lunedì 8 febbraio 2010

Scende il sipario sul dramma teatrale aquilano



Articolo scritto per la rubrica "Pagina Zero", su Abruzzo 24 Ore.


Il silenzio alla fine è sceso.
Il sipario sul luogo di uno dei peggiori disastri "naturali" è calato. L'attenzione del pubblico giornalistico nazionale verso lo spettacolo teatrale sul terremoto aquilano è terminata quasi improvvisamente. D'altronde è ciò che avviene normalmente quando una pièce da due atti (il dramma prima e la riscossa poi) viene interrotta dalla discesa del telone rosso.
La chiusura di solito è accompagnata dal trionfo sul palco dei protagonisti e dagli applausi fragorosi del pubblico.

La celebrazione dell'orgoglio e del successo degli attori principali dall'alto del palco c'è stata. Sono mancati però gli applausi.
E' questo l'esito di uno spettacolo che si chiude bruscamente alla fine del primo atto.

La riscossione degli onori e dei meriti e la passerella trionfale di tante autorità è cominciata sin dal mese di aprile. L'eco gigantesca offerta dalla stampa e dalle tv nazionale ha trasformato il successo in una conquista epocale.
Nel trattare il dramma di Haiti qualcuno ha parlato anche di "esportazione" del grande successo del "metodo Abruzzo". E per quella enorme fetta d'Italia che vive al di fuori dei confini abruzzesi, consapevole di una "effettiva sistemazione per tutti i cittadini" e di una "avviata ricostruzione della città", è proprio con un gigantesco successo che si chiude la parentesi L'Aquila.

Non ce ne vogliano le diverse autorità che dovessero sentirsi chiamate in causa, ma se di scempio non si può certo parlare in relazione alle soluzioni tecnico-politiche del terremoto, altrettanto azzardato sarebbe definire quanto appare dell'Aquila e della sua provincia a 10 mesi dal sisma del 6 aprile 2009 un "successo".

I 35 mila cittadini che avrebbero goduto di una sistemazione in C.A.S.E. o M.A.P. entro novembre, secondo quanto promesso il 15 settembre dalla massima autorità in campo, sono divenuti nei programmi reali di sistemazione del Dipartimento della Protezione civile appena 25 mila.
3 mesi più tardi rispetto al termine promesso, solo 15 mila sono i fortunati possessori di un appartamentino nuovo di zecca.

Il giorno del passaggio delle consegne dall'ex Commissario, il sottosegretario Guido Bertolaso, al nuovo, il Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, il D.P.C. ha tenuto a sottolineare i traguardi raggiunti. Nel documento riassuntivo la portata in cifre del "miracolo": circa 30 mila cittadini in autonoma sistemazione, in moltissimi casi lontani dai propri comuni di residenza, 983 C.A.S.E. su 4449 ancora da assegnare o da terminare, nonostante l'avvio delle procedure datate 23 aprile 2009, soltanto 1287 M.A.P. consegnati su 3399, 100% dei moduli abitativi in legno donati da altri enti già occupati e solo il 32% di quelli gestiti dalla Protezione Civile.
Una differenza che viene ribadita dalle date presentate nel documento stesso: 21 agosto l'inaugurazione del primo villaggio donato, 31 ottobre per i primi moduli targati D.P.C., e che si spiega solo con un po' di memoria storica, quella che racconta della convinzione istituzionale della sufficienza e della immediatezza di utilizzo delle palazzine in cemento armato fino al mese di giugno.

Le richieste dei tanti enti locali (a partire dall'Università e dai comitati civici) sulla vasta collocazione di economici MAP e MAR sin dai primi istanti sono rimaste inascoltate per molti mesi. E le cifre, dignitosamente pubblicate sui recenti resoconti del Dipartimento della Protezione Civile, ne sono la più limpida dimostrazione.

E dove non arrivano numeri e statistiche, arrivano le immagini. Quelle di un centro storico ancora quasi interamente chiuso e quelle che ritraggono palazzine, appartamenti e case popolari in uno stato di abbandono generalizzato.

L'ultimo piccolo ed indiretto richiamo alla "questione aquilana" è giunto per mezzo delle ultime decisioni nazionali in tema di giustizia, che hanno aggiunto preoccupazione alla preoccupazione. E' l'ultima norma legislativa del "processo breve", in discussione da domani presso la Commissione Giustizia della Camera dopo la recente approvazione a Palazzo Madama, a mettere a rischio le decine di procedimenti giudiziari aperti presso la Procura dell'Aquila sulle responsabilità penali relative ai diffusi crolli che hanno devastato la città.
Sebbene il procuratore capo dell'Aquila, Alfredo Rossini, abbia garantito il totale impegno della procura nel portare a compimento il primo grado di tutti i processi, la mannaia della prescrizione rapida rischia di abbattersi pesantemente sui due gradi successivi e, di certo, non esenta in alcun modo nemmeno il primo.

Molte famiglie, accomunate dall'insostenibile condivisione del lutto, rischiano di perdere quella seppur flebile speranza di ottenere una piena giustizia dagli esiti processuali. L'archiviazione di processi importantissimi come quello sul crollo della Casa dello Studente di Via XX Settembre rischia di arricchire l'enorme schiera dei procedimenti giudiziari aperti e mai conclusi.

Anche in questo caso non si potrebbe parlare di "miracolo". Ma più semplicemente di "ordinarietà".

PS: segnalo ancora una volta lo speciale sito web di maxi-raccolta (ed analisi) di tutte le informazioni dettagliatissime relative al progetto C.A.S.E., sullo stato di avanzamento, sulle reali condizioni di impatto ambientale e di devastazione paesaggistica e sulle diverse questioni economiche e funzionali.
E' il sito web "Le new town della Protezione Civile", gestito da Luciano Belli Laura.

8 commenti:

  1. Oltre adi danni la prima beffa con Bertolaso @ Co. ed ora il rischio di una beffa ulteriore. Non aggiungo altro. Che rabbia

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  2. il miracolo fu fatto in Friuli dove fu applicato il motto aiutati che Dio ti aiuta, quì si è operato in un ambiente di persone che hanno sempre lasciato fare ad altri sperando che la manna cadesse dal cielo abbondante.... c'è poco da esportare... meno male che c'è stato Bertolaso se no le persone starebbero ancora tutte nelle tende. L'aquila è in centro Italia ma è come se parlassimo di profondo sud... quì è la politica e i politici che non funzionano da sempre

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  3. Fai un'opera meritoria a dire come stanno le cose nel post-terremoto. Le tue meste conclusioni sono anche le mie. Io mi chiedo anche, come ho fatto a proposito di un altro tuo post sullo stesso argomento, se gli aquilani abbiano davvero fatto tutto ciò che andava fatto per difendersi. La mia impressione è che abbiano subito troppo passivamente. So che tanti hanno tentato di tenere desta l'attenzione sulla situazione, ma la gran parte degli aquilani sembrano non aver reagito adeguatamente all'mportanza della posta in gioco. Un altro dei soliti trucchetti del signor B. e dei suoi accoliti che purtroppo sembra pienamente riuscito.

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  4. Io vivo in Friuli e il 1976 è stato un momento epocale per chi c'era: nel dramma e nella ricostruzione.
    I politici corrotti esistono anche da noi (e la vecchia 'Balena Bianca' allora era ben rappresentata!), però la mentalità e il senso civico dei Friulani prevalsero... allora; oggi non saprei.
    Dopotutto L'Aquila è solo lo specchio di un degrado socio-ambientale ormai esteso a livello nazionale.

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  5. mi associo tristemente alle conclusioni di vincenzo cucinotta:
    "Un altro dei soliti trucchetti del signor B. e dei suoi accoliti che purtroppo sembra pienamente riuscito".
    il gioco, ahimè è quello delle tre carte e il pollo si trova sempre..

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  6. Condivido il senso del discorso fatto, ma nel riportare i numeri bisogna evitare di dare i numeri. Scusa Alessandro: 4.449 sono gli alloggi previsti e 3.436 quelli occupati alla fine di gennaio; 183 gli edifici previsti e 171 quelli consegnati alla stessa data; 19 i c.a.s.e. previsti e 2 quelli dove ancora si lavora per terminare le case. Scusate tutti, ma evitiamo di confondere sempre case (ovvero, edifici prefabbricati su piattaforme antisismiche costosissime, ecc.) con C.A.S.E. (ovvero, new town diffuse, deturpanti l'ambiente, alernativa alla ricostruzione, ecc.).
    In ogni caso, però: "miracolo" = fallimento.

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  7. @ Luciano B.L.

    Hai senza dubbio ragione. Ho utilizzato in maniera inappropriata il termine C.A.S.E. per indicare sia i maxi-ghetto in cemento armato che i singoli edifici.
    Naturalmente l'ho fatto per una pura (seppure impropria) logica di semplificazione nella distinzione all'interno del post tra le due categorie di edifici.

    Però il tuo commento è senz'altro appropriato e chiarificatore. Ti ringrazio per la precisazione.

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  8. Non tu, ma la Protezione civile ha usato l'acronimo CASE per confondere le acque e quindi, purtroppo, molti non fanno più alcuna distinzione tra il diavolo e l'acqua santa, ovvero tra i famigerati Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili (C.A.S.E.) e le abitazioni sostitutive delle tende.
    I primi sono ora configurati in 19 lottizzazioni residenziali disperse su un vastissimo territorio di conquista speculativa che lo compromettono dal punto di vista urbanistico come mai è successo. L'idea della corte pedonale aperta degli "architetti di corte" Gian Carlo Ragazzi ed Enrico Hofer, già applicata a Milano2, sè qui materializzata nel peggiore dei modi grazie al manifestarsi di interessi fondiari locali mai sopiti e riaccesi enormemente nella fase post sisma. Costruire per non ricostruire. Volle e ci riuscì. Sappiamo per chi.
    Le case per i terremotati, invece, sono altra cosa, ma strettamente connessa. L'idea della pesantissima "piastra antisismica" su cui posare le leggerissime strutture abitative prefabbricate è di Gian Michele Calvi. Costui ha fatto il bello ed il cattivo tempo, ovvero è progettista, direttore dei lavori e coordinatore dell'intero Progetto C.A.S.E.. Controllore controllato. Tanto ferro e tantissimo cemento per reggere "baracche" con appartamenti squallidi ma con televisore al plasma. Più c.a.s.e. che m.a.p.! Prima quelle che questi. Un fiasco senza tanti fischi.
    Insisto su queste precisazioni solo perchè è necessario sapere con quali meriti si arriverà a sostituire il Capo della ex-Protezione civile. Si dice (L'Unità di oggi) che proprio l'ingegner Calvi sia in alta considerazione per diventare il neo-dirigente della nuova S.P.A. preposta a gestire tutte le emergenze e tutti gli appalti senza regola alcuna. Promosso per meriti di sultanato? Ed il medico Berto-leso ai Beni Culturali al posto di Bondi?
    Scusate, ma le escort che fine faranno?

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