sabato 7 agosto 2010

"La resurrezione del Cavaliere", un'opera firmata centrosinistra



E' accaduto ancora una volta, per l'ennesima volta. La crisi che avvolge, scuote e disarma il centrodestra riesce a mietere più vittime tra le file dell'opposizione che all'interno dei propri accampamenti.
Se la diatriba interna alla maggioranza di governo non stesse assumendo i connotati da strappo insanabile, sarebbe lecito (e anche logico) pensare che ci sia una regia occulta intenta ad infliggere colpi letali alla già traballante "salute politica" del centrosinistra attraverso terremoti politici a destra opportunamente simulati.

Il centrosinistra è oggi più diviso che mai. Non solo sul percorso da intraprendere nel caso in cui il governo Berlusconi si trovasse ad affondare nei fondali oceanici, ma su ciò che dev'essere il centrosinistra, sui connotati che deve assumere l'alternativa politica al berlusconismo. E, ancora prima, sull'eventualità di mantenere ancora in vita in questo paese una sinistra o un centrosinistra.

Il Partito Democratico è impegnato a puntare le pochissime fiches a disposizione su una convergenza politica, programmatica ed elettorale sulla coppia Fini-Casini. Lo stesso Presidente del partito, Rosy Bindi, ha ribadito ieri con chiarezza quella che è la linea bersaniana per i prossimi appuntamenti elettorali: un'alleanza che vada da Vendola a Fini, passando per Di Pietro, Casini e Rutelli.
Eravamo convinti di aver archiviato le allenze pastrocchio stile 2006 (da Diliberto a Mastella). E lo eravamo ancora di più dopo aver visto il trionfo di Nichi Vendola nella Puglia neroblu e la sconfitta del larghissimo centrosinistra (dall'UDC alla Federazione della Sinistra) del rossastro Piemonte. Ora ci rendiamo conto di aver assaggiato solo l'antipasto.

Non tutta la dirigenza democratica sposa però con passione la linea del segretario; Follini, Fioroni, Letta, Boccia ed altri ancora puntano a spingersi ancora più in là, a scaricare da subito Vendola e Di Pietro e a costruire un percorso politico limitato al duo Fini-Casini: la storia della sinistra che si fece centrodestra.

Ciò che cinque anni fa sarebbe sembrato il delirio di un incosciente (un governo appoggiato dal centrosinistra retto da due dei tre ex-leader del centrodestra), oggi si presenta come la più probabile prossima evoluzione politica.

Eppure, a dispetto da ciò che viene sapientemente dipinto oggi dal Partito Democratico, Gianfranco Fini non ha creato alcuno strappo con il premier Berlusconi: non ha lasciato il PDL ma è stato bruscamente cacciato da quest'ultimo, non ha mai bocciato o messo in crisi un provvedimento del governo, ha ribadito fedeltà al centrodestra ed al suo leader.
Ha cercato negli ultimi due anni di rimarcare il proprio ruolo fondamentale all'interno di un partito divenuto sempre più una riedizione di Forza Italia. E lo ha fatto richiamando improvvisamente questioni morali, difese repubblicane e imperativi civili che non avevano mai trovato spazio nel suo mondo negli ultimi 16 anni. Ma utili e funzionali a scatenare le ire di un leader indiscutibile.

L'idea di un governo ampio Fini-Casini-Bersani (per altro numericamente minoritario alle camere) non è un'idea che solletica gli appetiti dei soli dirigenti democratici. Illustri giornalisti come Paolo Flores D'Arcais e Curzio Maltese, di scarsa contiguità ai dettami PD, oggi sostengono come unica soluzione possibile quella di un governo tecnico costruito attorno a tre comandamenti principali: gestione a breve termine della crisi economica, riforma elettorale, legge sul conflitto d'interessi.

Ma quali riforme? E con quale maggioranza? Questa l'identica risposta fornita da Nichi Vendola ed Antonio Di Pietro, destinatari della lettera aperta del direttore di Micromega. Quale maggioranza parlamentare oggi si prenderebbe la briga di riformare la legislazione sul conflitto d'interessi, ripristinerebbe il sistema delle preferenze e varerebbe un piano omogeneo di ripresa dalla crisi economica, in piena campagna pre-elettorale?

Il governo di larghe intese così largamente sostenuto oggi in Italia avrebbe di fronte a sé una strada obbligata, una strada segnata dalle preferenze dei suoi potenziali componenti: abbandono del sistema bipolare, costruzione di maggioranze di governo dopo le elezioni, mantenimento delle liste bloccate.
Una strada in grado di produrre tre possibilità: il celebre governo "da Vendola a Fini", la più improbabile, un governo che unisca il Partito Democratico ai settori non berlusconiani del centrodestra, una nuova vittoria di Silvio Berlusconi a fronte di un'opposizione divisa.

Se la strategia del centrosinistra (o di ciò che ne rimarrebbe) consiste nella vittoria a tutti i costi, con ogni alleato possibile, al fine di sconfiggere Berlusconi per poi riconsegnargli le chiavi del paese dopo qualche anno di stasi ed ingovernabilità, la soluzione migliore potrebbe essere quella finora mai considerata: scegliere Berlusconi come prossimo leader di una coalizione PD-UDC-FLI-PDL-LN.

Una coalizione così, con un leader così, non può che essere destinata al trionfo.

3 commenti:

  1. E' quello che tento nel mio piccolo di far capire: non solo il quadro di alleanze su cui punta il PD è al di sotto del livello di decenza, ma si tratta in ogni caso di un progetto avventurista, perchè su tutti i punti programmatici di questo ipotizzato governissimo, non esiste alcuna convergenza. Purtroppo, questi dirigenti PD ragionano trattando gli elettori come pacchetti di voti, e questo anche dopo le ultime elezioni regionali in Puglia che hanno clamorosamente smentito questo modo ragioneristico, miope ed anche pieno di disprezzo, di considerare il corpo elettorale.
    Ormai sono convinto che l'unica cosa positiva che possa capitare alla sinistra è lo scioglimento del PD. Sarebbe un gesto di chiarezza, con gran parte del quadro dirigente che se ne andrebbe con API e UDC, e qualcuno magari disposto a scommettere ancora su una prospettiva di sinistra. La verità è che il PD costituisce ormai l'ostacolo maggiore, ben superiore allo stesso Berlusconi, sulla strada di qualsiasi prospettiva di sinistra: bisogna convircesene e farsene una ragione, bisogna ripartire da un ceto politico tutto da inventare oggi.

    RispondiElimina
  2. Analisi politica precisa e perfetta!
    Sembra un po' 'grillina' nelle giuste equazioni PDL+PD (senza L) ora con le novità di altre sigle...
    Senza la vera libertà di scegliere i propri rappresentanti politici nelle diverse tornate elettorali dalle solite liste bloccate e decise nelle Segreterie di Partito io continuo a non votare, per non obbligarmi a 'turare il naso' e di ciò ne sono fieramente e liberamente orgoglioso.
    Arriverà anche per la Casta l'8 settembre e poi vedremo la vera Liberazione!

    RispondiElimina
  3. Non credo che nell'area dell'astensionismo ci siano abbastanza elettori da far vincere il PD,
    Veltroni due anni fa fece questa scommessa e perse.
    Le uniche volte che Berlusconi è stato battuto è stato con leader centristi (Prodi) ed una larga coalizione.
    Così come credo che Vendola sarebbe un irresponsabile a stracciare anzitempo il suo mandato (nessuno ti ha obbligato a fare il governatore, mò che lo sei vai avanti fino alla fine!) mi piacerebbe che un giorno fosse alla guida di un governo di sinistra,
    ma l'Italia è un paese dall'illegalità così diffusa e da un così scarso senso civico
    che un governo di sinistra sarebbe visto come un pericolo,
    non c'è una maggioranza,
    neppure Obama vincerebbe in Italia.
    L'incapacità del PD di trovare una seria linea, coesa e concorde, è il carburante che alimenta Berlusconi.
    Fini ha rotto con Bossi,
    ormai le loro linee sono totalmente divergenti,
    e con Berlusconi principalmente a causa ssempre di Bossi.
    Se Berlusconi avesse il coraggio di mollare la Lega sicuramente si tornerebbe ad un governo ed una maggioranza Berlusconi, Fini Casini,
    che il PD difficilmente potrebbe battere,
    molto difficilmente.

    RispondiElimina

Questo blog è uno spazio aperto, un luogo in cui tutti possiamo confrontarci liberamente. Non esiste alcun filtro preventivo ai commenti, pertanto chi scrive è responsabile del contenuto che lascia.

In caso di:
- messaggi pubblicitari,
- messaggi o link ipertestuali che facciano riferimento a contenuti per adulti,
- messaggi a contenuto razzista o più in generale discriminatorio,
- messaggi che istighino all'odio o alla violenza,
- messaggi chiaramente offensivi o che contengano insulti,
- messaggi che costituiscano una palese violazione delle leggi italiane,
il responsabile del blog si riserva il diritto di cestinare i messaggi incriminati.

Sono consentiti messaggi anonimi, ma un nome o un nickname non fa mai male. E' anche un modo per intavolare un dialogo più umano e personale.
Per il resto, mi affido al buon senso di tutti.