venerdì 11 giugno 2010

Intercettazioni, democrazia e libertà



Di schiaffi questo nostro malconcio paese ne ha subiti parecchi.
La storia più recente dell'Italia repubblicana soffre ancora per aver scoperto come un pezzo dello stato, dedito alla protezione civile della sua popolazione, si sia trasformato in una macchina d'appalti per loschi padroni del cemento.
Il mondo del calcio, e la sua missione sportiva, si sono sbriciolati nell'istante in cui si è scoperto essere un grande tavolo verde per bluffatori e bari.
La città dell'Aquila ha compreso di essere vittima non solo di catastrofi naturali e dell'incuria dell'uomo, ma anche del sadico gioco all'arricchimento di uomini adepti del dio Denaro.
L'ombra della compenetrazione stato-mafia ha avuto nuova linfa vitale con la scoperta di presunti affari tra un sottosegretario ed il mondo camorristico del casertano.
Discorsi segreti tra "furbetti" chiacchieroni ha mostrato quanto il flirt tra mondo delle banche e mondo della politica (in chiave bipartisan) fosse in realtà una relazione amorosa solida e matura.

Ieri l'Italia ha subito il suo schiaffo più cocente. Quello che racchiude in un unico colpo tutti i ceffoni al suo onore mollati finora.
Con l'approvazione in un aula del Senato semideserta del disegno di legge sulle intercettazioni, l'Italia si avvia a passo spedito verso un'autentica celebrazione della criminalità di alto bordo e la condanna a morte della libera informazione in questo paese.

I micro-emendamenti approvati in aula dopo un breve sussulto di decenza da parte dei parlamentari del Popolo della Libertà e della Lega Nord, non cambiano quasi per nulla il provvedimento "bavaglio".
I pm che rilasceranno dichiarazioni sulle inchieste condotte verranno rimossi, è vietata la pubblicazione (fino al processo) in ogni forma delle intercettazioni telefoniche ed ambientali ed è permessa la pubblicazione di atti d'indagine solo in forma riassuntiva, i pm dovranno attenersi scrupolosamente ai limiti temporali prefissati per l'impiego delle intercettazioni, utilizzabili solo in caso di gravi indizi di reato, chi registra di nascosto una conversazione a cui prende parte (ad esempio un commerciante ricattato dalla mafia o un giornalista amatoriale intento a filmare un atto criminoso) rischia la reclusione fino a 4 anni, in cambio dell'assoluzione automatica per gli autori comprovati dei reati denunciati, le procure avranno limiti di spesa tassativi per intercettazioni telefoniche, telematiche, video e ambientali e i siti web (blog compresi) saranno costretti a rettificare i propri articoli entro 48 ore, pena multe salatissime e inevitabile chiusura del portale.

Chiunque proverà, in nome della libertà di stampa e del diritto all'informazione, quella fatta e quella ricevuta, a violare le regole, rischia pene detentive fino a 6 anni di carcere e multe quasi milionarie.

E' questo il risultato atteso alla vigilia del dibattito parlamentare e questo è ciò che il paese trova tra le sue mani oggi. L'ingenua speranza covata da molti in una prova di forza all'interno della maggioranza da parte dei perplessi o di un miracolo numerico in aula si è disintegrata al contatto con la realtà.
La via parlamentare, finalizzata ad impedire l'approvazione di una legge obbrobrio in grado di annientare una volta per sempre i principi della libertà di informazione e della legalità democratica, è fallita. In un sistema politico retto da un parlamento che si fa istanza del potere esecutivo, ogni speranza di riscossa istituzionale è del tutto vana.
E le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri ("I professionisti della richiesta al presidente della Repubblica di non firmare spesso parlano a vanvera. Per il resto non ho nulla da aggiungere") esplicitano con chiarezza le reali possibilità di un "regalo" delle istituzioni al popolo italiano impegnato in questa battaglia a favore della legalità e della libertà.

Il disegno di legge sulle intercettazioni si appresta a breve a divenire legge della Repubblica e a sovvertire l'ordinamento legalitario, costituzionale e democratico su cui la Repubblica stessa si fonda.

La battaglia parlamentare è ormai persa. Alla Camera nulla cambierà.
Solo una vasta campagna di disobbedienza civile, di protesta, di rigetto della peggiore legge degli ultimi anni può salvare ciò che resta di questo nostro sventurato paese. E questa volta non può essere solo la Rete a farsene carico. Questa volta i bit in viaggio nelle reti telefoniche dovranno trasformarsi in macchie d'inchiostro su carta, in onde sonore nelle pubbliche piazze, in gesti concreti compiuti da essere umani in carne ed ossa.

O sarà così, o avremo perso per sempre. Questa battaglia e quelle che seguiranno.



Ricordo a tutti quanti voi di aderire alla campagna "Pubblica resistenza contro il ddl intercettazioni", invitando chiunque sia titolare di un blog o di un sito internet d'informazione alla pubblicazione del Comunicato di "inapplicabilità" del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni.
E' un piccolo gesto, ma dal profondo significato e dal grande impegno.

6 commenti:

  1. Napolitano sente come pressante il ronzio dei fastidio professionisti del "non firmare" che la puzza di fascismo?

    RispondiElimina
  2. Tirare in ballo continuamente Napolitano è un errore che una parte dell'opposizione continua a ripetere, e stupisce che non si sia ancora capito che è un modo per spostare le responsabilità da chi veramente ne ha colpa.
    Personalmente spero che firmi, spero che la Corte Costituzionale approvi, spero che questo governo metta in atto tutti i suoi piani, spero che la democrazia in questo paese (se mai c'è stata) diventi un ricordo del passato. Magari è l'occasione che qualche coscienza si svegli e si mandi finalmente a casa questa banda di pagliacci.

    Aggiungo un'altra cosa, riguardante la stampa italiana. Gli si impedisce praticamente di fare il proprio mestiere e allora, visto anche il loro ruolo di "opinionisti" e di "controllori di chi governa", perchè una sola giornata di sciopero fra un mese (in una pausa dei mondiali, guarda caso: mah, coincidenze!)?
    Perchè non scioperare subito, farlo ad oltranza, far capire alla gente la gravità della situazione? Perchè le lotte devono farle sempre i poveracci sui tetti e sulle torri (di cui nessuno parla, ma ancora ci sono)?
    Onestamente, a me, a noi, tutto ciò che cacchio cambia? che non veniamo a sapere di cricche e furbetti? ma il saperlo sta cambiando qualcosa?
    E allora va bene così, tanto peggio tanto meglio.
    Un saluto.

    RispondiElimina
  3. alessandro, il tuo articolo è molto bello e la conclusione e' ovvia: scendere in strada, possibilmente coi forconi, come propone da molto tempo rita pani in r-esistenza, ad esempio.
    pero' sono anche d'accordo con rouge.
    noi ingenuamente, o positivistiamente, crediamo che basti rendere coscienti i cittadini (meglio: i sudditi) della realta' in cui vivono, perche' si "sveglino" e agiscano.
    io non lo credo piu'.
    l'italia e' uno dei paesi piu' rappresentativi che esistono. non democratico, certo, ma di sicuro rappresentativo.
    ai tempi di tangentopoli l'italiano "medio" ha scelto berlusconi perche' ha avuto paura delle indagini, scese al livello di fatture e scontrini e favori alle universita' e negli uffici pubblici; e perche' silvio e' il furbetto che, sempre l'italiano medio, avrebbe voluto essere; e perche' i venditori di pentole sono la crème, l'elite culturale di questo paese.
    insomma, ha scelto sivlio perche' si riconoscono. e si riconosce anche nei ducetti, che sono cosi' tanto italici.
    gli italiani, almeno quelli che hanno piu' di 30 anni, sanno bene chi e' e cosa ha fatto berlusconi. se lo rinnegano, intimamente ne sono a conoscenza.
    e gli va bene cosi'.
    come va bene anche al pd, la maggiore forza di opposizione - per dire, naturalmente, sai che per me il pd e' lo sparring partner del pdl, il fedele servitore.
    avevo una certa stima per la base del pd -e in parte ce l'ho ancora- ma quando alle primarie hanno votato in massa gli uomini di apparato, mi sono cadute le braccia.
    allora, per davvero, che il regimetto si trasformi in una dittatura chiara, palese, senza sfumature e fraintendimenti.
    all'italiano medio vanno bene, benissimo, le truffe, le corruzioni, i magnaccia, i ducetti e i fascistelli da strapazzo, i furbetti del quartierino, i fottipopolo, le vanne marchi, i pedofili (eh si', bisogna ammetterlo), i bigotti, i maschilisti machisti e celoduristi, le teste di minchia ed i patacca e naturalmente i mafiosi, preti e pretonzoli ed i politicanti come questi che abbiamo, che a parole denigra ma sotto sotto ammira.
    dunque siamo perfettamente rappresentativi.
    io, te, la nostra "cricca" siamo una netta minoranza. ragionevole, forse, ma nettamente minoritaria. e' anche giusto che non siamo rappresentati.
    e' giusto che leviamo le tende. io non ce l'ho piu' con berlusconi, un criminale viscido e schifoso che pero' non fa altro che i propri interessi.
    io ce l'ho con i miei connazionali. nei discorsi quotidiani, di ogni tipo, nella loro mentalita' e nei loro atteggiamenti.
    allora, dico, e' giusto levare le tende, perche' una vita bisogna pur farsela. e per non diventare cosi', anche noi cosi' schifosamente italioti. che, guarda caso, fa rima con idioti.
    alessandro, siamo troppo positivisti. :)
    un saluto, a.
    ps: detto questo io, naturalmente, continuero' la mia piccola e inutile resistenza. almeno fino a quando non prendero' l'aereo, fra 1.5-2 mesi.

    RispondiElimina
  4. Caro Alessandro ondivido l'amarezza di ventopiumoso (come hai potuto percepire dalle righe del mio blog), ma questo non mi farà mai gettare la spugna. Per cui avanti con la disobbedienza civile. Dobbiamo uscire di qui.

    RispondiElimina
  5. vento, capisco ma non siamo noi a dover andare via. Sono loro.
    Il paese è nostro; forse siamo in minoranza ma siamo la coscienza civile del paese. Se agli altri italiani non interessa questa battaglia, allora nemmeno avverseranno la nostra e nelle piazze ci saremo solo noi, e dovranno ascoltarci per forza..

    RispondiElimina
  6. Riprendiamo ci il paese ragazzi!
    Lottiamo per la verità
    un saluto

    RispondiElimina

Questo blog è uno spazio aperto, un luogo in cui tutti possiamo confrontarci liberamente. Non esiste alcun filtro preventivo ai commenti, pertanto chi scrive è responsabile del contenuto che lascia.

In caso di:
- messaggi pubblicitari,
- messaggi o link ipertestuali che facciano riferimento a contenuti per adulti,
- messaggi a contenuto razzista o più in generale discriminatorio,
- messaggi che istighino all'odio o alla violenza,
- messaggi chiaramente offensivi o che contengano insulti,
- messaggi che costituiscano una palese violazione delle leggi italiane,
il responsabile del blog si riserva il diritto di cestinare i messaggi incriminati.

Sono consentiti messaggi anonimi, ma un nome o un nickname non fa mai male. E' anche un modo per intavolare un dialogo più umano e personale.
Per il resto, mi affido al buon senso di tutti.