
"Il governo è sull'orlo del baratro". "Il governo non esiste più". "Scontro fratricida interno alla maggioranza". Abbiamo ascoltato queste frasi ossessivamente. Erano all'ordine del giorno ai tempi dei due esecutivi guidati da Romano Prodi e lo sono, con una frequenza poco dilatata, oggi, al tempo del quarto governo presieduto da Silvio Berlusconi.
Nell'era dell'Ulivo e dell'Unione, il centrosinistra aveva la capacità di balzare sulle prime pagine di tutti i giornali con estrema facilità, usufruendo dello stesso livello di attenzione che si tributerebbe ad un branco di tigri in lotta in pieno centro storico.
La faida interna si chiudeva sempre con accordi e compromessi (troppo spesso al ribasso per tutti), fatti alla luce del sole e in grado di lasciare davvero poco posto ai segreti e alle suggestioni.
Oggi gli scontri sono meno frequenti ma non per questo meno burrascosi. Ma un nuovo elemento stravolge ogni possibilità di paragone: l'assenza dell'accordo, della trattativa segreta che chiude ufficialmente la "lite" (ad eccezione di quelle presentate come sconvolgenti indiscrezioni date per certe dalla grande stampa e smentite qualche ora dopo).
Le faide interne al Popolo della Libertà svaniscono d'incanto, con una repentinità disorientante, fornendo ai tanti oppositori la vana sensazione di un crollo drammatico che in realtà non c'è mai.
Ultimo episodio nell'ordine: la vicenda delle dimissioni annunciate in aula a Milano per il processo Antonveneta dal neo-ministro Aldo Brancher questa mattina.
Un'apparente vittoria incondizionata del centrosinistra, che da giorni ne chiede a forza le dimissioni, ma che in realtà cela l'ennesimo successo politico della maggioranza.
La decisione unilaterale di dimissioni dalla compagine governativa consente oggi al premier di fregiarsi del titolo di legalitario, grazie alla sua approvazione incondizionata della scelta di rinuncia da parte dello "scomodo" ministro, e alla maggioranza di superare senza alcun malumore il voto in aula previsto per giovedì sulla mozione di sfiducia del ministro presentata da PD e IDV.
Nonostante quest'ultima occasione di riappacificazione interna alla maggioranza (l'esclusione dell'ennesimo ministro trait-d'union tra Forza Italia e Lega Nord), la stampa, con un coro quasi unanime, continua a presentare il centrodestra come un fronte disunito, pronto alla morte, e a prospettare evoluzioni politiche quantomai prossime e inevitabili.
Repubblica pronosticava fino alle prime ore di questa mattina (l'articolo è ora scomparso dalla homepage) una settimana da "show down", il Corriere della Sera parla di "resa dei conti", concetto ripreso anche da Il Messaggero, e prospetta una conversione oramai imminente del PDL da partito a federazione, con una possibile evoluzione a breve della "corrente finiana" in un soggetto stile "liberal-democratici" inglesi, l'Unità intravedeva una crisi della maggioranza già nel voto (poi annullato) di giovedì sul caso Brancher.
Il vicesegretario del Partito Democratico, Enrico Letta, a fine maggio criticava il Presidente pugliese Vendola e la sua definizione della manovra come "macelleria sociale", affermando: "La manovra è un tema così complesso che non può essere liquidato con delle battute, è il provvedimento più importante della legislatura e deve essere affrontato da una forza politica come la nostra entrando nel merito". Pochi istanti più tardi riceveva in risposta la dura presa di posizione del leader di SEL: "In Italia ci sono due Letta? A me pare che quello più a sinistra sia Gianni”.
Oggi lo stesso esponente del PD chiede espressamente a Berlusconi di recarsi da Napolitano per rassegnare le dimissioni, perché incapace di governare e perché "il caos della manovra dimostra che il Paese non è governato".
A detta di molti, il governo è ormai prossimo allo spegnimento forzato. La crisi tra le due barricate del centrodestra può divenire fatale. E il Partito Democratico, nel suo perenne gioco di rimessa, non aspetta altro che entrare nell'accampamento nemico e prendere posizione.
A meno che questa crisi non rientri, come il buon senso, la storia recente ed il realismo dovrebbero spingerci a pensare. In quel caso le due barricate del PDL tornerebbero a riaggregarsi con una solidità ancora maggiore e ad acquistare nuova forza grazie alla strategia politico-elettorale del finto dualismo tra "il buono" e "il cattivo". E fare strage, con grossa facilità, delle truppe del centrosinistra entrate nell' "accampamento delle libertà".
Colpevoli di aver cercato una barricata inesistente in un territorio ostile e di aver perso, per questa scelta, la propria.







Le dimissioni di Brancher sono la classica vittoria di Pirro. Come sempre tu fai un'analisi perfetta della situazione, in cui il centrodestra si sottrae con un'abile mossa alla mozione di sfiducia sacrificando l'ennesimo pesciolino, ancora più piccolo di Scajola, mentre gli squali nuotano con libertà incontrastata. Nessuno ha alzato la voce per Dell'Utri, condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Cosentino verrebbe arrestato in un secondo, se il Parlamento non avesse fatto quadrato attorno a lui, un quadrato assolutamente trasversale, bipartisan. Per non parlare del pesce più grande di tutti... E l'opposizione gioisce per uno zero come Brancher...
RispondiEliminaCiao Ale
RispondiEliminavero tutto quello che scrivi. Più vado avanti e più penso che i problemi concreti del paese passano inosservati. Non si parla di lavoro e di stipendi che non ci sono e se ci esistono sono ridicoli.
A volte sembra che Fini aspetti che il premier lasci il paese per parlare poi rientra B. e tutto ritorna come prima, direi che se credesse davvero in un cambimento si sarebbe già dimesso da presidente della Camera.
Per quanto riguarda il Pd direi che non ci sono parole, come sempre...
un saluto buona giornata
Temo che il rischio che tu paventi sia molto concreto dato che, per es. Enrico Letta ha già definito le dimissioni di Brancher una vittoria delle opposizioni sic....
RispondiEliminaIo all'implosione, finchè non la vedo, non ci credo: quante volte è stata sfiorata nel quinquennio 2001-2006 e com'è finita? A momenti vincono le elezioni del 2006 e nel 2008 son tornati garruli e giulivi a governare...
RispondiEliminaScusa Alessandro ma all'ipotesi dell'elezioni anticipate a primavera? In maniera tale che Berlusconi si libera di Fini e potrà governare(perchè i numeri ce li avrà con questa opposizione) senza alcun tipo di freno?
RispondiEliminaCosa ne pensi di questa triste prospettiva?
PS comunque la battuta sui Letta è formidabile!
Fini non si separerà mai da Berlusconi fino a quando non avrà totali garanzie sul suo futuro. E' un uomo che calcola tutto.
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