
I protagonisti del "giallo" sul nucleare: il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ed il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia.
Quando su questo blog prendeva vita nella giornata di domenica il precedente articolo sull'incostituzionalità dei provvedimenti energetici previsti dalla legge anti-crisi del 3 agosto 2009, erano passati già tre giorni dall'istante in cui la Gazzetta Ufficiale aveva pubblicato la sentenza che cassava l'articolo incriminato.
Dopo circa 72 ore dalla pubblicazione della decisione della Consulta, nessun organo d'informazione, al di fuori del presente blog, aveva riportato la notizia.
La sentenza stabilisce il diritto delle regioni di decidere in tema di "produzione, trasporto e distribuzione dell'energia" al pari del governo, in base all'articolo 117 della Costituzione Italiana.
Un principio che, in virtù dei provvedimenti emanati dal governo in tema di energia nucleare, rischia di costituire un vero e proprio stop alla corsa all'atomo da parte del governo.
Alle ore 18:18 di lunedì, dopo oltre 24 ore dalla pubblicazione del post, l'agenzia di stampa AGI pubblica una dichiarazione del Presidente pugliese Nichi Vendola che, nel commentare la notizia della sentenza, ancora pubblicata in esclusiva solo sul presente blog, utilizza le esatte parole pubblicate nell'ultimo articolo del sottoscritto:
Questa legge era stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio e dall'ex ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Era considerata uno dei fiori all'occhiello del governo nazionale. La Corte Costituzionale fa giustizia cassandola, restituendo agli enti locali, ed in particolar modo alle regioni, la facoltà di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell'esecutivo nazionale in materia di energia nucleare.
Poche ore più tardi arriva la risposta-smentita del sottosegretario Stefano Saglia, secondo il quale la legge non è stata applicata al nucleare, per il quale, invece, i provvedimenti approvati richiedono l'intesa con le Regioni.
La legge dalla quale prende il via in forma più esplicita la corsa all'atomo italiana, e che l'onorevole Saglia richiama a questo proposito senza citarla, è la legge n. 99 del 23 luglio 2009, dalla quale prenderà poi vita il decreto legislativo 31/2010 del 15 febbraio scorso; quest'ultimo stabilirà con precisione la tabella di marcia per la collocazione, la realizzazione e la messa in moto degli impianti nucleari e la costruzione dei depositi per le scorie.
In tale decreto legislativo, come esattamente afferma il sottosegretario Scaglia, la scelta delle locazioni per le future centrali potrà avvenire solo previa intesa con le Regioni. Ma all'articolo 11, comma 6, prende posto il provvedimento che espropria di ogni potere decisionale le regioni e che, di fatto, le colloca in una condizione di potere subordinato a quello del governo centrale, vanificando il principio costituzionale ribadito dalla Consulta nella sentenza di venerdì.
Questo il passo incriminato: "Ove non si pervenga alla definizione dell'intesa entro i sessanta giorni successivi alla costituzione del Comitato, si provvede all'intesa con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata".
Dal momento che il regolamento interno del Consiglio dei Ministri (DPR 10 novembre 1993, modificato da DPCM il 20 marzo 2002) non richiede un voto positivo unanime sugli atti legislativi all'ordine del giorno, il potere del Presidente di Regione, presente in sede di Consiglio, diviene di fatto nullo. E, di conseguenza, incostituzionale.
In queste ore la Corte Costituzionale è di nuovo all'opera, per giudicare il ricorso presentato mesi fa da ben 10 regioni (11 prima della rinuncia della Regione Piemonte del neoeletto Cota) per la presunta incostituzionalità della legge sull'energia nucleare che però, negli articoli contestati, non cita in nessuna forma il concorrente diritto delle regioni all'assunzione delle decisioni definitive. Non lo cita né a titolo di garanzia, né a titolo di negazione.
La Corte Costituzionale assumerà oggi una delle decisioni più importanti e controverse degli ultimi mesi. E lo farà dovendo giudicare presumibilmente proprio ciò che non è scritto nella legge.
Il decreto legislativo che da essa scaturisce invece stabilisce con chiarezza il ruolo subordinato delle regioni al governo centrale. Contrasta fortemente con i principi di equilibrio ribaditi 5 giorni fa. Ma oggi non è al vaglio della Corte.







Vorrei solo precisare che io ho pubblicato sul mio blog la notizia ieri mattina, senza copiarla affatto dal tuo. Infatti sono solito consultare il sito della Corte Costituzionale o del Consiglio di Stato...quindi l'esclusiva, per quanto vera, è durata meno di quanto si afferma. Scusami per la pungigliosità ma è anche la verità.
RispondiElimina@ loriscosta
RispondiEliminaTi chiedo scusa ma mi era sfuggito il tuo post. Hai fatto più che bene a segnalare la cosa e si comprende più che chiaramente che la tua notizia non è tratta dal mio post.
Così come hai il pienissimo diritto - mio modesto parere - di segnalare i meriti che ti spettano senza ombra di dubbio (in questo caso quello di aver dato voce alla notizia prima dei tanti organi d'informazioni semi-dormienti).
E non credo neanche che i tanti che nelle ultime ore hanno provveduto a pubblicare notizie analoghe abbiano attinto da me.
L'unico caso che ho riscontrato è quello (lusinghiero) di Nichi Vendola, che ha commentato la sentenza riprendendo esattamente le parole del mio post.
PS: complimenti per il blog, molto molto interessante!
Beh, però vendola poteva anche nominarti no? Pretendi i diritti d'autore!! Scherzo Alessandro, questo dimostra quanto è importante il tuo blog!
RispondiEliminaps domani ricorre il triste anniversario della morte di Niki, ho scritto qualcosa di abbastanza forte...
Continua a fare questi post Alessandro, continua!!
RispondiEliminaun saluto
Che sei di fatto per come operi un vero giornalista uno di quelli con la G maiuscola é innegabile. Per il resto, mi risulta che la Consulta abbia dato torto al ricorso delle Regioni purtroppo.
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