lunedì 24 maggio 2010

Giovanni Falcone, il giorno dopo



"Falcone assassinato" è il titolo di Repubblica e, a termini invertiti, dell'Unità. "Orrore, ucciso Falcone" è quello più emotivo scelto dal Corriere della Sera. Il Messaggero utilizza i termini "attentato" e "strage".

L'Italia è ancora sotto shock per il barbaro attentato operato sull'autostrada A29 tra Carini e Capaci e che ha colpito il magistrato icona della lotta alla mafia, Giovanni Falcone, la moglie e collega Francesca Morvillo e 3 agenti della scorta personale del giudice.
I dibattiti sugli intrighi di palazzo per la difficile elezione del successore di Francesco Cossiga al Quirinale spariscono all'istante. Le beghe del potere lasciano il posto alla paura e allo sconforto del momento.

Il giudice Falcone, la speranza legalitaria di milioni di italiani, viene ucciso nel momento più duro della sua vita professionale.
E' un vero e proprio "residuato bellico" di quella macchina straordinaria chiamata "pool antimafia", sciolto senza clamori dal suo capo Antonino Meli, che nel pool credeva pochissimo sin da prima dell'insediamento come erede di Paolo Borsellino.
E' vittima delle critiche non troppo velate da parte di chi lo accusa di infangare il nome della Sicilia e dei siciliani con le sue indagini (Salvatore Cuffaro, allora consigliere regionale DC in Sicilia, oggi senatore e vice di Casini nell'UDC) e di chi lo accusa di aver barattato la lotta alla mafia con posizioni di privilegio nelle istituzioni (Leoluca Orlando, allora sindaco di Palermo e leader de La Rete, oggi esponente di rilievo dell'IDV), in seguito alla decisione di Falcone di incriminare per calunnia il pentito Giuseppe Pellegriti che chiamò in causa il dominus democristiano Salvo Lima come mandante degli omicidi Mattarella e La Torre, salvo poi ritrattare in occasione dell'incriminazione.
Perde parecchie simpatie (soprattutto a sinistra) dopo aver accettato l'incarico di capo della sezione Affari Penali al Ministero della Giustizia diretto da Claudio Martelli, dove darà vita alla sua più celebre "creatura": la procura nazionale antimafia.

A credere in lui, almeno in forma pubblica, restano Claudio Martelli ed i suoi ex-colleghi del pool, a partire da Paolo Borsellino e Giuseppe Ayala.

Il giorno della sua esecuzione, su cui grava la mano della mafia e la testa dello Stato, la politica torna a tributargli onore. E a compiere un "mea culpa" su quelle legittime, personali ma ingiustificate diffidenze sul suo operato, disintegratesi bruscamente assieme alle lamiere e ai corpi in quell'odioso 23 maggio 1992.

L'eredità che oggi lascia al popolo italiano Giovanni Falcone è la memoria di un uomo, un cittadino, un lavoratore missionario, impegnato a svolgere il proprio mestiere con dignità. Ci lascia il principio inestirpabile della necessità di raggiungere la verità su tutto, a costo di perdere amici, sostegno, serenità e vita.
Ma ci fa carico anche della sua morte, di cui conosciamo con esattezza tutti i dettagli, la preparazione, gli esecutori. Ma della quale ignoriamo le ragioni, gli ideatori, i mandanti e i nomi di coloro che potrebbero aver coperto, alterato, manipolato la realtà dei fatti. E per la quale possiamo soltanto ipotizzare i nomi dei numerosi beneficiari.

Sappiamo però, con estrema certezza, che l'ascolto delle intercettazioni telefoniche fu importantissimo per Giovanni Falcone al fine di scoprire l'evoluzione strutturale della mafia negli anni, così come sappiamo che i nomi degli esecutori della tragica strage che ha strappato al popolo italiano un pezzo di Stato, e le loro responsabilità, sono oggi noti grazie ad un'accurata indagine fondata quasi esclusivamente sull'uso delle intercettazioni telefoniche.
Ore ed ore di registrazioni audio, risme di tabulati telefonici e diverse registrazioni ambientali che hanno permesso ai pm di Caltanissetta, tra i quali l'attivissima Ilda Boccassini, di fare un po' di luce sulla morte sconcia di un involontario eroe civile italiano.

Leoluca Orlando, nel commentare a caldo la sconvolgente morte di Giovanni Falcone, dichiarò: "Se entro 24 ore non si trovano i colpevoli di questa barbarie, significherebbe una sola cosa: che nello Stato, in questo Stato, ci sono dei complici".

Dopo 18 anni, anche in virtù delle ultime novità sul fallito attentato dell'Addaura, la verità sulla morte di Giovanni Falcone non è ancora venuta a galla.
Se dopo 24 ore di attesa era legittimo affermare che "la mafia gode della complicità dello Stato", dopo 18 anni è difficile non trasformare la parola complicità con "proprietà".


Ricordo a tutti quanti voi, cari lettori e care lettrici, di aderire alla campagna "Pubblica resistenza contro il ddl intercettazioni", invitando chiunque sia titolare di un blog o di un sito internet d'informazione alla pubblicazione del Comunicato di "inapplicabilità" del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni.

9 commenti:

  1. Dobbiamo ricordarli sempre e in questo momento lottare con ancora più forza per impedire lo smantellamento totale di uno stato o quel che resta di lui.
    un saluto

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  2. si stara' rivoltando nella tomba..

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  3. Concordo con la tua conclusione purtoppo. Ed hai fatto benissimo a rimarcare l'importanza delle intercettazioni senza le quali quella poca luce sulla strage di Capaci non ci sarebbe stata.

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  4. Quando questa legge passerà, la parola "regime2 sarà così esagerata?

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  5. Dicono che il ddl non impedirà le intercettazioni di mafiosi e terroristi, ma con ciò che si vuole dire? Che si sanno già tutti i nomi dei mafiosi, dal boss a quello appena svezzato? I terroristi poi..può esserlo il prima pirla che vedi per strada!
    E bada bene, se sei mafiosi e conosci un politico, telefona a lui, ti farà da tramite. Sì, perchè le intercettazioni ai politici saranno vietate (o meglio, serve un'autorizzazione, un pò come per l'arresto, ma chi lo concede?ahah)..

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  6. Concordo con quanto hai scritto, anzi mi farebbe piacere sapere la tua su http://www.blogpalermo.it/2010/05/24/le-conseguenze-delle-attuali-indagini-sul-periodo-stragista-la-storia-della-seconda-repubblica-sarebbe-da-riscrivere/ e ovviamente
    http://www.blogpalermo.it/2010/05/23/la-morte-di-falcone-18-anni-fa-una-strage-di-stato/

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  7. Anch'io ho postato sull'argomento. E' inutile dirti che concordo con quello che dici. Preciserei soltanto che l'amore di Falcone per la verità non era fine a sè stesso, ma la verità sui fatti criminali è il modo per contrastarli. Il silenzio è il vero potere della mafia, il reale presupposto di tutto il resto, e non è pensabile sconfiggere le mafie senza fare emergere tutte quelle trame occulte così fondamentali per la loro attività criminosa. Per questo, è così vergognoso l'invito di berlusconi a tacere, e la risposta di Saviano è stata appunto quella appropriata.

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  8. onore a falcone, disonore all'italia. che altro dire oltre quanto scritto in questo pezzo?
    v.

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  9. Dire che è stata una strage di Stato quindi non è esagerato, vero? Purtroppo ogni volta che si alza il lvello come ha fatto Falcone(e Borsellino) si finisce ammazzati. Oppure ridicolizzati, allontanati, diffamati. La crimialità organizzata ha diversi startagemmi per distruggere una persona. Ed è forte quando ècollusa con lo Stato.

    Ora c'è la 'ndrangheta che ha raggiunto un potere abnorme, è ai vertici dello Stao. Quando vorrei che ci fossero dei magistarti come loro, i quali non si fanno fermare e vanno avanti!

    Non c'è bisogno ora che loro facciano come la mafia per scendere in trattativa con lo Stato, la 'ndrangheta è dentro!

    Ora con questo maledetto ddl sarà la fine della legalità e libertà di informare. Sono tempi bui, neri, c'è da mettersi paura se non si ricorre in anticipo ai ripari!

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