
Un divorzio quasi consensuale, la scelta di una nuova casa (Futuro e Libertà) per uno dei due coniugi, una guerra per l'affidamento non congiunto del maggior numero di deputati e senatori, una lotta per gli alimenti che rischierà di durare parecchi mesi.
Con queste caratteristiche si conclude l'esperienza del Popolo della Libertà. L'avventura del "partito del predellino", nato in circostanze surreali (il duraturo strappo tra Forza Italia ed Alleanza Nazionale nel 2007, ricucito in poche ore con l'ingresso nel nuovo soggetto di tutta la componente aennina) e morto dopo una faticosissima arrancata, termina con una scissione che ripristina lo status quo di 3 anni fa, con l'unica differenza del calo elettorale di entrambe le componenti di ciò che oggi resta di quell'invincibile centrodestra dell'annata 2008.
Le ultime vicende giudiziarie che hanno messo letteralmente a soqquadro l'intero gruppo dirigente del PDL hanno portato a consumare uno strappo che era nell'aria da parecchio tempo. Eppure un occhio maligno potrebbe ravvisare nel crollo elettorale del PDL degli ultimi tempi (attualmente il PDL detiene oltre il 2% dei voti in meno rispetto a quanto ottenuto in occasione del suo peggior fallimento elettorale: le elezioni regionali del 2005) il vero casus belli di una separazione in grado di arginare il pericoloso flusso di voti verso l'astensionismo o, nel caso peggiore, verso le opposizioni di centro e di sinistra.
Terminato il balletto gossipparo sul nome da assegnare al neonato gruppo finiano, l'attenzione della stampa si sposta adesso sulla consistenza numerica dell'aggregazione "Futuro e Libertà" e sulle reali intenzioni dei suoi membri: costituire una minaccia costante alla tenuta del governo Berlusconi o rappresentare un utile mezzo per il drenaggio dei voti in perenne fuoriuscita.
In ciascun caso, la situazione a cui oggi Silvio Berlusconi dovrà far fronte è quella di un governo azzoppato, un esecutivo perennemente a rischio, una copia sbiadita dei due esecutivi guidati da Romano Prodi. Una maggioranza costretta a veleggiare a vista, senza bussola, cannocchiale e con le stelle in cielo coperte da nubi molto dense, ma in "chiare, fresche e dolci acque" che un centrosinistra debole ed incapace non riesce ad increspare in nessun modo.
Il popolo della sinistra in queste ore incrocia le dita e spera di trovarsi inaspettatamente di fronte ad uno strappo più brusco del previsto, una chiusura tra due fronti in grado di mandare a fondo l'esperienza del quarto governo Berlusconi e, nel caso migliore, andare in tempi molto brevi alle urne.
Eppure questa speranza deve fare i conti con i partiti dell'opposizione parlamentare prima ancora che con le scarse probabilità di riuscita: Partito Democratico e Unione di Centro non hanno fatto mistero di prediligere, in caso di caduta del governo, la creazione di un esecutivo di larghe intese in grado di durare il più a lungo possibile e di dare vita ad una sostanziale riforma elettorale, speranza condivisa anche dall'Italia dei Valori che, a differenza dei due compagni di battaglie, chiede una durata più che limitata per il nuovo governissimo.
Ed è dietro questa sostanziosa possibilità che si nasconde il gioco perverso di un centrosinistra pronto ad uccidere sé stesso.
La riforma della legge elettorale sembra essere divenuta prioritaria per l'intero arco parlamentare, soprattutto in vista di una possibile competizione elettorale "tripolare" (sinistra, centro, destra); in questa circostanza i tre partiti di opposizione e una grossa porzione all'interno di ciò che rimane del Popolo della Libertà non fanno mistero di gradire la creazione di un sistema elettorale "alla tedesca": proporzionale puro, liste bloccate e sbarramento al 4 o al 5%.
Le conseguenze sono più che evidenti: fine del bipolarismo, annullamento teorico e pratico delle coalizioni e cancellazione del ricordo di quelle che erano le elezioni primarie; un trittico che il grosso dell'establishment democratico (a partire dai "reggenti" Bersani e D'Alema) vede da sempre di buon occhio.
E' un'arma letale questa nelle mani del Partito Democratico, in grado di chiudere l'esperienza del centrosinistra dopo quella del PDL ed inaugurare una gara elettorale "tutti contro tutti" da Prima Repubblica, con la conseguenza di aprire alla scelta della maggioranza di governo dopo le elezioni (consentendo pertanto anche un governo centrista PD-UDC-FL impossibile da presentare a priori all'elettorato) e di chiudere per sempre la porta in faccia al pericolo costituito da quel governatore di regione in rapidissima ascesa e che fonda il proprio successo sulle primarie e sul consenso popolare al di là dei partiti.
Oggi il governo Berlusconi vede per la prima volta all'orizzonte la propria fine. Una morte politica su cui il centrosinistra non sembra aver influito neppure in minima parte, ma sulla quale sembra voler inserirsi un attimo dopo, pronto a restituire il favore concesso e decretare, manu electorali, la propria dipartita. A patto che sia più emozionante di quella dei propri ex-avversari.







Come sempre un'analisi precisa e razionale. Andiamo di male in peggio. Il prossimo presidente del consiglio sarà Clemente Mastella.
RispondiEliminaMi raccomando domani le bandiere nero-verdi! FORZA L'AQUILA!
alessandro, condivido. porca vacca!
RispondiEliminaCiao Ale
RispondiEliminase il pd fosse una vera forza di sinistra, se facesse politica e non pensasse alle poltrone, se la base rivoltasse la classe dirigente che tiene il potere alloa tirerebbe fuori le palle candiderebbee vendola e ira chiederebbe le elezioni... Invece in questa maniera condanna il paese a non avere mai una sinistra e ad essere comunque nelle mani della destra vedere alla voce fini Casini.
Un saluto Ale
Cade o no? Io a dicembre scommisi ben 5 euro con un conoscente sulla caduta di Silvio che dovrà avverarsi entro l'8 settembre, eheh
RispondiEliminail bipolarismo non ha dato assolutamente buoni frutti,
RispondiEliminamai come in questi 16 anni i valori democratici e lo Stato sono stati massacrati da una simile banda di sciacalli e manigoldi,
purtroppo un popolo democraticamente analfabeta come il nostro,
con pochissimo spazio per l'informazione libera,
non è maturo per un bipolarismo,
assai meglio allora il proporzionale ed il triste scambio elettorale di una volta
quando almeno quasi tutto doveva essere contrattatato con qualche altro partito,
adesso abbiamo messo in mano tutto il potere in poche mani,
inadatte,
ed il risultato è desolante.