Se era davvero così indispensabile un segnale, un evento, una prova che dimostrasse quanto il "caso Marrazzo" non fosse l'ennesimo scandaluccio politico-sessuale "trans e cocaina", questa quasi-certezza è stata fornita alle ore 4 della scorsa notte, quando Brenda, uno dei teste più importanti per le indagini (e forse proprio per questo tra i più riluttanti a riferire con chiarezza le dinamiche di ciò di cui era a conoscenza), ha trovato la morte nel suo appartamento per asfissia da monossido di carbonio. Presumibilmente.
Nel suo appartamento valigie pronte, tracce di liquido infiammabile ed il pc immerso in un lavandino ricolmo d'acqua. Una sconcertante e dolorosa condanna a morte per chi ha probabilmente la colpa di sapere ciò che non ancora era stato detto.
L'intera vicenda "Marrazzo" è stata raccontata in tutte le versioni possibili, ciascuna contraddistinta nel corso del tempo da un fattore di veridicità estremamente variabile, grazie anche ai continui ritrattamenti ed alle interminabili modifiche dei resoconti dei singoli protagonisti (da Marrazzo ai 4 carabinieri imputati, passando per l'intero alveo del mondo trans coinvolto).
E in tutte le circostanze gli aspetti più pruriginosi e voyeuristici hanno avuto la meglio sul buon senso e sulle sfaccettature penali.
I dati assodati non sono molti: il 3 luglio due carabinieri, Carlo Tagliente e Luciano Simeone, fanno irruzione in un appartamento di Via Gradoli 96. All'interno ci sono Natalì, trans brasiliano, ed il Presidente della regione Lazio Piero Marrazzo.
Secondo i due carabinieri quel giorno nell'appartamento c'era anche Gianguarino Cafasso (circostanza confermata dal suo legale Marco Cinquegrana), spacciatore per i trans e informatore per i CC, uomo chiave della vicenda, deceduto per apparenti cause naturali lo scorso settembre.
Natalì e Marrazzo negano la sua presenza.
Alcuni giorni dopo gli stessi carabinieri, assieme ad altri due colleghi (Nicola Testini ed Antonio Tamburrino) cercano di vendere un video di circa due minuti che ritrae Marrazzo e Natalì quello stesso giorno durante l'irruzione. Il filmato mostra, su di un tavolino, una modica quantità di cocaina, il tesserino del Presidente ed una quantità di denaro ancora non chiara.
Marrazzo e Natalì non notano alcuna ripresa. Identica posizione dei Carabinieri, che imputano a Cafasso le riprese.
Tramite Tamburrino contattano Massimiliano Scarfone (il celebre fotografo autore dello scatto che "incriminò" a suo tempo Silvio Sircana), che a sua volta contatterà l'agenzia "Photo Masi", di Carmen Pizzuti. Da lì i tentativi di vendita presso le redazioni di Oggi, Chi, Libero, Panorama.
E' a questo punto che sorgono interrogativi naturali a cui nessuno finora sembra aver dato troppo peso. O talvolta averli mai posti.
1. Piero Marrazzo afferma di essere stato rapinato dai due carabinieri di 5 mila euro (che poi diventeranno 3 mila) e di essere stato costretto a firmare tre assegni da 20 mila euro complessivi.
I Carabinieri negano tutto.
Perché Giangavino Sulas (giornalista di Oggi che visionerà il filmato) e Massimiliano Scarfone affermano di aver notato una quantità di denaro nel video pari a ben 15 mila euro?
2. Piero Marrazzo afferma di aver ceduto i tre assegni ma di averne denunciato la scomparsa pochi giorni dopo. Perché il 13 luglio Adelfio Luciani, segretario di Marrazzo, denuncia la scomparsa di ben 9 assegni del libretto del Presidente?
3. La titolare dell'agenzia Photo Masi, Carmen Pizzuti, incaricata di vendere il filmato, dichiara di aver trovato assurda la strategia operata dei Carabinieri. E' lei stessa a porre questa domanda: perché compiere reati allo scopo di fare soldi con la vendita definitiva di un filmato ad un giornale anziché usare il video come arma di ricatto per incamerare molti più soldi e mantenere la vicenda sotto silenzio?
4. Perché non ci fu mai nessun tentativo di ricatto verso Marrazzo da parte dei carabinieri, video alla mano? Perché la presunta ricerca di denaro facile si direzionò subito verso la grande stampa (la redazione di Libero, direttore Feltri, venne contattata appena 8 giorni dopo l'irruzione) e non verso Marrazzo?
5. Cafasso sarebbe stato il teste chiave dell'intera vicenda. Avrebbe potuto raccontare del video, della sua presenza o meno a Via Gradoli, del suo rapporto con i carabinieri e con i trans Brenda e Natalì.
La sua compagna, un trans di nome Jennifer, afferma di aver gettato il suo telefonino (scrigno ricco di potenziali tesori giudiziari, video in primis) perché non sopportava più di sentirlo squillare.
Quanti, di fronte ad uno stillicidio sonoro, hanno l'abitudine di buttare il cellulare anziché spegnerlo?
6. Brenda nei primi istanti dello scandalo negò persino di conoscere Marrazzo. Più tardi confermò anche le voci che parlavano di un video che ritraeva lei con Marrazzo e un'altra trans di nome Michelle (o Michelly). Perché, stando a quanto riferisce Brenda, anche Michelle aveva anche una copia del filmato? Perché poco tempo dopo la serata del filmato Michelle si trasferì in Francia?
7. Fu presa visione da parte degli inquirenti del cellulare di Brenda? Quello stesso cellulare sottrattole con la forza dopo un vero pestaggio la notte dell'8 novembre scorso?
8. Perché Maurizio Belpietro afferma di non essere mai stato interessato al video, quando invece Carmen Pizzuti afferma che i due si accordarono per un prezzo di vendita di 100 mila euro e che l'affare si bloccò solo a causa del concomitante interessamento di Panorama?
9. Maurizio Belpietro visionò il filmato l'11 ottobre. Il suo editore, messo immediatamente al corrente il giorno stesso, lo visionò 3 giorni più tardi, il 14 ottobre.
Il 12 ottobre ed il 15 ottobre (i giorni successivi alla visione dei filmati) ci furono due incontri tra gli Angelucci (Antonio e Giampaolo), proprietari del gruppo di cliniche private Tosinvest oltre che proprietari di Libero, quindi a conoscenza del video-ricatto, ed esponenti della regione Lazio, tra cui lo stesso Marrazzo (nella seconda occasione).
Come mai alcuni membri dello staff di Marrazzo, oltre che l'attuale Presidente regionale Esterino Montino, parlano di una recrudescenza nei toni, di feroci scontri verbali (e quasi fisici) e di un inaspettato spirito "barricadero" da parte degli Angelucci in queste circostanze?
E' accettabile che gli editori del quotidiano che sembrerebbe aver deciso di pubblicare il video anche a costo di distruggere a mezzo stampa la carriera politica di Marrazzo siano gli stessi che hanno giocato al rialzo nelle trattative sulla sanità dei giorni precedenti lo scandalo?
Non si tratta di una chiara situazione di ricattabilità (se non di vero e proprio ricatto), visto che il presunto acquirente del filmato è lo stesso in perenne scontro con la Regione Lazio a causa di alcuni provvedimenti regionali che ledono gli interessi del gruppo Tosinvest?
10. Alfonso Signorini, direttore di Chi, fu l'unico ad ottenere una copia del video, su permesso dei 4 carabinieri. Perché?
11. Signorini contattò Marina Berlusconi, Presidente di Mondadori, editore di Chi, per la questione del video il 5 ottobre. Silvio Berlusconi contattò Marrazzo per informarlo del video il 19.
Quando Berlusconi ha saputo del video? Perché ci fu prima un tentativo di vendita a Libero, poi a Panorama e solo dopo il congelamento delle trattative, Berlusconi avvertì Marrazzo?
12. Il 19 ottobre Berlusconi informa Marrazzo sul video in circolazione. Il giorno successivo Marrazzo incontra ancora una volta Antonio Angelucci, deputato PDL.
Angelucci in qualità di editore di Libero è consapevole della ricattabilità di Marrazzo ed ora anche Marrazzo sa del video e, forse, anche degli interessamenti di Libero. Marrazzo ha urgenza di acquistare il video e Angelucci di pubblicarlo. Marrazzo è ora consapevole della propria posizione di subalternità?
In questa occasione i due si incontrano per discutere della questione sanità come nelle altre occasioni (stando alle dichiarazioni dei diretti interessati) o l'incontro era finalizzato alla risoluzione del problema del video-ricatto, come sembrerebbe emergere dalle dichiarazioni a mezzo stampa di alcuni membri dello staff di Marrazzo?







I punti oscuri nella vicenda, come tu magistralmente la descrivi, sono tantissimi, e le due morti che finora dobbiamo registrare sembrano provvidenziali per mantenere misteriosa la vicenda.
RispondiEliminaMi chiedo tuttavia se gli inquirenti non dovrebbero registrare che reati siano stati commessi. Mi chiedo se è lecito che si possa intraprendere delle trattative su notizie e prove di reati consumati (spaccio di eroina, estorsioni). Ma soprattutto, il signor B. non avrebbe dovuto comunicare ciò che sapeva alla Procura di pertinenza, piuttosto che avvisare l'interessato, quasi inducendoloa cedere al ricatto? Si sa che uno dei modi più efficienti per estorcere denaro, è l'avviso apparentemente neutrale, la messa in guardia. Non dovrebbe il signor B. ricevere un avviso di garanzia per il ruolo che ha confessato di avere svolto nella vicenda?
Caspita Alessandro, come sei bravo!
RispondiEliminaAggiungo, perché il computer viene immerso nell'acqua, e non viene invece portato via?, quando basta aspettare che si asciughi e in genere riprende a funzionare...????(almeno il mio, finito appunto nella vasca, steso al sole, due giorni dopo ha ripreso a funzionare...vabbé che era un Mac...ma...boh...)...
??????
Premesso che ho paura d'immaginare il perchè il piccì di Chiara sia finito nella vasca, questa storia è oscura da qualunque parte la si prenda.
RispondiEliminaChiunque abbia letto almeno due righe sull'affaire Marrazzo e ne abbia seguito l'evoluzione sospetta che dietro l'omicio di Brenda ci siano le peggio cose, nessuno (di noi non addetti ai lavori) oltre a rilevare le contraddizioni ed i depistaggi (mal riusciti? palesemente fittizi?) può dire qualcosa di sensato e logico che porti ad una qualsivoglia traccia su dove andare a parare...
una sola cosa alessandro!non ti montare la testa! mi piaci, 6 bravo ! Spero di ritrovarti in uno scenario + ampio, che raggiunga + persone, sperando che tu possa mantenere la tua indipendenza !
RispondiElimina;)
Ciao
speriamo che a queste domande gli inquirenti diano presto risposta...
RispondiEliminaio cerco di non farmi prendere dalla paranoia ma l tesi complottistica su questo affare mi sembra concreta o comunque da non escludere..
Grazie Chiara e Vincenzo!
RispondiEliminaCarissimo anonimo, posso garantirti che sono ben consapevole dei miei limiti, per cui il rischio di "montarmi la testa" è al di fuori della mia portata! :)
Grazie davvero di cuore per lo splendido augurio che mi hai rivolto...
Ciao sono Edoardo, complimenti per il blog, mi piacerebbe uno scambio link con te. Fammi sapere (magari con un commento su uno qualsiasi dei 2 blog), a presto
RispondiEliminaEdoardo Gentili Official Blog
Galli-Gentili Official Blog
Domande chiare, precise, da vero giornalista. In effetti ora ci rendiamo tutti conto che la vicenda cela molto di più di quello che appariva essere all'inizio. Ed a queste domande sarebbe importante dare una risposta. La risposta della verità.
RispondiEliminaBelle domande alessandro, ma purtroppo le risposte le conoscono solo loro.
RispondiEliminaComplimenti come al solito per il post.
Ottima descrizione Alessandro, quello che posso dire che alla fine muore sempre chi non c'entra nulla. Dietro c'è l'obra della criminlità organizzata? Encora una volta? Specializzata in falsi incidenti e finti suicidi...
RispondiEliminaMarrazzo dovrebbe dire di più, ora non può essere più ricattato. Forse la chiave sta proprio nel suo ooporsi a dare apaplti a ditte in odor di mafia a Fondi...
ti ringrazio ti ho aggiunto su entrambi! postresti aggiungermi anche il secondo, www.galli-gentili.com? a presto, edoardo
RispondiEliminaGrazie Daniele, Schiavi o Liberi e Incarcerato!
RispondiElimina@ incarcerato: lanci un utilissimo argomento di discussione. Non è un caso se le indagini sul caso Marrazzo sono cominciate dalla raccolta di intercettazioni per un caso di spaccio di droga all'interno degli ambienti della camorra casalese.
anch'io mi pongo le tue stesse domande, che, ahimè, non avranno mai una risposta.
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