
Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri,
le parole che seguiranno non sono l'espressione di una solitaria insofferenza alle regole, non sono la sintesi di un gesto di sfida compiuto da un cittadino arrogante e presuntuoso e non sono gli abituali propositi di protesta di uno dei tanti tifosi politici che animano questo nostro paese.
Le parole che seguono sono un'attenta, giudiziosa e ragionevole dichiarazione d'intenti da parte di un semplice cittadino che crede, prima di ogni altra cosa, nella libertà degli individui, nel diritto alla conoscenza e nel ruolo primario, in una società realmente libera e democratica, dell'informazione. E che in nome di questi principi ha finora cercato di dare, consapevole dei propri limiti, un piccolo, modesto e forse insignificante contributo.
Il governo che lei presiede, la maggioranza parlamentare che lei ha scelto ed il partito che lei ha fondato e che ora domina le due camere della rappresentanza popolare, si apprestano ad approvare, in perfetta sintonia e unità di pensiero, uno dei disegni di legge più controversi della storia repubblicana d'Italia.
Se le speranze del Ministro della Giustizia verranno confermate, entro la fine del prossimo mese il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali diverrà legge dello Stato. E nel buon nome della privacy - e allo scopo malcelato di tutelare il suo profilo giuridico penale - il paese si appresterà ad affrontare un provvedimento in grado di offrire un regalo senza precedenti alla criminalità di ogni specie da un lato ("indebolisce gravemente l'azione di contrasto alla mafia" è quanto affermava il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso durante l'audizione in commissione Giustizia del Senato il 24 novembre 2009 [PDF]) ed un plotone di esecuzione pronto al fuoco verso il giornalismo d'inchiesta e la cronaca processuale dall'altro.
La pena dell'arresto fino a 6 anni per chi pubblica notizie o atti giudiziari non coperti da segreto è una scelta legislativa che trascende ogni legittimità democratica, costituzionale e di legalità. Tanto più se essa si unisce alla più vasta azione di ammorbidimento della lotta alla criminalità organizzata mai realizzata.
Inoltre, la scelta di proibire la registrazione occulta di conversazioni cui si prende parte (pena la detenzione fino a 4 anni), fatta eccezione per i giornalisti professionisti iscritti all'apposito albo, oltre a stabilire un'odiosa ed incostituzionale discriminazione tra professionisti e pubblicisti, tra chi possiede il privilegio di esercitare la straordinaria professione del giornalista come mezzo di sostentamento per sé e per la propria famiglia e chi non ne trae alcuna forma di guadagno (ma bensì di spesa), impedisce a coraggiosi cittadini di comprovare e denunciare un tentativo di estorsione mafiosa, consentendo all'estorsore di denunciare l'estorto, al ricattatore di denunciare il ricattato, al criminale di denunciare l'innocente. E di condurlo, manu militari, in carcere.
Per queste e per tante altre ragioni, le annuncio sin da adesso, onorevole Presidente, che io disobbedisco. Disobbedirò civilmente ad una legge che ammazza ogni principio di civiltà.
Qualora l'illustre Presidente della Repubblica convenisse improvvidamente con l'idea dell'esecutivo secondo cui non si ravvisano profili di incostituzionalità e qualora altrettanto facessero gli esimi giudici della suprema Corte Costituzionale, il sottoscritto non sottostarà comunque a tale legge.
Ogni qualvolta mi si presenterà l'occasione, pubblicherò, in contravvenzione a tali provvedimenti, cronache giudiziarie, stralci di intercettazioni, pubblici documenti delle Procure della Repubblica.
Riprenderò segretamente in forma video o audio ogni conversazione, azione o dialogo che sia da ritenersi di interesse pubblico.
Continuerò a redigere articoli d'inchiesta giornalistica su ogni tema, in particolar modo su quelli che un domani diverrebbero top-secret.
In parole povere, continuerò ad informare.
Continuerò la mia attività di blogger e di collaboratore giornalistico con la stessa libertà di cui ho goduto finora e all'interno dei limiti etici e morali che mi sono sempre posto. Ma non baratterò un assist politico alla criminalità con il diritto all'informazione.
Non lo faccio oggi. E non lo farò domani.
Nella vivissima speranza (e convinzione) di non essere solo.
Alessandro Tauro







Vediamo se c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di dire che non è vero che Napolitano sta dormendo della grossa. Voglio proprio vedere che giustificazione tireranno fuori se firma anche sta porcata...
RispondiEliminaPer quanto possa servire, ti rassicuro: non sei solo.
RispondiEliminaBe', c'è bisogno di dire da che parte stiamo?
RispondiEliminaMio fratello ha appena rinnovato di tasca sua il contratto internet di alla-fonte ;)
Sono d'accordo Alessandro, ma non deve essere un iniziativa individuale. Perchè noi non abbiamo nessuno che ci tutela purtroppo, non scriviamo in nessun giornale. Anche perchè saremmo subito disoccupati visto che non abbiamo peli sulla lingua. Dobbiamo tutti noi disobbedire scrivendo sui siti importanti come Agoravox oppure quello dell'amico Volpe. Che ne dici? Perchè in quel caso uniremmo le nostre forze e ci difenderemo tutti insieme.
RispondiEliminaSarebbe una vera e propria forma di RESISTENZA!
@ incarcerato
RispondiEliminaPiù che d'accordo. Il gesto di un individuo solitario resta il gesto di un individuo solitario. E facilmente attaccabile.
Proprio per questo e proprio perché credo molto nel "giornalismo partecipativo", dedico molta attenzione alla partecipazione all'interno di organi di informazione liberissimi e dediti al giornalismo d'inchiesta basato sui fatti come Agora Vox e l'ottimo Alla Fonte.
Perché sono una splendida occasione di contaminazione e di unità d'intenti.
Ben consapevole che una prosecuzione del nostro lavoro al di là dei folli limiti imposti da questa legge, in una sorta di protesta corale allargata, diventa, di fatto, imperseguibile ed inattaccabile...
Alessandro, è come se avessi posto in calce alla tua lettera la mia firma.
RispondiEliminaNaturale che nemmeno io, nel mio piccolo, chiuderò per una legge burla di questo tipo.
Sì, l'unione fa la forza; dividersi i compiti ed organizzarsi con le notizie. In un domani quasi oggi, ci vorranno inviati sul posto, che spulcino documenti, sbobinino cassette, intervistino, documenti.
E, dietro a tutto questo, bisogna trovare il modo per riempire lo stomaco.
Comunque, sia chiaro, siamo dallo stesso lato della barricata. :)
@Volpe: alla-fonte è registrato in italia o in norvegia?
Io continuo a sperare che non succeda.
RispondiEliminama se succede, ci sono
http://www.antoniodipietro.com/scrivimi.php?categoria=7&subcategoria=698#category
RispondiEliminaCome blogger ed artista hai un compagno di lotta in più. Uniti contro l'ingiustizia e la vergogna.
RispondiEliminaIo e mio fratello siamo i responsabili e viviamo entrambi in Norvegia, e siamo cittadini norvegesi. Voglio proprio vederli a estradarci per questo, e comunque ci metto 1 secondo ad aprire il sito in un altro paese e ospitarvi tutti...
RispondiEliminaStanno nascendo i nuovi 'resistenti' ad un Presidente della Repubblica ex-PCI?
RispondiEliminaAllora aderisco anch'io come Partigiano-Padano...
:-)