piccolo" hanno fatto rumore fino a Iacona con la sua trasmissione su RAI3 stanno insinuando il sano germe del dubbio dentro alla mente di molti italiani, dubbio che consiste nel non essere più certi che le chiacchere di Bertiolaso and Co. siano da prendere tutte come oro colato.

    Concludo dicendo che hai ragione, l'Abbruzzo non è affatto una questione locale, riguarda tutti noi e tutti noi dobbiamo interessarcene.

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  2. Ho fatto volontariato nella protezione civile, ma ho smesso perchè mi sono reso conto, che era un prendere in giro le buone intenioni di chi credeva in questo.
    Manca un progetto a lungo termine, una pianificazione che possa rendere credibile, nel bisogno, un intervento. Qui è solo apparenza mediatica. Poi è certo: questo è un problema nazionale, non circoscritto al solo Abruzzo. Sono in gioco principi da cui una società seria non può prescindere.

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  3. nessuna questione è locale... si torna sempre alla più grande e amara verità del novecento, se non ti interessi di quel che succede agli altri prima o poi verranno per te, e non ci sarà nessuno a difenderti (Martin Niemöller)...

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  4. Purtroppo sono rassegnato in materia, le giuste e costruttive critiche tipo quelle che tu poni, vengono sommerse dalla mielosa e falsa propaganda quando non addirittura additate come strumentali e catastrofiste.
    Abbiamo di nuovo perso, stasera assisteremo all'esecuzione sommaria in diretta televisiva dell'informazione e del buon gusto senza poter muovere un dito...

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  5. quello che non capisco è perchè gli abruzzesi non fanno maggiori contestazioni?
    se la gran parte di quell oche è stato fatto è più propaganda che sostanza,
    perchè non bloccano le strade per andare in prima pagina su tutti i giornali?

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  6. O perché irrompono davanti alle telecamere!? Possibile che solo quell'imbecille di Paolini, ci riesca?

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  7. Non so se c'entra con il post, ma dovevo fare una corsa e segnalarti questa:

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/berlusconi-casette-onna-proteste-bertolaso-molinari.shtml?uuid=b69030d6-a20c-11de-aec8-0a2dbe87142a&DocRulesView=Libero

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  8. Gli abruzzesi (aquilani) vengono tenuti lontani dalle telecamere e dentro le tende.... e calcolate anche che sono dispersi, chi sulla costa chi in altri posti....Non è così semplice in quelle condizioni (anche psicologiche) organizzarsi... Forse ci vorrebbe qualche "aiutino" esterno?? Ad esmpio giornalisti, o magari gente che non ha subito shock, morti, o vita da campeggio????
    Riflettiamoci insieme...
    Un bacio
    Ornella

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  9. Comunque per tutti quelli che vogliono vedere i cartelli e le ribellioni degli aquilani venite a vedere qui:

    http://miskappa.blogspot.com/2009/09/berlusconi-ad-onna.html

    E' che purtoppo non li fanno vedere in TV....

    Un bacio
    Ornella

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  10. Volevo dirti che parlando della questione terremoto nel mio ultimo post, mi sono permesso di linkare i tuoi due ultimi post da me per rimandare qui ad una informazione vera e ben fatta.

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