venerdì 2 luglio 2010

La libertà in piazza, l'impunità in Senato e le bugie alla Camera


Foto: Repubblica.it

Una piazza gremita a Roma, il ripristino dell'immunità totale per i membri del governo al Senato, una valanga di menzogne da parte del Presidente della Camera.
E' attorno a questi tre elementi che si gioca la partita della libertà d'informazione, della giustizia e dell'uguaglianza tra i cittadini. Non è una partita qualunque. E' una finale, l'ultima finale di un torneo nazionale ormai prossimo alla morte.

In un paese che dal '93 ad oggi ha visto il proprio interesse verso questo genere di "sport" totalmente rovesciato (allora si lanciavano persino monetine contro i giocatori della squadra avversaria, ora si accetta che la squadra vincitrice cambi le regole del gioco in corsa), una finale del genere assume un'importanza inedita ed ineguagliabile.

Ieri pomeriggio, una delle due squadre in campo, quella che non gode dei pronostici della vigilia, ha mostrato la propria forza, la propria voglia di raccogliere questa sfida storica e di combatterla fino all'ultimo.
I suoi giocatori di spicco hanno parlato di "disobbedienza", di "resistenza civile", di "partigiani del terzo millennio". Non lo hanno fatto in assunzione di un fantomatico diritto di rifiuto delle leggi, ma per l'esatto contrario: per il rispetto delle leggi e delle regole, quelle più importanti, quelle sancite dalla nostra Carta Costituzionale.

L'altra squadra, quella che da circa 16 anni brilla nell'albo d'oro di questo sport e che non teme rivali di sorta, ha dato prova della propria determinazione due giorni fa, nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato.

In una perfetta coordinazione tra le due Commissioni, la maggioranza parlamentare si appresta ad estendere ulteriormente la maglie dell'immunità che il Lodo Gasparri-Quagliarello (altrimenti noto come Lodo Alfano Costituzionale) garantisce a Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e Ministri.
L'obiettivo primario del PDL consiste ora, stando a quanto stabilito informalmente dalla Commissione Giustizia, nell'estendere le garanzie per la compagine governativa, assegnando all'intero gabinetto di governo la tutela finora attribuita, all'interno del DDL, al solo Presidente della Repubblica: lo strumento dell'autorizzazione a procedere da parte della camera d'appartenenza anche per i reati extra-funzionali e con valore retroattivo (ovverosia valevole per tutti i processi in corso o in attesa di rinvio a giudizio).

Una mossa che consentirebbe al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al ministro Raffaele Fitto e al neo-nominato ministro Aldo Brancher di evitare con facilità i procedimenti giudiziari che li vedono imputati fino al mantenimento dei rispettivi incarichi di governo.

Tra le due squadre, in un anomalo ruolo di giocatore di spicco della squadra campione in carica pronto però a compiere intenzionalmente svariati errori difensivi in ogni match, si colloca il Presidente della Camera, Gianfranco Fini.

L'8 giugno scorso, dopo una difficile mediazione tra le anime del PDL sul DDL intercettazioni, il Presidente Berlusconi faceva seguire alle concessioni elargite in sede di discussione in Senato l'obbligo di blindatura del testo alla Camera (al fine di garantire l'approvazione del provvedimento entro l'autunno). Il Presidente Fini accettava l'imposizione, dichiarando che il testo approvato in aula al Senato non contrastava in alcun modo con i principi di legalità e la lotta alla criminalità.
Ieri, in contemporanea alla massiccia manifestazione di protesta a Piazza Navona, Fini tornava per la terza volta sui suoi passi (quelli precedenti all'approvazione al Senato), chiedendo all'esecutivo di "riflettere" sul provvedimento e accusando gravemente il proprio partito di avere "un grave e serio problema con la legalità".

Discorso analogo per quanto riguarda l'urgenza dell'approvazione.
L'11 giugno scorso, appena dopo aver sancito l'eccezionalità del provvedimento nella forma uscita da Palazzo Madama, imputava al governo un'urgenza eccessiva, chiarendo sin da subito la necessità di calendarizzare dapprima la manovra economica per il mese di luglio e, in seguito, la discussione in aula del DDL Alfano, scatenando, per giunta, le ire di un Berlusconi sempre meno in grado di comprendere le uscite della terza carica dello Stato.

Due giorni fa l'ennesimo (apparente) dietro-front dell'ex leader di AN; nell'occasione Gianfranco Fini ha replicato duramente alla scelta dell'esecutivo di inserire a forza la discussione in aula del DDL sulle intercettazioni sin dal 29 luglio, giusto in tempo prima della chiusura dei lavori per la pausa estiva.
La decisione di anticipare i tempi ha riscosso il consenso dei gruppi del centrodestra e l'ovvia opposizione di quelli del centrosinistra. Di conseguenza, la decisione del 29 luglio è stata presentata dal Presidente Fini come un'imposizione del governo che lui non condivide affatto.

Un'imposizione inesistente.
L'articolo 23, comma 6, del regolamento della Camera [PDF], stabilisce infatti che sulle calendarizzazioni dei disegni di legge, nel rispetto di determinati criteri di priorità, a decidere è la conferenza dei capigruppo, con un voto a maggioranza dei 3/4.
In assenza di tale approvazione "plebiscitaria", a decidere è il Presidente della Camera in piena autonomia.

Il governo non ha alcun potere sulla calendarizzazione dei provvedimenti. Il Presidente della Camera sì.

C'è da chiedersi se i leader dell'opposizione, che oggi inneggiano all'indipendenza intellettuale del Presidente Gianfranco Fini e lo innalzano a speranza legalitaria per il paese, ne siano a conosccenza.

9 commenti:

  1. Ieri hai sentito Ostellino al TG1?
    Pensa che c'è gente che gli da' ragione, forse perchè non hanno mai letto il ddl che limita lo strumento indispensabile delle intercettazioni, anzichè fare da filtro per quelle trascrizioni che violano la privacy della vita privata (quanti casi di questo tipo son finiti sui giornali? Ben pochi, forse solo Ricucci+Falchi. La storia della D'Addario era importante per capire come il premier fosse stato corrotto da Tarantini in cambio di favori).
    Quindi anzichè badare alla privacy, badano ai poveri politici intercettati che, guarda caso, intrallazzano sempre!

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  2. Grazie per il link di Sansonetti (http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=SLUBI), è strabiliante: parla di diritti, uguaglianza e tante altre belle cosine astratte, perchè contro di queste si muoverebbero le procure che intercettano tutti e influenzano la vita politica, ci vorrebbre far intuire.
    Ma perchè non c'è nessuno che, invece, afferma le mie stesse cose? Cioè che i politici, siccome ammministrano il bene pubblico, devono essere poveri, dimostrare di non volersi arricchirre ed essere spiati per tutto il giorno.
    Ma di quale uguaglianza va cianciando? Perchè non fa un articolo dugualmente duro contro i privilegi dei politici e i loro legami con imprenditori, massoni e mafiosi?
    Perchè non parla delle leggi atte a favorire il patrimonio dei soliti noti?
    Perchè non afferma che questa democrazia è solo una delle tante possibili e non può che vincere chi comanda i mass-media?
    Ha ragione quando menziona la Fiat, Murdoch e DeBenedetti, ma se inizialmente parla concettualmente, perchè ora indica casi precisi?
    Perchè non bada ai limiti dei magistrati e forze di polizia che faranno più fatica a scovare per noi pedofili, mafiosi e intrallazzi vari? Perchè non parla del divieto di intercettare i parlamentari?

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  3. Fini è un'eterna promessa, per continuare con la tua metafora calcistica: sembra sempre pronto a piazzare la zampata finale, ma nei momenti decisivi sparisce...

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  4. La verità è che Fini non conta nulla, e fa acrobazie per tenatare di contare e che si credi che egli conti. Per inciso, anch'io avevo notato come egli non abbia utlizzato le proprie prerogative per rinviare tutto a settembre come aveva ripetutamente dichiarato che fosse necessario.
    Berlusconi adesso se lo stanno cucinando per bene, ma si tratta di ben altri protagonisti, sicuramente Bossi e Tremonti, e certo Napolitano non si è persa l'occasione per dare la sua personale stoccata, ma certamente qui ci stanno dietro altri protagonisti occulti.
    Lo sbocco che probabilmente Berlusconi si prefigge sono le elezioni anticipate, ma ciò confligge con i problemi della Lega di vedere approvato qualcosa, anche di inconsistente, ma che possa comunque passare per federalismo fiscale. Vedremo, le cose sono poco chiare com'è ovvio visto le trame che si vanno intessendo.

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  5. La cosa che mi deprime di più è che l'elettorato di dx non riesce mai a vedere l'evidente uso privatistico del parlamento da parte di questo basso individuo. Ci stanno trascinando nel baratro.

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  6. Fini ha paura di mollare il privilegio che ha. E che gli consente di parlare. I suoi ragionamenti sono inconciliabili con Berlusconi. Strappasse tutto, una volta per tutte, e riscendesse sul terreno della politica praticata. Altrimenti sembrerà sempre quello del "vorrei, ma non posso". Anche se il PdL sarebbe sicuramente meglio di quello attuale. E quindi capisco anche che vuole condurre una battaglia interna.

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  7. Ciao Ale

    che altro aggiungere hai detto tutto e come al solito molto bene, se facesse sul serio fini avrebbe già lasciato la sedia del potere ma questo non lo fata' mai
    un saluto

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  8. Ciao Alessandro,
    innanzi tutto, e non è solo per il post di oggi, volevo ringraziarti per il prezioso contributo che porti a tener viva una discussione. Mi rammarico a volte di non commentare , ma la ragione è che non sempre sono alla mia postazione e se ho la possibilità di leggere non sempre ho quella di scrivere.
    In merito all'iter del ddl intercettazioni credo che la novità di oggi sia la posizione presa da Franceschini PD che ha dichiarato la disponibilità da parte del PD a votare gli emendamenti finiani. Questa è l'ulteriore dimostrazione di un partito che non è in grado di recepire le istanze più sane di un paese che sempre più si sta avventurando in un viaggio con la democrazia "vuoto a perdere".
    Per queste risultanze il sospetto che sale, nel duellare Berlusconi-Fini, è di trovarsi di fronte ad una parodia dei tanto celebrati poliziotti americani, che agli interrogatori assumono uno il ruolo del picchiatore cattivo...e l'altro di quello buono e comprensivo finalizzando il conseguimento dell'obbiettivo.

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  9. La situazione é molto magmatica: da un lato é vero che Fini non conta nulla e che esiste una forte determinazione di Berlusconi ad approvare quel DDL

    Dall'altra esiste cmq un "movimento" di piazza, di alcuni poltici del PDL e più o meno a parole del PD che non vogliono quel provvedimento

    Ci sono le parole vuote se vuoi di Napolitano che però questa volta, apparentemente, hanno intimorito la Lega che forse teme di perdere consensi tra i suoi adepti se fosse ricordata anch'essa per aver votato quello schifo.

    E poi esiste la mia sensazione per la quale se anche fosse approvato questa volta i media, la rete, e la Piazza insisterebbero nella lotta. Forse questo DDL é qualcosa di così eccessivo per tutti (o almeno per molti) da scatenare un movimento d'opinione piuttosto importante.

    E' una speranza flebile, siamo la squadra sicuramente sfavorita ma é giusto continuare a lottare attacandosi a quella flebile speranza.

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