giovedì 27 maggio 2010

Se il ddl intercettazioni fosse già legge...



Giornalisti accampati in ogni angolo dentro e fuori dall'edificio, funzionari e consulenti protagonisti di un via vai interminabile, portaborse che popolano tutti gli uffici del palazzo, agenti di polizia all'ingresso e le immancabili autorità in blazer blu o nero.
E' questa l'immagine stereotipo di Palazzo Madama: un continuo brulicare di personaggi in giacca e cravatta tra una stanza e l'altra del Senato, tra una riunione in aula e una in commissione, passando per la buvette e la Sala Maccari.

Quella sera l'edificio è quasi completamente vuoto. Luci spente in tutte le stanze tranne che in una.

E' lunedì sera, il giorno ed il momento della giornata più inconsueti per un dibattito parlamentare. Ma la discussione riguarda il provvedimento politico più controverso degli ultimi mesi, forse degli ultimi anni, oltre che una proposta di legge da approvare alla svelta.
E' il celebre disegno di legge Alfano sulle intercettazioni.

Ed è proprio in quella seduta notturna di oltre 6 ore, conclusasi alle ore 3 del mattino, che la Commissione Giustizia del Senato ha dato il suo ok definitivo al provvedimento, che ora passa sotto i riflettori dell'aula.
I tanti propositi di "passi indietro", di "dietro-front", di "ritorno all'originale", si scontrano contro una realtà dei fatti che mostra un provvedimento con limiti più rigidi, nuove barriere al diritto di cronaca e pene più pesanti per i potenziali trasgressori.

La legge, che ora si troverà di fronte l'ultima discussione in aula al Senato e poi la procedura dibattimentale alla Camera dei Deputati, andrà ad alterare l'intero quadro d'informazione conosciuto finora. Notizie, indiscrezioni e reportage su fatti giudiziari finora dati per scontati, un giorno diventeranno tabù. E i colpevoli e gli indagati di oggi, un domani saranno innocenti senza macchia e senza accuse.
Un disegno di legge come questo, approvato un anno fa, avrebbe cambiato drasticamente il corso degli eventi nel nostro paese.

L'intero scandalo che ha letteralmente travolto la Protezione Civile, aprendo i riflettori sul celebre "sistema gelatinoso" di corruzione ed appalti che vede coinvolti in prima persona come indagati privilegiati l'imprenditore Diego Anemone ed il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, oggi sarebbe storia segreta.
Avremmo di fronte ai nostri occhi una Protezione Civile che si fa impresa, strutturandosi come SpA, ed in grado di essere macchina organizzatrice di ogni grande evento al di là (o al di sopra) di tutte le leggi ed una classe imprenditoriale corrotta e corruttrice in grado di allargare le proprie ali su ogni opera di interesse pubblico.
I nomi di Claudio Scajola, Denis Verdini e Sandro Bondi non assumerebbero alcun significato al di fuori del proprio ruolo politico; le storie di regali architettonici e delle corti del potere avrebbero dovuto attendere chissà quanto per venire alla luce. Semmai l'avessero vista.
L'intera vicenda sulle pressioni operate dal premier Silvio Berlusconi su organi di controllo come l'Agcom per i propri interessi elettoral-televisivi (a partire dalla soppressione di programmi come Annozero) sarebbe rimasta nascosta negli archivi audio della Procura di Trani.
Patrizia D'Addario ora starebbe subendo un'incriminazione per registrazione fraudolenta, con una probabile condanna a 4 anni di reclusione. Le registrazioni audio sarebbero coperte da segreto, impubblicabili e pronte alla distruzione immediata al momento della sentenza. E il suo nome, ignoto a tutti fuorché al Presidente del Consiglio, sarebbe uno dei tanti che allungano le liste di detenuti italiani.
Alberto Tedesco e Domenico Frisullo forse sarebbero ancora elementi di spicco della giunta regionale pugliese. La loro apparente pulizia penale avrebbe sicuramente eluso il celebre repulisti operato dal Presidente pugliese Nichi Vendola nel giugno 2009 e lo scandalo sugli appalti della sanità nel tacco d'Italia sarebbe storia nota ai soli procuratori di Bari, i cui nomi, oggi noti, sarebbero inevitabilmente avvolti nel mistero.
Luciano Moggi avrebbe mantenuto il suo ruolo di padrone del campionato di calcio e della corruzione imprenditoriale fino allo scorso mese, quando ha preso il via il processo Calciopoli presso il Tribunale di Napoli.
Leo Nodari, presidente dell'associazione "Società civile Abruzzo", sarebbe ora sotto processo per aver pubblicato il fuorionda tra Gianfranco Fini ed il procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi in occasione del "premio Borsellino" in cui discutevano di Silvio Berlusconi, Gaspare Spatuzza e Nicola Mancino. E rischierebbe, così come Patrizia D'Addario, 4 anni di carcere.
Per aver raccolto e pubblicato una conversazione pubblica.


Ricordo a tutti quanti voi, cari lettori e care lettrici, di aderire alla campagna "Pubblica resistenza contro il ddl intercettazioni", invitando chiunque sia titolare di un blog o di un sito internet d'informazione alla pubblicazione del Comunicato di "inapplicabilità" del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni.

11 commenti:

  1. Non ho da molto Facebook, ma ho provveduto a iscrivermi al tuo gruppo, Ale.. :P

    E anche ad inviarti la mia amicizia..

    Se si può fare qualcosa di più contro questa tragedia, fammi sapere.

    A proposito, hai visto Draquila?

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  2. Dai Ale, siamo in tanti, ce la facciamo stavolta, me lo sento :)

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  3. Troppe cose non si saprebbero.
    E Silvio viene a raccontarci che non ha potere.
    Sarà, ma solo lui s'è fatto leggi ad personam, mica noi popolo!

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  4. ...e non sapremmo la storia di Niki, Cucchi, Mastrogiovanni e non conosciamo un probabile assassino o pedofilo, e non sapremmo se lavoriamo in un azienda collusa, ecc ecc Un disastro Alessandro, se aggiungiamo poi che noi blogger saremo molto limitati. Ci limiteremo a forza di rettificare,specialmente noi che conduciamo inchieste fastidiosissime. Questa è dittatura, non trovo altra definizione.

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  5. Quello che mi chiedo è: ma questi signori si rendono conto che se questa legge verrà applicata non farà altro che alimentare la "cultura del sospetto" che dicono di voler contrastare? In questo senso l'idea di concedere un "riassuntino" delle intercettazioni è terrificante. Senza possibilità di una verifica, le illazioni si moltiplicheranno a dismisura. Orrore.

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  6. è solo un ulteriore passo verso la destrutturazione del nostro "sistema Stato" ripercorrendo il programma della P2 non troviamo cose dissimili. Avere coscienza di ciò che succede è senza dubbio un primo passo, ma inutile se non si ha un adeguato progetto politico, culturale e sociale.

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  7. Questa volta fanno sul serio. Ci vorrà davvero un grande movimento totale di opinione pubblica per fermarli. La mia preoccupazione aumenta.

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  8. saremmo all'oscuro di tutto! Ancora peggio di ora e questo è drammatico
    un saluto

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  9. Viviamo proprio in una brutta 'dittatura', dove tutti possono parlare senza limiti!
    Opterei per il modello 'democratico' cubano: da applicare soprattutto per i nostri poveri blogger italici, così poco liberi...

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  10. @ luciano61
    Nessuna dittatura. Siamo però in una democrazia in cui, a breve, riferire pubblicamente di inchieste giudiziarie, denunciare e comprovare un tentativo di estorsione o ricatto, effettuare segretamente videoriprese a scopo giornalistico, saranno crimini da punire con detenzioni che arrivano fino a 6 anni di carcere.

    E se il nostro metro di paragone per dimostrare la forza della nostra democrazia dev'essere un paese come Cuba, è più che chiaro qual è il concetto di democrazia al quale dobbiamo adattarci.

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  11. Nella maggior parte dei casi la libertà non sparisce da un giorno all'altro, ma viene rosicchiata lentamente, e questa legge. se entrerà in vigore, ne porterà via un bel pezzo. Non dimentichiamoci che questa legge prevede l'equiparazione tra blogger e giornalisti, per cui in un modo molto sottile prevede il controllo sulla rete, cosa che avviene soltanto nei regimi. Non siamo come Cuba, ma con questa legge la differenza si assottiglia.

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